di Kaur Sehajdeep 2H - aprile 2025
E’ un film del 2016 che ha ricevuto delle nomination al premio Oscar del 2018, diretto da Theodore Melfi tratto dal libro di Margot Lee Shetterly e basato su una storia vera.
Ambientato negli anni 60 in America nel pieno del periodo del razzismo, il film narra la storia di tre donne afroamericane che riescono a trovare lavoro alla Nasa: Katherine, Dorothy e Mary.
Tutte e tre hanno intrapreso studi matematici scientifici, Katherine è la matematica della Space Task Group, Dorothy è la supervisore ufficiale mentre Mary è un’ aspirante ingegnera.
Queste tre donne svolgono il loro lavoro nel modo migliore ma non sono apprezzate da tutti per il loro colore; eppure riescono ad affrontare questo pensiero discriminatorio con dignità e tenacia.
Katherine è diventata simbolo dell’uguaglianza sociale ed è riuscita ad affrontare esperienze ingiuste come il razzismo nella Nasa e a contribuire alla prima missione sulla luna.
Questo film invita il pubblico a riflettere su molti temi: sulle ingiustizie del passato e sul coraggio che hanno avuto queste tre donne che hanno lottato per essere uguali a tutti gli altri; sulla differenza di genere, sull’integrazione.
di Lisa Papi, 2H - marzo 2025
Per il progetto d’istituto “Tutti al cinema”, attività che ci offre momenti di riflessione in occasione del Giorno della memoria, il 24 gennaio 2025 siamo andati a vedere il film “Il maestro che promise il mare”.
Questo film parla di un docente spagnolo che si trasferisce a Burgos, in Spagna, lì insegna ai bambini l’importanza di esprimere se stessi e di far sentire le proprie voci attraverso la scrittura di quaderni che parlano di argomenti a loro cari.
Il maestro per il suo modo di pensare, per noi oggi innovativo, non viene accettato dalla società, ma considerato inopportuno e minaccioso.
Infatti era importantissimo rientrare nel regime dell’epoca, sapersela cavare nella vita quotidiana anche senza troppa istruzione e soprattutto uniformandosi alle idee del periodo. Il maestro che promise il mare è un film che trasmette un messaggio attuale di libertà e il bisogno di opporre resistenza ai sistemi oppressivi e autoritari.
Stupisce l’originalità con la quale è stato girato questo film: il filo conduttore è la ricerca delle origini, al momento del ritrovamento di fosse comuni, da parte della pronipote di un alunno del maestro e con la tecnica del flashback la storia si costruisce attraverso le testimonianze dei personaggi incontrati dalla ragazza. Questo film è molto interessante, descrive il periodo della Guerra Civile Spagnola dal punto di vista di un personaggio innovativo, ma considerato sbagliato dall’epoca che, alla fine, viene maltrattato. Il maestro non si meritava quella fine e sicuramente, il suo modo di vedere le cose è stato molto importante per trovare una via di fuga da un momento difficile. In un periodo storico segnato dall'ascesa di conflitti internazionali, questo film si presenta come monito sull'importanza della memoria storica.
di ... - marzo 2025
Le persone che fanno Cosplay sono chiamate cosplayer, interpretano diversi personaggi di anime, videogiochi, serie (e altri..)
I cosplayer si possono vedere ai comics (fiere del fumetto) ma si possono fare anche a casa; nel cosplay non importa se sei grassa, magra o maschio, femmina.
Il cosplay è un hobby che si decide di fare di solito ai comics, dove ci si può esibire in alcune perfomance. Però non in tutti i comics è possibile farlo.
I cosplay spesso si comprano, ma si possono anche creare da soli, o cucire; per esempio, se non sai dove prendere il cosplay o non vuoi spendere, puoi fare i closet cosplay: sono cosplay fatti in casa con oggetti e vestiti che si hanno. Invece se non hai parrucche perchè è troppo difficile prendersene cura o non si vuole spendere, le si possono creare di carta. Queste si chiamano paper wig cosplay.
Se vuoi fare cosplay ma non sai truccarti, puoi sempre cercare un tutorial. Se non ti vuoi truccare potrai sempre e comunque fare cosplay; se hai imperfezioni o non sei uguale al personaggio non fa niente: perchè lo scopo del cosplay non è essere perfetti.
di Caterina Menichelli e Caterina Costanza Marsini, 3H - 23/05/2024
"Persepolis" è un film straordinario del 2007 che offre uno sguardo intimo e potente sulla vita di Marjane Satrapi durante e dopo la Rivoluzione Iraniana.
Il film è basato sul graphic novel autobiografico della stessa Satrapi e racconta della sua crescita e del suo cambiamento da bambina a giovane donna iraniana.
La storia dell’autrice ha come sfondo tutti gli eventi della vita politica del paese in cui nasce. Infatti fin da piccola viene avvicinata alla politica tramite le storie che lo zio, comunista appena liberato dalla prigione, che ha lottato per il trionfo del proletariato, le racconta.
Intanto in Iran, fuori dalla finestra della sua camera, la rivoluzione islamica contro lo scià inizia a diventare più aggressiva.
