L'uomo e le scimie; lezione pubblica detta in Torino la sera dell'11 gennajo 1864 dal Prof. F. De Filippi
Autore: Filippo de Filippi
Anno di Pubblicazione: 1864
Editore: Daelli e comp., Milano
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La sera dell'undici gennaio 1864 la questione delle origini umane fu dibattuta pubblicamente per la prima volta in Italia con la celebre lezione di Filippo De Filippi L’uomo e le scimie, tenutasi a Torino, presso il Convento dei Minimi. Il testo della conferenza fu inizialmente pubblicato ne Il Politecnico, ed ebbe, per il successo del pubblico e della critica, due successive edizioni per Daelli editore di Milano.
De Filippi, docente di zoologia all'Università di Torino, affrontava un tema che in altri paesi aveva suscitato forti clamori ed era ben consapevole delle probabili reazioni di sdegno nel vedere trasposta alla specie umana la teoria evoluzionistica. Nelle lettere indirizzate pochi giorni prima a Michele Lessona si percepiva il clima d'attesa che accompagnava l'evento: «Ebbene sia; ti farò vedere come me la caverò. Io dunque farò una lecture su questo argomento: L'uomo e le scimie...»; e ancora: «lunedì faccio la mia topica. Ho scritto la lezione, ma non la leggerò. C'è dell'Owen, e soprattutto dell'Huxley, ma poi del De Filippi alla fine». Lo stesso giorno della conferenza, preparandosi alla disputa, De Filippi comunicava all'amico naturalista Emilio Cornalia: «Sta sera vado in scena coll'uomo e le scimie. Vado a far il ciarlatore in grande».
La lecture apriva con una critica al catastrofismo di Cuvier, «ipotesi grossa e spicciativa», e un'aperta adesione alla prospettiva trasformista. Le cause dell'evoluzione potevano essere finalmente individuate nell'elezione naturale darwiniana, «legge di conservazione di quelle fortuite variazioni dal tipo, che pongono gli individui in cui si sono manifestate in grado di riuscire in modo speciale vincitori nella lotta per l'esistenza».
Le premesse generali anticipavano il tema centrale della lezione: la parentela tra l'uomo e le scimmie. Sulla scia di Huxley e Vogt, De Filippi ammetteva l'alto grado di affinità morfologica e fisiologica tra uomo e primati: «la gran barriera tra bimani e quadrumani, deve essere definitivamente abbattuta». Riconosceva, però, incommensurabili differenze sul piano intellettivo, tanto da riservare al genere umano un rango speciale, separato da quello animale: il «Regno umano».
L'autore, da credente, cercava una soluzione di compromesso tra fede e evidenza scientifica: «Io sono convinto che le specie animali più alte discendano dalle più basse, e quindi anche l'uomo dalle scimmie, [...] ma questo modo di vedere non conduce all'ateismo, perchè si può ammettere che il creatore abbia fatto sorgere una o poche forme organiche e le abbia dotate della facoltà di generare tutte le altre per lenta e graduata evoluzione». Nonostante la conferenza si fosse conclusa con la proclamazione di una netta separazione tassonomica tra uomo e primati, le tesi sulla vicinanza anatomica e la comune storia evolutiva provocarono infuocate reazioni. E come scrisse Lessona: «fu uno scoppio che echeggiò per tutta Italia». Già la sera della lecture, il dissenso proveniente dalla parte più reazionaria del pubblico fu immediato.
Nei giorni che seguirono, lo scontro sulla scimietà si propagò, percorrendo itinerari distanti dal dibattito scientifico e irrompendo nei salotti intellettuali, nelle sale parrocchiali e tra le pagine dei giornali. Il 13 gennaio, il periodico torinese Gazzetta del Popolo accolse una breve nota, in cui si dava conto che De Filippi, «con molta copia di dottrina», aveva riferito sulla «stretta parentela con le scimmie» e che la «lettura fu onorata di numeroso concorso ed applaudita». Pochi giorni dopo la notizia fece capolino nei giornali satirici italiani. Il Pasquino pubblicò una vignetta di Casimiro Teja, direttore del giornale, che ritraeva «Adamo ed Eva, secondo la nuovissima teoria esposta dal Prof. Defilippi in una delle sue letture». Il Fischietto, la più importante rivista satirica italiana, ospitò un commento umoristico sull'attitudine a «scimmiottare» della nostra specie, nelle cui vene, si concludeva, «scorre pur troppo il sangue della scimmia».
Nei giorni successivi, la polemica animò un curioso duello a distanza tra la rivista cattolica militante L'Armonia, fondata a Torino dal teologo Guglielmo Andrea Audisio, e il periodico settimanale La Cronaca grigia, legato agli ambienti milanesi della Scapigliatura. Il giornalista, scrittore e commediografo Carlo Righetti, direttore della Cronaca grigia (sotto lo pseudonimo di Cletto Arrighi), in un commento sulla rubrica scientifico-divulgativa Un po' di roba seria, si era schierato apertamente a favore delle ipotesi trasformiste. Presto arrivarono gli strali dei «preti dell'Armonia», che nell'edizione del 27 gennaio, in un articolo dall'eloquente titolo Gli strafalcioni della Cronaca Grigia, commentavano ironicamente le «empie buscherate» di Righetti. Leggiamo: «...lo stesso Pasquino col semplice buon senso potè l'altro giorno dare una buona risciaquata a quel certo professore De-Filippi, che fece pure all'uomo l'altissimo onore di dirlo una trasformazione della scimmia. Collo stesso buon senso la più ignorante donnicciuola saprà senza dubbio ridersi egualmente di tutte le corbellerie della Cronaca Grigia». La pronta risposta comparve sulla Cronaca grigia del 6 febbraio, dove Righetti si compiaceva di avere per avversario il «giornale che non soffre vedere la luce» e per alleato il professor De Filippi.
Femmina adulta di scimpanzè. Tratto da: Ranke G., 1890. L'uomo. Vol.1: Sviluppo forma e vita del corpo umano, pagine XII + 650, con 316 illustrazioni in bianco e nero nel testo e 24 tavole in cromolitografia fuori testo. Unione tipografico editore torinese, Torino.