Six Seven:
la nuova tendenza che arriva dall’America
di Tamas Eric e Marian Sheikh Md Rahad 2H, gennaio 2026
Il “Six Seven” è un meme nato negli Stati Uniti dal rapper Skrilla nella sua canzone Doot Doot. Il termine indica una sorta di “condizione intermedia” e, nel ritornello, la frase “6-7” viene ripetuta più volte. Alcuni credono che questo numero sia un riferimento all’altezza del cestista statunitense LaMelo Ball (6 piedi e 7 pollici) e alla sessantasettesima strada di Philadelphia. Molti considerano questa espressione un segnale del particolare linguaggio dei giovani di oggi. Anche se non ha un vero e proprio significato letterale, il modo in cui viene pronunciato è molto orecchiabile, cosa che ne ha favorito la rapida diffusione. Il bambino diventato famoso per urlare “six-seven”, conosciuto da tutti come “67 kid”, si chiama Maverick Trevillian. Nelle scuole americane, però, l’uso di questo termine è stato vietato: è considerato infatti un elemento di disturbo che ostacola il regolare svolgimento delle lezioni.
Cina,Giappone e Taiwan nuovo conflitto?
La grande potenza asiatica torna a pressare Taiwan, interviene il Giappone.
di Matteo Bianchi 2E, gennaio 2026
La Guardia costiera cinese ha iniziato a sorvegliare le acque di Taiwan.
Il Giappone, però, si oppone aspramente a questa azione, temendo una possibile invasione di Taiwan da parte della Cina.
Le tensioni politiche tra il colosso cinese e la piccola isola sono molto vecchie.
Si parla di 75 anni fa, quando il Partito nazionalista Kuomintang (KMT) fu esiliato su l’isola da parte della rivoluzione cinese condotta da Mao Zedong, che instaurò il Partito comunista al governo della Cina.
Nello scacchiere asiatico Taiwan può contare su 2 potenti alleati, gli Stati Uniti ed il Giappone. Quest’ultimo probabilmente è il più importante per l’isola nazionalista, in quanto il più vicino ad essa e teoricamente pronto a intervenire in caso di una ipotetica invasione cinese di Taiwan.
Il mondo è in apprensione e spera che questi venti di guerra non spirino mai.
Conflitto tra Israele e Palestina: speranza di pace.
di Caterina Mari 3H, dicembre 2025
Dopo due anni di conflitto tra Israele e Palestina, con conseguenze terribili sulla popolazione sia palestinese che israeliana, tra l’8 e il 9 ottobre 2025 è stato emanato il primo accordo di pace tra i due paesi; questo accordo è stato inizialmente pensato per dare una tregua al conflitto.
La prima fase dell’accordo, accettata sia da Israele che Palestina, prevede il cessate il fuoco e fine dei combattimenti a Gaza, il rilascio di ostaggi e scambio di prigionieri e prevede che tutti gli ostaggi israeliani tenuti in prigionia da Hamas vivi o morti devono essere restituiti entro 72 ore dalla firma dell’accordo; in cambio Israele deve rilasciare circa 2000 prigionieri palestinesi, anche i detenuti e condannati all’ergastolo; il ritiro parziale delle forze israeliane da Gaza; inoltre si prevede l’ingresso agli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, cosa che fino ad adesso era stata concessa in maniera scarsa e insufficiente; infine, una possibile governance temporanea e una forza internazionale di stabilizzazione, per garantire sicurezza, demilitarizzazione e protezione civile.
Esiste anche un’ipotetica fase due dell'accordo, ma dato che i due paesi non l’hanno ancora approvata, per ora non verrà attuata.
Quali sono i pianeti che assomigliano più alla Terra?
di Maddalena Marconi, 1E
Le recenti scoperte di pianeti simili alla Terra includono GJ 251 c, Trappist-1e, Gliese 12b, Gliese 581g.
Trappist-1e: è il pianeta più simile alla Terra, dista da noi 40 anni luce; è stato visto per la prima volta grazie al telescopio James Webb, e si ipotizza che potrebbe contenere azoto molecolare, sostanza che si trova anche sulla Terra.
Il sistema solare di questo pianeta è formato da sette pianeti tutti rocciosi; un altro pianeta preso in considerazione è stato Trappist-1d ma non contiene l’azoto molecolare al contrario di Trappist-1e.
GJ 251 c: è stata scoperta una super-terra simile alla terra, scoperta grazie alla Penn States University. Si tratta di un esopianeta roccioso quattro volte più grande della Terra, si trova nella giusta distanza dalla sua stella nana. Questo pianeta è uno dei candidati più promettenti tra quelli extraterrestri.
Gliese 12b: Gliese 12b è un esopianeta che dista da noi 40 anni luce, è della stessa grandezza della Terra. Questo pianeta è stato scoperto grazie al telescopio James Webb, orbita attorno a una stella nana rossa fredda, le sue temperature vengono considerate abitabili perché raggiunge i 42° Celsius.
Gliese 581g: è considerato un pianeta extra solare (non è confermato); orbita attorno a una nana rossa, il pianeta è stato individuato grazie alla velocità delle misure Lradiali.
di Benjamen Kiokiapene, 1H
In Canada i liberali del centro-sinistra con il loro capo Mark Carney, hanno confermato la posizione di maggioranza con 169 seggi contro i 144 dei conservatori e hanno sconfitto il partito Conservatore del Canada. Tuttavia, non raggiungendo i 172 seggi, Mark Carney ha bisogno di alleati per prendere le giuste decisioni per il bene del popolo canadese.
La notte prima delle elezioni Mark Carney ha detto: “Invito all’unità contro la minaccia esterna oggi impersonata da Donald Trump”.
Una testimonianza importante è quella del leader del Bloc Québécois Yves-François Blanchet, che si dice pronto a lavorare con il governo per un anno perché “L'ultima cosa che il popolo di Quebec vuole è l’instabilità”.
Il Bloc Québécois è un partito politico e federale canadese. E’ un partito che si rappresenta per la camera dei comuni. Il BQ prevede il raggiungimento della sovranità sul Québec.
di Marta Sillani, 2E - marzo 2025
Circa 700 anni fa la Groenlandia è stata colonizzata dal Regno di Danimarca, ma, dato che si trova molto vicina agli Stati Uniti d’America, questi hanno sempre cercato di prenderla.
In passato hanno tentato anche di comprarla, adesso invece Trump ha annunciato che prima o poi, che la Danimarca lo voglia oppure no, la Groenlandia farà parte degli Stati Uniti d’America.
Si trova anche piuttosto vicina a New York. È situata in un punto tra l’Europa e le Americhe che favorisce i commerci, è ricca di risorse minerarie tra cui piombo, oro e zinco.
Alcuni metalli e terre rare di cui il sottosuolo della Groenlandia è ricco sono fondamentali per la costruzione di chip e componenti elettronici. Nelle miniere sono presenti la maggior parte dei materiali che sono molto rari nei territori delle Americhe.
I cambiamenti climatici favoriscono l’estrazione dei materiali e facilitano lo scioglimento dei ghiacci polari che una volta ridotti formeranno nuovi passaggi marittimi. Questi favoriranno il commercio e i trasporti, attualmente molto scarsi e presenti solo nella capitale (Nuuk).
Gli abitanti non sono d’accordo all’unione con gli Stati Uniti d’America, dato che tengono molto al loro territorio e lo vorrebbero preservare impedendo agli altri di usurpare la bellezza di quei luoghi.
La Groenlandia non è stata minacciata solo dal presidente degli USA ma anche da Cina e Russia che competono per gli stessi motivi.
Ultimamente si sono svolte le elezioni e i partiti che vogliono l’indipendenza dalla Danimarca hanno ottenuto molti voti. Ciò potrebbe creare ulteriori problemi e inasprire di più i rapporti con la Danimarca.
di Sara Bellini e Sara Ali Hassanin, 2E e 2H - marzo 2025
Linda Slaten è una donna di 31 anni, madre single di due figli maschi. La loro vita semplice viene sconvolta il 4 settembre 1981 quando Jeff, il più grande, viene svegliato da alcuni poliziotti. Tim e Jeff vengono obbligati ad evacuare la casa e mentre escono Tim vede una cosa che non dimenticherà mai: sua madre sdraiata sul letto, quasi priva dei vestiti, senza più vita.
I fratelli vanno a vivere nella casa dei nonni mentre le indagini iniziano.
Dopo la morte della madre Tim e Jeff rimangono in contatto con il coach di football di Tim soprannominato “Coach Joe” molto legato a Linda e ai due bambini: a volte si offriva di riaccompagnare a casa Tim dagli allenamenti sapendo l’indirizzo di casa. La polizia viene avvertita dalla sorella di Linda, Judy Butler, che l’era andata a trovare la mattina del 4 settembre. Sottopongono Judy a svariati interrogatori e test ma l’assassina non è lei. Le autorità vengono a sapere che Linda poco prima della morte aveva chiuso una relazione con un certo Bobby Bean; sottopongono anche lui a interrogatori, anche con la macchina della verità, ma nemmeno lui è il colpevole. Le indagini prendono una brutta piega e gli inquirenti iniziano a sospettare del primogenito Jeff, ancora sotto shock. Ovviamente, come tutti i parenti immaginavano, non era stato lui, anche perché Linda era stata molestata.
Un anno dopo la morte di Linda, una bambina di 10 anni viene rapita da un famoso killer di quel periodo. Era un ragazzo pedofilo che prendeva i bambini nella notte, li uccideva e li buttava da un cavalcavia dopo averli molestati. Fortunatamente venne arrestato e, anche se abitava nello stesso palazzo di Linda l’anno in cui morì, non era lui l’assassino.
Esattamente 38 anni dopo, nel 2019, si scopre che il colpevole era stato il coach Joe, scoperto grazie ad una scienziata mentre mischiava vari DNA per puro gioco. Non si sa per quale scopo Joe abbia ucciso Linda però ora
Tim e Jeff sono tranquilli e possono vivere in pace con la consapevolezza di chi sia stato ad uccidere la madre.
di Marta Sillani, 2E - gennaio 2025
Per alcuni studiosi la guerra è iniziata ancor prima di qualche anno fa.
Infatti già negli antichi testi ebraici la Palestina era mostrata come la terra promessa agli ebrei e ciò ha reso quei territori molto ambìti dagli israeliani.
Alla fine del XIX (19°) secolo agli Ebrei fu concesso un territorio in cui emigrare dall'Europa, e scelsero di risiedere in una parte della Palestina, occupata e governata prima dall'Impero Ottomano e poi dagli Inglesi. Alla fine della Seconda guerra mondiale gli inglesi lasciano la Palestina e l'Onu decide di divedere in due quella terra e creare due stati: uno per gli ebrei (Israele) e uno per gli arabi. Subito però scoppia una guerra: Israele combatte contro la Lega Araba e vince. Con il tempo le guerre tra israeliani e arabi sono continuate e gli israeliani hanno cominciato ad appropriarsi dei territori palestinesi fino ad occuparne la metà, imponendo anche controlli sulla Striscia di Gaza e la Cisgiordania.
Tra i territori che sono stati sottratti dagli ebrei ci sono le zone più fertili dei dintorni. Ciò non ha fatto che aumentare la tensione tra i due popoli. Il conflitto è durato molti decenni fino ad arrivare a oggi in cui i due paesi sono ancora in guerra. Negli anni ‘90 sono anche stati costruiti due muri per separare i contendenti.
La battaglia più recente è scoppiata a causa di un attacco partito da Hamas (un'associazione che all’inizio serviva per difendersi da eventuali attacchi ma che ora è un’organizzazione terroristica) dalla Striscia di Gaza (zona sulle coste del Mediterraneo, situata in un punto strategico che favorisce il commercio, abitata dai palestinesi ma sorvegliata per via aerea e marittima dagli israeliani).
Il 7 ottobre del 2023, durante l'attacco di Hamas a Israele, sono morti molti soldati ma anche molti civili (e ne sono stati rapiti e presi in ostaggio circa 250). Da allora le due parti hanno un nuovo motivo per continuare con queste ostilità. In questi ultimi mesi molti missili colpiscono soprattutto i palestinesi e nessuna delle due parti accenna a cedere. Gli abitanti vivono in condizioni estreme (mancanza di cibo, acqua, cure e medicine…). Le vittime più frequenti sono proprio tra i civili palestinesi.
Foto di M. H. da Pixabay
di Marta Sillani, 2E - gennaio 2025
L'elezione del presidente degli USA ha scosso profondamente gli animi americani ma anche europei. Trump vorrebbe smettere di proteggere l'Europa per concentrarsi di più sui bisogni della propria nazione. Per questo ora c'è molta tensione tra l'America e l'Europa.
Lo staff di Trump e quello di Biden si sono incontrati alla Casa Bianca per far firmare i documenti necessari al passaggio da un presidente all'altro. Così il nuovo capo degli USA è entrato in carica il 20 gennaio 2025. In questo periodo Trump sta nominando delle persone che possano aiutarlo e a cui affidare dei compiti. I più importanti sono: Scott Bessent con la carica di segretario al Tesoro; Elon Musk, che lo ha finanziato, ha avuto il ruolo di segretario della revisione della spesa; Pete Hegseth si occupa della difesa della nazione; e Pam Bondi, che lo ha aiutato quando è stato incriminato, è stata scelta per amministrare la giustizia.
Una delle cose che Trump ha promesso è mettere dei dazi su merci di alcuni stati come Cina, Messico e Canada. I dazi sono delle tasse che si devono aggiungere alle merci che vengono importate da altri paesi.
Un altro atto molto importante che coinvolge l'esercito è che il presidente vorrebbe far dimettere i transgender in quanto li ritiene non idonei a combattere. Aveva espresso un'idea simile anni prima ma i soldati già arruolati avevano potuto continuare a lavorare mentre era vietato reclutarne di nuovi.
di Sara Bellini e Sara Ali Hassin, 2E e 2H - gennaio 2025
In cosa consiste la “Blue Whale Challenge”?
