Abbiamo intervistato i nostri fantastici prof di educazione fisica Campadelli e Canzano per sapere qualcosa di più sul gruppo sportivo: studenti e studentesse si sono incontrati al pomeriggio per praticare sport: tra successi, nuove scoperte e tanta partecipazione, lo sport scolastico ha unito ragazzi e ragazze in un anno ricco di emozioni
Anche quest’anno il gruppo sportivo della nostra scuola si è concluso con grande successo e tanta partecipazione. Durante l’anno scolastico, tanti ragazzi e ragazze si sono messi in gioco in diverse attività, grazie all’impegno e all’organizzazione dei professori di educazione fisica Valerio Campadelli e Matteo Canzano.
Gli sport proposti sono stati vari e anche originali. Oltre ai più conosciuti, come pallavolo e rugby, si è cercato di far scoprire anche discipline meno praticate, come l’orienteering e l’ultimate frisbee, per coinvolgere più studenti e appassionarli a nuove esperienze.
I risultati ottenuti sono stati ottimi: la nostra squadra di rugby ha vinto il titolo di campione provinciale e ha conquistato un bellissimo quarto posto ai regionali. Anche nel volley ci siamo distinti, con ottime prestazioni nei tornei scolastici. Nell’ultimate frisbee, uno sport ancora poco conosciuto ma molto divertente, siamo diventati vicecampioni provinciali. Peccato solo per il derby perso con le Marconi, ma ci rifaremo l’anno prossimo!
Nell’orienteering, due delle nostre squadre sono salite sul podio provinciale, conquistando secondo e terzo posto, mentre Emma Mechelli ha raggiunto un risultato eccezionale, classificandosi seconda assoluta a livello regionale. Un grande applauso a lei e a tutti gli altri partecipanti!
Lo scorso anno eravamo riusciti a coinvolgere più di 1200 alunni. Anche quest’anno, i numeri sono stati importanti: i gruppi sono variati dai 15 ai 60 partecipanti, a seconda delle attività proposte.
Il gruppo sportivo non è stato solo un’occasione per gareggiare, ma anche un modo per stare insieme, divertirsi e scoprire nuove passioni. Un grazie speciale va ai professori Campadelli e Canzano, che ci hanno guidati in questo bellissimo percorso.
Speriamo che il prossimo anno sia ancora più ricco di sport, amicizia e soddisfazioni!
Rachele
Quanto la prestazione sportiva è influenzata dalla salute mentale? Sempre più spesso sentiamo parlare di supporto psicologico per gli sportivi...affrontare la disciplina è diventato forse troppo faticoso per gli atleti professionisti?
Gli atleti professionisti dovrebbero ricevere più supporto per la salute mentale, o la pressione del loro lavoro fa parte del gioco?
Nel mondo dello sport professionistico, gli atleti sono spesso visti come modelli di forza fisica e determinazione, ma dietro la loro apparente invincibilità si nascondono molte sfide emotive e psicologiche che affrontano quotidianamente. La salute mentale degli atleti è un tema che, purtroppo, è stato abbastanza trascurato. Gli atleti professionisti non dovrebbero essere lasciati soli ad affrontare le loro difficoltà, perché il loro benessere psicologico è fondamentale tanto quanto, se non di più, la preparazione fisica.
Innanzitutto, la pressione a cui gli atleti sono sottoposti è incredibile. La necessità di raggiungere prestazioni elevate, vincere competizioni e rispettare le aspettative dei tifosi e degli allenatori può creare un carico psicologico enorme. Le critiche pubbliche, le sconfitte e le aspettative possono portare a stress, ansia e, talvolta, a vere e proprie crisi psicologiche.
