Tu non sai le colline|
dove si è sparso il sangue.|
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo
l'arma e il nome.
(Cesare Pavese 9 novembre 1945)
La storia della Resistenza italiana non è stata scritta solo da chi viveva nelle montagne del Nord. Anche migliaia di giovani meridionali hanno avuto un ruolo importante. Sorprese dall'armistizio dell'8 settembre 1943, molti di loro, che prestavano servizio militare lontano da casa, hanno fatto una scelta cruciale. Tra questi ci sono due uomini della nostra terra: Domenico Penta contadino pugliese diventato combattente per la libertà.
Il Telegrafista di Noci tra Sabotaggio e Libertà
Domenico Penta, nato a Noci il 6 dicembre 1915 e residente in via B.Croce 50. Era un uomo che conosceva il valore del lavoro. Figlio di Francesco e Maria Bitella, lavorava come contadino prima che la guerra lo chiamasse a Monza come soldato nel 3° Reggimento Genio Telegrafisti.
Dopo il crollo dell'esercito l'8 settembre, Domenico visse mesi di incertezza.
Si nascose in Lombardia per sfuggire alla cattura tedesca. Ma il desiderio di libertà era più forte della paura. Tra marzo e settembre 1944, si unì alla Divisione "Pinamonte". La sua lotta non era solo ideale, ma consisteva in azioni concrete. Nel distaccamento di Pioltello della XI^a Brigata "Matteotti", Domenico divenne un esperto di sabotaggio.
Immaginiamo il freddo delle notti lombarde a Pioltello, Cernusco sul Naviglio e Cassano d’Adda, mentre insieme ai compagni colpiva le colonne motorizzate tedesche e le temute Brigate Nere fasciste.
Il suo contributo fu decisivo per la Liberazione di Milano.
Il 10 maggio 1945, con un "foglio di via" in tasca e il cuore pieno di speranza, Domenico consegnò le armi e iniziò il lungo viaggio verso casa a Noci, portando solo i suoi pochi beni e il titolo di "Patriota".
a cura di PASTORESSA GIOELE VB
Data di nascita: 6 dicembre 1915
luogo di combattimento: Caucaso
brigata di appartenenza: brigata Mattetotti
ruolo: telegrafista