Un macabro gioco, ormai vietato in Italia, in cui i cosiddetti "curatori" (capi del gioco), o "tutor", portavano ragazzi tra i 9 e i 17 anni alla morte. La challenge si evolveva in 50 sfide, tutte molto terrificanti. Al giocatore veniva chiesto di autolesionarsi e svegliarsi durante la notte, cose che non fanno per niente bene alla propria sanità mentale e fisica. Mettere in pratica azioni del genere portava a non dormire bene e perdere il solito ritmo tra sonno e veglia. Tale stato rendeva la vittima ancora più indifesa, dando ancora più depressione. L'unica via d’uscita era, l'atto estremo, detto “eroico”, che prevedeva di togliersi la vita cadendo dal grattacielo più alto della propria città. Il premio consentito all’ultima e cinquantesima sfida, che era possibile ricevere solo dopo la morte, era il mito immortale. Tutte le sfide riguardavano farsi male da soli e altre cose pericolose.
A parlare di ciò è anche un film, “Blue Whale: Sfida mortale”, in cui la protagonista deve installare il gioco per poter trovare il responsabile del suicidio della sorella.
Come venne scoperta la Blue Whale Challenge?
In un'indagine, un quotidiano di Mosca collega almeno 80 delle 130 morti avvenute in Russia tra il novembre 2015 e l’aprile 2016, alla sfida della Blue Whale dove i ragazzi vengono spinti a togliersi la vita. La comparsa dell’app avvenne dopo la morte di una ragazza, Rina, diventata una specie di simbolo. L’unico accusato che risulta colpevole delle chat è uno dei primi amministratori cioè, Phillip Budeikin. 21enne, noto come “lis” (“volpe”): è ora incarcerato in Russia. Afferma, vantandosi pure, di aver portato alla morte 15 adolescenti in 10 diverse regioni della Russia tra il dicembre 2013 e il maggio 2016, dicendo di voler eliminare la “spazzatura biologica”, cioè, i teenagers deboli e depressi.
Come è nato il nome e com’è stato creato il “gioco”?
Il nome Blue Whale viene dall’inglese che tradotto sarebbe la balena blu (o azzurra). La sua origine è data proprio dal comportamento delle balenottere azzurre che, senza un puro motivo, ad un certo punto della loro vita si spiaggiano e muoiono. A farlo sono soprattutto esemplari che si sono persi esattamente come quegli adolescenti che, malgrado abbiano tutta una vita davanti, si sentono lontani, diversi, isolati e non sanno come uscirne se non con la morte.
La nascita di questa leggenda
Sembra che la Blue Whale Challenge si sia ispirata alla morte di Rina Palenkova che documentava il suo suicidio a soli 16 anni con foto e video. Da lì è nato un gruppo chiamato “f57” (in una delle sfide del gioco bisogna incidersi proprio f57): pare fosse un sito web contenente informazioni inquietanti. Accadde nel 2015, e da quel momento in Russia l’ondata di strani suicidi non si fermò più: almeno 1500 ragazzi ogni anno si toglievano la vita. La difficoltà nel documentare e provare tutti questi passaggi spinge alcuni a pensare che in realtà il fenomeno non esista, che sia una montatura. Quantomeno che il collegamento tra i suicidi reali e la non provata esistenza del gioco sia frutto di sensazionalismo mediatico.
La Blue Whale Challenge in Italia
Il giornalista Matteo Viviani de “Le Iene” andò in Russia a parlare con i genitori degli adolescenti morti per il gioco, per poi tornare in Italia e documentare il fenomeno. In Italia, un 15enne si è tolto la vita a Livorno buttandosi da un palazzo di 26 piani per seguire le regole della Blue Whale Challenge.
Le regole per i genitori
Imparate a dialogare con i vostri figli, soprattutto su questi argomenti. Parlate con loro e cercate di fargli esprimere una propria opinione sul mondo di internet di ora. Non sottovalutate ciò che hanno da dirvi e se avete il sospetto che vostro/a figlio/a frequenti spazi web sulla balena blu parlatene senza drammatizzare né sminuire: ciò che per gli adulti sembra per ragazzi, per i ragazzi è pericoloso.
di Anna Mattei, 3H
Il carcere dove fu rinchiuso Oscar Wilde, inattivo dal 2014, è stato venduto per 7 milioni di sterline alla Ziran Education Foundation. L’ex prigione, che ha ospitato il grande autore di origini irlandesi, e che ha ispirato il poema The ballad of Reading Goal ha finalmente trovato un acquirente che sembrerebbe avere intenzioni positive. La fondazione educativa senza scopo di lucro diretta dall’uomo d’affari di origine cinese e residente in Irlanda, Channing Bi, secondo il Ministero della Giustizia vorrebbe creare “un centro educativo che fornisca servizi alla comunità locale, compreso un museo che delinea la storia della prigione e uno spazio espositivo accessibile al pubblico”. Ma le cose sono ancora poco chiare. Lo stesso comune dell'omonima cittadina di Reading spera di trasformarlo in un centro culturale e artistico accessibile. Il progetto è oltretutto supportato da molte celebrità come Stephen Fry, Kate Winslet, Dame Judi Dench e lo stesso Banksy. Lo street artist ha infatti realizzato nel 2021 sul muro esterno dello stabile, un prigioniero in fuga offrendosi addirittura di vendere lo stencil (del valore di 10 milioni di sterline) per raccogliere fondi.
Ricordiamo inoltre il motivo che portò il brillante autore a finire in carcere nel 1896 con l’accusa di aver violato il Criminal Law Amendment Act inglese, approvato dieci anni prima, che prevedeva sino a due anni di reclusione e lavori forzati per l'omosessualità maschile. In quegli anni Oscar Wilde, all’apice del successo, dilapidava la sua fortuna assieme all’amante Alfred Douglas e, come molti loro contemporanei, confidava nel fatto che la società vittoriana – che pur concepiva l’omosessualità come una perversione – avrebbe chiuso un occhio su quello che ormai era un fatto di dominio pubblico. La situazione si complicò quando il padre di Douglas scoprì la loro relazione. Il marchese di Queensberry, padre di Alfred, cominciò una vera e propria campagna di persecuzione nei confronti di Oscar arrivando addirittura a cercare di sabotare la prima di una sua opera teatrale. L’autore, stanco delle continue angherie subite dal marchese, cercò più volte di denunciarlo senza però ottenere successo. Così, nel marzo 1895 Wilde fece causa a Queensberry per diffamazione, confidando di uscirne a testa alta. Il procedimento però si ritorse contro di lui e Queensberry e i suoi avvocati raccolsero numerose informazioni sulla sua vita privata pagando una dozzina di uomini per testimoniare che erano andati a letto con lo scrittore. Da lì al carcere, il passo fu breve e Wilde fu recluso nel carcere di Reading Goal per “indecenza grave”. Wilde conobbe personalmente la durezza del modello carcerario vittoriano, nei due anni successivi: razioni di cibo minime, divieto di parlare con gli altri detenuti e un isolamento dall’esterno alleviato unicamente da rare visite. La sua celebrità, però, gli concesse dei miglioramenti della sua condizione: materiale per scrivere e libri. Scontati i due anni di pena, Wilde fu rilasciato e andò in esilio a Parigi, dove scrisse La ballata del carcere di Reading, una denuncia delle condizioni delle prigioni vittoriane che ne promosse la riforma e rappresentò un successo editoriale assoluto. Fu la sua ultima opera: il poeta non riusciva a lasciarsi alle spalle la dura esperienza penitenziaria, né poté liberarsi dall’odio della società da cui fu investito dopo la scarcerazione: molti dei suoi libri furono bruciati e le rappresentazioni dei suoi drammi furono proibite. Lui stesso era purtroppo ormai «riluttante a ridere della vita».
Morì nel 1900 per un’infezione all’orecchio contratta in prigione. La legge che proibiva l’omosessualità fu abrogata solo nel 1967. Poco prima di morire, lo sfortunato drammaturgo aveva dichiarato: «Non ho alcun dubbio che vinceremo. Ma la strada sarà lunga e costellata di supplizi tormentosi». Possiamo dire di avere vinto, quanto meno in alcune parti del mondo, almeno la battaglia giuridica verso la libertà di amare chi vogliamo. Ma abbiamo realmente vinto la lunga lotta contro una società ancora così piena d’odio? Siamo veramente riusciti a progredire rispetto all’epoca vittoriana?
di Caterina Menichelli, 3H
Come stai? Al giorno d’oggi non interessa a nessuno se stai male o bene, ognuno agisce per trarne vantaggi personali. Tuttavia, se guardi una persona in faccia, più o meno riesci a capire l’emozione che sta provando anche se non dice nulla. Alcuni riescono a capire i sentimenti, i pensieri e le emozioni degli altri. Questa capacità si chiama empatia e deriva dal greco empatéia, da en, dentro, e pathos, sentimento; perciò si tratta di sentirsi dentro all’altro e percepire le sue emozioni. Possiamo spiegare con la scienza e la neurobiologia questa abilità.
di Anna Mattei, 3H
L’empatia è la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro.
Agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso si è rivelata una vera e propria problematica la comprensione dell’empatia che è diventata la protagonista dei dibattiti nella filosofia, nella psicologia e nella filosofia della mente. I neuroni a specchio sono dei particolari neuroni che si attivano sia quando si compie un movimento sia quando lo si osserva negli altri. Questi sono stati trovati nell’uomo in diverse aree cerebrali. Osserviamo in essi la capacità di elaborare informazioni, movimenti (o emozioni) dal mondo esterno per poi trasformare in atti motori: meccanismo a specchio. Secondo gli studi questi sono presenti in tutti gli animali anche se a livelli differenti e avrebbero svolto un ruolo chiave nell’evoluzione e nello sviluppo delle specie.
Gli psicologi distinguono due tipi di empatia: cognitiva, affettiva e motivazionale. L’empatia cognitiva è l’abilità di comprendere a livello concettuale e razionale un’emozione o un sentimento provato da un altro. L’empatia affettiva è il sentire quello che sente l’altro senza farsi travolgere dall'intensità delle emozioni. L’empatia motivazionale è quella che, sulla base della comprensione di ciò che prova l’altro, ci spinge ad agire.
Quando vediamo le azioni degli altri riusciamo a capirne anche l’intenzione e rispondiamo adeguatamente, lo stesso accade per le emozioni. L’empatia è alla base delle interazioni sociali ma questa è a sua volta influenzata da fattori che regolano la nostra crescita e la società in cui viviamo. Proviamo, infatti, più empatia perciò che è o riteniamo più simile a noi. Dipende dalle influenze e dai valori che riconosciamo come nostri.
Posso quindi concordare con le parole di un grande poeta russo e invitare chiunque a sviluppare la propria empatia perché “Tutti gli usignoli si capiscono l’un l’altro, ma noi uomini, riusciremo mai a capirci l’un l’altro?”- Evgenij Aleksandrovič Evtušenko.
di Vittoria Cianchetta, 3H
Viviamo in una società in cui l’egoismo predomina in tutto, sembra che a nessuno interessi quanto stiamo male o quanto stiamo bene. Almeno una volta nella tua vita avrai visto il viso di una tua amica, amico, mamma, papà, fratello, sorella, zia, zio, nonna, nonno e renderti conto sin da subito dell’emozione che sta provando. Se ha gli occhi lucidi automaticamente sta per piangere, se invece i suoi occhi gridano gioia, allegria automaticamente è felice. Questa emozione viene definita empatia e ci permette di comprendere gli stati d’animo di chi abbiamo di fronte, immaginandoci nei loro pensieri e condividendo i loro sentimenti.
Di empatia si parlava già nell’antica Grecia. La parola deriva dal greco empatheia, da en, dentro, e pathos, sentimento. Significa quindi sentirsi dentro l’altro, percepire dall’interno i suoi sentimenti.
Tutti sembrano concordare sul fatto che l'unico problema con l'empatia è che non ne abbiamo abbastanza. Recente è la scelta di Camera e Senato di introdurre nelle scuole italiane secondarie di primo e secondo grado l’insegnamento sperimentale delle competenze emotive. La nostra capacità di immedesimarci nella mente dell’altro ha una base neurobiologica: i neuroni specchio. I neuroni sono cellule specializzate del nostro cervello, e hanno la funzionalità di ricevere, elaborare e trasmettere le informazioni ad altri neuroni attraverso segnali. I neuroni specchio furono scoperti dal gruppo del Dott. Rizzolatti negli anni Novanta del secolo scorso. Vennero identificati per la prima volta nelle scimmie, in particolare nella specie Macaca nemestrina, e localizzati nella corteccia premotoria, che si occupa di eseguire i movimenti. Vittorio Gallese, tra i padri della scoperta dei neuroni specchio, sostiene che alla base dell’empatia ci sia un processo di “simulazione incarnata”. Questi particolari neuroni sono anche il motivo per cui riusciamo a ripetere un’azione che abbiamo osservato oppure a capire e interpretare le mosse altrui. Per il nostro cervello è come se stessimo compiendo noi quella stessa azione: funzionano, appunto, come uno specchio. Noi passiamo la vita a imitare, apprendiamo fin da bambini attraverso l’imitazione e tendiamo a ripetere gli stessi gesti di comportamento. Questo è il motivo per cui, spesso, i comportamenti violenti o sbagliati dei bambini sono una conseguenza dell’ambiente familiare.
Dopo la scoperta dei neuroni specchio nelle scimmie, vennero eseguiti esperimenti sugli esseri umani. Nell’uomo sono stati localizzati nell’area che comprende il lobo frontale, il lobo parietale e il lobo dell’insula. Quest’ultimo è quello che rielabora le informazioni che provengono dal sistema limbico, il quale supporta le funzioni relative alle emozioni. In questo modo quindi, c’è il collegamento tra i neuroni specchio e il riconoscimento delle emozioni altrui: l’empatia.
Essere connessi agli altri è una delle fortune più grandi che abbiamo per capire che in realtà non siamo mai soli.
Nel corso di tutta la vita ci imbattiamo nel bisogno di condividere, di dialogare, di costruire rapporti. Ci troviamo in una società che ci spinge all’egoismo, alla competizione. Tutti noi dobbiamo imparare ad ascoltare gli altri. L'ascolto è la prima e più importante azione da imparare per poter migliorare la propria capacità di entrare in contatto con gli altri. “L'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo può ricevere in dono.”