Prendiamo come esempio Benedetta Pilato, una delle nuotatrici più promettenti d'Italia, che ha ottenuto grandi successi sin da giovanissima. La sua straordinaria performance ai campionati del mondo e le medaglie internazionali hanno suscitato un grande entusiasmo nel pubblico. Tuttavia, il quarto posto ottenuto alle Olimpiadi ha generato un caso: infatti l’atleta ha esultato ed era visibilmente contenta del risultato ottenuto (quarta alle Olimpiadi, non è cosa da tutti), ma l’intervistatore e i commentatori TV non condividevano questa gioia. Per loro, non entrare sul podio era da considerarsi come un fallimento. Davanti a questo tipo di pressione è facile perdere l’equilibrio. Pensate che nel 2021, Naomi Osaka, una delle tenniste più talentuose al mondo, ha preso una pausa dai tornei per prendersi cura della sua salute mentale, sottolineando quanto la pressione possa essere dannosa per gli atleti. È dunque evidente che il supporto psicologico è vitale per evitare che queste difficoltà minino il loro benessere.
Da questo possiamo dedurre che la mente di un atleta è altrettanto importante quanto il suo corpo, e trascurarla può compromettere la sua capacità di concentrarsi, gestire la pressione e prendere decisioni rapide durante la competizione.
In conclusione, sono dell’idea che chiunque nel mondo dello sport, e soprattutto nella vita di tutti i giorni, debba essere degno, in qualsiasi caso, di avere un incoraggiamento e un supporto, perché, se non lo si riceve, le conseguenze potranno superare ogni idea che si era fatta su di esse.
Vincere, per molti, è l’unica cosa che conta, senza considerare quanto sia importante la realizzazione personale che va al di là dei risultati. Per questo la pressione per gli sportivi è alta e deve essere gestita.
Noemi Iones
Il primo mondiale nel mondo arabo si è da poco concluso con la vittoria dell’Argentina contro la Francia, nella emozionante partita giocata il 18 dicembre 2022. Questa competizione verrà ricordata per diversi motivi. Per la prima volta si è giocato un mondiale nei mesi invernali, sospendendo tutti i campionati nazionali. Ma questo non è il solo primato. Leggi record e curiosità legate alla coppa del mondo FIFA Qatar 2022
1) Gol e record di rigori
In questo mondiale ci sono stati ben 172 reti e la media è stata di circa 2,5 gol a partita (di certo gli appassionati non si sono mai annoiati). Anche i tiri dal dischetto sono stati numerosi: in questo campionato del mondo sono stati battuti 17 calci di rigore; non ne abbiamo mai visti così tanti...chissà se nei prossimi mondiali questi record verranno battuti.
2) Tanti veterani quanto debuttanti
Tanti giocatori in questo mondiale hanno giocato l’ultima edizione. Tra questi Messi, Ronaldo, Suarez e Cavani. E ancora tanti altri. Ci sono stati però altrettanti giocatori che hanno debuttato: nomi come Jude Bellingham, Pedri, Musiala, ma soprattutto due giocatori protagonisti per le proprie nazioni: Enzo Fernandez, regista della selecion argentina (premiato come miglior giovane del mondiale) e Joško Gvardiol, pilastro della nazionale croata.
3) Messi e la sua storia nei mondiali
Bisogna dedicare uno spazio a Lionel Messi. Per esempio lui è l'unico giocatore nella storia ad avere vinto il Golden Ball dei mondiali 2 volte (vinto nel 2014 e 2022).
Inoltre Messi è l'unico giocatore del mondiale ad aver segnato in tutte le fasi di un mondiale (Gironi-Ottavi-Quarti-Semifinale-Finale).
E non è tutto! Infatti è bene sottolineare che nella bacheca di Messi, dopo questo campionato del mondo, manca un solo trofeo nella sua bacheca: la Coupe De France (ma per questa dovrà aspettare il prossimo anno, perché l’8 febbraio la coppa è andata alla rivale storica del Paris di Messi, ovvero l’Olympique Marsiglia.
