L'oralità dell’essere umano insieme alla capacità di scrivere in forma alfabetica aveva raggiunto l’apice della sua potenzialità nell’ambito Greco nel quinto secolo avanti Cristo. “La civiltà Greca era il riflesso del potere della lingua parlata.” (Innis, 119)
Le forme ideografiche o sillabiche del linguaggio scritto hanno concentrato il potere nelle mani dei ceti specializzati (sacerdoti, scribi o funzionari dotti). Mentre la forma alfabetica, che aveva pochi simboli e suoni da imparare, ha aperto il potere di auto-espressione a tutti, democratizzando l’arte di scrivere a colui che era aperto al suo apprendimento.
“L’alfabeto, evitando tutte le complicazioni della scrittura sacra, si presentava ad un’efficiente rappresentazione dei valori fonetici, che mise in grado i Greci di conservare intatta una ricca tradizione culturale. Il mondo antico fu scosso dai suoni.” (Innis, 116)
Per questo, la civiltà greca è un caso a sé: essa da un lato è stata la prima ad adottare un alfabeto completo verso l’VIII secolo a.C. Da allora le città–stato greche manifesteranno un dinamismo incomparabile rispetto alle civiltà vicine, che pure avevano una storia, una ricchezza e una cultura notevoli.
Con la diffusione della scrittura alfabetica complete, i messaggi non riguardano più principalmente la sfera della religione, del potere, della legge, ma riprendono temi della cultura popolare orale, che era rimasta separata dalla cultura scritta. Vengono trascritti poemi della cultura orale (le grandi saghe dell’Iliade e dell’Odissea). Si sviluppano il discorso pubblico, il teatro, la poesia, la narrazione storica e inoltre le scienze. I testi scritti sono uno strumento di comunicazione politica e di conservazione e potenziamento del sapere sociale sul mondo greco.
E' nata Democrazia: demokratia "governo popolare," dalla parola demos "gente comune," + kratos "regnare, potere".
Vedi: Il discorso di Pericle (495-429 a.C.) agli Ateniesi 461 a.C.: il testo intero e interpretato da Paolo Rossi
Seguono le forme del discorso pubblico: i dialoghi platonici, la retorica dei sofisti, il metodo di Aristotle, il metodo di Socrate.
1. Platone e i dialoghi:
- Il dialogo è una forma di mantenere armonia tra la cultura orale e scritta.
- Platone provò ad adattare il nuovo medium della prosa ad una rielaborazione delle conversazioni di Socrate attraverso il dialogo - un modo di parlare in modo intelligente che permette di difendersi; un modo di sfruttare la ricchezza di domande e risposte, l’inclusività e la libertà di arrangiamento.
- I dialoghi furono sviluppati come lo strumento più efficace per conservare nella pagina scritta il potere della parola parlata. Infatti, il suo stile, secondo Aristotele, era a metà strada tra la prosa e la poesia.
- Il dialogo di Platone “era come una barca, in cui l’antica e naufragata poesia si salvava insieme alle sue creature”. (Nietzsche)
- Dopo avere dato le sue obiezioni alla scrittura, Platone (nel Fedro, c. 370 a.C., tramite la bocca di Socrate) implora un tipo migliore di parola e di linguaggio, dotati di un potere superiore: “voglio dire che se una parola intelligente è scolpita nell'animo di colui che apprende, questa gli permette di difendersi, e di sapere quando parlare e quando tacere”. (Innis, 119)
- In uno dei dialoghi platonici più rilevanti per la teoria della comunicazione, Platone interroga i Sofisti (retori dell'antica Grecia) sulla loro capacità di insegnare senza alcuna conoscenza della materia insegnata. Nel metodo dialogico, sono costretti a concordare con una serie di proposizioni che dimostra che i sofisti non possono, infatti, fare quello che dicono di essere in grado di fare.