Charles Darwin
di Boudaas Somaya, 2A - 25/03/2024
Al Dolby Theatre di Los Angeles il 10 Marzo 2024 si è svolta la 96a cerimonia degli Oscar che ha premiato i migliori attori, il miglior film, la migliore scenografia e tanto altro. Quest’anno ha trionfato Oppenheimer con ben 7 statuette tra cui “miglior film dell’anno”, oppure “miglior attore protagonista” per Cillian Murphy, che in questa edizione ha vinto il primo Oscar di tutta la sua carriera. E’ stato il primo Oscar anche per Robert Downey Jr. che ha vinto il premio come “miglior attore non protagonista” per il ruolo di Lewis Strauss in Oppenheimer, ed ha ringraziato tutti, soprattutto sua moglie ed il suo avvocato dato il suo passato da carcerato.
Il film più premiato parla del fisico Robert Oppenheimer, il padre della bomba nucleare.
Il premio come “migliore attrice protagonista” è andato ad Emma Stone nel ruolo di Bella Baxter in “Povere creature”. Il film ha anche vinto il premio per la “migliore scenografia”, per il trucco e per i costumi. Da’ Vine Joy Randolph è stata premiata come “migliore attrice non protagonista” ricevendo la sua prima statuetta tra le lacrime ed i ringraziamenti alla madre.
In questa edizione ci sono stati momenti molto comici come quello in cui Ryan Gosling ha cantato “I’m just Ken”, la sua iconica canzone per il film “Barbie”. Purtroppo questo film si è aggiudicato solamente un oscar cioè come “migliore canzone”, grazie a Billie Elish, che a soli 22 anni ha già vinto due statuette.
Il premio “migliore film d'animazione” è andato a “Il ragazzo e l’Airone” di Hayao Miyazaki, il co-fondatore dello studio Ghibli, che quest’anno si è aggiudicato il suo terzo Oscar.
Quest’anno hanno preso parte alla cerimonia anche molti influencer che grazie alla loro fama sui social sono stati invitati all’evento.
Il Red Carpet è uno dei momenti più attesi della manifestazione in cui vi sono state dolci sorprese come l’annuncio della gravidanza di Vanessa Hudgens. Sul Red Carpet quest’anno la maggior parte delle celebrità ha indossato abiti Versace, come ad esempio Cillian Murphy o Margot Robbie. Un dettaglio che non tutti, però, hanno notato, erano le spillette rosse sugli abiti di alcune celebrità come su quello di Mark Ruffalo e Billie Elish, come richiesta per uno stop alla guerra a Gaza. Inoltre prima della cerimonia un migliaio di manifestanti si erano fermati a protestare per la pace nella Striscia.
La 96a edizione degli Oscar, infine, si è conclusa con l’After party di Vanity Fair.
di Lisa Papi, 1A - 25/03/2024
In questi giorni è arrivata la notizia del primo chip wireless impiantato nel cervello umano. A realizzarlo è stata l'azienda gestita da Elon Musk.
Neuralink, la società in questione, sta applicando la tecnologia a pazienti affetti da tetraplegia, una paralisi che coinvolge tutti e quattro gli arti e il torso. Il beneficio dei pazienti sarà quello di poter dare comandi ad una interfaccia, cioè pensare ad una azione del corpo e poi la tecnologia dovrebbe tradurre l’attività neuronale in azioni che verranno compiute da una certa interfaccia collegata in wireless al chip incorporato nella testa di tali pazienti.
L’interfaccia può essere poi collegata a qualsiasi dispositivo o computer e quindi il paziente dovrebbe poter essere messo nelle condizioni di interagire con diversi dispositivi. Chiaramente, l’ambiente circostante dovrà essere connesso all’interfaccia motoria.
I pro di questi chip sono:
Potrebbero potenziare il cervello umano;
Consentirebbe ai pazienti di condurre una vita più semplice.
I contro di questi chip sono:
Il cervello potrebbe essere danneggiato;
C’è il rischio dell'effetto Orwell.
Chi era George Orwell?
George Orwell nacque nel 1903 e morì nel 1950. Egli è stato uno scrittore, giornalista, saggista, attivista e critico letterario britannico.
È generalmente considerato uno tra i maggiori autori in prosa in lingua inglese del XX secolo. È diventato famoso per due suoi romanzi: La fattoria degli animali e 1984, dal taglio politico-allegorico e distopico. In base a questi scritti venne formulato l’aggettivo orwelliano: oggi usato per descrivere dei meccanismi con cui la società esercita il totale controllo del pensiero sugli individui.
Stretto di Bab el-Mandeb sulla cartina.
di Caterina Mari, 1H - 26/02/24
Attualmente il Mar Rosso è costantemente attaccato dagli Houthi, un gruppo politico e religioso armato, per una solidarietà verso i palestinesi attaccati dagli israeliani; gli Houthi stanno bombardando le navi che passano dallo stretto di Bab el Mandeb che separa lo Yemen dal Gibuti.
Il Mar Rosso si è formato durante la separazione tra la placca araba e la placca africana, iniziata 30 milioni di anni fa; è collegato al Mar Mediterraneo grazie al canale di Suez. I paesi bagnati dal Mar Rosso sono: Israele, Giordania, Arabia Saudita, Yemen, Egitto, Sudan, Eritrea e Gibuti.
Il suo colore rossastro deriva da un fenomeno di biologia determinato dall’ alga Trichodesmium Erythraeum che in diverse situazioni climatiche diventa rossa formando così macchie molto grandi sulla superficie dell’acqua. Questa alga causa la morte di molti altri organismi marini e anche degli esseri umani perché rilascia delle sostanze tossiche; questo fenomeno è degenerato a causa dell’inquinamento ambientale.
di Francesco Mesiano, 3H - 15/01/24
Nel mondo oggi ci sono oltre 70 muri che dividono i vari paesi. Le barriere sono situate in uno Stato su tre e sei persone su dieci vivono in una nazione dove vi è una di esse. Questi sono i dati terrificanti che ci aiutano a capire quanto il problema di recinzioni che dividono varie nazioni sia sempre più grave. Il continente con più muri è l'Asia, seguita dall’Europa e poi dall’Africa. Mentre il paese con più recinzioni in assoluto è Israele, che ne ha 6. Seguono Marocco e Iran. Nella storia ci sono molti esempi di muri, dalla guerra fredda ai giorni d’oggi. Queste barriere possono avere varie funzioni: militari, per fermare il trasporto illegale di droga, ma spesso per non far passare migranti in fuga da guerre o situazioni di povertà.
Il muro più famoso della storia è quello di Berlino. Al termine della seconda guerra mondiale la Germania venne divisa in due e insieme ad essa anche la sua capitale, Berlino. Con il tempo si creò una diseguaglianza sociale tra la parte est e ovest della città, perciò molti cittadini della parte est scapparono verso la parte ovest. Nel 1961 per porre fine a questo, si iniziò a posizionare del filo spinato che successivamente sarebbe diventato il muro più famoso, appunto quello di Berlino. Nessuno poteva più visitare l’altra parte della città, ma il 9 novembre del 1989 i cittadini di Berlino est furono autorizzati eccezionalmente a visitare i parenti dall’altra parte della città e in quell’occasione furono proprio loro ad abbattere il muro.
Ai tempi della caduta del famoso muro tedesco, c’erano solo una decina di barriere divisorie, ma oggi sono molte di più.
Per esempio nel 1990 il presidente americano George Bush ha fatto costruire una barriera tra il confine statunitense e quello messicano lunga 23 chilometri per bloccare i migranti; oggi misura la bellezza di 1000 chilometri. Questo a causa dell’ampliamento che ha continuato ad avere fino alla presidenza di Joe Biden. Sotto la presidenza di Donald Trump la costruzione ha avuto il più grande sviluppo: è stata rafforzata in 700 chilometri e allungata di 83.
Un muro di cui si parla molto in questo periodo è quello progettato dallo stato d’Israele nel 2002, a seguito della seconda rivolta dell'intifada. È lungo ben 708 chilometri e formato da recinzioni elettroniche, filo spinato, fossati, mura di cemento e torri di controllo. Questo muro, situato tra Israele e Cisgiordania, viene definito dagli israeliani "chiusura di sicurezza” contro gli attacchi terroristici, ma dai palestinesi “muro della vergogna”, perché li discrimina e li isola.
Uno dei più recenti è quello costruito al confine tra Grecia e Turchia. Il muro è stato voluto fortemente da Atene al fine di bloccare i migranti afghani e non ripetere la crisi migratoria del 2015, quando un milione e mezzo di migranti hanno attraversato il confine greco. Il muro esisteva già, ma adesso la lunghezza è passata da 12,5 chilometri a 40.
Purtroppo molti sono i muri costruiti nel mondo. Ricordiamo tra gli altri quello tra Ungheria e Serbia, costruito per respingere i migranti provenienti dai Balcani; quello tra India e Bangladesh; quello tra Melilla e Marocco. Quest’ultimo è un muro eretto al fine di bloccare il flusso migratorio dal Marocco verso l’exclave spagnola.
Una frase che ci fa molto riflettere e che dovremmo ricordare è “Gli uomini costruiscono troppi muri e mai abbastanza ponti.” (Isaac Newton).
di Claudia Tazza, 3H - 15/01/24
In seguito a negoziati mediati dal Qatar, le due opposte fazioni hanno acconsentito a una pausa dei combattimenti (la prima dopo 7 settimane di guerra) di 4 giorni a partire dal 24 novembre per il rilascio di alcuni ostaggi israeliani, in cambio della scarcerazione di prigionieri palestinesi e dell’afflusso di aiuti umanitari a Gaza. La tregua, in seguito prolungata fino al mattino di venerdì 1 dicembre, aveva brevemente alimentato le speranze per un cessate il fuoco più duraturo, ma non ha retto oltre. In sette giorni Hamas ha liberato 105 ostaggi (su un totale di 240) di cui 78 donne e minori. Israele ha invece liberato in tutto 240 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri del paese. Le ostilità sono riprese poco prima della scadenza della tregua, con Israele che ha intensificato i bombardamenti dirigendosi verso la città di Khan Yunis, la principale città meridionale della Striscia. Gli abitanti di Gaza, che erano fuggiti verso sud pensando che sarebbero stati al sicuro, a questo punto non hanno più nessun altro posto dove andare.
Finora nella guerra in corso tra Hamas e Israele sono morti oltre 15 mila palestinesi, in gran parte civili, e circa 1.200 israeliani. Secondo le Nazioni Unite quasi 1,9 milioni di persone, ovvero circa l’85% della popolazione totale di Gaza, sono fuggite dalle proprie case, schiacciandosi in un’area che copre meno di un terzo del territorio.
di Claudia Tazza, 3H - 15/01/24
Il 7 ottobre 2023 Hamas, il gruppo armato palestinese che domina la Striscia di Gaza, ha condotto un attacco terroristico a sorpresa contro Israele, uccidendo circa 1.400 persone, tra cui almeno 300 soldati, secondo il governo israeliano.
Per ritorsione, il governo israeliano ha promesso di distruggere Hamas.
Cosa è successo durante l’attacco di Hamas
All’alba del 7 ottobre, Hamas ha lanciato raffiche di razzi che hanno colpito fino a Tel Aviv e la periferia di Gerusalemme, città normalmente protette dal sistema di difesa missilistico israeliano Iron Dome. Gli aggressori hanno varcato in più punti la barriera che separa la Striscia dallo Stato di Israele, penetrando nelle comunità di confine e nelle basi militari, nonché in un festival musicale all’aperto, massacrando uomini, donne e bambini. Ci sono voluti giorni perché le forze israeliane riprendessero il controllo dopo l’attacco che ha segnato il giorno più letale nella storia di Israele.
Ad aggravare il senso di shock per Israele, un paese con l’esercito più avanzato della regione, Hamas e altri gruppi armati a Gaza hanno preso in ostaggio almeno 239 civili e soldati.
Come ha risposto Israele
All’indomani del 7 ottobre le autorità israeliane hanno avviato attacchi aerei contro Gaza e hanno annunciato un “assedio completo” del territorio che lo priverebbe delle forniture di cibo, acqua e carburante. Israele ha anche radunato decine di migliaia di truppe per invadere Gaza, con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha promesso di “demolire” Hamas.
Nei tre giorni successivi, mentre continuavano i massicci bombardamenti aerei e di artiglieria, le truppe israeliane sono avanzate nella parte settentrionale preparandosi all’invasione della Striscia che è iniziata il 27 ottobre. Nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 novembre l’esercito israeliano ha cominciato un’operazione militare all’interno dell’ospedale Al Shifa, il più grande della città di Gaza. L’attacco militare contro l’ospedale ha suscitato forti reazioni di protesta da parte dei governi internazionali e dell’opinione pubblica, trattandosi di una violazione del diritto internazionale umanitario e della Convenzione di Ginevra, un trattato che stabilisce norme a protezione dei civili nelle zone di guerra. Secondo Israele, però, proprio sotto l’ospedale era nascosta una infrastruttura strategica dei terroristi: negli anni infatti Hamas ha costruito un’estesa rete di tunnel che percorre il sottosuolo della Striscia e si concentra soprattutto nell’area della città di Gaza. I tunnel sono usati dai miliziani per spostarsi, nascondersi o proteggersi, ma anche come depositi di cibo, acqua, carburante e armamenti: da decenni Israele tenta di distruggerli.
Qual è la situazione a Gaza
Israele sostiene che Hamas si nasconde in aree civili per protezione, e ha lanciato migliaia di attacchi aerei su Gaza, a volte centinaia in un solo giorno. Ciò ha causato numerose vittime civili, devastato quartieri e aggravato il disastro umanitario nell’enclave che è sotto embargo da 16 anni.
Centinaia di migliaia di persone hanno abbandonato le proprie case in cerca di sicurezza. Israele ha ripetutamente avvertito i civili di spostarsi dal nord al sud del territorio, anche se molti abitanti di Gaza sostengono che farlo non sia un’opzione e che nessuna parte del territorio sia sicura.
Come hanno reagito i leader delle potenze
Le conseguenze della violenza hanno scosso la regione e il mondo. Le Nazioni Unite hanno chiesto un cessate il fuoco umanitario urgente per consentire gli aiuti a Gaza mentre la crisi umanitaria peggiora. Anche se ad alcuni camion che trasportavano aiuti è stato permesso di passare dall'Egitto, i funzionari affermano che ne occorrono molti di più.