Il film utilizza uno stile di animazione unico per narrare la sua storia con una combinazione di humor, dolore e profondità emotiva. La storia diventa particolarmente toccante dal momento in cui Marjane, per scappare dalla guerra tra Iran e Iraq, viene spedita a vivere in completa solitudine e autonomia in occidente.
Attraverso il personaggio e la storia della protagonista, il film esplora temi universali come l'identità, la libertà, l’amore e l'appartenenza, offrendo una prospettiva unica sulla complessità della vita in Iran durante quel periodo devastante.
Molto spesso i fumetti o come nel caso del film, i film di animazione, vengono considerati stupidi e infantili, ma Persepolis, andando a toccare in modo diretto i recenti avvenimenti nelle zone iraniane, ha attirato particolari attenzioni politiche che però fortunatamente non si sono evolute in nulla di concreto. Dopo i diversi premi vinti dal film, possiamo annunciare che è ufficialmente un capolavoro cinematografico che rimane rilevante e toccante anche anni dopo la sua uscita.
di Lisa Papi, 1H - 22/05/2024
Francesca Presentini, in arte “Fraffrog”, è nata a Cortona, in Toscana. Vive a Milano e dal 2010 pubblica contenuti su YouTube per far avvicinare i giovani al mondo del disegno e della creatività.
Nel 2020 ha pubblicato il fumetto “Ma io che ne so?” con Mondadori, mentre nel 2023 ha lavorato, in collaborazione con Elf Games, al videogioco "Children of Silent Town". Ha fondato la casa editrice GigaCiao con la quale ha pubblicato il libro “Che faccio da grande?”. In più ha doppiato il personaggio di Ondina nel film “Mavka e la foresta incantata”.
Nella vita fa l’illustratrice e la youtuber. I contenuti che pubblica su YouTube sono quasi sempre sfide di disegno, personalizzazione di oggetti che ha in casa e creazione di illustrazioni a mano o in digitale.
E’ seguita su YouTube da tantissimi giovani, ai quali ha impresso la passione per il disegno. Al momento è seguita sui social da quasi mezzo milione di ragazzi e ragazze che la amano per il suo modo di pubblicare video e la sua simpatia.
Una delle sue numerose opere
di Lisa Papi, 1H - 26/02/24
Questo gioco è un simulatore di vita quotidiana dove si deve convivere con altri personaggi non giocanti organizzando una comunità.
Lo scopo del gioco è creare un vero e proprio habitat su un’isola svolgendo delle attività come la pesca, la raccolta di frutti e ortaggi di stagione, caccia agli insetti e coltivazione di piante e fiori.
Il gioco ha avuto molto successo durante la pandemia, questo perché, navigando online, si possono visitare le isole di altre persone, creando così uno scambio di idee e opinioni.
Inoltre Animal Crossing è definito dallo studio dell'università di Oxford un videogioco educativo. Nel gioco è infatti presente un personaggio di nome Blatero che fornisce informazioni su ogni specie di piante e animali che si trovano sull’isola.
Il gioco “Animal Crossing: New Horizons" sta per raggiungere i quattro anni dal rilascio e, in molti, vorrebbero delle novità come nelle versioni precedenti. Purtroppo, negli ultimi due anni, il numero di giocatori sta scendendo drasticamente per colpa di uno stato di abbandono da parte degli sviluppatori.
Musica e Cinema
Foto di cottonbro studio da Pexels
di Lisa Papi, 1H - 15/01/23
La nascita del cinema risale al 1895, anno in cui due fratelli francesi appassionati di fotografia, Auguste e Louis Lumière, per la prima volta nella storia, ripresero e proiettarono delle immagini in movimento sullo schermo.
La lanterna magica era un apparecchio costituito da una potente fonte di luce che colpiva un'immagine trasparente e la proiettava su uno schermo bianco. Era il primo sistema moderno di proiezione dell'immagine.
Girare un film significa: sviluppo, preproduzione, riprese, postproduzione.
Noi, seduti sul divano o sulla poltrona del cinema, nemmeno ci immaginiamo quanto lavoro si celi dietro allo schermo, ora lo andremo a vedere.
Durante lo sviluppo si creano delle idee, nella preproduzione si analizza la sceneggiatura, poi si filmano le scene del film e vengono montate.
Tra le attività principali dietro le quinte c’è la creazione di un piano di lavoro per programmare le riprese, che dipendono dallo script e dal budget.
I professionisti che lavorano alla realizzazione di un film come registi, fotografi, scenografi, costumisti, tecnici del suono, truccatori e parrucchieri, raggiungono un numero di cento persone.
Una figura poco conosciuta, pur essendo punto di riferimento, è l’aiuto regista, che si occupa dello spoglio della sceneggiatura e del casting. Per le riprese ci sono dei monitor collegati alle macchine da presa che consentono di vedere in tempo reale ciò che viene girato per verificare gli effetti dei movimenti di camera. Nel prossimo film che andrete a vedere, non date per scontato tutto l’impegno che c’è dietro.
di Lavinia Zefi, 2A - 15/01/2024
Il K-pop è un genere musicale fondato nella Corea del Sud, verso gli anni ‘90.