- Così, il modello di educazione che coinvolge in questa forma di apprendimento è dialogico (c'è un doppio senso di interscambio tra docente e studente), ma l'insegnante controlla le domande. (Stephen W. Littlejohn - Karen A. Foss, Encyclopedia of Communication Theory, Sage, 2009, pp.596-600)
- Si trattava, in questo caso, di una conversazione ben pianificata, con il proposito di scoprire la verità e insieme di risvegliare l’interesse e l’empatia del lettore.
2. La retorica e i sofisti
- La retorica (dal greco rhetoriké téchne, arte del dire) è l’arte di persuadere attraverso il discorso. (Reboul, 20)
- Persuadere significa indurre qualcuno a credere qualcosa.
- La retorica non si applica a tutti i discorsi, ma solo a quelli che mirano a persuadere. Esempio: l’arringa difensiva, il comizio politico, il sermone, ecc. (Reboul, 20)
- Come è nata la retorica?
- La retorica non è nata ad Atene, ma nella Sicilia ellenica intorno al 465 a.C. dopo l’espulsione dei tiranni. E la sua origine non è letteraria, ma giudiziaria. I cittadini che erano stati derubati dai tiranni reclamarono i loro beni, e la guerra civile fu seguita da innumerevoli contese giudiziarie. In un’epoca in cui non esistevano avvocati, bisognava fornire ai contendenti il mezzo di difendere la loro causa. Poiché Atene manteneva con la Sicilia rapporti assai intensi, e intentava persino dei processi, adottò immediatamente il nuovo modo del discorso pubblico.
I sofisti:
Il discorso pubblico è diventato un genere letterario a causa dei sofisti.
- Erano intellettuali che si facevano pagare per le loro prestazioni. Per tale motivo furono criticati aspramente dai loro contemporanei, soprattutto da Socrate (e poi da Platone e Aristotele).
- Coloro che maggiormente si affidarono agli insegnamenti di questi filosofi sono i ceti aristocratici.
- La retorica è l'argomento centrale del loro insegnamento; mediante la carica persuasiva della parola, infatti, essi insegnano la morale, le leggi, i sistemi politici.
- Educano quindi i giovani a diventare cittadini attivi, cioè avvocati o militanti politici; ma per essere cittadini attivi, oltre ad avere buone conoscenze, bisogna anche essere convincenti, perciò la retorica è alla base della sofistica.
I sofisti, a differenza dei filosofi greci precedenti, non s'interessano alla cosmologia e alla ricerca dell'Arché originario, ma si concentrano sulla vita umana, diventando così i primi filosofi morali.
- I sofisti e l'educazione democratica:
- I sofisti sono stati da molti definiti educatori democratici, per distinguerli dagli insegnanti privati che fornivano i loro servizi solamente ai giovani della nobiltà e dell'alta borghesia. In realtà i sofisti non prestavano la loro opera didattica in maniera indiscriminata dedicandosi ai nuovi ricchi: ma con questa scelta volevano dimostrare che i valori e le conoscenze anche più elevate possono essere insegnate e non solamente ricevute per via ereditaria. Questa loro posizione causò loro critiche e disprezzo.
- I sofisti tendevano a non risiedere stabilmente presso una famiglia o una città, ma a viaggiare da un posto all'altro, confidando per lo più in una cerchia di clienti abbastanza stabile, ma senza mai legarsi ad alcuno in particolare e finendo per costituire una classe a sé, introducendo l'insegnamento come professione retribuita e conferendole un suo status peculiare. (caratteristico)
- L'importanza data dai sofisti all'ambiente nella formazione dello studente li portò a concepire l'educazione stessa come tecnica per formare l'uomo nel suo essere sociale, l'uomo pubblico; essi privilegiarono quindi l'insegnamento di abilità utili ai giovani per avere un buon successo nella vita pubblica e nelle attività a essa collegate.
