L'assassinio di
Hekuran Cumani
di Elena Guri 3E e Maddalena Spina 3A, dicembre 2025
Hekuran Cumani, un ragazzo di ventitre anni di origini albanesi, al sorgere del sole del 18 ottobre 2025 ha perso la vita nella nostra regione, a Perugia. E questo perché ancora oggi, anche per i motivi più insignificanti, si arriva a togliere la possibilità di vivere.
È successo tutto nel parcheggio dell'Università, nei pressi del Dipartimento di Matematica e Informatica. Hekuran aveva trascorso una tranquilla serata in discoteca, in compagnia di amici e di suo fratello Samuele finché purtroppo, è arrivato il tragico momento della rissa tra loro e un altro gruppo di ragazzi di Perugia.
Non si sa esattamente il motivo di questa rissa ma pare che si sia trattato di motivi futili, come un ‘’forza Marocco” oppure per un apprezzamento a una ragazza che ha fatto scatenare molti dei ragazzi contro la vittima. Alla fine del diverbio, il giovane ventitreenne è stato colpito da una profonda pugnalata al petto ed è morto sul colpo. Invece Samuele, suo fratello più piccolo, è stato colpito ad una gamba mentre cercava in qualche modo di difendere Hekuran, ma con scarsi risultati.
Nonostante i giovani fossero divisi in gruppi, è stata una persona a far scattare il putiferio. È stato successivamente arrestato un ventiduenne di origini tunisine residente a Perugia.
Secondo le investigazioni, l'assassino aveva usato un coltello da cucina per l’attentato; successivamente è stato trovato il suo smartphone, utilizzato subito dopo l’omicidio.
Il presunto assassino sostiene di non essere stato lui ad aver ucciso Hekuran quel giorno, ma su di lui ci sono forti indizi e resta in carcere. La presunta arma del delitto è stata ritrovata nel fiume Tevere, nei pressi di Ponte San Giovanni a Perugia.
L’odio cresce ogni giorno
I casi violenti di omofobia registrati nel 2025.
di Greta Poletti, 2E gennaio 2026
98, i casi contati nel 2025. Su persone LGBTQ con aggressioni, in alcuni casi quasi mortali, in italia. Ogni città è stata colpita da un odio inspiegabile su persone che provano del semplice romanticismo. Ma qual è il perchè? Perché odiamo così tanto qualcuno “diverso” o “strano”?
Innanzitutto, vediamo alcuni dei casi più recenti di omofobia, e spieghiamoli.
6 dicembre 2025. Treviso
Dei ragazzi perseguitano due ragazzi gay insultandoli, per poi mettere le mani sui ragazzi innocenti.
6 dicembre 2025. Brindisi
Dei turisti israeliani minacciano un ragazzo gay e pro-palestinese, sputandogli addosso.
4 novembre 2025. Trasacco
2 fratelli gay vengono minacciati e insultati “se uscite di casa sono C**** vostri”
Tutto è iniziato molto tempo fa, ma non è stato un semplice giorno dove tutti si sono messi d'accordo e hanno iniziato ad odiare le persone LGBTQ, le cause sono tante, religione, ragioni psicologiche o traumatiche, ma soprattutto storiche, l'omofobia esiste da molto tempo. Ma si amplifica ogni giorno.
Ritornando in italia. L'omofobia fu trasportata dal Ventennio fascista. Ai quei tempi, essere gay significava essere malati di mente. E in italia, Mussolini rese perfino illegale l’omosessualita, usando la scusa “in Italia sono tutti uomini”
Anche la Chiesa si unì all'omofobia, rendendola un peccato.
La cosa si trasferì di generazione in generazione, insegnando gli stessi valori a ogni membro di famiglia
“Essere gay, è peccato”
E’ per questo che si sono registrati tutti questi casi di omofobia? Perchè ti rende “figo” picchiare o insultare persone che amano una persona dello stesso sesso? A quanto pare per alcuni è un sì.
di Matteo Bianchi, 1E - aprile 2025
I media in questo periodo stanno parlando molto delle intense scosse di terremoto che preoccupano gli abitanti della zona dei Campi Flegrei (Napoli) nelle ultime settimane. Ma veramente la situazione è così drastica?
Scopriamolo insieme!
Tutti ne parlano, ma pochi conoscono questo fenomeno. Questo è quello che si può dire riguardo ai commenti nei social sui Campi Flegrei.
Uno degli errori più comuni è chiamare i Campi Flegrei "vulcano". Infatti si tratta di più vulcani raggruppati in una vasta area. Inoltre questi vulcani sono “autonomi”, non eruttano tutti insieme, ma in ordine sparso.
Comunque i Campi Flegrei hanno 70 eruzioni alle spalle in un lasso di tempo che va dai 40.000 ai 3.800 anni fa. Di queste eruzioni solo 4 sono state violente; la più potente ha creato una nube tossica fatta di pomice e sedimenti che si è espansa per quasi tutta l’Europa fino alla Russia; nube che fu probabilmente la causa dell’estinzione dei Neanderthal sempre 40.000 anni fa.
Nonostante questo l’eruzione del supervulcano potrebbe essere meno potente di quello che pensiamo. In ogni caso il governo ha suddiviso la probabile area di quella che sembra un'eruzione imminente, stando alle continue scosse sismiche intorno alla magnitudo 4.
ZONA ROSSA = zona ad alto rischio.
ZONA GIALLA = zona a rischio minore.
La zona rossa, oltre ad essere la zona più ad alto rischio è anche popolata da 500 mila persone, perciò attualmente è stato formulato un piano di evacuazione dal Dipartimento della Protezione Civile. In caso di allarme l’evacuazione preventiva è l’unico modo per poter salvare la popolazione e questo perché i Campi Flegrei, come il Vesuvio, sono dei “vulcani” di tipo esplosivo: quando eruttano, al posto della lava fuoriescono flussi piroclastici fatti di gas incandescenti che inceneriscono tutto ciò che incontrano.
La zona gialla invece, in caso di eruzione, sarebbe colpita da ceneri vulcaniche ardenti. Questo richiederebbe l’allontanamento temporaneo della popolazione, pari a 800 mila persone.
Sebbene per via della densità di popolazione il fenomeno non sia da sottovalutare, l’eruzione sarà probabilmente di bassa intensità. Infatti il fenomeno dei Campi Flegrei è attivo da millenni e oggi viene costantemente monitorato dall’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ci fa dormire un po’ più tranquilli.
Celebriamo l’8 marzo, giornata internazionale della donna, con un breve excursus sulla storia dei diritti della donna.
di Leonardo Scardaoni, 3H - marzo 2025
I Diritti delle Donne: Un Cammino Lungo e Impervio
I diritti delle donne sono un tema che ha attraversato secoli di lotte, conquiste e purtroppo anche periodi di regressione. Dal diritto al voto all’accesso all’istruzione, dalla libertà di scelta in ambito lavorativo alla protezione contro la violenza di genere, la battaglia per la parità di diritti tra uomini e donne ha rappresentato una delle sfide sociali, politiche e culturali più complesse del nostro tempo.
Le Radici Storiche della Lotta per i Diritti delle Donne
Le radici della lotta per i diritti delle donne affondano nella storia, quando le donne erano escluse dalla maggior parte degli spazi pubblici, politici ed economici. Nei secoli precedenti, le donne erano principalmente viste come madri, mogli e figlie, destinate alla gestione della casa e della famiglia, senza alcun riconoscimento delle loro capacità intellettuali e professionali.
Il movimento delle suffragette alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo rappresentò una delle prime manifestazioni organizzate per i diritti politici delle donne. In molti paesi, tra cui la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, donne come Emmeline Pankhurst e Susan B. Anthony lottarono per ottenere il diritto di voto, un diritto che venne conquistato solo dopo decenni di battaglie, manifestazioni e sacrifici.
In Italia, la conquista del suffragio universale femminile arrivò solo nel 1946, quando le donne italiane ottennero il diritto di voto, segnando una pietra miliare nella storia del paese e nel riconoscimento della parità di diritti tra i generi.
L’evoluzione dei Diritti delle Donne nel XX Secolo
Nel XX secolo, le donne hanno intrapreso un percorso che ha visto da un lato un ampio miglioramento dei diritti civili e politici, dall'altro una crescente consapevolezza del diritto delle donne all’autodeterminazione e all’autorealizzazione. Con il tempo, la sfera della politica si è ampliata, così come l'accesso delle donne all'istruzione e alla vita lavorativa.
Nel contesto europeo e mondiale, numerosi sono stati gli sviluppi positivi, anche grazie all’impegno delle donne stesse e dei movimenti femministi che si sono succeduti, tra cui il movimento per la parità salariale, la lotta contro la discriminazione sul posto di lavoro e la promozione della salute sessuale e riproduttiva.
Tuttavia, nonostante i progressi, molte donne in tutto il mondo si trovano ancora ad affrontare discriminazioni, stereotipi di genere e violenze. La disparità salariale, la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili sono ancora fenomeni ampiamente diffusi, in alcune regioni del mondo.
La Questione della Violenza di Genere
Una delle battaglie cruciali dei diritti delle donne riguarda la violenza di genere, un fenomeno che non conosce confini geografici e che colpisce milioni di donne ogni anno. La violenza psicologica, fisica, sessuale e la tratta delle donne sono questioni che, nonostante i progressi legislativi e sociali, continuano ad affliggere la vita di molte donne, alimentando una spirale di sofferenza e oppressione.
La Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011, approvata dal Consiglio d'Europa, ha rappresentato un passo significativo nella lotta contro la violenza sulle donne, stabilendo misure vincolanti per gli Stati membri per prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire i colpevoli.