Il K-pop è una musica moderna eseguita da gruppi di cantanti e ballerini coreani. In verità il pop non è il solo stile ad essere incluso nel K, ma ce ne sono altri come: l’hip-hop, l’elettronica e anche il rock; insomma tutto l’insieme dei generi musicali moderni prodotti in Corea del Sud.
Questa musica ha spopolato molto in Europa dopo la fama mondiale creata dai BTS, uno dei gruppi K-pop più celebri in questi ultimi anni.
Si pensa che il K-pop sia un genere nuovo formatosi da pochi anni, ma come scritto prima si è affacciato verso gli inizi degli anni ‘90 grazie all’unione dello stile musicale tradizionale orientale e lo stile moderno occidentale. Alcuni dei primi artisti ad evidenziare la nascita di questo nuovo stile sono i Seo Taiji and the Boys che scrivono testi rap con basi rock ed heavy metal, si vestono con abiti larghi e sgargianti, creando così una nuova moda sia nel genere musicale che nell'abbigliamento.
In ogni gruppo K-pop tutti i componenti vengono chiamati idol. Ognuno di loro ha un ruolo ben specifico, c’è chi si occupa della produzione e la registrazione dei brani e chi delle coreografie da eseguire nei loro spettacoli. Per quanto bella, la vita dell’idol è anche molto faticosa infatti vengono abituati a uno stile di vita stancante sotto molti punti di vista fin dall’età giovane, seguendo dei tirocini proposti dalle varie agenzie che a volte includono diete e allenamenti esagerati.
Ad oggi il lavoro dell’idol è molto più leggero rispetto a qualche anno fa perché molti fan si erano accorti che la loro vita era diventata pesante e stressante, facendo notare alle varie agenzie che questo stile di vita doveva venire cambiato, dando più libertà nelle scelte personali ai vari artisti. Oltre al loro classico lavoro gli idol sono anche brand ambassador di marchi famosi. Tra loro, Hyunjin, membro degli Stray Kids, recentemente è diventato l’ambassador di Versace cioè la faccia ufficiale del brand.
La caratteristica che differenzia i gruppi K-pop dalla musica occidentale è data dalle coreografie hip-hop eseguite dai membri dei gruppi, che molto spesso diventano nuove mode da seguire sui social.
In conclusione, il K-pop è un genere musicale appena scoperto in Europa che ha rivoluzionato i gusti di molti giovani perché rappresenta un mondo pieno di scoperte e a volte anche di misteri.
Alcuni gruppi consigliati e tra i più famosi sono: gli Stray Kids, Seventeen, Lesserefim, le BlackPink e i BTS.
gennaio 2023 - n. 2
di Emma Veneziani, 3G
La pellicola “The giver” riesce ad emozionare e a far riflettere. La visione del film genera un mix di emozioni: felicità, rabbia, tristezza e ansia. Il protagonista è un ragazzo di nome Jonas che sarà più volte costretto a prendere delle decisioni e portare su di sé il peso di scelte importanti, non solo per lui, ma anche per la comunità in cui vive. Il film è ambientato in un futuristico mondo “perfetto” dove non ci sono violenza, guerre, sofferenza, odio. I ricordi del passato degli abitanti sono spariti e questi ultimi vivono senza un minimo accenno alle emozioni, sentimenti e passioni. Non c’è odio, ma non c’è neanche amore, non c’è invidia, ma nemmeno gratitudine e gentilezza: è un mondo completamente grigio, tutto uguale, dove non c’è spazio per la diversità, neanche per i sentimenti, che sono ciò che ci rende “umani”, dove non c’è spazio per quella libertà di sbagliare che ci rende vivi. Da qui si può capire la scelta del regista di girare il film in bianco e nero, a sottolineare l’uniformità in cui, queste persone, inconsapevoli, sono costrette a vivere. Soltanto Jonas, quando inizierà a raccogliere le memorie del mondo passato, riuscirà a riconoscere i colori e, con questi, la bellezza, ma anche la terribile crudeltà dei sentimenti. Dopo questa scoperta, Jonas dovrà decidere cosa fare: accettare di continuare a vivere in questo suo mondo “perfetto”, o rischiare di donare nuovamente agli altri quella libertà che ci permette però anche di sbagliare?
maggio 2022 - n. 5
Un viaggio alla scoperta dei diritti delle donne
di Anna Mattei, 1H
Charlie è un’avvocatessa francese cattiva e perfida che un giorno si ritrova a dover difendere l'artefice di uno stupro e lo fa scagionare. Allora per festeggiare va in un locale e, per tornare a casa sua, prende un taxi ma quello che non sa è che il tassista la porterà in un viaggio attraverso il tempo per farle capire l’importanza dei diritti delle donne. Questo viaggio fantastico farà capire a Charlie - e spero anche ai lettori - la vera importanza dei diritti che lei dà per scontati, attraverso situazioni difficili e personaggi storici che hanno realmente cambiato la storia. L’ultima tappa della sua straordinaria avventura sarà al tribunale di Bobigny dove si svolse un importantissimo processo per stupro in cui la vittima era però rimasta incinta e aveva abortito, cosa illegale in Francia ai tempi; riesce anche a sentire l’arringa finale dell’avvocatessa che difende la vittima. Charlie tornerà poi a Parigi prima del suo processo e non farà scagionare lo stupratore, mettendosi al posto dell’altro avvocato.
