È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature.
Sandro Pertini
IL CORAGGIO E LA DEDIZIONE DEL NOSTRO COMPAESANO ANTONICELLI FILIPPO
La storia di Filippo Antonicelli inizia nel cuore della Murgia, a Gioia del Colle, dove nasce il 25 ottobre 1923. Dai documenti d'archivio emerge il profilo di un giovane figlio della classe rurale pugliese: i suoi genitori, Domenico e Maria Racci, lo crescono in un contesto di umiltà e duro lavoro. Filippo, infatti, è un contadino abituato a lavorare per conto di terzi, una vita scandita dai ritmi delle stagioni fino a quando la Storia con la "S" maiuscola non bussa alla sua porta sotto.
Viene arruolato nel Regio Esercito e assegnato all’8° Reggimento Fanteria della Divisione Cuneo, con la specializzazione di mortaista da 81. È un incarico di grande responsabilità e fatica: il mortaio da 81 mm era un’arma d’accompagnamento pesante, che richiedeva precisione e forza fisica per il trasporto e il posizionamento durante i combattimenti. L’armistizio dell’8 settembre 1943 destruttura la quotidianità di Filippo, obbligandolo al trasferimento in un territorio ostile e complesso: la Jugoslavia. Dopo l'armistizio, migliaia di soldati italiani si trovarono sbandati, braccati dai tedeschi e davanti a una scelta drammatica: collaborare con i nazisti, finire nei campi di prigionia in Germania o unirsi alla Resistenza locale.
Filippo sceglie la via più rischiosa. I documenti confermano che dal 4 febbraio 1945 al 19 ottobre 1945 opera come partigiano combattente nell'area di Sarajevo. É ammirevole come il giovane contadino pugliese abituato al clima mite del Sud Italia si sia catapultato tra le montagne innevate della Bosnia, sostenendo imboscate e scontri a fuoco contro un nemico superiore per mezzi e armamenti, dimostrando il possesso di un forte spirito critico e l’ascolto della ragione sostanziale rispetto alla resa e alla militarizzazione della propria coscienza ovvero il mero rispetto degli ordini impartiti e perdita della facoltà di giudizio.
La sua partecipazione non fu un atto isolato, ma si inserì nel solco di quelle formazioni italiane (come la celebre Divisione Garibaldi) che scelsero di riscattare l'onore dell'Italia combattendo fianco a fianco con i partigiani di Tito.Terminata la guerra, Filippo rientra a Gioia del Colle e riprende la sua vita in via Mergellina n. 14. Tuttavia, la sua battaglia continua sul piano burocratico. Dalle carte esaminate nell’Archivio ANPI di Conversano, si nota come il riconoscimento ufficiale della sua attività non sia stato immediato. Solo nel maggio del 1951, grazie a una fitta corrispondenza tra la Giunta Esecutiva dell'ANPI di Roma e il Comitato Provinciale di Bari, gli viene conferita la qualifica di Partigiano Combattente.
Essere qualificati come tali non era un semplice fregio: significava vedere riconosciuti i propri sacrifici, ottenere l’equiparazione ai combattenti dell’esercito regolare e, per un lavoratore umile come lui, avere accesso a piccoli ma vitali vantaggi assistenziali. Ma soprattutto, era la prova documentale del suo rifiuto del regime: nella sua domanda, le caselle relative a cariche fasciste o adesione alla RSI sono sbarrate con segni netti, simboli di una rottura definitiva con il passato dittatoriale.Toccare con mano queste carte e vedere la firma di Filippo Antonicelli ha cambiato la mia percezione della Storia. Spesso pensiamo ai partigiani come a eroi mitologici sui libri, ma Filippo ci dimostra che erano ragazzi normali, con paure e sogni, che hanno saputo opporsi in un momento in cui acconsentire sarebbe stato molto più comodo.
DATA DI NASCITA: 25-10-1923
BRIGATA DI APPARTENENZA 8° Reggimento Fanteria della Divisione Cuneo
LUOGO DI COMBATTIMENTO: JUGOSLAVIA
Personalmente ritengo che il significato di Resistenza non sia più legato al possesso di un'arma, ma al possesso di una coscienza. Difendere la Costituzione oggi significa non dare per scontata la libertà di parola, di stampa e di voto. La democrazia, come ci insegna la vita di Filippo, non è un regalo, ma un bene conquistato col sangue e con la fatica. La necessità di continuare a difendere questi valori è evidente: viviamo in un'epoca di forte indifferenza, dove spesso dimentichiamo che la pace e i diritti di cui godiamo sono il frutto delle scelte di contadini, operai e studenti che anni fa decisero di riflettere e agire. Lo stesso Piero Calamandrei nel suo celebre discorso agli studenti nel 1955 precisó che la costituzione non é una carta morta e seppur risultato di atti di prodezza e pietas (difesa patriottica) quest’ultimi non devono esaurirsi, ma essere sostenuti dalla società odierna e tenuti vivi non permettendo a noi stessi di cadere nell’indifferenza assoluta e distaccarci da questi argomenti con la classica scusante temporale.
La biografia di Filippo Antonicelli mi ha fatto capire che la democrazia è come un edificio: le fondamenta sono state gettate da persone come lui, ma siamo noi a doverne curare la manutenzione quotidiana e avere premura di tali conquiste tutelandole, confermandole e migliorandole e ció si lega proprio al concetto democratico in cui ognuno partecipa e fornisce un proprio contributo alla società divenendo cittadino (polites) di una nazione e non mero abitante. L’indifferenza é il tradimento dei sacrifici di quelle masse di individui comuni che non hanno ignorato o minimizzato il pericolo dell’addormentamento delle coscienze, il loro sacrificio é un atto di amore, rispetto e humanitas verso la nostra generazione.
Il futuro che tali eroi potevano solo immaginare noi lo viviamo e abbiamo il dovere di onorarlo e proteggerlo.
A CURA DI BELLACICCO MARCO VB