I Diritti Economici delle Donne
Un altro aspetto cruciale nella lotta per i diritti delle donne riguarda la parità economica. Nonostante il diritto delle donne di accedere al mondo del lavoro, le disuguaglianze salariali, il glass ceiling (il soffitto di cristallo) e le discriminazioni sono ancora una realtà in molte aree. Le donne, in media, guadagnano meno degli uomini, e spesso ricoprono posizioni lavorative meno prestigiose e meno remunerate. In Italia, ad esempio, le donne continuano ad affrontare sfide nell’ingresso e nella permanenza in posti dirigenziali o nelle carriere scientifiche.
Le politiche di conciliazione tra vita familiare e lavorativa e la parità di accesso a opportunità professionali sono aspetti su cui occorre ancora un grande impegno.
La Parità di Genere nell’Educazione e nella Salute
L’accesso all’istruzione e alla salute è un altro campo fondamentale. La possibilità per ogni donna di frequentare la scuola e di accedere a una formazione di qualità è il primo passo per garantire la sua autonomia e indipendenza. La discriminazione di genere in ambito educativo è ancora una realtà in alcune parti del mondo, soprattutto in contesti dove la tradizione e la cultura locale pongono le donne in una posizione subordinata rispetto agli uomini.
Inoltre, la salute delle donne è un tema che coinvolge numerosi aspetti, tra cui l’accesso ai servizi sanitari, la protezione della salute sessuale e riproduttiva, nonché la lotta contro malattie specifiche come il cancro al seno e il cancro cervicale. Il diritto alla contraccezione e l’autodeterminazione sulla propria maternità sono aspetti fondamentali della battaglia per i diritti delle donne.
La Parità di Genere nel XXI Secolo
Nel XXI secolo, la lotta per i diritti delle donne non si è esaurita, anzi si è rinnovata grazie ai progressi della tecnologia, della comunicazione e dei social media, che permettono alle donne di unirsi, sostenersi a vicenda e far sentire la propria voce in modo globale. I movimenti #MeToo e Time’s Up, che hanno avuto un grande impatto sullo scottante tema delle molestie sessuali sul posto di lavoro, hanno dato un segnale forte di cambiamento.
Le nuove sfide si concentrano sulla parità politica, economica e culturale, che richiedono una continua riflessione sulla legittimità delle discriminazioni di genere, ma anche sulla promozione di leggi più inclusive che garantiscano alle donne gli stessi diritti e opportunità degli uomini, in ogni angolo del mondo.
di Linda Brizzi, 3H - marzo 2025
Il ruolo della donna nella società è cambiato molto nel corso del tempo. Un tempo, la donna era vista soprattutto come madre e moglie, con pochi diritti e poca libertà. In molte società tradizionali il compito principale della donna era occuparsi della casa e della famiglia, mentre gli uomini lavoravano e prendevano decisioni importanti. Le opportunità di studio e di carriera per le donne erano limitate e, in molti casi, non avevano voce in capitolo nella politica e nella gestione della comunità.
Nel corso dei secoli, grazie alle battaglie per i diritti civili e alle rivoluzioni culturali, la condizione della donna ha iniziato a cambiare. Già alla fine del XIX secolo, alcuni paesi hanno riconosciuto alle donne il diritto di voto, segnando l'inizio di una lunga strada verso l'uguaglianza. Durante il XX secolo, le guerre mondiali hanno spinto molte donne a entrare nel mondo del lavoro, dimostrando che erano capaci di svolgere gli stessi compiti degli uomini. Il movimento femminista, inoltre, ha avuto un ruolo fondamentale nel garantire parità di diritti, portando all'approvazione di leggi per la parità salariale, la tutela della maternità e la lotta contro le discriminazioni di genere.
Oggi, grazie alle lotte per l'uguaglianza, le donne hanno ottenuto diritti fondamentali come il voto, l'accesso all'istruzione e la possibilità di lavorare. Tuttavia, nonostante i progressi, esistono ancora molte sfide da affrontare.
Uno dei problemi principali è il cosiddetto "soffitto di cristallo", un insieme di ostacoli invisibili che impediscono alle donne di raggiungere posizioni di potere e di avere gli stessi stipendi degli uomini. Molte donne, infatti, guadagnano meno dei loro colleghi maschi a parità di lavoro. Un altro problema è il "doppio lavoro", che indica il peso che le donne portano tra il lavoro e la gestione della casa e della famiglia.
Un tema molto grave è la violenza di genere. Molte donne subiscono violenze fisiche, psicologiche ed economiche, spesso da parte di persone che conoscono. Movimenti come #MeToo e #NonUnaDiMeno hanno portato attenzione su questi problemi, chiedendo leggi più severe e un cambiamento culturale.
Le donne in Medio Oriente
La condizione delle donne in Medio Oriente varia da paese a paese, ma in molti stati i loro diritti sono ancora molto limitati. Ad esempio, in Afghanistan, dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, alle donne è stato vietato di studiare oltre la scuola media e di lavorare in molti settori. In Arabia Saudita, fino al 2018, le donne non potevano neanche guidare l'auto, e ancora oggi hanno bisogno del permesso di un tutore maschio per molte decisioni importanti.
Ci sono però anche segnali di cambiamento. In Iran, le donne hanno guidato proteste coraggiose contro l'obbligo del velo, chiedendo più libertà e diritti. Nel 2022, la morte di Mahsa Amini, arrestata per non aver indossato correttamente il velo, ha scatenato manifestazioni in tutto il paese. Anche in paesi come gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, le donne stanno conquistando più spazio nell'economia e nella politica, anche se restano ancora molte limitazioni.
Conclusione
Il ruolo della donna è in continua evoluzione. Se in molti paesi le donne hanno raggiunto traguardi importanti, in altri devono ancora lottare per diritti fondamentali. La strada verso la vera uguaglianza è ancora lunga, ma il coraggio e la determinazione di tante donne dimostrano che il cambiamento è possibile.
di Tommaso Ciaccini, 1E
I Carabinieri hanno un cane robot. Si chiama Saetta ed è dipinto con la tipica livrea dei Cc. È stato creato dalla Boston Dynamics, il modello è lo Spot e costa circa 70.951 euro. È alto 50 cm e riesce a percorrere strade non raggiungibili normalmente. Tramite un braccio meccanico, riesce a rimuovere ostacoli e aprire porte. Inoltre, grazie a sensori termici avanzati e sistemi di rilevazione all’avanguardia, può scansionare il luogo in cui si trova e rilevare la temperatura di oggetti, dando un allarme se è troppo alta. Verrà usato per rischiose attività di ricognizione al posto dei militari. Il suo peso è di 33 Kg, è in grado di muoversi ad una velocità che arriva ai 6 Km/h e riesce a sopportare un carico che può arrivare fino a 14 Kg. Grazie alla sua batteria, il robot può essere comandato per 90 minuti circa, che possono variare in base all’utilizzo. Possiede 5 coppie di telecamere che permettono la visione a 360°. Inoltre, utilizzando sistemi di rilevazione avanzati, il robot è in grado di inviare mappe e rilevare ordigni esplosivi e agenti chimici dannosi. Poi, grazie all’integrazione con ChatGPT, il robot può rispondere e comunicare, anche a distanza, con gli esseri umani. Viene comandato a distanza con un tablet che, grazie a Wi-Fi e a onde radio, riesce a connettersi con una connessione veloce e affidabile.
Il robot, però, per quanto riguarda la sicurezza informatica, non è all’avanguardia. Infatti, anche se non si direbbe, basta un semplice attacco informatico per disattivare il cane o far disconnettere le forze dell’ordine impossessandosi di tutti i controlli.
di Caterina Marsini, 3H - 23/05/2024
il Museo nazionale Piana delle orme di Latina è un parco tematico con una delle più grandi collezioni dedicate alla storia del Novecento.
Il parco, costruito sul terreno di una famosa azienda artigiana del territorio, ospita più di 30 mila mq di esposizione con veicoli, mezzi industriali e persino giocattoli che hanno il compito di raccontare e tramandare le tradizioni di tutto quello che era il popolo italiano da qui a 50 anni indietro.
Il museo nasce grazie alla collezione privata di Mariana De Pasquale che ha raccolto macchinari e oggetti, anche di uso quotidiano, di disparate dimensioni e varietà. Infatti, le sale sono piene di macchinari antichi e utensili tradizionali che narrano la vita di un tempo ormai passato. I visitatori possono immergersi in un viaggio nel passato, scoprendo come le persone vivevano, lavoravano e si divertivano.
Tutto questo è possibile grazie ai 15 padiglioni disposti per tutto il percorso arricchiti con particolari scenografie, installazioni e effetti speciali. Le ambientazioni permettono di entrare realmente a contatto con il passato dei cittadini, rendendo tutto il museo sicuramente non banale e capace di trasmettere con trasparenza i fatti storici trattati.
Il primo padiglione da visitare è sicuramente quello più curioso anche per i più piccoli, il giocattolo d’epoca. Qui troviamo una vasta raccolta di modellini, soldatini, treni e bambole di tutte le epoche che catturano l’attenzione facilmente.
Continuando troviamo i padiglioni che trattano la sfera agricola con scenografie sulla bonifica delle maggiori paludi come l'Agro pontino, sulla vera vita e difficoltà dei contadini dell’epoca e infine i mezzi coi quali svolgevano il loro lavoro: una ricca collezione di trattori e macchine agricole per la lavorazione del terreno, la semina e la finale raccolta.
Altri padiglioni affrontano tutta la parte bellica della storia italiana dell’ultimo secolo. La zona dedicata alla battaglia di Cassino, sicuramente lo scontro più cruento di tutta la Seconda guerra Mondiale, a mio parere è una delle più affascinanti con numerosi suoni e effetti che fanno comprendere al meglio il bombardamento all'abbazia di Montecassino. Vengono affrontati anche lo sbarco di Anzio, a cui viene legata la storia di Skipper, un aereo da caccia rinvenuto in mare di cui è stato ritrovato nel 2012 il vero pilota al momento del disastro.