Questo film è secondo me un modo originale di far capire alla gente la vera importanza dei diritti femminili, spesso dati per scontati perfino da noi donne. Consiglio quindi a tutti di vederlo perché sono sicura che, come è accaduto a me, vi farà capire fino in fondo la grande importanza dei diritti delle donne e il lungo percorso, spesso difficile e tortuoso, che c’è dietro. Anche ai giorni nostri, purtroppo, questi diritti non sono ancora tanto scontati.
Buona visione!
gennaio 2022 - n. 2
disegno di Agata Foschi, 1B
di Agata Foschi, 1B
“La Regina delle Nevi” (il primo film della serie) è uscito nel 2012 ed è stato davvero un successo, infatti la saga è continuata con “La Regina delle Nevi 2” e “La Regina delle Nevi 3” e ora dalla Russia sta arrivando anche il quarto episodio!
La protagonista del film è Gerda, sorella di Kai e figlia di Mastro Vegard. Durante la sua avventura per salvare Kai portato via dalla Regina delle Nevi, viene aiutata dal suo furetto Luta e da Orm, un troll servitore della Regina delle Nevi, che decide di aiutarla. Nel corso della sua storia incontra tanti fantastici personaggi: una giardiniera scorbutica, un re con i suoi figli, una giovane piratessa con la sua famiglia che le offre una renna per andare dalla Regina, e una vecchietta che vive in una capanna.
Gerda possiede uno specchio, costruito dal padre, che è l’unico modo per sconfiggere e svelare la vera identità della Regina delle Nevi: Irma, una bambina che possiede dei poteri magici.
Questo film è davvero bellissimo, perché fa vedere che alla fine l’amore vince sempre su tutto, anche sui cuori inaspriti da odio e tristezza. Irma, incattivita dai comportamenti e dai commenti delle persone che la consideravano diversa, reagisce in modo sbagliato desiderando con odio e risentimento il male per gli altri.
Questo dimostra che non si deve mai maltrattare qualcuno perché è diverso, ma si deve accogliere con gentilezza e rispetto.
I disegni e i colori di questo film sono davvero ben fatti, soprattutto nella realizzazione del palazzo di ghiaccio.
VOTO: 10
Disegno di Emma Veneziani, 2G
di Anna Marziali, 2H
Stranger Things è una serie tv di genere horror, thriller, di fantascienza, drammatico e soprannaturale. E’ stata pubblicata nel 2016 ed è ancora in produzione, infatti nel 2022 uscirà la quarta stagione. Questa serie intrigante parla soprattutto della scomparsa di un ragazzino di nome Will, e dei suoi amici che lo andranno a cercare insieme a una ragazza di nome Undici con poteri soprannaturali. E’ ambientata negli anni ottanta nella città di Hawkins in Indiana.
I personaggi principali sono: Mike, Undici, Billy, Will, Steve, Demogorgone, Dustin, Lucas, Robin, Hopper, Joyce, Jonathan.
Stranger Things è una delle serie più viste nella piattaforma di Netflix.
23 maggio 2021 - n. 4
di Domenico Mascio, 1G
Questo è un film con Massimo Popolizio (Giovanni Falcone) e Giuseppe Fiorello (Paolo Borsellino), ha alla regia e alla sceneggiatura Fiorella Infascelli ed è prodotto da Domenico Procacci, dalle case editrici Fandango e Rai Cinema.
Parla del periodo di convivenza forzata tra Falcone e Borsellino nell’isola di Asinara a nord-ovest della Sardegna, nel 1985. Vi sono dovuti andare per sfuggire alla mafia che li voleva uccidere, visto che stavano conducendo un’inchiesta contro di essa. Su quest’isola perdono completamente i contatti con il mondo esterno, poiché non possono uscire. Borsellino però sospetta che questo allontanamento dal suo lavoro e dal suo ufficio sia uno stratagemma della mafia per sospendere temporaneamente l’inchiesta. Grazie alla collega Liliana Ferraro riesce ad ottenere i documenti dell’inchiesta e a continuare il suo lavoro. Alla fine i protagonisti ritornano a Palermo, la loro città.
Regia: do 9, perché il film è ripreso molto bene.
Sceneggiatura: do 8, perché è difficile riuscire a trovare le battute per un film che tratta argomenti così drammatici, eppure Fiorella Infascelli ci è riuscita.
Attori: do 7, perché Giuseppe Fiorello sembra il vero Borsellino, mentre Popolizio è completamente diverso da Falcone.
Costumi: do 10, perché la scelta dei costumi è stata proprio azzeccata, sembrano quelli originali che di solito portavano i due magistrati.
Colonna sonora: do 10, perché la musica di sottofondo è allegra, ma ha un qualcosa di drammatico.
Giudizio finale: 9 -
aprile - maggio 2021 - n. 3
Foto di Wendy Corniquet da pixabay.com
di Mascio Domenico, 1G
Questo è un film con Fernandel (Don Camillo) e Gino Cervi (Peppone), ha alla regia Carmine Gallone ed è prodotto dalla casa produttrice italiana Cinema Rizzoli. Parla delle divertenti vicende tra un prete democristiano, Don Camillo, ed un sindaco comunista, Peppone.