4) Il Marocco
Parlando di risultati sorprendenti dobbiamo per forza parlare del fantastico mondiale giocato dalla nazionale marocchina. Per la prima volta una squadra africana è arrivata fino alle semifinali, la squadra composta da Ziyech, Hakimi, Bounou e tanti altri che hanno battuto il Portogallo 1-0 e hanno giocato contro la Francia, purtroppo però, perdendo 2-0.
5) Il Giappone
Altra squadra che ha giocato un bellissimo mondiale è stata il Giappone, vincendo contro la Spagna, nonostante lo scarsissimo possesso palla: il più basso della storia (17,7%), un vero record!
6) Kylian Mbappé
Mbappe ha solo 24 anni ma ormai è già conosciuto in tutto il mondo per i suoi fenomenali record. In questo mondiale proprio lui detiene il record di gol, ben otto. Grande cannoniere che, nonostante la delusione della sconfitta in finale, il suo nome è il primo nella classifica dei bomber.
Ora aspettiamo soltanto il Mondiale 2026 per vedere cosa cambierà, dato che sarà ospitato per la prima volta in 3 paesi diversi (Canada, Stati Uniti e Messico). Un' altra novità è che ci saranno più squadre alla fase dei gironi. Vedremo se ci emozionerà come il Mondiale appena finito e soprattutto se l’Italia si qualificherà.
Asia Marchesini e Filippo Ratti
“Occhio avvelenato”, questo è il soprannome che Matteo Berrettini ha scelto di darsi insieme a coach Santopadre prima di sfidare il tennista Gael Monfils nel torneo degli Australian Open. Mi ha incuriosito molto il perché avesse scelto queste due parole e, indagando un po’ nel passato dell'atleta romano, posso affermare con certezza che il nome è perfettamente coerente con la stabilità mentale che dimostra in campo. Questa qualità ha permesso a Matteo di essere l’unico tennista italiano ad essere arrivato a disputare la finale del torneo di Wimbledon e le semifinali agli Australian Open… mica male per avere 25 anni! Vi confesso che raggiungere quei risultati nel tennis rimane il mio sogno nel cassetto, ma non divaghiamo! Matteo ha raggiunto la sesta posizione nel ranking ATP, ovvero la classifica dei tennisti più bravi al mondo. Di recente era scivolato al settimo posto, ma Berrettini non è particolarmente affascinato da questo numero, perciò ha subito ripreso la propria posizione. Voi che ne dite, se la merita? Io credo proprio di sì anche se, lo devo ammettere, mi piacerebbe un giorno vederlo al vertice del ranking. Vediamo ora quali sono i suoi punti forti e quelli deboli, per cercare di capire quali siano i “segreti” del mestiere del giovane tennista. Nel suo circuito è conosciuto come “The Hammer”, ovvero il martello. Questo perché le battute ed i diritti del giocatore romano raggiungono velocità davvero elevate. Pensate che Matteo detiene il titolo di secondo giocatore della storia che è riuscito a vincere un torneo senza mai perdere punti nella battuta (meglio di lui ha fatto solo un signore che porta il nome di Roger Federer, una leggenda del tennis). La grande stabilità mentale di Berrettini gli consente di procurarsi molte palle break, cioè i punti che si conquistano direttamente dalla battuta dell’avversario. Matteo è molto legato al suo coach, Vincenzo Santopadre, che lo segue da quando aveva 14 anni (anche se il ragazzo ha iniziato a giocare a tennis quando ne aveva appena 6). Da piccolo si allenava sui campi in terra rossa, ma non era proprio la superficie adatta alle sue caratteristiche. Devo dire che, anche per quanto mi riguarda, i campi in terra rossa sono quelli che meno preferisco. Infatti rallentano molto la pallina, non facendole acquisire velocità. Ma torniamo a Matteo. Successivamente