Parlando della fine della guerra ci sono altri due padiglioni “Da El Alamein a Messina e Salerno”.
Il punto forte del museo è sicuramente la grandezza e l’imponenza delle collezioni di mezzi aerei e navali donati dai reparti dell'Aeronautica Militare e della Guardia di Finanza che possiamo trovare nella parte del parco dedicata al polo aeronavale. Entrando nell’area subito l’occhio viene attirato dall’aereo antisom Looked PV-2 “Harpoon” (padiglione navale). Molti dei mezzi disponibili sono pezzi da collezione unici che hanno fatto la vera storia dell’Italia.
Infine, il padiglione più emozionante, è quello dedicato al fenomeno della Shoah e della deportazione nei lager nazisti di milioni di uomini e donne innocenti. Quando si pensa a questo viene subito in mente il popolo degli Ebrei, ma vennero rinchiusi anche oppositori politici, rom, sinti e Testimoni di Geova, omosessuali, individui considerati "asociali" e prigionieri di guerra che troppo spesso vengono dimenticati. La vera locomotiva con il vagone che veniva utilizzato, nei quali si può veramente entrare, rendono l’esperienza suggestiva e profonda perché riusciamo a capire quali sono state le vere condizioni degli innocenti.
Credo pienamente che acquistare il biglietto del Museo sia un’esperienza da provare almeno una volta perché regala emozioni e conoscenza uniche.
di Diana Faiella, 3A - 05/02/24
Sentiamo sempre più spesso parlare di femminicidio, ma cosa intendiamo con questo termine? La definizione di femminicidio è “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologia di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.”
E’ una delle più grandi emergenze contemporanee. I dati ci dicono che in Italia il numero delle donne uccise solo nel 2023 è pari a 113 di cui 90 da parte di familiari.
La società di tipo patriarcale può essere una delle cause dell’elevato numero di femminicidi? La società patriarcale mette le donne in una posizione di svantaggio, ma non sono solo loro a esserne vittime. Il patriarcato infatti è dannoso anche per gli uomini, perché condiziona i ruoli di genere e i comportamenti che gli uomini devono avere per dimostrarsi tali. Per dimostrarlo, ad esempio, si può pensare quando ad un bambino si dice: “non piangere come le femmine”, “non fare la femminuccia”, “non indossare colori da femmina”. Che sia un bambino, un ragazzo o un uomo adulto, vengono sempre posti dei limiti per svolgere professioni, attività fisiche o semplicemente per vestirsi come si vuole, a causa del giudizio altrui.
Un caso di femminicidio che ha particolarmente colpito l’opinione pubblica è stato quello di Giulia Tramontano, che è stata avvelenata e poi accoltellata dal compagno quando era incinta di 7 mesi. Dalle indagini è risultato che l’uomo avesse un’altra donna e voleva sbarazzarsi di Giulia e del piccolo che aveva in grembo. Il movente, in questo caso, è stato un estremo atto di egoismo da parte di un uomo che pensa di avere il diritto di decidere della vita o della morte della propria donna e del bambino che ha in grembo. Molto spesso il movente è l’eccessiva possessività nei confronti delle donne (mogli, compagne, fidanzate…) che così sono legate per sempre all’uomo e non riescono a separarsene per la paura di morire.
La violenza sulle donne non è solo fisica ma anche psicologica. Le donne sono vittime anche quando vivono nel terrore e nella vessazione continui, senza subire maltrattamenti fisici, quando non sono libere di decidere per la propria vita ma c’è sempre un uomo a decidere per loro.
Ciò che è sconcertante è che in alcune zone del mondo la violenza di genere viene normalizzata. Le donne subiscono continuamente violenze fisiche e psicologiche e questo è assolutamente inaccettabile!
Questa poesia, di Cristina Torre Cáceres, artista e attivista peruviana, ha spopolato sui social in seguito al femminicidio di Giulia Cecchettin, la ventiduenne uccisa dal suo ex fidanzato Filippo Turetta.
Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.
Se non ti dico che vengo a cena. Se domani, non vedi arrivare il taxi.
Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in una borsa nera.
Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia.
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata.
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata.
Mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata.
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato, che erano i miei vestiti, l’alcool nel sangue.
Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico avesse delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
Lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
Lo giuro, mia cara mamma, ho urlato forte così come volavo alto.
Lui si ricorderà di me, mamma, saprà che sono stata io a rovinarlo quando avrà di fronte il volto di tutte quelle che urleranno il mio nome.
Perchè lo so, mamma, non ti fermerai.
Però, te lo chiedo per quello che ami di più al mondo, non trattenere mia sorella.
Non rinchiudere le mie cugine, non privare di nulla le tue nipoti.
Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
Sono loro, saranno sempre loro.
Combatti per le loro ali, quelle ali che mi sono state strappate.
Combatti per loro, che possano essere libere di volare più in alto di me.
Combatti perché urlino più forte di me.
Possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.
di Anna Rubini, 3B - 15/01/24
La storia di Giulia Cecchettin: la ventiduenne a cui è stato portato via tutto dall’ex fidanzato Filippo Turetta.
I ragazzi erano entrambi ventenni e frequentavano lo stesso corso all’università, Filippo era abituato a stare insieme a lei, a dare esami con lei, a studiare assieme a lei. Quando Filippo ha saputo che Giulia si sarebbe laureata a breve, ha chiesto più volte di aspettarlo, ma lei ha detto no. Questo “no”, probabilmente, è stato il primo “no” che Filippo si è sentito dire in tutta la sua vita, per questo non lo ha sopportato.
Giulia si è accorta di questo comportamento ossessivo che Filippo stava sviluppando nei suoi confronti e ha provato ad allontanarsi, ma era quasi impossibile. Tuttavia lo aveva lasciato.
È successo la sera dell’ 11 novembre, nel parcheggio vicino alla casa di Giulia, dopo che la ragazza aveva chiesto all’ex di riaccompagnarla. Filippo aveva premeditato tutto: la sera prima aveva cercato sul suo pc: “come sopravvivere in montagna per una settimana” e successivamente aveva escogitato l’omicidio. Mentre erano in macchina Filippo ha picchiato Giulia, lei ha provato a scappare, ma non ci è riuscita. Filippo le ha portato via tutto, persino la vita. L’ha messa in macchina, ormai deceduta, e l’ha portata in un canalone che d’inverno sarebbe stato chiuso. Il cadavere è rotolato fino in un lago.
maggio 2023 - n. 5
di Francesco Mesiano, 2H
Il 25 aprile non si va a scuola e non si lavora, ma perché? Perché il 25 aprile in Italia ricorre la Festa della liberazione dai nazi-fascisti. La data è stata scelta per la liberazione di Milano e di Torino, anche se la guerra non era ancora finita. La festa non simboleggia solo la liberazione dai nazi-fascisti, ma anche la storia di una lotta che cominciò l’8 settembre con l’armistizio tra le forze alleate e l'Italia. Da quel giorno i partigiani combatterono per la liberazione del paese. Il 22 aprile 1946 il re Umberto II emanò un decreto: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. Ma solo nel 1949 è stata istituzionalizzata come festa nazionale, insieme al 2 giugno, festa della Repubblica.
Un interessante progetto per chi volesse visitare i luoghi simbolo della liberazione della nostra penisola e di tutta Europa è Liberation Route Europe. Si tratta di un itinerario culturale voluto dal Consiglio d'Europa che connette persone, luoghi ed eventi che hanno segnato la liberazione d'Europa dall'occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale. Si tratta di circa 10.000 km di sentieri che percorsero le avanzate alleate durante la seconda guerra mondiale e anche centinaia di siti da poter visitare. Per restare più vicino a noi si possono vedere a Roma il museo storico della liberazione, il Ghetto ebraico e il museo della Shoah e si può passare per via Rasella, luogo dove si è svolto un attentato: una bomba piazzata da alcuni partigiani uccise 33 soldati nazisti. Per rappresaglia i nazisti ammazzarono 335 prigionieri italiani nelle Fosse Ardeatine, vicino Roma. Nessuna delle vittime era stata coinvolta nell’attacco. Proprio lì oggi sorge un mausoleo in onore di quei 335 innocenti. Ma perché è importante ricordare questa festa? Questo ce l’ha ricordato il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con una celebre frase di Pietro Calamandrei: “Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione".
di Anna Rubini, 2B
“La scatola nera” è una puntata del programma Tv “Presa diretta”, che ha parlato degli algoritmi e delle piattaforme che stanno interferendo con la mente e la vita dei giovani, la maggior parte dei quali inizia a presentare delle patologie a causa dell’abuso di questi intrattenimenti. Si tratta ormai di un problema di salute pubblica. “La scatola nera” è stato messo in onda il 20 marzo 2023 ed ha svelato alcune verità allarmanti. I social network possono essere nocivi per lo sviluppo psicosociale dei minori; c'è il forte sospetto che TikTok e video veloci sui social possano danneggiare la capacità di concentrazione e lo sviluppo cognitivo-educativo dei ragazzi, più di quanto avveniva con i video di Youtube. Online si trovano molti pericoli in particolare nei social media usati dai ragazzi:
tik tok
telegram
snapchat
youtube
I pericoli che si possono riscontrare sono molti ma i principali sono:
cyberbullismo
pubblicazioni di foto o informazioni private
essere vittime di truffe o ricatti
post che potrebbero avere delle ripercussioni negative in futuro
Nel caso in cui si verificasse una di queste circostanze non dobbiamo rimanere online e tantomeno concedere alle persone dietro il dispositivo di accedere ai nostri dati personali. Cosa fare? Chiamare un adulto, parlarne ma prima di tutto segnalare e bloccare il contatto.
marzo - aprile 2023 - n. 4
di Giulia Sbrenna, 3F
Nel mese di febbraio è stato trovato, a Matera, un ulteriore reperto del bolide di San Valentino, il frammento di meteorite caduto dinanzi un’abitazione il giorno del 14 febbraio. Uno dei pezzi del meteorite è stato cercato e trovato da Pierluigi Cox, componente dell’associazione Ternana Astrofili, e dalla sua compagna. E’ un ritrovamento importantissimo poiché il materiale caduto esiste da circa 4,5 miliardi di anni.