I leader di Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno ribadito in una dichiarazione congiunta del 22 ottobre “il loro sostegno a Israele e il diritto di quest'ultimo di difendersi dal terrorismo, e hanno invocato il rispetto del diritto internazionale umanitario, ivi compresa la protezione dei civili”.
Le nazioni arabe, inclusa l’Arabia Saudita, hanno chiesto una riduzione della tensione e hanno evitato di incolpare Hamas. Recentemente hanno chiesto un cessate il fuoco.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annullato il progetto di un viaggio in Israele. Ha detto che Hamas – che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e altri paesi considerano un’organizzazione terroristica – rappresenta la liberazione piuttosto che il terrore, anche se ha aggiunto che non giustifica gli atti contro i civili. Ha anche condannato quella che ha definito la brutalità di Israele contro i palestinesi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskij ha equiparato l’attacco di Hamas all’invasione del suo paese da parte della Russia.
È in arrivo un conflitto più ampio?
La guerra a Gaza mette a repentaglio mesi di diplomazia volti alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e l’Arabia Saudita, due paesi che sono stati avversari.
Ha anche portato proteste in tutto il Medio Oriente e oltre; ha alimentato i timori di un conflitto regionale più ampio.
Gli Stati Uniti stanno cercando di evitare che la guerra tra Israele e Hamas si riversi in un conflitto con l’Iran e i suoi alleati in Libano, Siria e Iraq, e per questo il Pentagono ha inviato nella regione due portaerei e decine di altri aerei da guerra.
Dopo gli attacchi del 7 ottobre, l’esercito israeliano è impegnato in scontri quasi quotidiani con Hezbollah, il gruppo militante libanese alleato di Hamas e sostenuto dall’Iran, e secondo il Ministero della Sanità palestinese, più di 100 palestinesi sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata da Israele in scontri con le forze israeliane e in crescenti attacchi da parte dei coloni.
Finora nella guerra in corso tra Hamas e Israele sono morti oltre 12.000 palestinesi, in gran parte civili, e circa 1.200 israeliani.
di Somaya Boudaas, 2A - 15/01/24
La fashion week è l' evento di moda più importante al mondo. Ha la durata di una settimana, nella quale le case di moda e gli stilisti illustrano le loro creazioni al pubblico mostrando anche le ultime tendenze.
La prima fashion week nella storia si tenne a New York con lo scopo di promuovere la moda locale a discapito di quella francese. Le settimane della moda più importanti sono quelle di New York, Parigi, Londra e Milano. La fashion week è tenuta due volte l’anno: a gennaio e a settembre. Recentemente si sono tenute la fashion week di Milano e di Parigi. A Milano sono andati in passerella alcuni dei marchi più famosi tra cui Ferragamo, Versace, Prada, Giorgio Armani e molti altri. Lo show più eccitante è stato sicuramente quello di Gucci che ha sfilato di nuovo dopo un anno di stop. Il primo marchio a mostrare i suoi nuovi capi d'abbigliamento è stato Iceberg e nello stesso giorno ha sfilato anche Fendi che ha deciso di usare vestiti dai colori semplici e borse dai colori vivaci. Una delle sfilate più importanti è stata sicuramente quella di Moschino che ha celebrato il quarantesimo anniversario della casa di moda. A chiudere la fashion week è stata la sfilata di Laura Biagiotti. A questa fashion week hanno partecipato alcune delle modelle più famose tra cui Kendall Jenner, la modella più pagata al mondo, Gigi Hadid e Vittoria Ceretti, modella italiana. Dopo quella di Milano la fashion week si è tenuta anche a Parigi dove hanno sfilato alcuni dei brand più famosi al mondo tra cui Dior, Saint Laurent, Schiaparelli, Chanel e Balenciaga. Il primo grande marchio a mostrare le proprie creazioni è stato Dior che ha usato colori semplici come il bianco e il nero. Durante questa fashion week ha sfilato per la prima volta il brand di Victoria Beckham che ha lanciato una collezione ispirata al suo passato da ballerina con capi in stile moderno. La sfilata di Chanel si è tenuta l'ultimo giorno con abiti ispirati all’arte ma pur sempre eleganti. La fashion week parigina si è conclusa il 3 ottobre ed è stata l’ultima per questo 2023.
maggio 2023 - n. 5
di Mheg Gillian Masangcay, 1H
Ciao a tutti, mi chiamo Mheg e oggi vi parlerò della cultura filippina. Le Filippine sono un paese davvero molto povero ma con molte storie da raccontare.
Filippine multilingue
Le Filippine sono state colonizzate dalla Spagna e dall’America, ed è da qui che derivano diverse influenze della lingua. La lingua ufficiale è il Tagalog ma noi filippini mischiamo anche lo spagnolo e l’inglese; per questo molti turisti si stupiscono per il fatto che noi abitanti, sin dall’infanzia, sappiamo parlare l’inglese.
Ciascuna isola ha la propria lingua e dialetti diversi, per esempio Ilocano nel nord dell’isola di Luzon o il Cebuano nell’isola di Visayas. I filippini fanno fatica a capirsi gli uni con gli altri, per fortuna esiste l’inglese, cioè la seconda lingua ufficiale, infatti la tv e le scuole utilizzano l’inglese per comunicare. I film stranieri in lingua inglese non vengono neanche tradotti. Ciascun filippino è multilingue dato che, oltre al proprio dialetto, parla Tagalog e inglese, che vengono alternati spesso.
Il rispetto nelle relazioni: kuya, ate tito/a
Come rivolgersi alle altre persone:
Kuya: (si pronuncia cuìa) che viene usato per rivolgersi a un ragazzo più grande, fratello o cugino.
Ate: (si pronuncia àte) è la versione femminile di “Kuya” che viene usato per rivolgersi a una ragazza più grande, sorella o cugina.
Tito/Tita: significa “zio” e “zia” e si usa per le persone più grandi, ma non come “ate” e “kuya” che si usano per i giovani.
Il rispetto e la gentilezza
Il rispetto verso i grandi è legato all’idea che l’età sia direttamente proporzionale alla saggezza e all’esperienza accumulata da quelle persone. Il rispetto verso le persone più grandi si manifesta anche nelle conversazioni con il termine “Po”: si utilizza in mezzo alle frasi come segno di rispetto e gentilezza.
Esempio: “Kamusta ka?” (come stai?) si usa per persone coetanee o più giovani.
“Kamusta ka na, po?” (come sta?) si usa per mostrare rispetto per i più grandi.
Il rituale del “Bless” significa “Benedizione”. Consiste in un saluto alle persone molto più grandi di noi, come questa immagine rappresenta:
La cultura della pelle bianca
La cultura filippina rispetta la tendenza tipica delle culture asiatiche di non volersi abbronzare: chi ha la pelle scura è considerato brutto perché legato a lavori umili all’aperto per colpa del sole.
L'attaccamento alla musica e il Karaoke
Non puoi dire di essere stato nelle Filippine se non hai mai partecipato all’azione base della cultura filippina: Karaoke. Il karaoke è una questione di famiglia, quartiere e nazionale.
Sei pasti al giorno
Noi filippini mangiamo minimo 6 pasti principali al giorno: colazione, merenda delle 10, pranzo, merenda delle 15, cena e spuntini di mezzanotte.
Funerali nella cultura filippina: veglia di una settimana e cibo
Il funerale viene concepito diversamente dagli italiani. Innanzitutto il corpo del deceduto viene imbalsamato per metterlo all’interno di una stanza dove ci sarà la settimana di veglia. In questa stanza viene messa una grande foto di fianco alla bara aperta e tante sedie di fronte a essa.
Non solo preghiamo ma diamo il cibo. Infatti mettiamo del cibo nella stessa stanza della bara per commemorare il defunto con i suoi ultimi pasti preferiti. Inoltre esiste un’altra diversissima usanza occidentale: di fronte alla bara si tende a fare le ultime foto e i selfie.
Abbiamo l’usanza di non togliere i vestiti dagli armadi e le cose personali all’interno della casa per almeno 1 anno. Questo soprattutto nella mia famiglia è un segno di rispetto verso il morto.
Il compleanno nella cultura filippina è importantissimo
Il compleanno nelle Filippine viene concepito come il proprio capodanno personale in cui si fanno bilanci e promesse a se stessi. Un particolare compleanno è festeggiato di più rispetto agli altri: la festa della maggiore età. Quando si compiono 7 anni si festeggia in un luogo molto spazioso con musica e karaoke, e non solo si fa a 7 anni ma anche a 18 e a 21.
La scuola
La scuola si svolge in differenti mesi rispetto all’Italia per le differenti stagioni che abbiamo, infatti inizia a giugno e finisce a marzo. Questo per approfittare delle temperature più fresche delle stagioni delle piogge. Prima di entrare a lezione, gli studenti si dispongono in file ordinate secondo la classe di appartenenza per cantare l’inno nazionale, si porta la divisa e c’è il rito della “Graduation”, il diploma secondo i riti americani.
Nelle Filippine c’è una suddivisione dell’istruzione in privata e pubblica: questo è legato all’influenza della colonizzazione americana. La cultura filippina però si differenzia dalla scuola americana: nelle scuole si insegnano materie pratiche come per esempio la cucina o il cucito. Alla fine delle lezioni, gli alunni puliscono le aule come in Giappone, per imparare il rispetto per le cose che si utilizzano.
Apertura all'omosessualità
I filippini sono molto aperti all’accettazione delle differenti forme dell’amore. Le comunità LGBT sono molto ben accettate all’interno della società da decenni, possiamo dire che un paese del terzo mondo è molto più avanti su questo rispetto all’emisfero occidentale (e questo mi piace!). Secondo me, molti paesi saranno avanzati nella tecnologia ma non nel cuore. Qui il cuore vince su tutto.
Fissazione per la piscina
Noi filippini abbiamo una fissazione per la piscina, ma non ne sappiamo il motivo! E’ bello stare in piscina e rilassarsi dopo una giornata stressante.
di Sofia Casali, 2H
Blake Lemoine (ingegnere di Google) afferma che “Il sistema LAMDA (Language Model for Dialogue Applications) non ha sviluppato sensibilità e consapevolezza umane assolutamente”. Alcuni neuroscienziati ed altri esperti nel settore, dopo numerose ricerche, concordano sul fatto che LAMDA può copiare le emozioni di un umano e “incollarle” ma non può generarle.
The Conversation, una rivista online (https://theconversation.com/europe ), spiega che è l’essere umano ad attribuire comportamenti umani al robot.
Esistono alcuni software che, in base all’espressione facciale comprendono l’emozione che si sta provando e sono in grado di replicarlo.
Facciamo un piccolo esperimento: chiediamo a Siri “Sei mio amico?” la sua risposta sarà la seguente “Spero, prometto e giuro che la nostra amicizia avrà un radioso futuro”. Ora chiediamolo a Google e la sua risposta sarà “Gli amici si vedono nel momento del bisogno e, quando hai bisogno di informazioni, io ci sono sempre! Quindi direi che siamo amici veri”. Le
risposte sono differenti ma tutte vogliono fare intendere che l’intelligenza artificiale a cui l’hai chiesto è tua amica. Se chiediamo a Siri “Mi vuoi bene?” la risposta sarà “Hai tutta la mia ammirazione”; se lo chiediamo a Google sarà “Sono sempre a tua disposizione e sono felice di aiutarti. Se non è amore questo!”. Da questo piccolo esperimento si può dedurre che le
intelligenze artificiali non ti fanno sentire solo, sono tue amiche e ti vogliono bene, ma sono state programmate in precedenza per dire questo.
Concludo con il dire che le intelligenze artificiali non possono provare propri sentimenti ma riescono lo stesso a far sentire a proprio agio l’individuo che le stanno utilizzando.
marzo - aprile 2023 - n. 4
di Pierpaolo Aldini, 1H
Re Carlo non trova cantanti per la sua incoronazione; scopriamo qualche notizia sul reale inglese.
Biografia
Re Carlo d’Inghilterra ha 74 anni e ne compirà 75 il 14 novembre; è nato nel 1948. La madre di Carlo è stata la regina Elisabetta II, morta nel settembre del 2022. La moglie di Carlo è stata Diana Spencer dal 1981 fino al 1996, quando hanno divorziato. Dal 2005 la moglie di Carlo, re d’Inghilterra, è Camilla Shand. Carlo ha studiato al Trinity College di Cambridge conseguendo la laurea nel giugno del 1970, e si è formato come militare nella marina e nell’aviazione britannica.
Nel 1981 Carlo sposa Lady Diana Spencer da cui ha i suoi due figli, William e Harry. Divorzia da sua moglie nel 1996 in seguito alla relazione che portava avanti in segreto con Camilla Shand.
Dopo la morte per incidente di sua moglie Diana, Carlo riprende a frequentarsi con Camilla, a sua volta divorziata nel 1995 da Andrew Parker Bowles. I due ufficializzano la relazione nel 2005 e si sposano il 9 aprile dello stesso anno, dopo aver ricevuto il consenso dalla regina Elisabetta, il 2 marzo.
Dopo la morte della regina Elisabetta avvenuta l’8 settembre 2022, Carlo diventa sovrano della nazione prendendo il titolo di Re Carlo III. Camilla riceve il titolo di Sua Altezza Reale la Principessa Consorte, mentre il titolo di “Principe di Galles” passa per successione al figlio William.
L’incoronazione disastrosa
Carlo il nuovo re d'Inghilterra e la regina consorte Camilla saranno incoronati il 6 maggio, e per l'occasione molti artisti, le più grandi star della musica britannica, sono stati chiamati ad esibirsi; molti però hanno più o meno cortesemente declinato l'invito.
Il futuro re, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, fatica a trovare personaggi di prestigio internazionale che vogliano presenziare all'evento! Sappiamo che Adele ed Ed Sheeran non ci saranno; il cantante di Perfect, il quale si era esibito per la regina al giubileo di platino, dichiara di essere in altre faccende affaccendato; Adele la vera diva non ritiene di dover dare altre spiegazioni: un no grazie dovrà bastare ai sovrani.
La lista dei no continua con il diniego delle Spice Girls: lontani i tempi delle foto di Carlo e Diana abbracciati alle ragazze spaziali!