È ambientato nel 1960, 12 anni dopo l’episodio precedente (Don Camillo e l’onorevole Peppone), quando i superiori di Peppone e Don Camillo per liberarsi di loro li mandano da Brescello a Roma, dove diventano rispettivamente senatore e monsignore. Quando a Roma arriva la notizia che a Brescello i comunisti abbatteranno la “Madonnina del Borghetto”, una cappella appartenente alla Chiesa, per costruire una casa popolare, allora i due protagonisti si precipitano nella loro città, inconsapevoli della presenza dell’altro, e nel treno si incontrano nello stesso vagone letto.
Durante un comizio per stabilire le sorti della Madonnina, Don Camillo lascia tutti a bocca aperta, accettando la proposta però solo se la metà delle famiglie che abiteranno in quel palazzo le potrà scegliere la parrocchia. I comunisti accettano, ma nessuno ha voglia di picconare la Madonna e quindi Peppone sceglie uno straniero che la sposti con il suo carro. Però le funi con cui avevano legato la cappella alla macchina si spezzano. Allora Peppone riprogetta la casa popolare attaccata alla Madonnina.
Un altro grattacapo che li tratterrà ancora a Brescello è il matrimonio tra Walter, figlio maggiore di Peppone, e Rosetta, entrambi minorenni. Peppone vuole farli sposare in municipio, mentre sua moglie ed i genitori di Rosetta vogliono un matrimonio religioso. Peppone ha promesso al padre di Rosetta, il Grotti, un posto in comune in cambio del consenso per il matrimonio civile. Don Camillo invece gli ha promesso che se rifiuterà la proposta di Peppone gli darà una pompa di benzina entro 5 giorni. Arrivati al quinto giorno a Don Camillo ancora non è arrivato il permesso per prendere la benzina. Per scaricare la tensione Don Camillo fa un bagno nel Po, però una comunista, la Giselli, gli ruba i vestiti così che Don Camillo non possa andare dal Grotti a dargli il carburante. Però la moglie di Peppone, Maria Bottazzi, riporta i vestiti al prete che all’inizio crede che voglia ricattarlo, ma poi si accorge della sincerità della donna. Don Camillo manda al municipio, dove si stava svolgendo il matrimonio, la voce che sia morto affogato così che si interrompa la cerimonia. La svolta che permette di risolvere la situazione arriva quando Peppone (Giuseppe Bottazzi), vince al Totocalcio 10 milioni di lire con il falso nome di Pepito Sbazzegutti. Per non farsi vedere dai compagni comunisti mentre ritira i soldi, visto che il denaro va contro la loro dottrina, fa ritirare i soldi da Don Camillo, che accetta ma pretende che Peppone firmi un foglio dove si impegna a far fare al figlio oltre al matrimonio civile anche quello religioso. Il matrimonio religioso si svolge in campagna, mentre quello civile nel municipio.
I protagonisti sono pronti per tornare a Roma, quando accade uno scandalo: la Giselli viene infilata in un sacco e dipinta di rosso con il minio. Per protesta il governo chiude tutti i negozi e i palazzi, tranne la chiesa di Don Camillo. Peppone, in un dialogo con Don Camillo, ha scoperto che il prete l’ha insacchettata perché gli aveva rubato i vestiti, mentre il marito della Giselli l’ha dipinta con il minio, perché è fissata con la politica e non torna mai a casa da lui.
Allora il prete e il comunista tornano a Roma con la nostalgia di Brescello.
Regia: do 8, perché è ripresa davvero bene, ma la narrazione è un po’ lenta.
Sceneggiatura: do 9, perché è uno dei pochi film italiani che mi ha fatto ridere senza usare volgarità. Poi i dialoghi sembrano presi da una storia vera e non da un film.
Attori: gli attori si sono saputi immedesimare molto bene nel personaggio, quindi per me questo film sotto codesto aspetto si merita un 10. Per me l’attore che ha fatto la migliore performance è Fernandel.
Costumi: do 10, perché i costumi sono stati azzeccati, il monsignore aveva la tunica, il senatore la camicia, mentre gli altri personaggi facevano parte del popolo, quindi non era difficile scegliere i vestiti giusti.
Colonna sonora: do 10, perché la colonna sonora concorda molto con l’ambientazione sia geografica che temporale della pellicola. Poi mentre Don Camillo faceva il bagno nel lago cantava “Nel blu dipinto di blu” che mi piace molto.
Giudizio finale: 9 ½
Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un'isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie, massacra figli e figlie
Di una generazione costretta a non guardare
A parlare a bassa voce, a spegnere la luce
A commentare in pace ogni pallottola nell'aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un'istituzione organizzata
Cosa Nostra, cosa vostra, cos'è vostro?