Già nel momento in cui si è diffusa la notizia di una possibile caduta di un meteorite, Cox e la sua compagna hanno avuto l'idea di partire per il Molise, ma per alcuni contrattempi non ci sono riusciti. Poi però, Cox ha letto una notizia dal suo cellulare e il suo istinto si è fatto più forte. Lui e la sua partner hanno deciso di partire. Le possibilità dello spazio di caduta del meteorite erano calcolate all’interno di 8 km² nel quale non c’è alcun tipo di vegetazione: quindi il meteorite sarebbe stato ben visibile. I chilometri erano tanti e non era neanche certo che fosse caduto in quel preciso luogo a causa di possibili deviazioni. Quella stessa mattina i due non hanno trovato nulla, ma la mattina dopo, un piccolo frammento di meteorite è apparso davanti a loro. Poco dopo un altro ancora. Così hanno iniziato a cercare in quella zona. Oramai non c’erano più molti volontari ad eseguire la ricerca poiché già erano stati trovati ben 70 grammi di oggetti siderali. Ma senza sprecare tempo, Pierluigi Cox e la sua compagna non si sono dati per vinti e hanno continuato a cercare. Ad un tratto, hanno avvistato delle briciole magnetiche, e poco dopo hanno scovato un bellissimo frammento di meteorite che si nascondeva tra le foglie. Pierluigi racconta che in quel momento ha sentito come se il suo cuore si fermasse per un secondo, e con l’enfasi e l'emozione ha infilato dei guanti di vinile per prenderlo delicatamente.
febbraio 2023 - n. 3
di Agata Foschi, 2B
La giornata della pizza si festeggia ogni anno il 17 gennaio per celebrare la festa di Sant’Antonio Abate, protettore dei pizzaioli e dei fornai, e l’Arte dei Pizzaioli Napoletani, dichiarata dall’Unesco come parte del patrimonio culturale dell’umanità.
Una delle pizze più tradizionali che si cucinano, è la pizza Margherita: una pizza tipica napoletana e la più famosa d’Italia, condita con pomodoro, mozzarella, basilico, sale e olio. Fu cucinata nel 1889 dal cuoco Raffaele Esposito per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia. Raffaele la chiamò “Pizza Margherita” in onore della sovrana.
Il termine "pizza" era sconosciuto e si usava raramente per indicare i dolci.
Un’altra pizza tradizionale che si cucina è la Capricciosa: fatta con salsa di pomodoro, carciofi, acciughe, funghetti, olive, capperi, prosciutto cotto e mozzarella.
Questa pizza è nata in un ristorante di Roma nel 1937; si chiama così perché ogni pizzaiolo si riserva di scegliere gli ingredienti secondo il suo “capriccio” spargendoli su tutta la pizza.
Molto famosa è anche la Quattro Stagioni, molto simile alla Capricciosa: la differenza è che nella Quattro Stagioni gli ingredienti sono sistemati ognuno su una parte. Ogni condimento rappresenta una stagione dell’anno: i funghi l’autunno, i carciofi la primavera, le olive e il prosciutto l'inverno, il pomodoro e il basilico l’estate. Queste pizze di cui abbiamo parlato sono solo alcune: c’è anche la pizza alla Marinara, con solo pomodoro, olio, aglio e aromi; la pizza ai Quattro Formaggi, con un formaggio erborinato (gorgonzola), un formaggio a pasta molle (fontina, emmental), un formaggio cremoso (stracchino) e uno a pasta dura (parmigiano, pecorino). Naturalmente ce ne sono anche altre, come la pizza Romana, la Bufalina, la Boscaiola… ma esistono anche delle pizze veramente assurde, tutt’altro che tradizionali! Una pizza che si può dire “tradizionale” tra le assurde è l’Hawaiana, condita con prosciutto e ananas, il tutto accompagnato da un formaggio filante simile alla mozzarella. Anche se l’Hawaiana vi sembra una strana trovata , vi assicuro che in Florida ne fanno una ancor più strana: questa pizza è condita con salsiccia di alligatore, filetti di pitone e gambe di rana. In Missouri ne fanno una variante con le cavallette. A New York fanno in occasione del Natale, la Candy Cane, con bastoncini di zucchero sciolti. Sempre negli Stati Uniti esiste la Pasta ai Formaggi che ha anche una sua rispettiva pizza Mac’n Cheese (maccheroni e formaggio).
Per finire, possiamo dire che qualunque pizza, sciapa o salata, amara o dolce, è buona da mangiare nella Giornata della Pizza e in ogni giorno dell’anno.
A voi la scelta della migliore!
gennaio 2023 - n. 2
di Vittoria Cianchetta, 2H
Il 16 gennaio 2023 è stato arrestato Matteo Messina Denaro, trovato all’interno di una struttura sanitaria a Palermo; il latitante si era recato lì per sottoporsi ad alcune terapie cliniche. Viene detenuto e catturato dai Carabinieri del Ros, del Gis e dei comandi territoriali della Regione Sicilia.
Ma chi è Matteo Messina Denaro?
Matteo Messina Denaro è il più importante mafioso italiano latitante, considerato il capo di Cosa Nostra. Le autorità lo cercavano da 30 anni, senza avere successo, pur sapendo di lui moltissime cose: che soffriva un po’ di strabismo, che adorava i dolci alla ricotta e che passava molte delle sue ore a giocare ai videogiochi (testimonianza di alcuni pentiti) e a fare puzzle, che lo chiamavano “u siccu”, il magro, e che lui si era dato da solo il soprannome di “Diabolik”.
Ciò che ha rovinato principalmente la vita del latitante è stato seguire le orme del padre Francesco, don Ciccio, boss mafioso di Castelvetrano legato da una stretta alleanza ai corleonesi di Totò Riina, la famiglia vincente degli anni Ottanta e Novanta.
Considerato il "numero uno” tra i ricercati italiani, era anche uno dei maggiori ricercati al mondo.
L’ultima volta in cui qualcuno lo ha visto libero è stata nell’agosto del 1993: Messina Denaro era in vacanza a Forte dei Marmi con i suoi fedeli amici Filippo e Giuseppe Graviano. Poi più nulla, fino a oggi.
Scopriamo insieme alcuni dei suoi omicidi.
Nel 1989, Messina Denaro padre e figlio furono denunciati per associazione mafiosa e per l’omicidio di quattro uomini strangolati e sciolti nell’acido. Purtroppo, all’epoca vennero scagionati da tutte le accuse.
Due anni dopo, nel 1991, viene ritenuto responsabile all’omicidio di Nicola Consales, proprietario di un albergo di Triscina, nel comune di Castelvetrano, che si sarebbe lamentato della continua presenza del mafioso e dei suoi amici nella sua struttura.
Inoltre contribuì alla strage di Falcone e Borsellino, due storici giudici che hanno combattuto contro la mafia. Il criminale fece parte di un gruppo armato incaricato di fare appostamenti a Roma per cercare di uccidere Maurizio Costanzo, Giovanni Falcone e Claudio Martelli. Il gruppo fu poi richiamato prima di agire perché volevano che Falcone venisse “fatto fuori” in una maniera più plateale e violenta.
"Mi chiamo Matteo Messina Denaro", ha detto con fare arrogante al carabiniere del Ros che stava per arrestarlo.
dicembre 2022 - n. 1
di Alessandro Scardaoni, 3G
Nonostante il governo sia cambiato, ci sono ancora dei “problemi” irrisolti di grande importanza, uno fra questi è l’immigrazione. Tuttavia, mi chiedo però se davvero si possano considerare problemi uomini e donne che si sono trasferite nel nostro paese per necessità, per fuggire dalla fame e dalle guerre in cerca di un futuro migliore. La vita di ognuno di noi, immigrati o no, ha un valore non misurabile, pertanto definirle come qualcosa da risolvere è come dare poca importanza alle loro vite: non ha senso fare proteste per tutta l’Italia sulla parità dei diritti se poi questa non vale per tutti. Per aiutare gli altri bisogna innanzitutto reputarli uguali a noi.
È anche vero, però, che la mancanza di collaborazione tra tutti i membri dell’Unione Europea non aiuta di certo: molti stati, a tale riguardo, si sono “tirati indietro” come, ad esempio, la Francia che ha deciso di respingere 3500 immigrati, anche se inizialmente era disposta ad accoglierli. Allora mi chiedo: perché nell’Unione Europea i membri possono venire meno ai loro doveri? Se davvero permettiamo a tutti di lasciarci soli nel momento in cui ce ne è bisogno, allora che Unione siamo? Come può l’Italia far fronte da sola ad un’emergenza del genere?
Matteo Piantedosi, Ministro degli Interni, ad esempio sostiene che già in principio andrebbe stabilito il numero di persone che un paese può accogliere e questo permetterebbe una distribuzione equa degli immigrati nel territorio europeo.
Forse i singoli stati dovrebbero prendere esempio da singoli individui che hanno dedicato la loro vita ai dimenticati, agli ultimi. Un esempio di grande solidarietà è il dottor Gino Strada, fondatore di Emergency, morto l’anno scorso, che non si è mai sottratto a curare un ferito al di là della sua religione, nazionalità o pensiero: lui era un medico per tutti!
