"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere."
Bertolt Brecht
Francesco Masi, figlio di Giuseppe Masi e di Vasso Antonia, nacque il 28 aprile 1920 a Gioia del Colle, in provincia di Bari. Prima dello scoppio degli eventi che avrebbero segnato profondamente la sua vita, risiedeva in via Mongenisio n. 41.
Era celibe e lavorava come manovale, una professione faticosa e umile che rifletteva la condizione di molti italiani dell’epoca, impegnati quotidianamente nella costruzione e nello sviluppo del Paese. L’8 settembre 1943, con l’annuncio dell’armistizio, l’Italia visse un momento di grande confusione: molti soldati, rimasti senza ordini, furono catturati dai tedeschi, mentre altri decisero di unirsi alla Resistenza e combattere per la libertà. In quei giorni Francesco Masi si trovava prigioniero a Creta. Come molti militari italiani, si ritrovò improvvisamente senza direttive e senza protezione, costretto a scegliere tra la resa ai nazifascisti o la decisione di continuare a lottare per la libertà. Masi scelse la strada più difficile e coraggiosa: aderire alla Resistenza e partecipare attivamente alla lotta partigiana. Dal 15 ottobre 1944 al 29 agosto 1945 partecipò attivamente all’attività partigiana, operando in diversi luoghi, tra cui Giacovo, Masiz, Svatinich e Vibcoviz. Queste località si trovavano nell’area balcanica, in territori montuosi e boschivi, caratterizzati da vie di comunicazione difficili e spesso isolate, condizioni che favorivano le azioni della guerriglia partigiana e rendevano più complicati i movimenti delle truppe nazifasciste. In queste zone, i partigiani organizzavano imboscate, sabotaggi alle linee ferroviarie e stradali, e azioni di disturbo contro i presidi nemici, contribuendo a indebolire il controllo nazifascista sul territorio. Questi territori, spesso caratterizzati da ambienti montuosi o difficili da raggiungere, rappresentavano scenari ideali per le operazioni partigiane, dove piccoli gruppi organizzati potevano operare contro le forze nazifasciste, sabotando linee di comunicazione, difendendo i civili e contribuendo alla liberazione dei territori occupati. Inoltre, le popolazioni locali offrivano spesso supporto ai combattenti, fornendo rifugi, informazioni e viveri, nonostante il rischio di rappresaglie da parte delle truppe occupanti. In questa lotta, accanto ai partigiani, ebbero un ruolo fondamentale anche le donne partigiane, che collaboravano come staffette, trasportando messaggi, armi e viveri tra le diverse formazioni, spesso rischiando la propria vita. Molte di loro, inoltre, offrivano rifugio ai combattenti, curavano i feriti e partecipavano attivamente all’organizzazione della Resistenza, sostenendo concretamente l’azione dei partigiani e dimostrando grande coraggio e determinazione.
In questo contesto di lotta comune Francesco Masi appartenne a due formazioni: la I Brigata Brosca e la IV Divisione Volvogias, nel 2° battaglione. La I Brigata Brosca era una formazione partigiana composta da combattenti provenienti da diverse regioni italiane e da volontari locali, organizzata secondo una struttura militare con comandanti, battaglioni e squadre operative. Il suo compito principale era quello di condurre azioni di guerriglia, sabotaggi e difesa delle popolazioni civili nei territori occupati. La IV Divisione Volvogias, invece, rappresentava una formazione più ampia, articolata in più brigate e battaglioni, impegnata in operazioni coordinate contro le forze nazifasciste e nella liberazione progressiva dei territori. Le brigate partigiane erano composte da uomini provenienti da diversi territori e con esperienze di vita differenti, ma uniti da un unico obiettivo: la liberazione dell’Italia dal nazifascismo e la costruzione di un Paese democratico che non reprimesse le libertà fondamentali degli uomini. Far parte di queste unità significava vivere in condizioni difficili, spesso in rifugi improvvisati, affrontando carenza di viveri, freddo e continui spostamenti per evitare rastrellamenti nemici. Operare in queste condizioni significava affrontare non solo i combattimenti, ma anche la fatica quotidiana della sopravvivenza in un contesto di lotta partigiana. Nonostante i pericoli, Francesco Masi non subì arresti, persecuzioni o ferite da parte dei nazifascisti. Dopo la fine della guerra, il suo impegno fu riconosciuto anche attraverso l’iscrizione all’A.N.P.I., cioè Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, avvenuta il 30 dicembre 1945. Successivamente, la tessera associativa venne rilasciata il 16 luglio 1946. Inoltre, dichiarò di non aver riscosso altri premi di solidarietà presso altri enti, dimostrando come il suo contributo alla Resistenza fosse motivato principalmente da ideali e non da vantaggi personali. Per questo è importante ricordare che l’iscrizione all’A.N.P.I. rappresentava un riconoscimento ufficiale dell’esperienza partigiana e dell’impegno nella Resistenza.
