Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita. (Enzo Biagi)
DATA DI NASCITA - DATA DI MORTE 16 dicembre 1922 - ?
LUOGO DI COMBATTIMENTO: Tirana, Elbasan e Scutari
BRIGATA DI APPARTENENZA: Divisione “A. Gramsci”
INCARICO: Soldato
La vita di Giuseppe Nardulli si inserisce nel solco silenzioso di tanti uomini comuni che, nel momento più drammatico della nostra storia, diventarono protagonisti della lotta per la libertà.
Giuseppe Nardulli nacque il 16 dicembre 1922 a Santeramo in Colle. La sua professione di agricoltore giornaliero racconta già molto della sua esistenza: una vita semplice, fatta di fatica quotidiana e massacrante.
All’8 settembre 1943, data cruciale per il destino dell’Italia, Nardulli, che aveva appena 20 anni, si trovava inquadrato nel 14º Corpo d’Armata. Come molti soldati italiani, visse lo smarrimento seguito all’armistizio, quando l’esercito si dissolse e migliaia di uomini furono lasciati a scegliere tra la resa, la fuga o la resistenza.
A partire dal 4 ottobre 1944, Giuseppe Nardulli prese parte attiva alla lotta partigiana, proseguendo fino al 31 maggio 1945. Operò in territorio albanese, in località come Tirana, Elbasan e Scutari, entrando a far parte della Divisione “A. Gramsci”, una delle formazioni composte da italiani che, lontani dalla patria, decisero comunque di combattere contro il nazifascismo.
Il suo impegno non fu episodico né marginale: i documenti attestano una partecipazione concreta e continuativa alle operazioni militari, con incarichi di collegamento e supporto logistico, ruoli fondamentali per il funzionamento delle formazioni partigiane. In queste attività, che richiedevano affidabilità, disciplina e coraggio, Nardulli si distinse per il suo operato durante gli anni della guerra.
Nel dopoguerra, molti ex combattenti della Resistenza cercarono il riconoscimento ufficiale della loro attività partigiana, non solo per il valore simbolico e morale, ma anche perché tali qualifiche potevano comportare benefici concreti: tra questi, agevolazioni economiche, accesso a pensioni privilegiate, priorità in ambito lavorativo e il riconoscimento pubblico del proprio impegno nella lotta di liberazione. In questo contesto si inserisce anche la vicenda di Giuseppe Nardulli, per il quale il riconoscimento ufficiale giunse nel dopoguerra. Con comunicazione del 31 gennaio 1947, la Commissione per il riconoscimento della qualifica partigiana per gli italiani che avevano combattuto all’estero gli attribuì il titolo di “patriota”, in base alle disposizioni del decreto legislativo luogotenenziale del 21 agosto 1945. Tale qualifica sanciva non solo la sua partecipazione alla guerra di liberazione in Albania, ma anche il valore morale e civile del suo contributo.
Ulteriori attestazioni, datate tra il 1947 e provenienti sia dalle autorità militari sia dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, confermano la sua appartenenza alle formazioni partigiane e il ruolo attivo svolto durante il conflitto. Questi documenti, oltre a certificare i fatti, restituiscono l’immagine di un uomo che ha rischiato la propria vita per conquistare la libertà.
Terminata la guerra, Giuseppe Nardulli tornò alla sua terra, Santeramo, riprendendo la vita di sempre. Ma la sua esistenza, apparentemente semplice, era ormai segnata da un gesto di incalcolabile importanza: quella di aver contribuito, per concedere la liberazione all’Italia oppressa.
a cura di GIORGIA ANGELILLO VE