- Più precisamente la tecnica cui facevano riferimento i sofisti può essere suddivisa in tre atti di cui essi possono essere riconosciuti come i fondatori. La grammatica (la conoscenza della lingua in tutte le sue applicazioni, da quelle nobili a quelle più popolari), la retorica (l'arte di saper parlare tanto da convincere gli altri delle proprie ragioni) e la dialettica (l'arte di confrontare due tesi tra loro opposte, facendole apparire vere o false a seconda del punto di vista scelto di volta in volta).
3. Aristotele (384-322)
- Aristotele vide che i sofisti hanno trasformato la retorica da un’arte di persuadere in un’arte eristica (l’arte di battagliare con le parole) ossia, una tecnica dialettica utilizzata per sostenere le dispute con l'unico scopo di far prevalere le proprie ragioni su quelle dell'avversario, senza dare importanza alla verità in sé.
- Egli tentò di distogliere gli strumenti della retorica indipendenti dall'oggetto o contenuto o filosofia dell'argomentare che nelle bocche dei sofisti divennero più simile alla persuasione a scopo di manipolare gli uditori.
(Perciò Aristotele diede al sinonimo di sofistica un senso peggiorativo che ha raggiunto anche i nostri vocaboli di oggi)
- La retorica riacquista così una funzione propria, autonoma dalla filosofia e in stretta relazione con la dialettica della quale è da considerare la controparte. In seguito divenne l'arte dello scrivere corretto e dell'eloquio fluente.
- Secondo Aristotele, le argomentazioni nel discorso pubblico hanno la capacità di persuadere gli ascoltatori sulla base di tre elementi: ethos, pathos e logos.
- Ethos: Argomentazioni che realizzano la persuasione grazie al carattere dell'oratore. L'ascoltatore accorda maggiore fiducia ad un oratore che dimostra di conoscere prontamente l'argomento di cui sta parlando; diversamente, risulta poco credibile chi propone varie opinioni su un argomento, piuttosto che una certezza assoluta. Il carattere dell'oratore rappresenta quindi l'argomento più forte.
- Pathos: Argomentazioni che realizzano la persuasione predisponendo l'ascoltatore in un dato modo. Il retore che voglia riuscire a persuadere il proprio pubblico, deve anche tenere conto dei sentimenti e delle emozioni che il proprio discorso genera negli ascoltatori, poiché i sentimenti influenzano inevitabilmente i giudizi che vengono dati.
- Logos: Argomentazioni che realizzano la persuasione unicamente grazie al discorso. E' il caso dei discorsi che dimostrano la verità (reale o apparente) di una tesi mediante gli opportuni mezzi di persuasione.
- Anche se Platone si era opposto alla retorica, Aristotele pensava che le diverse forme di persuasione fossero utili. La sua divisione di retorica in tre tipi di ragionamento (logos, cioè ragione, pathos, vale a dire, l'emozione, e ethos, cioè il carattere), riflette il riconoscimento che gli esseri umani comunicano in modo diverso e che l'educazione, l'apprendimento e la persuasione non possono essere ridotti a un unico metodo preferito.
- La retorica, lo studio della comunicazione orale e scritta, è stata presa molto sul serio in Grecia e a Roma. E 'stata studiata nel Medioevo, e con maggiore entusiasmo nel Rinascimento. La retorica era ancora presa sul serio nei secoli XVIII e XIX, quando le altre idee chiave stavano emergendo. Il concetto 'opinione pubblica è apparso nel tardo ottocento, mentre la preoccupazione per le "masse" appare a partire dai primi del XIX secolo, nel momento in cui i giornali hanno contribuito a modellare la coscienza nazionale rendendo le persone consapevoli dei loro lettori compagni. (Benedict Anderson, Imagined Communities (1983)
4. Il metodo socratico:
Di Socrate (470/469-399 a.C.) abbiamo notizie indirette ricavabili principalmente dall'opera di Platone (che fu un suo studente e si propose di presentare vita e opere del maestro nelle sue prime opere) e di Aristotele.
Socrate e i sofisti
La sua posizione ideologica ed educativa si differenzia dai sofisti.