È nostra, la libertà di dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare, le orecchie ascoltano
Non solo musica, non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira, ragiona
A volte condanna, a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare, prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza, idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile, contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare, prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no, non è solo un'illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare, prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani
Non arrendersi mai di fronte alle ingiustizie, anche a costo della propria vita! Chiaro il riferimento di questo testo ai tanti uomini e alle numerose donne che hanno vissuto la propria esistenza nel tentativo di rendere il mondo migliore, nella speranza, anzi nella certezza, che questo potesse un giorno accadere. Falcone, Borsellino, padre Pino Puglisi…uomini “normali” che nella ordinarietà della loro vita hanno lasciato un segno tangibile, con coraggio e impegno, per far sì che tutti noi potessimo essere liberi di parlare, ascoltare e guardare. Sono questi uomini normali, questi “angeli” che dobbiamo prendere ad esempio: non possiamo esimerci dall’imitare il loro coraggio e la loro dedizione…“la giustizia non è un’illusione”.
Figlio chi t'insegnerà le stelle
se da questa nave non potrai vederle?
Chi t'indicherà le luci dalla riva?
Figlio, quante volte non si arriva!
Chi t'insegnerà a guardare il cielo fino a rimanere senza respiro?
A guardare un quadro per ore e ore fino a avere i brividi dentro il cuore?
Che al di là del torto e la ragione contano soltanto le persone?
Che non basta premere un bottone per un'emozione?
Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio
luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio
dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio
soffocato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
disperato figlio, figlio, figlio.
Figlio chi si è preso il tuo domani?
Quelli che hanno il mondo nelle mani.
Figlio, chi ha cambiato il tuo sorriso?
Quelli che oggi vanno in paradiso.
Chi ti ha messo questo freddo in cuore?
Una madre col suo poco amore.
Chi l'ha mantenuto questo freddo in cuore?
Una madre col suo troppo amore.
Figlio, chi ti ha tolto il sentimento?
Non so di che parli, non lo sento.
Cosa sta passando per la tua mente?
Che non credo a niente.
Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio
luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio
dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio
spaventato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
disperato figlio, figlio, figlio.
Figlio, qui la notte è molto scura,
non sei mica il primo ad aver paura;
non sei mica il solo a nuotare sotto
tutte due ci abbiamo il culo rotto:
non ci sono regole molto chiare,
tiro quasi sempre ad indovinare;
figlio, questo nodo ci lega al mondo:
devo dirti no e tu andarmi contro, tu che hai l'infinito nella mano
io che rendo nobile il primo piano;
figlio so che devi colpirmi a morte e colpire forte.
Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio
luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio
dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio
calpestato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
adorato figlio, figlio, figlio.
Dimmi, dimmi, dimmi cosa ne sarà di te?
Dimmi, dimmi, dimmi cosa ne sarà di te?
Dimmi cosa, dimmi cosa ne sarà di me?
Il testo, sotto forma di dialogo, tratta il tema del rapporto, a volte difficile e complicato, tra padre e figlio. È la storia di un ragazzo che, ormai divenuto adulto e maturo, decide di lasciare la casa in cui è cresciuto, per intraprendere da solo il proprio cammino. Le parole del padre trasmettono un sentimento misto di dispiacere e rassegnazione: l’uomo è disperato per il futuro incerto che attende il figlio tanto amato (“Chi ti insegnerà le stelle? Chi ti indicherà le luci della riva?”), ma nello stesso tempo è consapevole della sua giusta e naturale scelta di vita: riuscirà il figlio, in un mondo che sembra privo di valori, a trovare la forza dentro di sé per reagire e cambiare il futuro e vivere una vita migliore?
Musica
Quando musica e parole diventano poesia: alla scoperta di Faber!
“Il canto ha infatti ancora oggi, in alcune etnie cosiddette primitive, il compito fondamentale di liberare dalla sofferenza, di alleviare il dolore, di esorcizzare il male”
F. De André
La musica è la suprema tra le arti.
Lo diceva un grande poeta decadente, Paul Verlaine: “Musica sovra ogni cosa…E sempre la musica. Il verso/sia soltanto l’essenza viva/di un’anima già sulla via/d’altri amori, nel cielo terso”.
Le nostre giornate sono spesso accompagnate da suoni, melodie, che non ci stancheremmo mai di ascoltare, perché mantengono vivo un ricordo, svegliano l’anima, ci danno la carica giusta o perché ci permettono di evadere dalla realtà, quando questa ci appare vuota, triste, grigia, poco soddisfacente. La musica, come la poesia, ha una forza suggestiva tale da ridarci fiato, da mettere nuovamente in moto il sangue delle nostre vene: è un’arte capace di destarci, proprio come fanno i poeti, che sanno toccare, con le parole adatte, le corde del cuore, facendoci sprofondare nell’essenza della realtà. Ma cosa succede quando musica e versi si fondono? Nascono delle meravigliose “opere d’arte” che, sebbene molti ritengano ancora oggi “creature” inferiori alla poesia, meritano comunque, a nostro avviso, di essere ascoltate, amate e perché no, studiate, per il semplice fatto che ci mettono davanti alla bellezza.
In questo viaggio che faremo insieme durante questi mesi ci faremo accompagnare da uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De Andrè, autore di numerosi successi, quali La guerra di Piero, Il pescatore, Il testamento di Tito, Bocca di rosa, La canzone dell’amore perduto…La speranza è che anche voi possiate iniziare ad apprezzarne non solo la bravura, ma soprattutto la capacità di andare, come fanno i poeti, dentro al cuore delle cose…bastano soltanto musica e parole.
