DATA DI NASCITA - DATA DI MORTE: 16/04/1913 - ND
LUOGO DI COMBATTIMENTO: 1° zona "Liguria"
BRIGATA DI APPARTENENZA: 109° brigata territoriale, 4° compagnia Marsiglia
Michele Paradiso nasce a Gioia del Colle il 16 aprile 1913, in una Puglia che si apprestava a vivere i grandi mutamenti del secolo scorso. Figlio di Leonardo e di Annunziata Capurso, Michele cresce sviluppando uno spirito intraprendente che lo porta a stabilirsi come commerciante, gestendo una propria attività.
Tuttavia, il corso della sua vita civile viene interrotto bruscamente dal richiamo alle armi. Allo scoccare dell'armistizio dell'8 settembre 1943, Michele si trova lontano da casa, a Marsiglia, in Francia, inquadrato nella 109ª Brigata territoriale. È il momento della scelta: non piegarsi all'occupante e intraprendere la via della lotta clandestina.
Dopo lo sbandamento seguito all'armistizio, Paradiso risale l'Italia o attraversa il confine per unirsi alla Resistenza ligure, una delle più attive e feroci contro l'occupazione nazi-fascista. Dal 10 giugno 1944, entra ufficialmente nei ranghi della 1ª Zona Liguria.
Con il nome di battaglia e la qualifica di Garibaldino, viene assegnato al Distaccamento "Ivano" della prestigiosa II Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione". Per quasi un anno, Michele vive tra le montagne e i borghi imperiesi, partecipando a scontri a fuoco che hanno segnato la storia della Liberazione in quella regione:
● Le battaglie di Gavano, Carpenea, Molini di Triora e Vignai.
● Le pericolose incursioni nei territori di Bajardo e Castelvittorio.
● Numerosi atti di sabotaggio e disturbo volti a logorare le comunicazioni nemiche.
La sua attività è così efficace da renderlo un bersaglio prioritario: i nazi-fascisti lo dichiarano ricercato ed emettono una taglia su di lui. Nonostante i rischi estremi, Michele ne esce fisicamente indenne, combattendo fino alla vittoria finale del 16 maggio 1945.
Finita la guerra, Michele rientra nella sua Gioia del Colle, in Via Gioberti 70, con la speranza di riprendere la sua vita e il suo lavoro. Il 12 giugno 1945 si iscrive all'ANPI (Tessera n. 235), ottenendo i massimi riconoscimenti formali sia dalla Commissione Ligure che dalla sezione di Bari.
Tuttavia, il dopoguerra gli riserva un'ultima, amara trincea. Nel dicembre 1945, per ragioni probabilmente legate alle turbolenze amministrative o a procedimenti giudiziari post-bellici (frequenti per molti ex combattenti in quel periodo di transizione), viene detenuto nel Carcere Giudiziario di Bari.
In una lettera struggente datata 28 dicembre 1945, Michele scrive ai vertici dell'ANPI esprimendo tutta la sua delusione: dopo aver trascorso otto Natali lontano da casa per servire la Patria, si ritrova a passare le festività dietro le sbarre.
L'intervento dell'Associazione Partigiani è deciso. Il segretario provinciale, il Conte Raffaele, lo esorta alla pazienza, assicurandogli che il suo caso è seguito con attenzione. La giustizia, seppur lenta, arriva: il 25 gennaio 1946 gli viene riconosciuto un premio di solidarietà durante la detenzione e, pochi giorni dopo, gli vengono restituiti i documenti, sancendo la fine del suo calvario giudiziario.
Il 13 marzo 1946, con la riscossione del premio di solidarietà di 5.000 lire, si chiude ufficialmente il capitolo bellico della sua vita. Michele Paradiso resta nella memoria come un uomo che ha saputo scegliere la libertà nel momento più buio, pagando il prezzo del sacrificio personale e affrontando, con dignità, anche le contraddizioni dell'Italia appena liberata.
a cura di GIANDOMENICO GIUSTINA IIIB