Commemorazione di Carlo Darwin celebrata nel R. Istituto di studi superiori in Firenze il 21 maggio 1882
Autore: Paolo Mantegazza
Anno di Pubblicazione: 1882
Editore: Coi tipi dell'arte della stampa, Firenze
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Carlo Darwin
Autore: Michele Lessona
Anno di Pubblicazione: 1883
Editore: Sommaruga e c., Roma
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Carlo Darwin, commemorazione di Salvatore Tommasi
Autore: Salvatore Tommasi
Anno di Pubblicazione: 1882
Editore: Vallardi, Napoli, Roma, Milano, Torino
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Alla morte di Charles Darwin, che oggi riposa nell'Abbazia di Westminster, a pochi passi dalla tomba di Newton, si celebrarono in tutto il mondo gli eventi per onorarne il ricordo.
In Italia le commemorazioni furono affidate a personalità di spicco del darwinismo. Fu il caso di Paolo Mantegazza a Firenze.
L'eclettico Mantegazza fu medico, patologo, fisiologo, igienista, ma anche antropologo, divulgatore e politico. Rappresenta per la sua poliedricità il paradigma dello scienziato positivista italiano. Praticò nella sua lunga carriera di studioso e divulgatore un approccio scientifico laico e materialista. Laureato a Pavia nel 1854, discutendo una tesi dal titolo Fisiologia del piacere, si era dedicato da studente allo studio della generazione spontanea nei protisti, sotto la guida di Bartolomeo Panizza, istitutore del primo corso di anatomia microscopica in Italia. Durante il soggiorno pavese, Mantegazza conobbe Cesare Lombroso e tra i due studiosi nacque una solida amicizia. Le loro carriere avrebbero percorso strade divergenti, pur confluendo nell'ambito più generale dell'antropologia.
A soli 29 anni, grazie anche al successo delle indagini sperimentali sugli effetti terapeutici della coca, realizzate durante un soggiorno di quattro anni in America latina, ottenne la cattedra di patologia generale all’Università di Pavia. Nella stessa città fondò il primo laboratorio di patologia sperimentale d'Europa. Il laboratorio avrebbe ospitato scienziati di livello internazionale, come il futuro premio Nobel Camillo Golgi, ideatore della tecnica microscopica dell'impregnazione cromoargentica per lo studio dei neuroni, nota come reazione nera.
Nel 1869 Mantegazza ottenne la prima cattedra al mondo di antropologia, istituita a Firenze per la facoltà di Lettere, presso il regio Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento. Lo stesso anno fondò al Palazzo Nonfinito il Museo nazionale di Antropologia ed Etnologia, che accolse le collezioni di anatomia e fisiologia umana, psicologia ed etnografia, e, un anno più tardi, la Società italiana di antropologia ed etnologia e la rivista Archivio per l’antropologia e l’etnologia, che divenne importante riferimento per le discipline antropologiche a livello nazionale e internazionale.
Mantegazza sviluppò una concezione dell'antropologia, «la Storia naturale dell'uomo», largamente ispirata al darwinismo. L'antropologia italiana trovò così una nuova collocazione tra le discipline naturalistiche, come storia dell'evoluzione biologica e culturale dell'uomo. Una scienza, per citare l'autore, «che non ha altre pretese che quella di studiare l'uomo collo stesso criterio sperimentale con cui si studiano le piante, gli animali, le pietre».
Nel 1872 Mantegazza comunicò a Darwin la proclamazione per acclamazione a membro onorario della Società italiana di Antropologia ed Etnologia. La lettera chiudeva con un'esplicita nota di ammirazione: «Aimez moi, comme je vous. Votre admirateur et ami».
La più grande testimonianza della stima nei confronti di Darwin fu la celebre Commemorazione, declamata il 21 maggio 1882 nell'aula magna del regio istituto di studi superiori a Firenze. Nel ricordare la figura del naturalista inglese, rivolgendosi a un folto pubbico di studenti, docenti e autorità, Mantegazza non perse l'occasione di sottolineare il clima di iniziale ostracismo con cui fu accolta la teoria darwiniana.
A Torino, l'onore di commemorare il ricordo di Charles Darwin spettò a Michele Lessona, che con la scomparsa di De Filippi, aveva ereditato la titolarità della cattedra di zoologia e anatomia comparata e la direzione del Museo zoologico.
Molto attento agli aspetti divulgativi, Lessona fu tra i maggiori promotori del darwinismo in Italia. La sua prolifica attività toccò vari ambiti della comunicazione scientifica: il giornalismo, la didattica, la compilazione di manuali per le scuole, le conferenze, la traduzione delle opere darwiniane e di altri autori, tra cui Lubbock, Pouchet, Vogt e Goethe.