Un no deciso e sonoro è arrivato da parte di sir Elton John e in fondo è giusto così data la sua storica amicizia con lady Diana. I Take That da sempre vicinissimi alla corona, ci saranno ma senza Robbie Williams.
Il 6 maggio Carlo verrà comunque benedetto e incoronato re d'Inghilterra nella meravigliosa abbazia di Westminster che prima di lui ha visto l'incoronazione di tutti i sovrani d'Inghilterra dai tempi di Guglielmo il Conquistatore a eccezione di Edoardo V ed Edoardo VIII che mai furono incoronati.
Se la regina fosse stata Diana e non Camilla, avrebbero avuto tanti rifiuti? Carlo non è amatissimo, dei due quella amata dal popolo era lei, Diana, era lei che girava per gli ospedali, che stringeva le mani e scaldava i cuori degli inglesi, era lei quella vicina al mondo delle star, quella dei vestiti alla moda, sempre il volto gentile della Corona.
Comunque andrà sarà un evento storico di assoluto rilievo: God Save the King!
di Claudia Tazza, 2H
Dalla fine di novembre centinaia di studentesse iraniane, bambine e ragazze dai 10 anni in su provenienti da scuole di tutto il Paese, sono finite in ospedale con vari sintomi da avvelenamento come nausea, mal di testa, tosse, difficoltà respiratorie, palpitazioni e stati di sonnolenza acuta. La prima segnalazione si è registrata a Qom, una delle principali città religiose dell’Iran e centro di eccellenza per gli studi sciiti, quando 18 studentesse sono state ricoverate il 30 novembre; da allora si sono avuti casi in almeno 58 scuole, in 21 delle 30 province che compongono l’Iran. Ad oggi sono più di 1000 i casi di avvelenamento segnalati.
Che si tratti di un avvelenamento intenzionale è un sospetto che è stato confermato da fonti governative: il vice Ministro della salute iraniano Younes Panahi ha dichiarato in una conferenza stampa domenica 26 febbraio che dalle prime indagini è emerso che i composti chimici usati per avvelenare le studentesse “non sono prodotti per uso militare e sono trattabili senza ricorso a cure aggressive” e che il movente sembra essere quello di impedire alle ragazze di frequentare la scuola. Anche Homayoun Sameh Najafabadi, membro della commissione sanitaria del Parlamento, ha confermato che l’avvelenamento delle studentesse nelle scuole è doloso.
Il ripetersi dei casi ha provocato angoscia e sdegno tra le famiglie iraniane: i video condivisi dalle agenzie di stampa statali e dagli attivisti sui social media all’inizio di marzo mostrano genitori inferociti che protestano sotto le scuole in cerca di un confronto con i funzionari dell’istruzione, e insegnanti che chiedono risposte su questa tremenda vicenda.
Al momento non sono stati effettuati arresti, mentre è stata annunciata dal Presidente iraniano Ebrahim Raisi l’apertura di un’indagine.
I sospetti avvelenamenti hanno scosso gli iraniani perché l’istruzione delle ragazze nella Repubblica Islamica non era mai stata messa in discussione negli ultimi decenni: le donne costituiscono la maggioranza degli studenti universitari iraniani e quasi la metà della forza lavoro. Ma è anche vero che donne e ragazze hanno ispirato e guidato le recenti proteste, e che sono proprio le scuole e le Università i luoghi dove si forma l’opposizione politica al regime, i luoghi che le autorità conservatrici temono di più.
Gli attivisti dei diritti umani e molti iraniani temono che gli avvelenamenti siano una forma di vendetta verso le ragazze che si erano coraggiosamente ribellate all’obbligo del velo, e che mirino a diffondere la paura e a mettere a tacere le studentesse. Molti oppositori del regime sono convinti che gli stessi funzionari della sicurezza siano coinvolti o almeno complici. Per i media locali invece le ragazze potrebbero essere state avvelenate da movimenti di estremisti religiosi, ispirati dalle politiche dei talebani afghani che hanno vietato l’accesso alle scuole a bambine e ragazze.
febbraio 2023 - n. 3
di Somaya Boudaas, 1A
Durante la notte fra domenica e lunedì 6 febbraio 2023 la Turchia è stata vittima di un terremoto di magnitudo 7.9. Con 10 province colpite si tratta di uno degli eventi più grandi degli ultimi decenni. Secondo le indagini ci sono state all'incirca tra le quarantamila vittime e le centomila, la maggior parte sarebbero profughi siriani. Nelle città non rimane altro che macerie.
Le immagini video che arrivano dalle zone colpite mostrano edifici che si sgretolano in pochi secondi. Dove prima era pieno di vita non restano altro che macerie. Al momento si contano più di ottocento vittime e milioni di feriti. Fra le vittime principali ci sono gli animali sepolti dalle macerie o nella migliore delle ipotesi fuggiti chissà dove.
Il nome di Frank Hoogerbeet sta facendo il giro del mondo grazie ad un post che aveva pubblicato sul suo profilo Twitter il 3 febbraio. Nel post il geologo aveva scritto che prima o poi ci sarebbe stato un terremoto tra Turchia e Siria. Il geologo avrebbe anche supposto la sua forza: 7.5 di magnitudo. Appena passati tre giorni il terremoto è davvero accaduto. Frank Hogerbeet lavora per il Solar System Geometry Survey in Olanda e il suo post ha riacceso il dibattito sulla capacità della scienza di prevedere quando e come andranno in scena i terremoti. Il post ha raggiunto più di 50 milioni di visualizzazioni.
di Mascio Domenico, 3G
In tutta Europa in questi ultimi giorni si sono diffusi atti dimostrativi e attacchi terroristici legati all'arresto di Alfredo Cospito.
Cospito è il capo della Federazione Anarchica Informale, la principale organizzazione anarco-insurrezionalista italiana. L'attivista pescarese nel 2014 è stato condannato a 10 anni di carcere, per aver gambizzato (ferito alle gambe) il dirigente di Ansaldo Nucleare S.p.A., Roberto Adinolfi; nel 2016 gli hanno aumentato la pena di 10 anni per aver ordinato l'attentato della Scuola di Allievi Carabinieri di Fossano. Ad ottobre 2022 è stato spostato nel 41bis del carcere di Pescara e a gennaio 2023 l'hanno rinchiuso nel carcere Opera di Milano. Da quando sta al 41bis Cospito ha cominciato a fare uno sciopero della fame e negli ultimi giorni ha affermato che continuerà “fino a morire” se non gli allevieranno la pena.
In seguito alla decisione di dare il 41bis a Cospito, gli anarchici si sono attivati e hanno protestato con diversi attacchi alle istituzioni, i principali a Barcellona e Berlino; a Barcellona hanno frantumato il vetro dell'ambasciata italiana in Spagna e imbrattato il muro con la scritta “Estat Italia Assassì, amnistìa total y libertad por Cospito”, tradotto “È l'Italia assassina, amnistia totale e libertà per Cospito”. L'attentato di Berlino è sempre stato indirizzato all'ambasciata italiana: gli anarchici hanno bruciato l'auto diplomatica dell'ambasciatore Luigi Estero. Anche a Torino c'è stato un lungo corteo per protestare contro la decisione di prolungare il 41bis al capo anarchico pescarese; lo stesso è successo a Roma, ma durante la manifestazione sono scoppiate lotte e scontri con la Polizia.
di Daria Framarini, 2H
A mezzogiorno di domenica 15 gennaio, in Congo, nel pieno di una celebrazione liturgica, è esplosa una bomba in una chiesa evangelica.
Il bilancio è ancora incerto, ma secondo uno studio approfondito di un’associazione legata all’O.N.U i deceduti sarebbero 17 e i feriti gravi circa 20.
A commettere questo grave reato sono stati dei terroristi islamici, ovvero terroristi che combattono la chiesa cattolica perché ritenuta contraria alla loro religione.
Al momento dell’esplosione nella chiesa c’erano oltre 100 persone e un'agenzia stampa americana riferisce che, dopo aver sparato sui fedeli che celebravano la Pentecoste, i terroristi hanno fatto scoppiare degli esplosivi.
Secondo alcune ricerche, gli assalitori avrebbero anche rapito alcune persone.
Papa Francesco rivolge inoltre un pensiero alla Repubblica democratica del Congo, paese che visiterà a fine mese e dice: ”Preghiamo Dio affinché ci renda un cuore pastorale che soffre e rischia per dare testimonianza".
gennaio 2023 - n. 2
di Caterina Menichelli, 2H
È di qualche settimana fa la grande scoperta di un’energia pulita e illimitata che, a partire dalla fusione nucleare, riesce a sviluppare maggiore energia di quanta se ne impieghi per produrla. Questa incredibile notizia è giunta a seguito di un esperimento condotto il 5 dicembre 2022 presso il “National ignition facility” del “Lawrence livermore national laboratory” in California, dove un team di scienziati è riuscito a produrre 3,15 megajoule di energia a fronte di 2,05 megajoule che erano serviti per realizzare la fusione. Il meccanismo utilizzato presso il laboratorio statunitense era noto in teoria perché è il sistema che si realizza all’interno del sole e di tutte le altre stelle per la produzione di energia, ma fino ad oggi non era stato possibile metterlo in pratica perché la necessaria tecnologia non era sufficientemente sviluppata.
L’energia prodotta da questo tipo di fusione consente di raggiungere l’ambizioso obiettivo delle zero emissioni di carbonio, dunque un significativo passo avanti verso l’azzeramento di inquinamento ambientale e delle relative conseguenze sui cambiamenti climatici.
Saranno comunque necessari molti anni di sviluppo tecnologico ed investimenti economici al fine di poter utilizzare questa scoperta in ambito industriale e civile. L’urgenza di poter disporre di energia pulita ed illimitata potrà, probabilmente, accelerare i passi da compiere verso questo proposito, rispettando la data del 2050, termine ultimo dell’Agenda 2030 relativa agli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.
di Claudia Tazza, 2H
Aggiornamento: 16 novembre 2022
Dopo 3 mesi non si sono fermate le proteste in Iran, così come non si ferma la brutale repressione della polizia. Il movimento spontaneo animato dai giovani e dalle donne, che chiede diritti civili e maggiore libertà, si è trasformato in una sfida implacabile contro il regime teocratico al potere dal 1979.
Di seguito riportiamo i fatti salienti accaduti dopo la prima stesura del nostro articolo:
➢ Il 26 ottobre più di 100.000 persone si sono radunate intorno alla tomba di Mahsa Amini, per manifestare in occasione dell’ultimo giorno di lutto secondo la tradizione iraniana, che ricorre a 40 giorni dalla morte. Anche al cimitero le forze di sicurezza, schierate in numero imponente, hanno risposto sparando sulla folla e hanno utilizzato gas lacrimogeno per disperdere le persone.
➢ Dal 17 ottobre l'Iran e i suoi vertici sono nella lista delle sanzioni Ue in considerazione del loro ruolo nella morte di Mahsa Amini e nella risposta violenta alle recenti manifestazioni nel paese. Secondo il sito del Consiglio europeo “l'elenco delle persone ed entità oggetto di misure restrittive dell'UE nel contesto dell'attuale regime di sanzioni in materia di diritti umani in Iran comprende ora un totale di 126 persone e 11 entità”.
➢ Il 10 novembre è tornata sana e salva in Italia Alessia Piperno. Dopo 40 giorni trascorsi nel durissimo carcere di Evin, a Teheran, è stata liberata grazie a un intenso lavoro diplomatico delle autorità italiane.
➢ Da martedì 15 novembre le proteste sono aumentate in numero ed intensità in ricordo del cosiddetto “novembre di sangue” del 2019, quando delle manifestazioni contro l’aumento del prezzo del carburante furono soffocate nel sangue. Oltre agli scioperi in fabbriche e mercati, ai blocchi di piazze e interi quartieri, di scuole e di università, per due notti di fila migliaia di persone sono scese in piazza.
➢ Ad oggi, secondo la Ong Iran Human Rights, il numero delle vittime tra i manifestanti è arrivato a 342, di cui 43 minori e 26 donne; 5 persone sono state condannate a morte dalla magistratura iraniana per il loro coinvolgimento nelle proteste.
➢ Secondo quanto ha dichiarato il Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran Javaid Rehman in un discorso tenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Arria-formula Meeting on the Ongoing Protests in Iran - minuto 08:36) il 2 novembre, nelle ultime 6 settimane le persone arrestate sono circa 14.000.
Aggiornamenti: 09 gennaio 2023
➢ Mentre le proteste stanno andando avanti, giovedì 8 dicembre, Mohsen Shekari, 23 anni, è stato il primo condannato a morte tra i manifestanti ad essere giustiziato dal regime iraniano tramite impiccagione. Il giovane, accusato di aver illegalmente bloccato una strada e di aver ferito un poliziotto con un coltello durante le proteste, era stato riconosciuto colpevole del reato di “moharebeh”, cioè di “guerra contro Dio”. Le associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno definito il suo processo una farsa: durato solo 20 giorni e senza possibilità di appello, con un avvocato difensore assegnato dal governo, il procedimento giudiziario si è svolto a porte chiuse sulla base di dichiarazioni estorte con la tortura in carcere. Nei giorni successivi altri tre giovani condannati sono stati impiccati, scatenando ulteriori agitazioni tra la cittadinanza.
➢ Al 26 dicembre, data che segna i primi 100 giorni dall’inizio delle proteste, secondo l’organizzazione non governativa HRANA (Human Rights Activists News Agency), sono almeno 507 le persone uccise tra i manifestanti, tra cui 69 minori; sarebbe invece arrivato a più di 18.500 il numero degli arrestati nelle 161 città coinvolte nella mobilitazione; tra questi in 9 si trovano nel braccio della morte.
➢ “Dato che le autorità iraniane sono irremovibili nel continuare la loro follia omicida sia per le strade che attraverso processi fittizi, spetta alla comunità internazionale agire con urgenza per fermare ulteriori esecuzioni”. A questo invito di Amnesty International, il Governo italiano ha dato concreto seguito quando, il 28 dicembre 2022, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano per esprimere la ferma protesta dell’Italia contro le violenze in corso, chiedendo il blocco immediato dell’esecuzione delle condanne, la sospensione della repressione violenta delle manifestazioni, l’apertura di un dialogo con i manifestanti. “Chiediamo che non vengano massacrate donne perché si tolgono il velo e che i ragazzi non vengano condannati a morte per aver partecipato a delle manifestazioni”, ha detto il ministro.