- In primo luogo Socrate non richiedeva alcun compenso economico per i suoi insegnamenti, mentre i sofisti – come abbiamo visto – introdussero per primi la figura dell'insegnante professionista (e quindi stipendiato dai suoi datori di lavoro).
- In secondo luogo mentre i sofisti scrivevano testi da utilizzare come appoggio alle loro lezioni, Socrate non scrisse mai nulla che documentasse i suoi insegnamenti, tanto che fu Platone a riportarci esempi del suo modo di insegnare.
- e in questo è possibile riscontrare la terza differenza: Socrate non si propose mai come insegnante nel senso tradizionale del termine. Egli si definiva piuttosto un “interlocutore scomodo” e la sua didattica consisteva nel dialogo e nel confronto anche polemico con gli ascoltatori, con i quali s'intratteneva discorrendo per ore.
- In quarto luogo Socrate concentrò la sua attenzione sull'uomo. La sua attenzione fu sempre più concentrata sulla vita interiore dei suoi discepoli: egli mirava dunque a sviluppare le capacità interiori di chi seguiva i suoi insegnamenti e non tanto le abilità pubbliche come tutti i sofisti. Questa sua posizione pedagogica, al contrario di quanto potrebbe sembrare in prima istanza, ebbe una forte ripercussione politica che finì per portare Socrate alla condanna a morte per “corruzione di gioventù”.
Il metodo educativo
Il metodo educativo di Socrate passava attraverso due fasi salienti, una negativa (l’ironia) e una positiva (la maieutica).
- L’ironia consisteva nel convincere l’altra persona del fatto che essa aveva una conoscenza superficiale delle proprie opinioni e che proprio per questo motivo non poteva procedere alla ricerca della verità se prima non si liberava di questi pesi che non consentivano di avere la mente libera ed ispirata, pronta ad accogliere, e cogliere, l’essenza.
- La maieutica, invece, consisteva nel fare nascere la verità, partendo dalla convinzione che la stessa risiede in noi e quindi bisogna mettersi in condizione di farla uscir fuori (il termine maieutica era usato da Socrate in ricordo della professione della mamma che faceva nascere i bambini; nello stesso modo lui sosteneva di far nascere la verità). (Qui si ricorda la parola 'educere' = tirare fuori le capacità dello studente)
L'importanza dell metodo di Socrate per oggi
- Si tratta di un metodo d'insegnamento e di apprendimento incentrato principalmente su un approccio dialettico alla comunicazione. L'insegnante pone domande allo studente per stabilire se lo studente è d'accordo con la data proposizione. L'insegnante quindi utilizza una serie di domande e risposte tali per guidare lo studente verso una risposta che non sarebbe stata inizialmente prevista. In questo metodo si vede il sistema educativo originale: "Il 'Maestro' deve rispettare le innate doti di ogni discepolo. Lo stimola a consolidare il processo euristico col quale ciascuno deve 'migliorarsi' - ma in pieno libero e responsabile progredire sulla via della conoscenza!" (Carlo Pelanda)
- Vale a dire che i dialoghi platonici, la retorica dei sofisti, e l’argomentazione Aristoteliana fossero possibili grazie al metodo euristico di Socratico che Platone ci ha tramandato nelle sue scritture.
- Il metodo socratico è ancora usato nella formazione di oggi, per esempio, è spesso utilizzato nella scuola di diritto. L'approccio è dialettico, in quanto utilizza argomentazioni e controdeduzioni. Tuttavia, altre scuole greche hanno incorporato diverse teorie della comunicazione nei loro approcci educativi.
Verso il quinto secolo avanti Cristo la letteratura classica Romana era sviluppata a tal punto da essere ben diversificata.
La letteratura romana circa il 5 secolo century a.C
http://en.wikipedia.org/wiki/Classics
Video:
La Storia della Grecia Classica (9)
"Sócrate" (1970) di Roberto Rossellini
Democrazia e Religione - Obama
Teatro e Linguaggio - Suor Cangià
Roberto Benigni - il settimo comandamento