il coach ed il suo “pupillo” dedicarono più tempo alle superfici veloci, cemento ed erba sintetica, che soddisfavano perfettamente le caratteristiche di gioco di Berettini. In particolare veniva valorizzato il suo velocissimo servizio che già poche righe fa abbiamo citato (si parla di circa 200 km/h!). Subito dopo la battuta, l’atleta, solitamente conclude il gioco con un volley, un colpo che consiste nel bloccare la pallina a rete per evitare che l’avversario faccia punto. Grazie a questi due colpi molto potenti è considerato un successore di Juan Martin del Potro e Fernando Gonzáles, due tennisti di fama mondiale. Passiamo a parlare ora dei punti deboli. Anche se non sembrerebbe anche lui ha qualche fragilità. Per prima cosa dobbiamo sicuramente citare il rovescio a due mani, colpo che, in seguito ad un infortunio al polso, non gli riesce alla perfezione e lo penalizza fin dall’età di 17 anni. Matteo ha una muscolatura molto sottile nella gamba, soprattutto nei polpacci e nelle caviglie. Questa caratteristica lo rende soggetto a infortuni, o a piccole contusioni. Bisogna sottolineare anche che questa struttura fisica lo rende meno veloce nello spostamento laterale e nella rapidità dei piedi. Nel circuito tennistico che frequento, ci alleniamo soprattutto su questo aspetto; so bene che alcuni esercizi sulla rapidità possono sembrare semplici visti da fuori, ma in realtà sono davvero utilissimi e, a dir la verità, anche molto faticosi. Probabilmente non tutti avete visto una partita di Berrettini, ma se vi è sconosciuto come sportivo, è difficile che lo sia come uomo di spettacolo. Ci sono state infatti varie occasioni per poterlo vedere in televisione. Ha partecipato ad una puntata di Sanremo 2022 come ospite di Amadeus ed è stato invitato all’ultima prova in esterna dell’undicesima edizione di MasterChef Italia. Diciamo che non passa inosservato, poiché è proprio un. bel ragazzo. Alcune curiosità su Matteo? Nonostante sia romano, il tennista tifa da sempre la squadra di calcio della Fiorentina. La sua canzone preferita? Sara, di Pino Daniele. Il suo idolo è, ovviamente, un tennista. Ciò che sorprende è però che non si tratta di un semplice tennista, bensì di un suo avversario: Roger Federer. In campo e fuori Berrettini è un ragazzo molto serio che cerca di non concedersi errori. Il tennis è per lui uno sport di famiglia, oltre a praticarlo lui stesso gioca a livello professionistico anche suo fratello, Jacopo. Beh, giunti alla fine di questa analisi su Matteo "occhio avvelenato", che dire?! Io augurerei il meglio a questo tennista che dimostra sempre di migliorarsi in tutto ed è capace di raggiungere record italiani e mondiali.
Vittoria Palumbo
Il team dei giornalisti sportivi Alessandra Esposito ed Emanuele Vecchi si presenta, in questo esclusivo articolo, ai lettori del GGNews attraverso il loro amore per gli sport. Sperando di portare anche voi nella loro squadra.
Sin da quando ero bambina, ho sempre reputato il calcio una perfetta attività per potermi scaricare dopo una lunga studiata.
Mi ci sono appassionata forse perché mio padre, gran tifoso del Napoli, la sera accendeva la tv e metteva una partita di serie A oppure di serie B. Vedendole ho scoperto quali fossero le regole basi del calcio e, ogni volta che si presentava l’occasione, volevo praticare questo sport: in spiaggia, al parco, con parenti e amici. Qualche anno fa, guardandomi giocare, mio zio, che allenava una squadra di bambini a Roma, mi ha fatto i complimenti e mi ha suggerito di fare una prova perché, a suo parere, ero brava e predisposta.