➢ Il Consiglio Europeo, da parte sua, ha ribadito nelle Conclusioni alla riunione del 15 dicembre 2022 tenutasi a Bruxelles la “ferma condanna alle sentenze di pena di morte pronunciate ed eseguite recentemente nel contesto delle proteste in corso in Iran” e ha chiesto “alle autorità di Teheran di terminare immediatamente questa pratica e annullare le sentenze”. Nell’ultimo Consiglio Affari esteri Ue, inoltre, i 27 paesi membri hanno deciso di aggiornare l'elenco delle persone ed entità oggetto di misure restrittive (sanzioni) dell'UE con l’aggiunta di altre 20 persone (gli alti gradi dei Pasdaran, le guardie della Rivoluzione islamica), e una entità (l’emittente televisiva statale del regime, l’Irib).
➢ Il quotidiano La Stampa ha promosso una petizione per la liberazione di Fahimeh Karimi, allenatrice di pallavolo e madre di tre figli, arrestata nella provincia di Teheran e condannata a morte con l’accusa di aver preso a calci un paramilitare durante le proteste. Le 300.000 firme raccolte, contenute in 10 scatoloni, sono state portate dal direttore del giornale Massimo Giannini davanti alla sede dell’Ambasciata iraniana a Roma. 300.000 firme per chiedere di fermare le incarcerazioni arbitrarie, le torture, le impiccagioni di chi in Iran ormai da 4 mesi scende in piazza per cambiare il proprio paese a rischio della vita.
dicembre 2022 - n. 1
di Claudia Tazza, 2H
Il 13 settembre a Teheran, capitale dell’Iran, una ragazza è stata fermata dalla polizia morale perché accusata di indossare l’hijab (il velo) in modo non conforme alla legge islamica. Arrestata, tre giorni dopo è stata ricoverata in ospedale, dove è morta a causa dei maltrattamenti subiti in carcere.
Aveva 22 anni e si chiamava Mahsa Amini, era originaria di Saqiz, una città del Kurdistan iraniano, e si trovava a Teheran per visitare la città come turista.
La sua storia ha suscitato la rabbia e l’indignazione delle iraniane e degli iraniani, di persone comuni così come di giornalisti, attivisti, celebrità e atleti, e nel giorno del suo funerale sono esplose le proteste in decine di piazze e in tutte le maggiori università del paese.
In piazza e sui video condivisi sui social le donne hanno cominciato a strapparsi il velo e tagliarsi i capelli in segno di lutto (richiamandosi ad un’usanza tradizionale della regione del Kurdistan, da cui Mahsa proveniva) e il taglio dei capelli è diventato in tutto l’Iran il simbolo dell’opposizione alle violenze e alle discriminazioni del regime teocratico contro le donne.
Intanto diverse categorie di lavoratori e professionisti si sono unite in varie forme di protesta: gli esercizi commerciali sono rimasti chiusi dal nord al sud del Paese; i lavoratori del settore energetico e petrolifero hanno organizzato scioperi per due giorni; un gruppo di avvocati ha manifestato davanti all'edificio della magistratura mercoledì 12 ottobre denunciando "lo stato che viola i diritti delle persone"; la principale associazione medica del paese ha rilasciato una dichiarazione firmata da 800 medici in cui condanna la violenza e sostiene le richieste dei manifestanti; i giocatori della nazionale di calcio iraniana, in una partita disputata in Austria, al momento dell’inno nazionale hanno indossato un giubbotto nero per coprire la maglia della squadra, esprimendo solidarietà alle lotte delle donne nel loro paese.
Le proteste vanno avanti ormai da settimane, e dura è la repressione delle forze di sicurezza del regime: in alcuni casi le manifestazioni si sono trasformate in caotiche battaglie di strada con cassonetti rovesciati, barricate e spari della polizia. I gruppi per i diritti umani hanno affermato martedì 11 ottobre che almeno 185 persone sono state uccise, inclusi 28 bambini, con migliaia di feriti e arrestati.
Il governo, inoltre, è ricorso frequentemente a interruzioni o rallentamenti della connessione a internet, per fermare la libertà di informazione della popolazione.
La stessa giornalista che per prima aveva dato la notizia della morte di Mahsa, Niloofar Hamedi, è stata arrestata, così come decine di suoi colleghi che in questi giorni stavano cercando di dare notizie sugli avvenimenti in corso, e di lei a oggi si sa solo che è in isolamento in una prigione nel nord della capitale.
Anche nove cittadini stranieri sono stati arrestati con l’accusa di essere agitatori e oppositori del regime, tra cui l’italiana Alessia Piperno, travel blogger romana di 30 anni.
La protesta che la polizia iraniana sta reprimendo nella violenza non è soltanto contro il velo obbligatorio: "morte al dittatore” è lo slogan che i manifestanti iraniani hanno continuato a intonare per le strade della capitale, o dai tetti e dai balconi delle abitazioni. Una più ampia contestazione si sta sviluppando a partire dal simbolo dell’hijab, diretta contro il dittatore l’Ayatollah Khamenei, contro la teocrazia, contro la polizia religiosa e contro la Repubblica islamica.
Per un velo mal indossato è esplosa la rivolta contro la sistematica violazione dei diritti delle donne, contro l’oppressione della libertà di pensiero e di espressione di tutti i cittadini, in una crisi che sta mettendo in grossa difficoltà la teocrazia iraniana ma della quale è impossibile prevedere i futuri sviluppi.
di Anna Rubini, 2B
L'acronimo COP significa Conference of the Parties, ovvero Conferenza delle parti. Quest’anno si è svolta dal 6 al 18 novembre in Egitto. I delegati che hanno partecipato alla conferenza per discutere del cambiamento climatico e di come combatterlo, sono stati circa 25.000. Quest’anno erano assenti Cina, India e Russia.
L'obiettivo dell’evento COP 27 è di riunire gli stati affinché portino avanti un’azione coordinata per il clima, mentre la terra si trova ad affrontare un periodo difficile con frequenti ondate di calore, inondazioni, incendi senza precedenti; questi fattori, uniti alla pandemia e al conflitto in Ucraina, innescano il caos nel settore energetico e rendono la crisi alimentare sempre più minacciosa. Nonostante l'impegno, i risultati non sono dei migliori: le emissioni continuano a crescere e c'è una grande distanza tra quello che sarebbe necessario fare e quello che viene fatto.
Ci sono però anche lati positivi: le fonti di energia rinnovabile sono in aumento e soprattutto la popolazione mondiale non è mai stata così sensibile al problema “clima”. L’incontro è stato molto criticato anche per la sede scelta, l'Egitto, perchè lì non sono garantiti molti diritti umani basilari. Grande assente Greta Thunberg, simbolo internazionale dell’impegno per il clima, che non crede nell’efficacia delle Cop. Forse le Cop non sono efficaci per raggiungere lo scopo, dal momento che in 27 edizioni non si sono visti grandi progressi; tuttavia gli va riconosciuto il merito di attirare l’attenzione sul problema clima e di aiutare a sensibilizzare le persone.
maggio 2022 - n. 5
di Vittoria Cianchetta, 1H
Il 1 Maggio in molti Paesi del mondo è la Festa dei lavoratori, una ricorrenza ufficiale che si celebra nello stesso giorno in Italia (dal 1891), a Cuba, in Russia, Cina, Messico, Brasile, Turchia e in diversi stati dell’Unione Europea.
La data della Festa dei lavoratori, il Primo maggio, è stata stabilita a Parigi il 20 luglio del 1889 con lo slogan "8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire". Un precedente importante è quello del 1° maggio 1886 quando i sindacati organizzarono a Chicago uno sciopero generale per chiedere migliori condizioni di lavoro per gli operai, in particolare la riduzione della giornata di lavoro a otto ore; a metà Ottocento, infatti, la giornata lavorativa durava dalle 12 alle 16 ore. Inoltre i morti sul lavoro non venivano calcolati.
Il 1° maggio 1886 dodicimila fabbriche degli Stati Uniti e 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila.
Il 3 maggio gli operai di Chicago si diedero appuntamento di fronte alla fabbrica di mietitrici McCormick per protestare contro i licenziamenti, ma vennero attaccati dalla polizia.
L’attacco provocò quattro morti e diversi feriti e la notizia si diffuse molto velocemente tra i lavoratori della città. Per protesta il giorno seguente fu indetta una nuova manifestazione a. In piazza iniziò pacificamente una difesa da parte dei lavoratori il 4 maggio, ma a causa di un incidente un poliziotto, Mathias J. Degan, perse la vita. In risposta, la polizia aprì il fuoco sulla folla.
Undici persone in tutto, fra cui sette agenti, persero la vita e molte persone rimasero ferite in quello che è passato alla storia come il massacro di Haymarket. Sette persone collegate con le proteste furono arrestate quello stesso giorno: condanna a morte per impiccagione per tutti fu la sentenza. Per due di loro la pena fu trasformata in ergastolo.
L’evoluzione della vicenda, le fasi del processo che seguì i fatti accaduti durante le manifestazioni, portarono all’attenzione del mondo la necessità di intervenire sui diritti dei lavoratori.
L’esito del processo offese e scandalizzò gli operai di tutto il mondo e i condannati diventarono i Martiri di Chicago.
”Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che strangolate oggi”
August Spies, anarchico presente alle proteste di Haymarket Square
marzo 2022 - n. 4
di Anna Mattei, 1H
L'8 marzo è stata la Giornata internazionale della donna, eppure in Afghanistan la situazione rimane tragica per tutte loro. Alcune persone pensano che la Giornata della donna, erroneamente chiamata “Festa”, sia soltanto una scusa per farsi portare a cena fuori e per avere dei regali, mentre è una giornata per ricordare l’ottenimento dei diritti per i quali le donne hanno combattuto e che devono essere conservati; il diritto di voto, ad esempio, non è presente in tutti i paesi del mondo, è l’Afghanistan è uno di questi.
Nel paese alle ragazze è negato fare qualsiasi tipo di sport che esponga i loro corpi e se alcune sono riuscite a scappare, altre non hanno potuto o - in poche - sono rimaste a lottare
per i loro diritti. “Lo sport è libertà: noi donne non smetteremo mai di lottare, anzi insieme brilleremo sempre di più. Il diritto di praticare qualsiasi sport è stato sancito in Afghanistan per le donne e le ragazze.” Questo è il messaggio di Khalida Popal, ex capitano della nazionale femminile di calcio dell’Afghanistan, rifugiata in Danimarca, che sta cercando di far uscire le sue ex compagne da Kabul. Khalida Popal è un esempio di sopravvissuta ma soprattutto di combattente Un'altra donna alla quale sono stati lesi i diritti è Mahjubin Hakimi, giovane promessa della nazionale afghana, giocatrice di una società della capitale del paese, la Kabul Municipality Volleyball Club, che si sarebbe rifiutata di rispettare il divieto e per questo sarebbe stata, come molte altre, cercata e punita per poi essere decapitata nella sua abitazione. Vi sembra dunque una cosa giusta stereotipare una ricorrenza come questa per i diritti che le donne hanno, che sono stati tanto duramente conquistati e che in alcune parti del mondo non sono del tutto scontati?
febbraio 2022 - n. 3
Aggiornamento sulla situazione in Ucraina
di Leonardo Bernelli, 3H
Sono passati due mesi, dall’inizio dell’invasione in Ucraina da parte dei russi. I soldati ucraini stanno ricevendo le armi richieste ormai da tempo per difendersi al meglio dai russi, come dichiara lo stesso Zelensky. Intanto il Cremlino non sembra volersi arrendere e accusa gli USA di addebitare ai russi l’uso di armi di distruzione di massa. In realtà le hanno veramente usate, basti pensare alle bombe a grappolo, ma il governo russo sembra negare questi avvenimenti. Che i paesi occidentali stiano fornendo all’Ucraina, non solo armi e assistenza finanziaria, ma addestramento e intelligence, non è un mistero. Ora però l’agenzia di Stato russa, chiamata “Ria Novosti”, accusa l’Occidente di avere inviato i famosi “boots on the ground” (letteralmente “stivali per terra”), cioè militari direttamente sul campo di battaglia. Secondo Ria Novosti, sabotatori specialisti dalla Gran Bretagna stanno aiutando direttamente l’esercito ucraino nella regione di Leopoli, nell’Ovest del Paese. Si tratterebbe di due gruppi, 20 militari in tutto, della Sas (Special Air Services) unità formata durante la Seconda Guerra Mondiale e nota per le sue missioni speciali. Una fonte anonima spiega all'agenzia che non si tratta di forze ordinarie, ma di forze che stanno coordinando le attività di sabotatori ucraini in territori controllati dai russi. La Russia vuole assicurarsi il pieno controllo del Donbass e del Sud dell’Ucraina, con un corridoio che colleghi la Crimea e la Transnistria. Secondo il presidente ucraino il compito dei soldati russi sarebbe quello di prendere il controllo del sud dell’Ucraina e raggiungere il confine con la Moldavia, quindi, l’Ucraina oggi starebbe lottando per la sicurezza dell’Europa; lo afferma il consigliere Mikhaylo Podolyak.
Nonostante l’avanzata russa stia subendo un rallentamento soprattutto nella zona nord-est e a Kiev, la guerra non si ferma. Russi ed ucraini continuano le loro battaglie coinvolgendo sempre di più i civili, come i trecento deceduti nell'attacco del sedici marzo al teatro di Mariupol, che era stato usato come rifugio da più di novecento persone; i ponti umanitari, inoltre, non sono sicuri.
È stato raggiunto l’accordo di creare altri dieci ponti umanitari, come dichiarato dal vice primo ministro di Kiev, Iryna Vereshchak; la stessa ha dichiarato che i soldati russi non lasciano passare i bus ucraini che cercano di lasciare lo stato. Quindi ha caldamente consigliato ai cittadini di usare mezzi privati. I profughi trovano dei rifugi attraverso parenti che si erano già trasferiti in altri stati, ma anche grazie alle persone che si offrono di ospitare le famiglie nelle proprie case; famiglie non proprio complete dato che mariti, padri, zii, sono rimasti in Ucraina per proteggere il proprio stato.