Non meno spinosa poi è la gestione degli immigrati una volta arrivati sul territorio, che non vengono aiutati o istruiti per ambientarsi, anzi vengono spesso costretti a lavorare in nero. Basti pensare ai tanti migranti che vengono impiegati stagionalmente nelle piantagioni della nostra penisola: sottopagati per lavori estremamente faticosi, non avendo altra scelta, si trovano obbligati a doverli svolgere senza potersi opporre.
Per poter risolvere questa situazione, quindi, non solo l’Italia dovrebbe essere unita, ma anche l’Unione Europea perché solo in questo modo si può veramente far valere il diritto di eguaglianza.
di Agata Foschi, 2B
La città di Spoleto, grazie al suo patrimonio culturale e artistico, fu scelta nel 1958 dal maestro Gian Carlo Menotti come sede del Festival dei Due Mondi, evento straordinario e innovativo che ha continuato a ospitare i protagonisti più acclamati dell’arte e della musica. Il Festival dei Due Mondi continua ad attrarre visitatori provenienti da tutto il mondo, a proporre opere di prestigiosi registi, coreografi, direttori d’orchestra, scenografi e concertisti e a unire la grande tradizione artistica alle più avanzate avanguardie. Oltre al Festival dei Due Mondi, Spoleto ospita altre importanti manifestazioni, come la Stagione del Teatro Lirico Sperimentale A. Belli, di grande richiamo per gli amanti dell’opera lirica e la Settimana Internazionale della Danza, concorso cui partecipano le giovani promesse nazionali e internazionali della danza. A Spoleto, in questi ultimi anni, ci sono stati molti altri eventi riguardanti la musica, come il “Concorso Pianistico Internazionale Città di Spoleto”, organizzato dall’Associazione “Strumenti&Musica Festival”. Questa Associazione ha organizzato anche altri concorsi, come il “Concorso Internazionale per Giovani Fisarmonicisti” e il “Concorso di Composizione per Pianisti e Fisarmonicisti”. Infatti giovedì 24 novembre sono iniziate le audizioni del Concorso Pianistico Internazionale con l'arrivo di numerosi ragazzi dall'Italia e dall'estero. Settantuno partecipanti provenienti da conservatori e accademie di tutto il mondo: pianisti concertisti e giovani talenti che scelgono il concorso di Spoleto come trampolino di lancio per la loro carriera. Le audizioni e i concerti si sono svolte a Palazzo Leti Sansi. Lo scorso 25 novembre si è tenuto il concerto di Pietro Roffi (fisarmonica) con il Quintetto d’archi. Roffi, dopo un lungo tour internazionale di concerti, ha tenuto la terzultima tappa a Spoleto. L'artista si è esibito in centinaia di concerti in tutto il mondo come solista o accompagnato da orchestre sinfoniche con un repertorio che passa dalla classica al tango, dalle proprie composizioni alla musica da film. Sabato 26 novembre, poi, si è svolta un’esibizione di Radu Ratoi, fisarmonicista e vincitore della Coupe Mondiale 2019 e di molti altri concorsi internazionali. Domenica 27 novembre, infine, si è tenuto il concerto dei vincitori dell’ottava edizione del “Concorso Pianistico Internazionale Città di Spoleto”, dove sono state eseguite le opere selezionate dalla giuria della quarta edizione del “Concorso di Composizione Città di Spoleto”.
A Spoleto, in questi ultimi anni, ci sono stati molti altri eventi riguardanti la musica, come il “Concorso Pianistico Internazionale Città di Spoleto”, organizzato dall’Associazione “Strumenti&Musica Festival”. Questa Associazione ha organizzato anche altri concorsi, come il “Concorso Internazionale per Giovani Fisarmonicisti” e il “Concorso di Composizione per Pianisti e Fisarmonicisti”. Infatti giovedì 24 novembre sono iniziate le audizioni del Concorso Pianistico Internazionale con l'arrivo di numerosi ragazzi dall'Italia e dall'estero. Settantuno partecipanti provenienti da conservatori e accademie di tutto il mondo: pianisti concertisti e giovani talenti che scelgono il concorso di Spoleto come trampolino di lancio per la loro carriera. Le audizioni e i concerti si sono svolte a Palazzo Leti Sansi. Lo scorso 25 novembre si è tenuto il concerto di Pietro Roffi (fisarmonica) con il Quintetto d’archi. Roffi, dopo un lungo tour internazionale di concerti, ha tenuto la terzultima tappa a Spoleto. L'artista si è esibito in centinaia di concerti in tutto il mondo come solista o accompagnato da orchestre sinfoniche con un repertorio che passa dalla classica al tango, dalle proprie composizioni alla musica da film. Sabato 26 novembre, poi, si è svolta un’esibizione di Radu Ratoi, fisarmonicista e vincitore della Coupe Mondiale 2019 e di molti altri concorsi internazionali. Domenica 27 novembre, infine, si è tenuto il concerto dei vincitori dell’ottava edizione del “Concorso Pianistico Internazionale Città di Spoleto”, dove sono state eseguite le opere selezionate dalla giuria della quarta edizione del “Concorso di Composizione Città di Spoleto”.
maggio 2022 - n. 5
disegno di Elena Barbini, 1H
di Domenico Mascio, 2G
Il 25 aprile si festeggia in tutta Italia la liberazione della penisola dal nazifascismo; si celebra in questo giorno, perché il 25 aprile del 1945 il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) proclamò la rivolta del popolo italiano contro il nazifascismo anche se la sua totale sconfitta in Italia risale al 3 maggio dello stesso anno con la resa di Caserta. Si è cominciata a festeggiare questa ricorrenza nel 1946 quando il 22 aprile di quell’anno il Re Umberto II con un decreto la fece celebrare, ma solo nel 1949 divenne festa nazionale con la legge 260, che diceva questo: “Sono considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale, i giorni seguenti: [...] il 25 aprile, anniversario della liberazione”.
A Terni per commemorare questo evento di estrema importanza, l’ARCI (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) ha messo in vari punti della città diversi monumenti ai caduti nella Seconda Guerra Mondiale, in particolare ai caduti della Resistenza; uno di questi è la targa di Piazza Solferino ai volontari del Cremona, un gruppo di partigiani ternani (per la precisione 300) che da Terni sono partiti per combattere il nazifascismo a Cremona; la targa riporta questa frase: “Da questa piazza il 2 febbraio 1945 300 volontari ternani partirono per arruolarsi nel gruppo di combattimento ‘Divisione Cremona’ del ricostituito esercito italiano, con l'obiettivo di liberare il suolo patrio dall’occupazione nazifascista”.
È importante celebrare questa ricorrenza, perché non è solo una festività creata per commemorare le morti tra le schiere della Resistenza, ma anche per non cercare di ricadere nello stesso errore fatto il secolo scorso.
marzo 2022 - n. 4
di Agata Foschi e Gabriele Nicolardi 1B
Da poco è uscito il film su Ennio Morricone, “Ennio” di Giuseppe Tornatore, che parla della sua vita musicale (maestri, amici, opere…). Ennio Morricone nasce a Roma il 10 novembre 1928. Si appassiona alla musica grazie a compositori antichi e quindi decide di studiare al conservatorio di Santa Cecilia. Acquisito il diploma, diventa trombettista. Nel 1956 si sposa con Maria Travia da cui avrà quattro figli. In seguito diventa direttore d’orchestra e dirige i musicisti del Giugno della Canzone Napoletana. Inizia la carriera di compositore e il suo primo successo è Guarda come dondolo; altre sue composizioni saranno la colonna sonora del film la Leggenda del pianista sull'oceano, Abbronzatissima, Un sacco bello e Sapore di sale. Nel 1964 entra a far parte del Gruppo d’Improvvisazione Nuova Consonanza. Durante tutto il film si ascoltano le esperienze dei colleghi di Ennio ma il narratore rimane sempre lui: all’inizio del film racconta che il padre lo obbliga a fare il trombettista ma poi il suo maestro Goffredo Petrassi lo spinge verso la composizione musicale. Ennio Morricone inventa un nuovo modo di suonare ed esprimersi attraverso dei suoni. Ha composto delle colonne sonore di film western tra cui il Buono, il Brutto e il Cattivo o di commedie come Nuovo Cinema Paradiso; un altro film, non western, è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Una cosa evidenziata nel film, molto interessante, è la trasformazione del nome Bach in notazione americana: la B di Bach è il Si bemolle, la A è La, la C è Do e l’H è il Si; Ennio però queste note le mette in ordine diverso, non seguendo il nome di Bach. Alcuni temi, infatti, si ripetevano nelle colonne sonore dei film western; per questo gli viene mossa la critica di plagiare i suoi stessi brani. Lui si dispiace molto per questa critica in quanto non volontaria. Ennio Morricone era davvero un genio della musica, infatti scriveva i suoi spartiti senza guardare il piano perché aveva tutto nella sua mente. Il 25 febbraio del 2007 gli viene consegnato il Premio Oscar alla carriera dopo 5 candidature. Tutte le altre volte che lo hanno nominato all’Oscar, è stato premiato solo dal pubblico che lo amava molto. Questo film è particolarmente bello, soprattutto per l'opera geniale con il tema realizzato con il nome di Bach. Sulle sue colonne sonore non si può dire niente a parte che sono fantastiche! La parte più bella è quando riceve gli Oscar tanto desiderati e quando descrive la composizione della colonna sonora del film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. La parte più emozionante è quando inventa il suo modo di suonare perché si vede che lui ha tanta passione per la musica. Ennio Morricone è un personaggio davvero geniale e passionale. Concludiamo con le sue parole: “Io sono come un camaleonte, con ogni regista cambio di abito ma rimango sempre io”.