Lo studioso era un entusiastico ammiratore di Darwin, di cui aveva grande stima, come uomo e come scienziato. Fu, tra l'altro, tra coloro che in Italia poterono vantare rapporti epistolari con l'autore. Come fece notare Canestrini, «Lessona fu [...] tra i primi ad accogliere con entusiasmo la dottrina del Darwin, a comprenderne l'alto valore, a farla conoscere nella scuola, ad applicarla e propugnarla nei suoi scritti e a diffonderla colle traduzioni».
Nel 1879 fu sostenitore della candidatura del naturalista inglese al premio Bressa dell'Accademia delle Scienze di Torino. Lessona comunicò in una lettera l'attribuzione a Darwin di una somma di 12.000 Franchi, che lo scienziato devolse ad Anton Dohrn per la fondazione della Stazione zoologica di Napoli. In occasione del premio Bressa, Lessona pubblicò ne L’Illustrazione italiana un discorso elogiativo, che ospitava una vivace nota sul clima di scetticismo che accolse, agli esordi, la teoria darwiniana: «Se Carlo Darwin fosse vissuto ai tempi di Galileo avrebbe avuto la tortura dalla inquisizione: buon per lui che nacque al tempo nostro e non ha dovuto sopportare altra tortura tranne quella di sentirsi maltrattare da gente che non lo legge».
Alla morte di Darwin, Lessona scrisse una celebre commemorazione, tra le più significative testimonianze del pensiero darwiniano in Italia. Dal testo, a paradigma del fiero anticlericalismo dell'autore, piace mettere in rilievo un colorito e sarcastico commento sull'ostilità delle Chiese verso il darwinismo: «Rallegriamoci col nostro secolo che non consente più al prete di conficcarci nelle carni le tanaglie roventi, ma non dimentichiamo che, se potesse, ciò farebbe ancora».
A Napoli, il compito di onorare la scomparsa del naturalista inglese spettò a Salvatore Tommasi, che teneva la cattedra di clinica medica. Già attivista risorgimentale e reduce da un lungo esilio imposto dalle autorità borboniche, divenne uno dei principali esponenti italiani della fisiologia sperimentale.
In occasione del suo reinsediamento, nel 1865, presso la regia Università di Napoli, tenne un discorso inaugurale per il nuovo anno accademico dal titolo Il naturalismo moderno. Vero e proprio manifesto del positivismo italiano, la prelezione rappresenta una delle prime conferenze pubbliche pronunciate in Italia in favore del darwinismo. La lezione accoglie una breve discussione sul contributo di Lyell e Darwin al progresso delle scienze naturali. Al primo si deve l'introduzione dei due concetti chiave della geologia moderna: il tempo profondo, come lo definiremmo oggi, ossia, il lunghissimo arco temporale necessario alle trasformazioni del mondo inorganico e organico, e l'uniformitarismo o attualismo, secondo cui i processi naturali che si possono osservare attualmente sono gli stessi che hanno operato nel passato. A Darwin si deve «uno de'libri più serii che siansi scritti in questo secolo», che offre solide evidenze a favore della «mutabilità progressiva delle specie», rispetto alla «fissità e creazione indipendente».
Interessante e attuale, nel contesto del dibattito scientifico a pochi anni dall'uscita dell'Origin, la critica di Tommasi alla linearità e gradualità del processo evolutivo: «Quando poi si studii i particolari della paleontologia e de’viventi si trovano serie soprapposte, parallele, divergenti, che pure s'intrecciano talvolta e hanno relazioni molteplici di affinità naturali con quelle che le precessero. [...] Il progresso c'è stato davvero, ma non si è compiuto su una sola linea, nè è stato egualmente continuo su tutte le linee, e soventi non si può dimostrare che la logica dell'ideale abbia signoreggiato le singole epoche della formazione degli esseri».
Alla morte di Darwin, l'entusiastica adesione alle tesi darwiniane si sarebbe rinnovata con una delle più note commemorazioni dedicate in Italia al padre dell'evoluzionismo. Tommasi, nel suo elogio, dichiara con toni enfatici: «la zoologia prima del Darwin era scienza? Non era, né poteva esser tale». La frase anticipava di un secolo la celebre massima di Theodosius Dobzhansky, uno dei più grandi evoluzionisti del novecento: «Nulla in biologia ha senso se non alla luce dell'evoluzione».
Ritratto di Charles Darwin. Tratto da: Darwin C.R., 1900. The origin of species by means of natural selection or the preservation of favoured races in the struggle for life. Murrey, London.