Chiunque può arrendersi, è la cosa più semplice del mondo. Ma resistere quando tutti gli altri si aspettano di vederti cadere a pezzi, questa è la vera forza.
(Chris Bradford)
DATA DI NASCITA - DATA DI MORTE 12.05.1924 -
LUOGO DI COMBATTIMENTO Costigliole d’Asti, Incisa, Rocca d’Arazzo e Felizzano
BRIGATA DI APPARTENENZA 30° Reggimento Fanteria della Divisione “Assietta”
Questa è la storia di un giovane che ha scambiato l’aratro con il moschetto, percorrendo l’Italia intera per difendere una terra che non era la sua, ma che sentiva di dover liberare.
La storia di Giovanni Console inizia tra i campi di Noci, in provincia di Bari, dove nasce il 12 maggio 1924. Giovanni è un figlio della terra, un giovane contadino abituato alla fatica che vive in via Marconi, 5; ma il destino decide di strapparlo ai suoi ulivi per gettarlo nel turbine della Seconda Guerra Mondiale.
A diciannove anni si ritrova a Torino, lontano da casa, come soldato nel 30° Reggimento Fanteria della Divisione “Assietta”.
Il caos e la scelta
L’8 settembre 1943 l’Italia si spezza e l’esercito si dissolve. Giovanni, celibe e solo in una città straniera, si trova davanti a un bivio: collaborare con l’occupante tedesco o resistere.
Sceglie la dignità, ma il prezzo è altissimo. Il 15 marzo 1944 cade nelle mani dei fascisti e viene imprigionato. Tuttavia, lo spirito di chi è cresciuto libero non si lascia piegare: il 20 aprile, con un colpo di audacia, riesce a evadere, dandosi alla macchia tra le colline piemontesi.
Tra le file della “Vignale”
La vera svolta avviene il 24 luglio 1944. Giovanni non cerca solo la salvezza: cerca il riscatto. Entra ufficialmente nella 100ª Brigata Garibaldi “Vignale”, guidata dal leggendario comandante “Aramis” .
Qui il giovane contadino pugliese scopre di non essere solo: la brigata è un mosaico di uomini, un connubio unico tra contadini locali e soldati meridionali rimasti bloccati al Nord.
La “Vignale” è una formazione d’élite che domina le colline del Monferrato, una posizione strategica capace di paralizzare i rifornimenti tra Torino, Asti e Alessandria.
Un anno di fuoco e fango
Sotto il comando di Aramis, Giovanni partecipa ad azioni di guerriglia e sabotaggio che toccano località come Costigliole d’Asti, Incisa, Rocca d’Arazzo e Felizzano.
Non sono solo combattenti: sono i “difensori della terra”. Giovanni e i suoi compagni proteggono i raccolti dei contadini dalle razzie nazi-fasciste, gestendo al contempo una rete di intelligence e raccolta informazioni che collabora direttamente con gli Alleati.
La repressione è però spietata. Durante i feroci rastrellamenti dell’inverno tra il ’44 e il ’45, Giovanni assapora nuovamente la durezza della prigionia, finendo rinchiuso nelle carceri di Asti.
Ma la brigata non si spezza e, con la primavera, arriva finalmente la resa dei conti.
Il ritorno del patriota
Il 12 maggio 1945 è una data che Giovanni non dimenticherà mai: è il giorno del suo ventunesimo compleanno. Mentre il mondo festeggia la pace, lui riceve il regalo più prezioso: il foglio di congedo firmato proprio da Aramis.
Munito di un lasciapassare che lo riconosce ufficialmente come PATRIOTA, può finalmente intraprendere il lungo viaggio verso la Puglia.
Torna a casa, nella terra che lo aveva visto partire soldato, e si stabilisce a Gioia del Colle, in Via Marconi 5. Nel novembre del 1946, ormai tornato alla vita civile ma con il cuore ancora legato alle colline piemontesi, formalizza il suo impegno iscrivendosi all’ANPI locale.
I documenti di Giovanni Console restano oggi come testimonianza di una Resistenza nazionale: la prova che un giovane contadino di Noci potesse diventare, tra le nebbie del Nord, uno dei più saldi pilastri della libertà italiana.
a cura di VINCENZO LAMBERTI VE