VOTO: 10
di Valerio Mancini e Francesco Pellegrini, 2H e Giulia Sbrenna, 2F
La Camera dei Deputati ha definitivamente approvato la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione introducendo nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali. Per meglio comprendere la portata innovativa della riforma in esame bisogna fare un passo indietro e ricordare che la nostra Costituzione originariamente non aveva considerato l’ambiente quale oggetto di specifica tutela.
Art.9
PRIMA:
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”
DOPO:
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Art. 41
PRIMA:
“L’iniziativa economica privata è libera.”
DOPO:
“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.
Queste sono le parole di Roberto Cingolani dirigente d’azienda italiano e attuale ministro:
“Credo che oggi sia una giornata epocale ne sono molto contento come cittadino e come proprietario di cani, gatti e pappagalli, assolutamente contento”. Ma come Governo aggiungo che stiamo facendo uno sforzo enorme sul Pnrr, la transizione ecologica è un po’ questo: riuscire a fare una grande trasformazione che deceleri il riscaldamento, che freni certi eventi avversi a livello meteorologico, mantenendo la sostenibilità sociale”.
“È una sfida nella sfida ma tutte queste cose, però sono previste dalla Costituzione: il lavoro, la società, i diritti delle nuove generazioni e l’ambiente. E questo ci dovrebbe anche concettualmente facilitare molto il lavoro”.
Proteggere l’ambiente ci consente di vivere in salute e di garantire benessere alla società. Anche l'agenda 2030, tra i suoi 17 obiettivi per ottenere un futuro migliore, ne comprende tre con la finalità di proteggere l’ambiente. Possiamo tutti quanti, anche con piccolissimi gesti, salvare il nostro Pianeta.
febbraio 2022 - n. 3
disegno di Riccardo Sbringhetti, 1B
di Anna Rubini, 1B
La “Giornata internazionale della donna” è il nome completo di quella che è nota come Festa della donna, istituita per ricordare le loro conquiste sociali e politiche.
Solitamente questa ricorrenza viene collegata a due eventi famosi: il primo è una protesta di alcune operaie di un'industria tessile a New York, che scioperavano per chiedere migliori condizioni; i proprietari decisero di bloccare la protesta sbarrando le porte della fabbrica, quando scoppiò un incendio che uccise 134 operaie.
Il secondo risale all’8 marzo del 1917 durante la Rivoluzione russa di febbraio, quando tante operaie si unirono ai ribelli che manifestavano contro le condizioni di povertà e contro la guerra (era in corso la Prima guerra mondiale).
In Italia questa festa è stata celebrata per la prima volta il 22 marzo del 1922; qualche anno dopo alcune donne tra cui Teresa Mattei, una partigiana, proposero di usare la mimosa come fiore simbolico. Alla fine l’8 marzo è diventata la data ufficiale della Giornata internazionale della donna. Ma quel che conta non è la data, è ricordare i diritti conquistati ed essere consapevoli che tali diritti devono essere conservati.
gennaio 2022 - n. 2
di Emma Veneziani, 2G
14 novembre 2021. Valencia, Spagna. Ore 14:45. Con la 10ª posizione, Valentino Rossi rientra ai box per l’ultima volta da pilota della MotoGP dopo una carriera di 26 anni. Invece di piangere, Valentino Rossi e i collaboratori, amici e allievi, hanno fatto un festone durato un intero pomeriggio. La sera è stato convocato al gala delle premiazioni per ricevere la nomina di leggenda del motociclismo. È stato il primo pilota a fondare un’accademia per giovani piloti mentre era ancora in carica.
Una delle frasi dette da Valentino Rossi mentre festeggiava nel box è stata: “Non ho bevuto tanto, ma sono contento della gara che ho fatto e l’ho chiusa tra i primi 10 più forti al mondo. Ho goduto tanto, ora pian piano capirò che ho smesso. Per ora è solo l’ultima del campionato per me”.
È visibile che Rossi sia commosso ma come sempre sfoggia un sorriso e ridendo dice scherzando: “Ho sempre cercato di fare l’ultima parte della stagione nel mio stile, smettere è stata una scusa per fare casino. A questo punto mi sa che smetto anche l’anno prossimo”.
E proprio alla fine della gara aggiunge: “Non sapete quanto sono fiero di essere andato forte, stamattina mi sono svegliato con la voglia di fare una bella gara. Ero ispirato, mi piace avere lasciato così. Nei prossimi anni potrò dire di aver finito da decimo e non da ultimo. Ieri quando i ragazzi di Moto2 e Moto3 mi hanno fatto vedere i caschi mi sono emozionato, è stata dura ma molto bello. Oggi è stato bello vederli in pista”.
A mio parere l’addio di Valentino Rossi alla MotoGP è stato uno degli addi più felici e allo stesso momento più tristi mai visti.
di Giulia Sbrenna, 2F
Nel 2021 appena trascorso l'Italia si è resa protagonista di molte vittorie nel mondo dello sport. Per esempio, Lamont Marcell Jacobs è diventato il primo italiano a vincere la medaglia d'oro nei 100 m alle Olimpiadi. Inoltre, grazie a questo grande traguardo, lui è diventato l'uomo più veloce in Italia e in Europa. Questo traguardo lo ha raggiunto correndo per meno di dieci secondi, 9.80. Nato a El Paso negli Stati Uniti, da piccolo ha praticato prima basket e poi calcio. Infine, all'età di dieci anni, ha cominciato a frequentare la pista di Desenzano del Garda.
Anche Gianmarco Tamberi ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021, vincendo la medaglia d'oro nel salto in alto. Jacobs e Tamberi dopo la grande vittoria si sono abbracciati e congratulati a vicenda.
Un'altra grande vittoria per l'Italia nel 2021 è stata quella degli Europei di calcio. Questa si è tenuta allo stadio di Wembley a Londra. Alla finale, l'Italia ha vinto ai calci di rigore contro l'Inghilterra.
14 dicembre 2021 - n. 1
di Gaggiotti Diego, Marsini Caterina, Mesiano Francesco, 1H
Terni - L'Istituto Comprensivo De Filis è impegnato nell’Erasmus+, un progetto che si sviluppa in tutta Europa e che in Italia vede impegnate 12.473 scuole. Erasmus+ è un Programma dell’Unione Europea nei settori dell’Istruzione, della Formazione, della Gioventù e dello Sport.
La De Filis è capofila del progetto Digi.V.I.B.E.S “Digital and Virtual music tools to Become an Experimental School” che coinvolge scuole, professori e studenti di Francia, Olanda, Bulgaria, Malta, Turchia e Italia.
L’obiettivo è diffondere l'interesse per la musica usando anche le tecnologie; gli studenti che hanno aderito andranno negli altri paesi per imparare lo studio della musica con questi nuovi metodi, ma anche le tradizioni musicali locali.
Non meno importante è il progetto “Green Energy save the Earth” che insegna a rispettare l’ambiente e la natura e promuove l’energia verde e sostenibile, attraverso la realizzazione di una guida.
L’I.C. De Filis è partner con altre scuole di Grecia, Bulgaria, Croazia, Turchia e Romania.
Questo progetto è molto importante perché permette lo scambio culturale a chi partecipa: si possono conoscere nuove culture e imparare lingue straniere.
Anna, Mattia, Raquela e Katia
Le interviste fatte da Letizia Lenarduzzi e SimonLuca Laurenti ai docenti di Bulgaria e Francia, sono disponibili alla sezione
The Tea Room
Erasmus+: scuola
oltre i confini.
di Anna Mattei, 1H
Nella nostra scuola abbiamo avuto il piacere di ospitare i professori del Progetto Erasmus+, provenienti da diversi paesi: Malta, Bulgaria, Francia e Olanda in presenza; la Turchia era presente on line.
Alle nostre domande hanno risposto, i docenti di Malta.
Anna: "Cosa vi ha colpito di più della nostra scuola?"
Mattia (insegnante di Italiano e Biologia da 5 anni): "Sicuramente l'nternazionalità".
Raquela (insegnante di musica da 8 anni): "Mi è piaciuta la stretta relazione tra arte e musica" esclama entusiasta.
Katia (coordinatrice Erasmus): "Sono rimasta colpita dal numero di
risorse tecnologiche!"
A.: "Com'è strutturato il sistema educativo maltese?"
M. e R.: "Si inizia con la scuola primaria (dai 5 agli 11 anni), poi la secondaria (dagli 11 ai 16 anni) alla fine della quale si tiene un esame statale, infine si può scegliere se continuare gli studi oppure no. Se si decide di continuare, ci sono due anni di College e poi l'Università che, in base al corso di laurea che si è scelto, dura 3 o 5 anni."
A.: "C'è qualcosa che modifichereste, togliereste o aggiungereste al nostro sistema educativo?"
M. e R.: "Sì, forse il fatto che bisogna scegliere il proprio futuro da molto giovani… a soli 14 anni".
A.: "E nel vostro, cosa cambiereste?"
Raquela: "Mi piacerebbe che ci fossero più benefit per gli insegnanti in modo che ci siano più persone disposte a fare questo lavoro".
A.: "Il vostro sistema educativo è riuscito a far fronte alla pandemia? Come?"
M.: "Durante il lockdown abbiamo fatto lezioni on line, ma poi, con il passare del tempo, abbiamo adottato restrizioni meno severe".
A.: "Perché ha scelto di fare questo lavoro?"
R.: "Per la soddisfazione di dare onore e attenzione ai bambini!"
M.: "Per l'energia dei ragazzi, ma anche perché in questo modo posso essere più partecipe nella comunità".
Questa esperienza per la scuola è stata molto importante e si spera che presto, tramite la mobilità, potremo trasmetterla anche agli studenti.