Anche se Kiev, la capitale ucraina, è sotto assedio, il fulcro della guerra in questo momento resta ancora la zona di Mariupol. Intanto le armate russe sono riuscite ad invadere la città di Slavutych, dove vivono i lavoratori della defunta centrale nucleare di Chernobyl. Secondo l’agenzia di stampa “Independent”, un’agenzia britannica, i soldati russi hanno preso il controllo dell’ospedale della città e preso come ostaggio il sindaco della stessa metropoli.
La Russia intanto ha reclutato dei soldati dell’organizzazione paramilitare islamista “Hezbollah”, duecento dei quali andranno a combattere in Bielorussia; il reclutamento di nuove truppe conferma lo stallo dell’avanzata russa.
La guerra continua e sfortunatamente Putin non sembra propenso né ad una tregua, né ad arrivare a dei compromessi. Pertanto il pensiero di molti è che questa guerra non finirà finché il capo della Russia non lo vorrà. Il numero dei morti continua giornalmente a crescere, le sanzioni si fanno sempre più pesanti, ed i russi cercano di invadere sempre più l'Ucraina. Le sanzioni economiche, da quanto gli inviati dei vari telegiornali dichiarano, cominciano ad essere percepite dalle grandi città, come per esempio Mosca. Infatti i prezzi degli alimentari, dei vestiti ed altri oggetti di uso comune, necessari per la vita, stanno lentamente salendo. Queste sanzioni diventeranno ancora più forti, in quanto l’ONU ha scoperto che i russi hanno usato bombe proibite dall’organizzazione, come per esempio le “bombe a grappolo” che, una volta toccato il suolo, rilasciano altrettante bombe più piccole ma con una grande potenza distruttiva e che arrivano ad avere un campo d’azione pari a quello di un campo da calcio. Per tutta risposta, però, gli Ucraini hanno iniziato la produzione artigianale di bombe molotov, delle bottiglie di vetro riempite di alcool, con un panno infuocato nel collo della bottiglia. Non solo la Russia avrà problemi economici, ma anche di comunicazioni: un famoso gruppo hacker di "Anonymous" è riuscito ad hackerare molti sistemi di comunicazione del governo russo, permettendo l’accesso ad altri hacker che sostengono l’Ucraina per fare quel che possono per rallentare le comunicazioni governo-esercito. Putin, nonostante tutte le minacce, non sembra volersi fermare, ed è riuscito ad invadere tutta la zona di Chernobyl e ad accerchiare la zona del Mariupol in modo tale da creare un territorio che colleghi direttamente Crimea e Donbass. Anche l’Ucraina ha i suoi mezzi di difesa, ed ultimamente i soldati dell’aviazione ucraina stanno facendo del loro meglio: in due giorni, un solo soldato è riuscito ad abbattere 16 caccia russi. Anche se tutti i voli che dovevano partire o arrivare in Ucraina sono stati cancellati a causa dell’insediamento dei russi negli aeroporti ucraini, la Germania cerca di dare il suo aiuto permettendo ai treni di arrivare in Germania passando per la Polonia: in questo modo tutte le persone che cercano di scappare dallo stato, possono farlo in relativa tranquillità attraverso quello che viene chiamato corridoio umanitario.
Immagine da Il Fatto Quotidiano
La Russia sembra inarrestabile. Sempre più territori vengono attaccati da soldati e le bombe fanno sempre più vittime innocenti. Le trattative non hanno portato a dei cambiamenti per il comandante russo che arriva pure ad attaccare i corridoi umanitari (strade che servono per l’evacuazione delle persone o permettono l’entrata nello stato per portare vivande o qualsiasi altro bene di prima necessità; i corridoi umanitari, per legge non possono essere attaccati, né tantomeno bombardati).
Le conseguenze in Italia.
In Italia, viene percepito, in modo molto sensibile, il costo della benzina e del gas che continua a crescere: chi può, cerca sempre il costo più basso di benzina, andando addirittura in Slovenia o Svizzera, dove essa ha un prezzo molto più basso rispetto a quello italiano. Questa situazione non ha solo aspetti negativi. Infatti agevola le azioni dello “switch energetico” che l’agenda 20/30 aveva programmato, in quanto molte più persone cominciano a viaggiare nelle città a piedi, in bici o in macchine elettriche (per chiarire: lo switch energetico consiste nello azzerare del tutto le emissioni di CO2 e smettere di usare i combustibili fossili, in modo tale da cercare di salvare il pianeta dal cambiamento climatico). In questo momento non solo i politici stanno cercando di dare il loro contributo; anche il Papa sta cercando di far ragionare Putin, ma sembra sempre tutto inutile. Intanto i soldati continuano a bombardare le maggiori città, e stanno puntando ad invadere la capitale Ucraina. Le immagini che girano sui social, di palazzi mezzi distrutti, di monumenti coperti da sacchi di sabbia come protezione, in qualche maniera continuano a sensibilizzare le persone e fanno in modo che tutti sappiano quello che sta succedendo all’Est, e conoscano la crudeltà della guerra, combattuta da soldati che sono costretti a bombardare le città ucraine, sotto l’ordine di Putin.
Ricollegandoci alla questione di Mariupol, trattata nel precedente articolo, la regione continua ad essere attaccata da tutte le parti e a breve si potrebbe arrivare alla conquista del territorio. L’Ucraina spera che le truppe degli stati della Nato intervengano e chiedono che anche altri stati diano il loro aiuto; dal loro punto di vista l’unico modo per cessare questa guerra è o il respingimento totale delle truppe russe, o la conquista dell’Ucraina. Di questa eventualità si parla molto, e in molti ne sottolineano anche i pericoli. Uno tra i tanti timori è che Putin non si fermi all’Ucraina, ma che si spinga fino a una buona parte dell’Europa e forse anche a qualche territorio asiatico. Tutto ciò ricorda uno scenario già visto in passato, nella seconda guerra mondiale, ma si spera che vada tutto per il meglio
I soldati russi continuano la battaglia a Mariupol per conquistare il territorio ed ormai la sua sottomissione sembra certa. La zona in questo momento è il simbolo della guerra, come prima lo era il Donbass: infatti i bombardamenti sono persistenti, fanno molte vittime, e distruggono interi palazzi, come teatri, scuole, ospedali. Intanto, Putin continua con la sua ideologia patriottica contro l’Occidente (ovvero cacciare dallo stato ucraino quelli che reputa i "neonazisti" che vivono lì).
Secondo alcuni sondaggi pubblicati in Russia la maggioranza dei cittadini russi appoggia Putin e le sue ragioni, una cosa veramente inaccettabile. Tralaltro, chi prova a biasimare le ragioni del leader russo in maniera pubblica, viene arrestato.
La giornalista Marina Ovsyannikova ha esibito un cartello con su scritto «No alla guerra» in inglese e sotto, in russo, una scritta ancora più coraggiosa, se possibile: «Fermate la guerra, non credete alla propaganda, qui vi stanno mentendo», durante una trasmissione del telegiornale nazionale russo e adesso rischia 15 anni di carcere; la dissidente ha rifiutato il diritto dell’asilo politico offerto dalla Francia. Questo dimostra l’atteggiamento autoritario ed imperdonabile di Putin. A livello politico, i capi di stato delle nazioni europee stanno facendo il possibile; Mario Draghi, per esempio, è in costante contatto con il presidente della Cina e con gli altri leader mondiali alleati della Russia; molti altri stati della Nato, come Francia, Spagna, Usa ed altri, si riuniscono per trovare possibili soluzioni al conflitto, come ad esempio le sanzioni, che sembrano però non scalfire l’animo del presidente russo. Il ministro degli esteri ucraino, infine, comunica che se le trattative andranno a buon fine, forse il conflitto potrà cessare a breve.
Immagine da Il Corriere della Sera
di Leonardo Bernelli, 3H
Di recente il presidente della Russia Vladimir Putin ha attuato un’occupazione in Ucraina, iniziata nel 2014 con la conquista della penisola di Crimea, affermando che il paese è suo. La Russia ha schierato molti soldati, più di 150 mila, nei Paesi che sono vicini all’Ucraina, quindi sui confini bielorussi, nella regione del Donbass e in Crimea, ma la domanda che sorge spontanea è perché Putin stia scatenando questo putiferio. La parola Ucraina significa letteralmente “terra di confine”, questo termine denoterebbe una “regione cuscinetto” che serve a tenere un distacco tra le due potenze militari, ovvero la Russia e gli alleati della NATO, pertanto questo territorio non dovrà essere di nessuno. Dato che all’Ucraina è stata concessa l’occasione di entrare nella NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord), la Russia si è infastidita, sapendo che se lo stato entrerà nell’Organizzazione, avrà uno stato alleato che confina con la nazione di Putin. Il Presidente russo ha dichiarato l’indipendenza della regione del Donbass, annettendola al territorio russo ma, dato che geograficamente quella zona appartiene all’Ucraina, gli Stati occidentali la vedono come se la Russia stesse veramente occupando altre parti ucraine (anche se in realtà è proprio così). Nella conferenza tenuta dal presidente Americano, Joe Biden ha dichiarato che ci sarebbero state sanzioni direttamente proporzionali all’insediamento in Ucraina da parte dell’esercito russo, e che alla Russia non è più stato concesso il permesso di commercio con i paesi occidentali (quelli europei), quindi Putin sarà costretto a commerciare solo con la Cina. La situazione sembrava essersi calmata un po', ma non è stato così, infatti, due giorni dopo, il 24 febbraio, i soldati russi hanno cominciato a muoversi verso le più grandi città Ucraine, tra cui anche Kiev, bombardando i punti strategici della capitale, come dichiarato dai diversi canali di diffusione televisiva, con conseguenti bagni di sangue. Tutti gli stati alleati della NATO hanno dichiarato questi attacchi inutili e privi di logica. Di questi attacchi si parla molto sui social media che mostrano i video del traffico stradale causato dalla fuga dei cittadini, dei supermercati vuoti, delle persone che scappano dai soldati e bombe che cadono su palazzi e case, e molte altre immagini forti che fanno riflettere e ci permettono di osservare la situazione quasi in prima persona. Ovviamente anche i leader degli Stati occidentali stanno cercando soluzioni diplomatiche, annunciando un consiglio straordinario delle nazioni europee, dove il premier francese Macron si è offerto come rappresentante europeo, che cercherà di far tornare Putin sui suoi passi, anche se le speranze sono poche. Si sperano miglioramenti della situazione.
di Anna Mattei 1H
Oggi in Afghanistan alle donne non sono più concesse neanche le libertà fondamentali, i talebani non si rendono conto di avere per le mani delle vere forze della natura. Da quando le truppe alleate si sono ritirate dal proibizionista paese asiatico, i diritti che erano stati tanto duramente conquistati dalle donne sono spariti come foglie al vento. Sono passati 179 giorni dall’insediamento dei talebani al governo del paese e, facendo il confronto tra il prima e il dopo, si può dire con assoluta certezza che la situazione è drasticamente peggiorata. Attualmente le donne non possono uscire di casa, non possono studiare, non possono ridere a voce alta, non possono praticare sport, mettersi vestiti colorati né tacchi né possono usare cosmetici; ma devono nascondersi dietro al burqa (velo che copre il viso), pena violenza e frustate. Esistono bus solo per le donne, non ci sono bagni pubblici femminili e le donne che hanno relazioni fuori dal matrimonio vengono lapidate in pubblico. In sintesi è negato loro avere una vita, la libertà e far parte del genere umano. In più ci si continua a sposare in giovane età, anche le minori di 15 anni subiscono violenze e abusi. C’è però chi si “ribella”, sono state organizzate delle scuole clandestine aperte a donne di tutte le età: giovani e anziane. E altre donne ancora hanno fatto sentire la loro voce più forte di quanto non sia mai stata e ancora più lontano scendendo a manifestare al fianco di altre donne che capivano la loro situazione. “No” è la parola chiave del nuovo regime presente nel paese, ormai totalmente sotto il controllo talebano. In Afghanistan la libertà è un bene dimenticato!
14 dicembre 2021 - n. 1
di Anna Mattei, 1H
L'assenza del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping al G20,"Group of twenty", di Roma e alla COP 26,"Conference Of Part", di Glasgow non sorprende visto che a Pechino si produce un milione di tonnellate di carbone in più al giorno.
Dall'inizio di questi "mesi green", infatti, la Cina non ha diminuito ma aumentato la produzione di carbone all'interno dei confini dello stato. Astenendosi però dal finanziare nuove centrali all'estero. La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme ha dichiarato che quella giornaliera è stata superiore a 11,5 milioni di tonnellate, dalla metà alla fine di ottobre. Quindi 1,1 milioni di tonnellate in più rispetto all’intero mese di settembre. Per tenere fede all'impegno preso di neutralità carbonica previsto entro il 2060, considerati i prezzi record dei combustibili, vista la domanda di elettricità in aumento e la lenta ripresa dalla pandemia con una richiesta di beni di consumo che cresce, è arrivato il momento, per il “dragone”, di rallentare. Un arduo compito per il colosso asiatico che dipende dal carbone ancora per il 60%, Pechino ne brucia la metà di quello consumato nel mondo!
Si deve però ammettere che la Cina ha fatto enormi passi avanti negli ultimi anni verso la transizione energetica. Tornare al carbone rischia di rovinare tutto.
"Fiumi limpidi e montagne verdeggianti costituiscono un patrimonio inestimabile." Affermava Xi Jinping due anni fa, il primo presidente cinese a fare della questione climatica "priorità nazionale".
Ora puntare sul carbone per superare la crisi energetica non è certamente il modo migliore di affrontare il problema! Le risorse energetiche rinnovabili non mancherebbero.
Non rimane che sperare che questo improvviso "Boom" del carbone non renda vani tutti gli sforzi fatti fino ad ora da alcuni governi e dagli attivisti come Gretha Tumbergh per migliorare la situazione climatica globale
aprile - maggio 2021 - n. 3
Foto di Anthony Beck da Pexels
di Luca Agostinelli, 3H
Aung San Suu Kyi, nata il 19 giugno del 1945, è una politica birmana, paladina dei diritti umani e capo del governo dal 2015 fino a gennaio del 2021.