3G 2018/2019
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d'amore
piangeva per il suo Geordie
Impiccheranno Geordie con una corda d'oro
è un privilegio raro
rubò sei cervi nel parco del Re
vendendoli per denaro
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro
rubò sei cervi nel parco del Re
vendendoli per denaro
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso
non ha vent'anni ancora
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso
potrete impiccarlo allora
Nè il cuore degli inglesi, nè lo scettro del Re
Geordie potran salvare
anche se piangeranno con te
la legge non può cambiare
Così lo impiccheranno con una corda d'oro
è un privilegio raro
rubò sei cervi nel parco del Re
vendendoli per denaro
Una ballata dal sapore medievale cantata a due voci, quella profonda di De André e quella dolce della figlia Luvi. Una storia di amore e di morte, che ha per protagonisti due ragazzi, ambientata a Londra in un “giorno senza sole”, evidente simbolo della tristezza che viene preannunziata sin dall’inizio. Geordie ha rubato sei cervi nel parco del re: condannato a morte, sarà impiccato. Geordie ha sbagliato, ma è un uomo buono e onesto che, come ci dice la sua donna, non ha mai rubato nemmeno per lei “un frutto o un fiore raro”. La storia dei due innamorati è solo un pretesto per affrontare un tema delicato e ancora oggi attuale, quello della pena di morte. Può uno sbaglio commesso, per quanto grave possa essere stato, determinare la morte di uomo? Può un essere umano, anzi lo Stato, prendersi il diritto di togliere la vita ad un altro uomo? Dalle risposte che ciascuno di noi darà, capiremo se il mondo è pronto ad avviarsi verso un futuro migliore…più umano.
Sale la nebbia sui prati bianchi
Come un cipresso nei camposanti
Un campanile che non sembra vero
Segna il confine fra la terra e il cielo
Ma tu che vai, ma tu rimani
Vedrai la neve se ne andrà domani
Rifioriranno le gioie passate
Col vento caldo di un'altra estate
Anche la luce sembra morire
Nell'ombra incerta di un divenire
Dove anche l'alba diventa sera
E i volti sembrano teschi di cera
Ma tu che vai, ma tu rimani
Anche la neve morirà domani
L'amore ancora ci passerà vicino
Nella stagione del biancospino
La terra stanca sotto la neve
Dorme il silenzio di un sonno greve
L'inverno raccoglie la sua fatica
Di mille secoli, da un'alba antica
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
Cadrà altra neve a consolare i campi
Cadrà altra neve sui camposanti
ma solo il sangue secco delle sue vene
L’inverno...non solo una stagione, ma anche e soprattutto un periodo della vita. Più che una canzone, una poesia, quella di De André, dalla metrica precisa e ordinata. È straordinario come il cantautore sia riuscito a riprendere i temi di uno dei più grandi poeti dell’Ottocento, trasformandoli in musica e immagini...una canzone dagli evidenti echi leopardiani. E questi arrivano a noi dalle descrizioni, vaghe e indefinite, che corredano il testo: l’inverno con la nebbia che sale sui campi imbiancati dalla neve e l’estate, pronta a subentrare con il suo vento caldo per far rifiorire ogni cosa. Nulla è per sempre: gioie e dolori, arrivi e addii, felicità e fatiche fanno parte del cammino di ciascuno di noi. Il testo termina con l’immagine dell’inverno che sembra suggerirci che abbiamo poco tempo per goderci l’estate della vita. A me piace pensare, invece, che la parola finale sia un’altra e che “dopo ogni tempesta ci sia sempre un arcobaleno”.
febbraio 2021 - n. 2
di Domenico Mascio, 1G
“Nessun uomo è un’isola” è una delle frasi con cui si apre il film e secondo me è anche quella che può far capire meglio il senso del film, perché ci invita a riflettere su come la vita sia monotona (e forse non abbia senso) senza la presenza di un’altra persona. Il nastro ha alla regia Chris e Paul Weitz, Hugh Grant e Nicholas Hoult come attori principali ed è stato prodotto dalla casa cinematografica inglese “Working Title”. La pellicola racconta della storia di Will, un ricco signore single londinese che vive frequentando ristoranti alla moda, guardando quiz televisivi e avviando sempre brevi relazioni con diverse donne. Will non lavora, ma vive di guadagno grazie ai diritti d'autore di una famosa canzone natalizia scritta da suo padre, che non sopporta. Fortunatamente, Will si rende conto che le madri single sono perfette per le sue esigenze: le donne gli evitano l'imbarazzo di dover essere lui a lasciarle, dato che sono loro stesse a farsi da parte dopo poco tempo. Will decide così di partecipare ad un gruppo di genitori single, fingendosi un premuroso padre di un bambino di due anni abbandonato dalla moglie, che lo ha lasciato. Qui, però, trova solo donne tutt'altro che graziose, eccezione fatta per Susie. Will decide così di conquistarla e tenta vari trucchi, ma un giorno, ad un pic-nic, trova, ad “intralciargli la strada”, Marcus, il figlio dodicenne di Fiona, una cara amica di Susie. Marcus entra prepotentemente nella vita di Will, anche per superare il trauma del tentato suicidio della madre. I due iniziano ad instaurare un rapporto che farà uscire Will dalla sua precedente vita solitaria, che egli scopre monotona, e darà ad entrambi la possibilità di crescere.