23 maggio 2021 - n. 4
di Alessandro Scardaoni, 1G
Sono trascorsi pochi giorni dal vile attentato in cui ha perso la vita il giudice Giovanni Falcone. Paolo Borsellino decide di parlare e rilascia un'intervista per onorare la figura del suo caro amico scomparso, senza sapere (o forse presagendo) che pochi giorni dopo anche lui avrebbe perso la vita, anzi avrebbe dato la sua vita perché le generazioni future (quindi anche la nostra) potessero avere una vita diversa, migliore. Sono poche parole, che mostrano però la profondità, il coraggio, il senso del dovere e la dignità che c'erano dietro quest'uomo, prima ancora che magistrato. Due semplici domande (come fosse cambiata la sua vita dopo la morte di Falcone e se si sentisse un "sopravvissuto") a cui seguono due risposte che non possono non scuotere le nostre coscienze.
Borsellino dichiara come la morte di Falcone sia stata sicuramente un duro colpo che ha rischiato di colpire il suo cuore fino al profondo, senza lasciarne nemmeno una piccola parte: Falcone, infatti, non era solo un semplice collega con cui lavorava, ma l'amico più caro e fidato.
La sua morte avrebbe potuto togliergli la grinta che sino allora aveva messo nel suo lavoro e invece proprio la perdita subita genera in lui quell'entusiasmo in più per continuare a fare il proprio dovere, con la consapevolezza che tutto questo sarebbe potuto costargli caro. Borsellino ha saputo così trasformare un limite (la rabbia acquisita) in un vantaggio per il compimento del suo lavoro...fino alla fine, continuando per quella strada che, sin dai primi anni in cui aveva iniziato a lavorare in magistratura, sapeva sarebbe stata insidiosa e piena di pericoli.
Non è facile non farsi condizionare dalla paura e dagli avvenimenti, ma bisogna sempre ricordarsi che ogni azione giusta fatta per gli altri ci rende sempre di più delle persone migliori e che il lavoro che ognuno di noi svolge, se fatto bene, dà un contributo importante all'interno della società. Questo ci ha insegnato Paolo Borsellino: bisogna sempre mantenere fede alla buona parola data, continuando a lavorare con coraggio, senza mai fermarsi, e portando in alto, con fierezza, i propri principi morali...anche a costo della vita.
Roberto è...
Roberto è coraggio, è una persona che non si arrende mai, ha dato la sua vita per salvare la vita degli altri e questo lo rende un eroe.
Roberto è coraggio perché non indietreggiava mai di fronte a un ostacolo, cercava mille modi per poterlo superare o magari se lo creava, perché preferiva trovare ostacoli sulla strada giusta piuttosto che non trovarne in una scorciatoia sbagliata.
.. ha lottato finché non l’hanno fermato e come diceva lui: - Non hanno ancora inventato i proiettili che fermano il roscio -
Per noi Roberto è… VIVO!!
di Lucrezia Gatti, 3H
Nei mesi da ottobre ad aprile la classe 3 H ha partecipato al progetto #sceglilastradagiusta, in collaborazione con la Polizia di Stato. Gli alunni, grazie a un docufilm realizzato dall’Ass. CT Vanessa Dello Stritto e dall’Ispettore Stefano De Majo, hanno conosciuto Roberto Antiochia attraverso le parole di chi aveva fatto parte della vita del giovane poliziotto.
Roberto è nato a Terni ed è morto a Palermo per colpa della mafia, ha lavorato con Antonio ‘’Ninni’’ Cassarà e Giuseppe ‘’Beppe’’ Montana.
La via in cui si trova l’Istituto A. De Filis è stata dedicata a Roberto Antiochia, una via che inizia con una scuola e finisce con la Questura di Terni.
Gli alunni hanno scritto dei pensieri su Antiochia e, grazie al personale di Polizia Scientifica della Questura di Terni, è stato realizzato un video che raccoglie tutti i pensieri dei ragazzi; con questo lavoro per la prima volta l’Istituto De Filis ha partecipato al Festival Cinematografico Internazionale Popoli e Religioni 2020, portando sulla scena la legalità e il coraggio di un uomo come noi.
disegno di Emma Veneziani
di Borcea Daria Mihaela, 1G
Emanuela Loi è stata un’agente di Polizia di Stato, nata a Cagliari il 9 Ottobre del 1967. Fu la prima donna poliziotto a morire a causa dei mafiosi. Dopo il diploma magistrale è entrata nella Polizia di Stato nel 1989 e ha frequentato il 119° corso presso la Scuola Allievi Agenti di Trieste. Poco più che ventenne affrontò il distacco da sua sorella e dalla sua famiglia; il suo sogno era di diventare maestra ma poi fu attratta dal concorso in Polizia, sull’esempio della sorella Maria Claudia che però non era stata ammessa. La prova fu invece superata da Emanuela con il massimo dei voti. Mentre cercava di adattarsi al suo nuovo incarico compilava domande di trasferimento e approfittava dei weekend per rivedere la propria famiglia. Nel giugno 1992 venne affidata al magistrato Paolo Borsellino. Emanuela non aveva paura del nuovo incarico ricevuto, tanto da rassicurare i genitori, dopo la strage di Capaci, che non le sarebbe successo niente. Agente della scorta del magistrato Paolo Borsellino, il 19 luglio 1992 cadde nell’adempimento del proprio dovere. A Emanuela Loi sono state intitolate scuole, piazze e vie. È stata insignita della Medaglia d’oro al valor civile: “Preposta al servizio di scorta del giudice Paolo Borsellino, pur consapevole dei gravi rischi di cui si esponeva a causa della recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell’ordine giudiziario e delle Forze di Polizia, assolveva il proprio compito con grande coraggio e assoluta dedizione al dovere”.
aprile - maggio 2021 - n. 3
di Sofia Carpentieri, 1F
L’Etna è un vulcano che si trova in Sicilia, precisamente nella provincia catanese. E’ attivo e misura circa 3350 metri, infatti è il più alto d’Europa.
Nel mese di Marzo, ci sono state circa 15 eruzioni.
Esse hanno avuto un impatto notevole sul suo aspetto. Infatti è stata registrata un’evoluzione della sua sorgente magmatica, che lo porta ad avere un vulcanismo più simile al tipo esplosivo (eruzioni più potenti), come quello presente in Vulcano, situato a nord della Sicilia.
Ciò si spiega con una frattura avvenuta al di sotto della crosta terrestre che ha portato alla conseguenza di avere lava più esplosiva, quindi più pericolosa. Inoltre si pensa che dopo questi accadimenti l’Etna si sia alzato più o meno di alcune decine di metri. Inoltre insieme a queste forti eruzioni ci sono state alcune brevi scosse di terremoto (di magnitudo 1.2/2.6). Queste eruzioni dell'Etna hanno portato alla caduta di cenere e di lapilli che hanno coperto città e paesi in prossimità del vulcano. Questi hanno causato problemi alla popolazione, difatti intere piazze e spiagge erano ricoperte come da tappeti neri. Per precauzione inoltre le scuole sono state chiuse per alcuni giorni, in varie zone della provincia.
Nella storia dell’Etna si ricordano importanti eruzioni che ci sconvolgono ancora: quella del 252 d.c. quando la lava arrivò alle porte della città di Catania e quella del 1669. Quest’ultima cominciò il giorno 11 Marzo dai Monti Rossi e terminò solamente nel mese di Luglio, distruggendo la parte occidentale di Catania. Tra quelle più recenti, la più importante e la più lunga fu quella che ebbe inizio il 14 Dicembre 1991 e finì il 30 Marzo del 1993.
Considerando la potenza di questo vulcano sono state stabilite delle regole da rispettare.
Non bisogna mai avvicinarsi alla lava anche quando defluisce regolarmente perché è molto calda e può sprigionare gas.
Non andare oltre alla quota di 2920 metri, perché potrebbe essere rischioso.
Se ci si trova in gruppo (per fare un’escursione turistica), in caso di colate improvvise bisogna seguire le istruzioni delle Guide Alpine e Vulcanologiche e non allontanarsi.
Le guide infatti sono persone esperte che ti permetteranno di visitare le zone sommitali del vulcano in piena sicurezza.
Inoltre tutte le persone che vivono in prossimità di un vulcano devono conoscere il piano d’emergenza deciso dal proprio comune. Sull’Etna difatti si possono fare escursioni e praticare trekking per visitare luoghi meravigliosi. Queste “gite” vengono organizzate tutto l’anno e consistono in un “tour” del vulcano. Si possono visitare i Monti Silvestri che si sono formati a seguito di un’eruzione e le meravigliose grotte che si sono formate al suo interno.
Inoltre molto visitati sono tre dei suoi crateri sommitali e la Valle del Bove, che come dice il nome è una profonda vallata.
Queste escursioni sono sconsigliate a persone che hanno problemi di cuore, di pressione arteriosa e soffrono di asma.
febbraio 2021 - n. 2
Dopo anni di servizio all'insegna dell'apertura e dell'innovazione, il Questore lascia la città. Un saluto speciale agli alunni dell'I.C. De Filis
di Letizia Lenarduzzi, 2H
Prodotti a km zero
Prodotti sfusi: niente sprechi
Plastic free!
Pagamento invisibile
di Lucrezia Gatti, 3H
Davide Milani, ingegnere elettronico e docente dell’ITT, ci ha aperto le porte di Vivogreen, il negozio del futuro, progettato con gli studenti. A pochi metri dalla nostra scuola, troverete l’unico luogo in cui fare la spesa diventa un’esperienza divertente, nuova e... gustosa!
Da cosa è nato questo progetto?
Il progetto è nato quando le preside dell'ITT di Terni mi ha chiesto di fare un progetto sull’economia circolare e un’impresa simulata; siccome non sono abituato a fare le imprese simulate, ho voluto fare un'impresa vera.
Da quanto tempo avete aperto a Terni?
Abbiamo aperto da circa cinque mesi.