Nel dopoguerra, infatti, lo Stato italiano e le associazioni dei partigiani lavorarono per dare valore alla partecipazione alla lotta di liberazione, anche attraverso il riconoscimento della qualifica di “partigiano” e “combattente per la libertà”. Questo riconoscimento non era solo simbolico, ma poteva avere anche alcune conseguenze pratiche: in alcuni casi permetteva di accedere a forme di assistenza previste per gli ex combattenti, come aiuti economici limitati, facilitazioni nelle pratiche amministrative, riconoscimenti previdenziali o il supporto da parte delle associazioni partigiane. Tuttavia, non esisteva un vero e proprio “vantaggio automatico” uguale per tutti: molto dipendeva dalle situazioni personali e dalle normative del periodo immediatamente successivo alla guerra, che erano ancora in fase di definizione. Più che benefici materiali, l’aspetto centrale era il riconoscimento morale e storico del ruolo svolto nella liberazione dell’Italia dal nazifascismo e l’inserimento dei partigiani nella memoria ufficiale della nuova Repubblica.
Nel complesso, la vicenda di Francesco Masi rappresenta un esempio del percorso vissuto da molti italiani durante la Seconda guerra mondiale, passati dalla prigionia e dallo smarrimento dell’armistizio alla scelta di partecipare alla Resistenza. La sua esperienza si inserisce nel più ampio contributo dei partigiani e dei militari italiani alla liberazione del Paese dal nazifascismo, avvenuta tra il 1944 e il 1945, e alla costruzione delle basi della futura democrazia italiana. A mio parere, questa vicenda fa riflettere sul coraggio e sulle difficili scelte che molte persone furono costrette ad affrontare in un periodo così difficile. Inoltre ritengo che riflettere sul significato della Resistenza oggi significa capire che non si tratta solo di un evento storico, ma di un insieme di valori che ancora oggi devono essere difesi. La Resistenza partigiana ha rappresentato una scelta di coraggio, nata dal rifiuto della dittatura e dalla volontà di costruire una società più libera e giusta, e proprio per questo continua a essere un punto di riferimento fondamentale. Oggi “resistere” non significa più combattere con le armi, ma impegnarsi per difendere la Costituzione e i principi della democrazia. È fondamentale infatti avere uno spirito critico, non accettare passivamente ciò che viene imposto, e cercare di informarsi in modo consapevole. Significa anche opporsi a ogni forma di odio, discriminazione o violenza, che può presentarsi nella società in modi diversi rispetto al passato, ma che continua a minacciare e ad essere un pericolo per tutti. Credo inoltre che la resistenza ,non sia qualcosa di isolato o di circoscritto, ma sia un atteggiamento quotidiano: nei piccoli gesti, nel rispetto degli altri, nel rifiuto dell’indifferenza e nella partecipazione alla vita sociale. Penso che proprio l’indifferenza sia uno dei rischi più grandi, perché permette alle ingiustizie di crescere senza essere contrastate. Quando si è indifferenti, si finisce anche per non difendere più i diritti e i valori della società. Ecco perché difendere la Costituzione non significa solo conoscerla, ma viverla ogni giorno, ricordando che la democrazia non è qualcosa di scontato, ma un equilibrio fragile che ha bisogno dell’impegno e della responsabilità di tutti.
a cura di Alice Quarato di VB
DATA DI NASCITA : 28/04/1920
LUOGO DI COMBATTIMENTO : Giacovo, Masiz, Svatinich e Vibcoviz
BRIGATA DI APPARTENENZA : I Brigata Brosca , IV Divisione Volvogias, nel 2° battaglione