Il padre, Aung San, era un membro del Partito Comunista Birmano ed eroe nazionale; la madre, Khin Kyi, l’unica persona a stare vicino alla figlia durante la sua infanzia a causa dell’assassinio del padre nel 1947, è stata ambasciatrice in India.
Aung San Suu Kyi si laurea a Oxford, poi si trasferisce a New York dove lavora per l’ONU. Nel 1972 conosce Micheal Aris con cui si sposa e da cui ha due bambini, Kim e Alexander.
Negli anni ottanta è costretta a tornare in Myanmar dalla madre, in gravissime condizioni di salute. Lì si impegna per la democrazia e per i diritti e diventa la guida di un nuovo partito: la Lega nazionale per la Democrazia (LND). Il paese è sottomesso da governi militari, infatti, per la sua attività in difesa dei diritti umani, Suu Kyi viene messa agli arresti domiciliari nel 1989, senza un processo, e per 15 anni è costretta a vivere come reclusa alternando il carcere ai domiciliari. La sua situazione attira l’attenzione mondiale e tanti ne chiedono la liberazione; nel 1991 vince il premio Nobel per la pace e investe i proventi per costruire nel suo paese un sistema di istruzione e sanitario per il popolo.
Nel 1999 riceve la terribile notizia che il marito è malato di cancro; il Governo le concede di andare a trovarlo ma non la scarcera definitivamente; Suu Kyi sa bene che se torna a Oxford non potrà rientrare nel suo paese, quindi decide di restare. Il marito muore.
Nel 2003 accade un evento spiacevole per la Birmania, poiché i militari, in occasione di uno spostamento della donna, seguita da sostenitori, decidono di sparare sulla folla uccidendo tantissime persone: Suu Kyi riesce a salvarsi ma viene di nuovo costretta agli arresti domiciliari (senza motivo); riesce ad avere la totale libertà solo il 13 novembre 2010.
Alle elezioni del 2015 ottiene la maggioranza e diventa Consigliere di Stato; non può accedere alla Presidenza per una legge del 2008 che negava la carica a chi avesse contratto matrimonio con uno straniero (legge pensata proprio per evitare che lei potesse diventare guida del paese).
In questi mesi Suu Kyi si trova per l’ennesima volta agli arresti domiciliari a seguito del colpo di stato del generale Saw Maung.
febbraio 2021 - n. 2
foto da Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2021
di Alessandro Marziali, 3H
febbraio 2021
Bosnia Erzegovina: è qui che si ferma il viaggio dei migranti che scelgono la rotta balcanica per arrivare in Europa. Arrivano, a piedi, da Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq, Siria, per attraversare il confine tra Bosnia e Croazia, dove vengono respinti, a volte brutalmente, e rimandati indietro. Lo chiamano “the game”. Al confine croato vengono utilizzati addirittura cani e droni per scacciare e inseguire i migranti che si trovano in condizioni disumane. I più audaci tentano il “gioco” più volte e in gruppi di circa 50 persone per far sì che almeno qualcuno riesca a passare. Questa drammatica situazione, purtroppo, non è nuova ma l’incendio del 23 dicembre che ha completamente distrutto un campo di accoglienza per migranti, ha focalizzato l'attenzione dei media sulla rotta balcanica. Da un giorno all’altro circa 1200 migranti si sono ritrovati letteralmente in mezzo alla strada. È iniziata subito la ricostruzione, ma nel frattempo la situazione per quelle povere persone è risultata drammatica; solo dopo le proteste internazionali l’esercito ha montato dei tendoni, alcuni riscaldati altri no, vicino al vecchio campo andato a fuoco. In ogni tenda vivono 30-35 migranti in condizioni disumane, senza elettricità e acqua corrente. Inoltre in centinaia, dopo la chiusura di Lipa, si sono riversati nelle vicine foreste dove hanno iniziato a costruire capanne di legno e lamiera oppure si sono rifugiati in abitazioni di fortuna ricavate in un'area industriale abbandonata. Il freddo è solo uno dei problemi - in inverno le temperature raggiungono anche i -20°C - perché mancano cibo, energia elettrica, acqua potabile, riscaldamento e un’adeguata assistenza sanitaria. I tentativi di riaprire e ospitare i migranti in altri campi o nelle caserme di alcune città vicine sono falliti per le proteste dei cittadini e delle autorità locali; alla fine non è stata trovata nessuna soluzione se non cercare di riaprire il campo di Lipa nel più breve tempo possibile. Nessuno stato europeo si è preso la responsabilità di gestire la situazione; da una parte l’Unione Europea accusa la Bosnia di avere ricevuto molti fondi per risolvere il problema, dall’altra la Bosnia sostiene le proteste dei cittadini che si sentono spaventati e impreparati a convivere improvvisamente con questa enorme massa di gente con usi e costumi molto diversi dai loro. Il dibattito sull’accoglienza dei migranti può anche continuare, ma in questi casi occorre essere concreti, dare ospitalità e aiuto. L’Europa deve capire che non basta dare soldi per mettersi a posto la coscienza, deve fare di più. Deve intervenire con azioni e progetti direttamente sul campo, sfruttando le risorse sia economiche che tecnologiche di cui dispone. Non potrà continuare rimanere indifferente davanti ai video che arrivano dai Balcani, dal Mediterraneo, dalla Libia, e continuare allo stesso tempo a proclamarsi centro di democrazia e civiltà.
foto da Il Corriere della Sera
di Luca Agostinelli e Riccardo Pompei, 3H
1 Febbraio 2021 - La Birmania torna sotto il potere dei militari che con un colpo di stato vogliono tenere in sospeso il passaggio democratico del Paese guidato da circa un decennio da Aung San Suu Kyi (premio Nobel per la pace) attiva per molti anni nella difesa dei diritti umani sulla scena nazionale del suo Paese, tenuto schiavo dalla dittatura militare. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione d’emergenza a porte chiuse dopo che Suu Kyi è stata messa ai domiciliari. Il partito della Premio Nobel per la pace ha fatto sapere che si trova nella capitale amministrativa Naypyidaw ed è in buona salute. Il colpo di stato è avvenuto nel giorno in cui il parlamento del Myanmar avrebbe dovuto riunirsi per la prima volta.
L’inviata speciale per la Missione ONU in Myanmar, si è rivolta agli ambasciatori chiedendo ai membri del Consiglio, non solo “unità”, ma anche di “inviare un chiaro segnale a sostegno della democrazia“ della Birmania. Sembra essere il destino di questo Paese non riuscire a liberarsi della prepotenza dei militari anche se il loro ruolo è stato sempre centrale, fin dalla lotta contro l’occupazione giapponese. I militari “Tatmadaw” questa volta, mettono in discussione la validità delle elezioni dello scorso novembre, durante le quali il partito di Suu Kyi, la "Lega Nazionale per la Democrazia", aveva ottenuto una maggioranza del 83%. Una vittoria schiacciante! I Tatmadaw hanno subito denunciato irregolarità nelle elezioni, secondo loro viziate da brogli inoltre il Presidente e la Suu Kyi hanno subìto capi d’accusa un po’ “strani” : violazione delle norme anti-Covid per il primo e importazione illegale di 10 walkie-talkie. I militari proseguono nella strategia anti-social, che consiste in continui e improvvisi blocchi di internet e delle linee telefoniche, per evitare che i manifestanti possano organizzarsi in proteste usando i media e le telecomunicazioni. In molti però, hanno acquistato delle Sim card tailandesi che funzionano in molte aree del Paese e consentono di depistare i blocchi dei militari.
L’Italia ha reagito attraverso un comunicato della Farnesina, che ha denunciato le azioni dell’esercito del Myanmar, chiedendo l’immediata liberazione di Suu Kyi. Gli Stati Uniti si sono detti “profondamente disturbati” per quanto sta accadendo nell’ex Birmania: “Chiediamo ai militari di rilasciarli immediatamente tutti.
La Birmania nel frattempo, viene rispedita nella dittatura. Sarà responsabilità morale e politica della comunità internazionale e di ogni coscienza democratica non lasciare solo questo Paese nella sua lotta per la democrazia e la libertà.
foto di Meline Asryan da Pexels
di Gian Marco Falilò, 3B
La persecuzione degli Armeni è, in povere parole, l’atto di pulizia etnica perpetrato dall’esercito dell’impero Ottomano nel biennio tra il 1915 e 1916.
Ad oggi, questo genocidio con oltre un milione e mezzo di vittime è stato “celato” agli occhi delle persone in ogni modo possibile dalla popolazione turca ed è stato uno dei cinque più grandi olocausti del ventesimo secolo, secondo solo a quello degli ebrei.
Forse qualcuno, dopo aver letto questa introduzione, potrebbe pensare che sia meglio dimenticare, ma io rispondo che non è così. Perché ricordare lo scempio?
Partiamo dall’inizio: l’Armenia ai tempi dell’accaduto era uno stato cuscinetto che mediava leggermente il conflitto tra i due imperi periferici, l’Impero Russo e quello Ottomano. Molti Armeni, divisi tra le due fazioni, si rifiutarono di combattere una guerra civile per due stati terzi e ciò portò ad alcune conseguenze spiacevoli. Accusati di essere dei traditori, gli armeni vennero così perseguitati dai Giovani Turchi.
Come si vede nel film “La masseria delle allodole” dei fratelli Taviani, i turchi uccidevano gli uomini velocemente, tagliandogli di netto la testa oppure pugnalandoli a morte; alle donne e ai bambini spettava tutt’altro destino invece: venivano fatti morire di fame, di stenti e di fatica, di una morte con la gola secca e le viscere a pezzi, le gambe distrutte, umiliati e derisi. Le famose “marce nel deserto” che venivano organizzate dagli stessi soldati Ottomani per finire quel genocidio il più presto possibile.
Con la fine della guerra le cose sono abbastanza cambiate per gli Armeni sopravvissuti, ma il ricordo di quel milione e mezzo di morti non lascerà mai la mente dei superstiti, né le loro memorie né quelle dei discendenti. La scrittrice del libro che poi ha ispirato il film prima citato, “La masseria delle allodole”, Antonia Arslan, infatti, ne è il chiaro esempio. Tuttavia ancora oggi gli Armeni hanno vari problemi che quasi passano in sordina nel mondo occidentale; di recente, infatti, è esplosa una guerra nello Stato limitrofo di Artsakh, in cui gli Armeni sono stati pesantemente sconfitti.
Proprio in quell’occasione, il gruppo musicale armeno System of a Down (SOAD) è tornato a produrre musica, cosa che non accadeva da anni.
In breve: la situazione per il piccolo Paese in Medio Oriente non è mai stata delle migliori, ma comunque sia, si spera in un cambiamento in futuro.
gennaio 2021 - n. 1
di Giulia Francesca Breban, 3H
11 gennaio 2021
Washington, 6 gennaio 2021: assalto al Campidoglio. Alcuni cittadini americani, sostenitori di Trump, hanno fatto irruzione in Campidoglio durante la ratifica ufficiale della vittoria di Biden. L’invasione si è conclusa con atti di vandalismo, violenza, cinque vittime, 13 feriti e 52 arrestati. Un dramma che ha temporaneamente visto i manifestanti occupare Camera e Senato forzando la loro evacuazione e ferendo al cuore la democrazia americana. Si pensa che a fomentare gli assalitori sia stato proprio Trump che poco prima aveva dichiarato di accettare la vittoria di Biden e aveva esortato i suoi sostenitori a marciare pacificamente verso il Campidoglio, sede del Congresso:
«Non vi riprenderete mai il nostro paese con la debolezza. Dovete esibire forza e dovete essere forti. Siamo giunti qui per chiedere che il Congresso faccia la cosa giusta e che conti solo gli elettori che sono stati nominati legalmente. So che ognuno di voi presto marcerà sul Campidoglio per far sì che oggi la vostra voce, pacificamente e patriotticamente, venga ascoltata. [...] Combattete. Combattiamo come dannati. E se non combatterete come dannati, per voi non vi sarà più un paese. [...] Cammineremo lungo Pennsylvania Avenue – adoro Pennsylvania Avenue – e andremo al Campidoglio e ci proveremo e daremo [ai Repubblicani] il genere d'orgoglio e ardore di cui hanno bisogno per riprendersi il nostro paese.»
Quella che doveva essere una manifestazione “pacifica” è diventata una violenta rivolta, uno dei “giorni più bui” della storia americana, come afferma il neo eletto Presidente Biden. Le conseguenze? In attesa di sapere quali provvedimenti prenderà il Governo, i social hanno bandito Trump dalle loro piattaforme e i molti leader internazionali hanno preso le distanze dal tycoon.
Giornata della memoria 2021
di Isabella Busila, 3H
27 gennaio 2021
Il campo di Ravensbrück, a soli 80 km da Berlino, apre le sue porte nel 15 maggio 1938; inizialmente concepito come un campo di rieducazione per chi contestava le idee politiche del regime, ben presto diventa un vero e proprio campo di concentramento femminile.
Le prime donne che arrivano nel campo sono all'incirca 867 per la maggior parte austriache e tedesche; sono comuniste, socialdemocratiche, testimoni di geova e donne accusate di aver violato le leggi di Norimberga. Successivamente il campo accoglie donne rom, sinti, polacche, ungheresi ed ebree. Lì i Nazisti selezionano le persone da destinare ai lavori forzati, condannandole così a una vita di stenti, che spesso porta alla morte.
Le donne nel campo sono particolarmente vulnerabili, soggette spesso sia a pestaggi sia a stupri; le ebree in gravidanza tentano di nascondere il loro stato per non essere costrette ad abortire, ma generalmente vengono scoperte e mandate a partorire in ospedali improvvisati, dove le condizioni avrebbero garantito la morte dei nascituri. Ravensbrück viene anche utilizzato come campo di preparazione per ausiliarie SS-Aufseherinnen, donne addette alla sorveglianza dei block femminili; la ferocia di una di queste donne, Irma Grese, supera ogni immaginazione e rende ancora più penosa la difficile esistenza delle prigioniere nei campi.
Alla fine della guerra il campo ospita circa 45.000 internate, tra le quali anche donne italiane, alcune di loro sono sopravvissute e sono diventate memoria storica di uno dei più terribili genocidi della storia.