Come funziona questo negozio?
Questo è un negozio che non produce rifiuti a eccezione di umido e vetro Sono pochi i prodotti per cui, per ovvi motivi, non è possibile limitare la plastica. Per poter comprare bisogna avere una tessera oppure, se si vuole fare prima una prova, è possibile chiedere una tessera di cortesia. Questo ci permette di fare il cosiddetto pagamento invisibile: non si maneggiano contanti e non si fanno file. Tra i vantaggi di usare una tessera personale, c’è quello di poter avere il tracciamento esatto di tutte le persone che entrano nel negozio.
Come si fa a evitare rifiuti?
Per evitare lo spreco alimentare abbiamo deciso di usare prodotti sfusi: pasta, cereali, saponi; ci sono dei grandi dispenser e tu con il tuo contenitore prendi solo la quantità di prodotto di cui hai bisogno. Abbiamo dei sacchetti compostabili e usiamo il sistema del vuoto a rendere. Chi vuole, può portarsi i contenitori da casa.
Anche il sapone si vende sfuso: lo tagli, lo pesi e lo incarti. Ovviamente pensiamo anche ai nostri amici a quattro zampe, vendiamo i loro croccantini allo stesso modo.
Come vi organizzate con la consegna dai produttori che utilizzano plastica?
Ai produttori più piccoli forniamo noi dei sacchetti compostabili biodegradabili, mentre con i più grandi che non ce lo permettono, utilizziamo lo sfuso.
Nel reparto frutta di tutti i supermercati c’è tantissima plastica per i sacchetti e i guanti, quale soluzione avete trovato?
Per i sacchetti ognuno si può portare il proprio, come già detto prima, invece per i guanti abbiamo trovato il modo di fare dei guanti in cotone che poi vengono lavati e sterilizzati in lavanderia.
I prodotti sono a chilometro zero; per quelli che in Umbria non ci sono,
come si è organizzato?
Se troviamo i prodotti locali preferiamo quelli, nel caso in cui non ci sono, per esempio la frutta, li prendiamo preferibilmente dall’Italia; gli avocado, finché in Sicilia c’erano, li prendevamo lì. Ci sono alcuni prodotti come le spezie che bisogna prendere per forza all’estero, però sono tutte biologiche certificate.
Sul vostro sito c’è scritto che il cliente va direttamente alla sua auto con i prodotti senza passare alle casse, come funziona?
Abbiamo una cassa con pagamento invisibile, si passa attraverso il gate, la tessera viene letta e l’importo viene scalato. Si chiama X-Pay, ce l’ha fornito Nexi che è il primo in Italia ad avere questo tipo di pagamento. Però non è obbligatorio pagare così, si può anche pagare in contanti alla cassa.
La tessera si può ricaricare solo in contanti o anche tramite carta?
Si può ricaricare con qualunque cosa e stiamo anche cercando un sistema per poter ricaricare online.
L’acqua si può prendere gratuitamente dal dispenser, chi può prenderla? Bisogna avere la tessera per usufruirne? Che tipo di acqua è?
Per il momento è aperta a tutta la cittadinanza, però bisogna avere la tessera. È l’acqua del Comune filtrata con un grande depuratore ed è liscia, gassata e leggermente gassata. Ognuno ha la sua bottiglia per evitare di usare la plastica che è anche un rifiuto voluminoso. Il dispenser si trova sulla strada perché così possono usufruirne tutti.
Voi fate la consegna a domicilio?
Certamente, c’è anche il Vivogreen Drive, in cui si ordina su internet o tramite telefono e si sceglie l’orario del ritiro.
Quali sono le vostre agevolazioni?
Con più di 20€ di spesa hai il parcheggio gratis. Inoltre con la promozione ‘’meno inquini, meno paghi’’ ogni tre mesi ricevi un importo che viene caricato sulla tessera.
Quali sono i prossimi obiettivi?
Stiamo lavorando al progetto ‘’futuro’’: per i disabili, gli anziani e per le persone che fanno fatica o non riescono a spostarsi, hanno la possibilità di parlare direttamente con i negozianti per chiedere consiglio e si può passare di reparto in reparto.
Qual è il coinvolgimento delle scuole?
Con i ragazzi dell’alberghiero stiamo facendo un concorso, gli alunni hanno fatto un piatto e voi dovete votare il più bello tra i piatti proposti attraverso le nostre pagine Facebook e Instagram; i cuochi dei piatti più votati poi si sfideranno. Purtroppo non si può assaggiare, si può solo vedere la ricetta e l'impiattamento.
Siete soddisfatti di come sta andando l’attività?
Come numero di clienti si, abbiamo quasi 1700 tesserati.
Esistono altri negozi di questo tipo in Italia?
No, questo è l’unico negozio d’Italia. Io sono di Lecco e ho un finanziatore a Milano, quindi mi era stato proposto di aprire questo negozio lì, però mi sembrava di tradire i miei alunni che hanno lavorato con me a questo progetto.
Qual è il commento che fanno più spesso i clienti?
Sono molto stupiti di come funziona la cassa automatica e gli piace molto il progetto che coinvolge gli alunni: l’ITT ha fatto la cassa, l’artistico ci ha disegnato le etichette di tutti i barattoli, l’IPSIA sta per fare un concorso per disegnare le divise che indosseremo tutti e l’alberghiero ci aiuta facendo dei cooking show e degustazioni.
Cosa chiedono più spesso i clienti?
Chiedono da dove vengono i prodotti, chi sono i produttori locali; in molti li conoscono e molto spesso ce ne consigliano anche.
Grazie mille per sua disponibilità e buona fortuna!
gennaio 2021 - n. 1
di Chiara Lattaro, Tommaso Canali, Alessandro Scardaoni, IG
gennaio 2021
Circa un anno fa ha fatto la sua comparsa sul territorio nazionale il Covid-19, un virus che colpisce l’apparato respiratorio riproducendosi all’interno del corpo e rendendo infine sfinita la persona contagiata. Molte persone sono decedute a causa di questa malattia. La nostra vita ha subito sostanziali e notevoli trasformazioni. Basti pensare alla decisione presa dal consiglio dei Ministri di chiudere le scuole nel tentativo di diminuire sensibilmente la circolazione del virus e quindi il numero dei contagiati.
Entra così in gioco la DAD, ovvero la Didattica a Distanza. Studenti e professori, invece che andare a scuola e svolgere le abituali lezioni in presenza, entrano in una classe virtuale che permette di continuare ad apprendere, senza interrompere così il dialogo educativo docente-discente.
I risultati, tuttavia, non sono sempre stati ottimali. Sebbene, infatti, la didattica a distanza presenti dei lati positivi, quali l’opportunità di continuare a studiare, in una situazione critica, attraverso l’utilizzo di un pc e una connessione internet, mantenendo una certa stabilità nell’incontro tra professori e alunni, è altresì vero che, mettendo sui piatti di una bilancia i pro e i contro, gli aspetti negativi sono più evidenti. Tralasciando il comportamento infantile di quegli alunni che approfittano della distanza per non vivere la scuola, saltare le lezioni, o semplicemente disattivare telecamere e spegnere microfoni, prendendosi così gioco dei compagni e dei professori, è naturale che, quando il veicolo di interazione è la tecnologia, aumenta il rischio di perdere informazioni, dettagli, concetti ed elementi importanti, anche a causa di una possibile connessione scarsa o addirittura nulla. Quanto detto vale soprattutto per i più piccoli, per i quali il contatto diretto e fisico con l'insegnante è basilare perché in questo modo l’insegnante tiene d’occhio l’attenzione degli alunni e li aiuta a comprendere i concetti. Con la distanza, invece, anche se lezioni si svolgono in diretta, si perde quella relazione umana, vera e profonda, che è uno degli aspetti fondamentali dell’apprendimento, che passa non solo attraverso la voce dell’insegnante, ma anche attraverso i suoi gesti e il suo sguardo. Come se non bastasse, la didattica a distanza, costringere a stare a casa, in famiglia, mentre i bambini e soprattutto gli adolescenti, hanno bisogno di stare con i loro coetanei.
Non può esistere una scuola a distanza, non si cresce attraverso lo schermo di un computer. Lo hanno ribadito pochi mesi fa alcuni dei più importanti intellettuali italiani del nostro tempo secondo i quali “la scuola non vuol dire meccanico apprendimento di nozioni, non coincide con lo smanettamento di una tastiera…vuol dire innanzitutto socialità…crescita intellettuale e morale, maturazione di una coscienza civile. Insomma, qualcosa di appena più importante e incisivo di una messa in piega o di un cappuccino”.
di Letizia Lenarduzzi, 2H
gennaio 2021
Il 6 Gennaio, si è svolto il progetto Racconti del Ciocco, un evento ideato e messo in scena dall'attore Stefano Di Majo, presso tre case famiglia di Terni: Casa del bambino, Casa Famiglia Ghibellina e Filo di Arianna.
Simbolo dell’incontro, un palloncino giallo che rappresenta la voglia di andare oltre la realtà e sognare per tornare bambini.
Attori e musicisti sono partiti dal piazzale di fronte al duomo di Terni, accompagnati dalle telecamere della Rai e di Tele Galileo e hanno raggiunto le varie tappe; lì Stefano ha raccontato tre versioni diverse della “storia della Befana” a bambini e ragazzi delle case famiglia, che sono stati affascinati dalla narrazione.
L’attore, aiutato dalla dott.ssa Valentina Rapaccini, dal musicista Gustavo Gasperini, da Vanessa Dello Stritto e da Letizia Lenarduzzi, la sottoscritta, è riuscito a regalare un sorriso ai ragazzi.
Oltre a essere presente e portare speranza, la polizia ha anche regalato dei gadget e dei giochi ad ogni membro delle case famiglia.