Regia: do un bel 7 alla regia, perché il film è ripreso molto bene, però si sviluppa un po’ a rilento, con alcune scene che si ripetono.
Sceneggiatura: do 9 alla sceneggiatura, perché la trama è significativa e i dialoghi molto divertenti.
Attori: Do un 8, perché gli attori hanno saputo interpretare molto bene le scene, sebbene alcune frasi dette non sembrano verosimili e quindi mi hanno lasciato qualche dubbio.
Montaggio: do un 8 al montaggio, poiché mi è piaciuto il fatto che la scena in cui Marcus spiava Will fosse ripresa da diverse angolazioni.
Costumi: Come la frase del film Forrest Gump: “Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose, dove va, cosa fa, dove è stata”, in questo film si può capire la situazione in cui i due protagonisti si trovano anche dalle scarpe che indossano. Will, infatti, che è ricco, indossa delle costose scarpe da ginnastica, mentre Marcus, che ha meno soldi, indossa scarpe semplici. Quindi ai costumi do un 10.
Colonna sonora: Alla colonna sonora do 10, perché la canzone che Marcus e Will hanno cantato, ossia “Killing me softly”, è davvero molto bella.
Giudizio finale: 9.
gennaio 2021 - n. 1
Un uomo onesto, un uomo probo,
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.
Gli disse portami domani,
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.
Lui dalla madre andò e l'uccise,
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.
Non era il cuore, non era il cuore,
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.
Gli disse amor se mi vuoi bene,
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.
Le vene ai polsi lui si tagliò,
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei ridendo forte,
gli disse lei ridendo forte,
l'ultima tua prova sarà la morte.
E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene
Protagonisti di questa canzone, dal contenuto tragico, ma dal ritmo volutamente allegro, sono un uomo che ha messo il suo amore al primo posto, ancor prima della sua stessa vita, e una donna, manipolatrice, che approfitta del suo amato. A dire il vero, forse, i veri protagonisti sono l’insensatezza e la follia, come ci aiuta a capire il titolo del brano. Un amore cieco che appartiene sia all’uomo che alla donna: il primo, in nome di questo sentimento, arriva a compiere azioni disumane che nulla hanno a che vedere con l’amore (uccide persino la madre!); la seconda che, incapace di donarsi, ha bisogno di mettere continuamente alla prova chi le sta davanti solo per sentirsi viva e importante. Davvero, allora, aveva ragione il sommo Poeta: ogni istante amore e ragione devono andare a braccetto, altrimenti…
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del Sire vincitor.
Il sangue del Principe e del Moro
arrossano il cimiero d'identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite le bramosie d'amor.
"Se ansia di gloria, sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore.
Chi poi impone alla sposa soave
di castità la cintura ahimé è grave
in battaglia può correre il rischio
di perder la chiave".
Così si lamenta il re cristiano
s'inchina intorno il grano,
gli son corona i fior.
Lo specchio di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor.
Quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione il simbolo d'amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde ignudo in pieno sol.
"Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse re Carlo scendendo veloce di sella.
"Deh, cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate".
Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso re Carlo s'arrestò
ma più dell'onor poté il digiuno
fremente l'elmo bruno il sire si levò.
Codesta era l’arma sua segreta
da Carlo spesso usata in gran difficoltà
alla donna apparve un gran nasone
un volto da caprone, ma era Sua Maestà.
"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano.
Ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore".
Cavaliere lui era assai valente
ed anche in quel frangente d'onor si ricoprì
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione tentò di risalir.
Veloce lo arpiona la pulzella
repente una parcella presenta al suo signor
"deh, proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire, è un prezzo di favor".
"É mai possibile, porco d'un cane,
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane.
Anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire".
Ciò detto, agì da gran cialtrone
con balzo da leone in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
tra i glicini e il sambuco il re si dileguò.
Re Carlo tornava dalla guerra
l'accoglie la sua terra cingendolo d'allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del sire vincitor
Un testo scritto più di cinquant’anni fa, ma che ben si adatta a descrivere l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, soprattutto l’uomo di oggi che troppo spesso si nasconde dietro le sue maschere e le sue ipocrisie…così come Carlo Martello, nascosto dietro la sua armatura e il suo elmo. Se infatti le prime tre strofe ci presentano il sovrano in tutto il suo eroico splendore, a partire dalla quarta strofa Carlo mostra la sua vera natura di uomo meschino che si lascia soltanto guidare dagli istinti e dai piaceri carnali, approfittando del suo status per soddisfare le “bramosie d’amor” con la prima “pulzella” che incontra. Facile, quindi, capire il messaggio: ciò che ci rende davvero uomini non è il titolo, l’aspetto, i soldi o la fama, quanto piuttosto le nostre azioni. Essere “umani” talvolta è difficile, ma è la scelta migliore che si possa fare, la cosa migliore che si possa essere