Ho iniziato calcio solamente un anno fa, dopo tre anni di pallavolo: quindi mi ricordo molto bene il mio primo allenamento. All'inizio è stato un po’ traumatico perché non conoscevo nessuno ma già dopo una settimana avevo iniziato a fare amicizia. Le altre ragazze mi hanno fatto sentire parte di un gruppo e non mi hanno mai preso in giro per la mia inesperienza.
Vivo a Castelfranco ma per giocare in una squadra femminile sono dovuta andare a Modena. Sono contenta di questa scelta e nonostante i tanti incontri riesco a conciliare lo sport con gli impegni scolastici.
Mi dispiace sentire i commenti di quelle persone che pensano che ci siano degli sport da maschi e degli sport da femmina: penso che ognuno debba essere libero di praticare lo sport che gli piace e che certi pregiudizi siano completamente sbagliati!
Alessandra Esposito
Da quando sono piccolo, ho sempre reputato il basket una fonte di svago.
Iniziai a giocare a 8 anni, sotto consiglio di mia madre, ex giocatrice di pallacanestro, ma anche perché molti miei amici lo praticavano.
Mi ricordo ancora il mio primo allenamento: avevo le mie nuove scarpe ed ero contento anche semplicemente di palleggiare.
All’inizio dovetti un po’ ambientarmi, anche se lo feci facilmente: dopo poco infatti diventai membro titolare della squadra.
Ogni mese miglioravo sempre di più, i compagni mi sostenevano e io cercavo di dare il tutto per restituire il favore.
Adoro il basket perché mi piace collaborare con i miei compagni e giocare di squadra per raggiungere insieme la vittoria, ogni volta si crea uno spirito di fratellanza unico, tanto che anche nei momenti di sconforto c’è qualcuno pronto a spronarti.
Il mio sogno, come credo quello di tutti i ragazzi che praticano basket, è arrivare nell’NBA, il campionato cestistico per eccellenza statunitense. Anche se alla fine mi piacerebbe arrivare anche solamente a giocare in nazionale per rappresentare il mio paese.
Anche se la scuola e i compiti sono impegnativi e mi tolgono molto tempo, è importante trovare sempre un momento in cui dedicarsi alle proprie passioni.
Emanuele Vecchi
Ciao lettori, vi hanno appassionato le Olimpiadi di Tokyo 2020?
A noi molto, ecco perché oggi siamo qua per raccontarvi l’ultima edizione dei Giochi Olimpici che si sono svolti nella capitale giapponese nel 2021.
Ebbene sì, questo è stato il primo rinvio della storia di una competizione olimpica.
É stata rimandata a causa della pandemia mondiale COVID-19 e le gare si sono tenute senza spettatori.
I nuovi sport introdotti
Nelle ultime Olimpiadi pensiamo che tutti voi abbiate notato diverse novità, come per esempio l'aggiunta di nuovi sport .
Questi sono:
Karate
Questa arte marziale ha debuttato proprio due anni fa. Ma si tratta di un evento unico: infatti il karate non sarà presente nell’edizione di Parigi 2024.
Skateboard
Lo skateboard è uno sport molto praticato dai giovani, basta vedere il podio delle vincitrici delle gare street, una delle discipline previste. La medaglia d’oro (Momiji Nishiya, Giappone) e quella d’argento (Rayssa Leal, Brasile) sono andate a due tredicenni. Potreste immaginare anche un vostro compagno di classe salire sul podio delle prossime Olimpiadi?
Surf
Il sogno di avere il surf alle Olimpiadi ha più di cent’anni. Si pensa che questo sport sia nato dalla pratica degli antichi polinesiani di spostarsi da Tahiti alle Hawaii su delle tavole di legno. Infatti alle Olimpiadi di Parigi 2024 le gare di surf si terranno proprio a Tahiti, a quindicimila chilometri dalla Francia. Invece in questa edizione la disciplina si é svolta sulla spiaggia di Tsurigasaki.
Arrampicata sportiva
Nata come strumento per allenarsi alle scalate all’aperto, negli ultimi anni l’arrampicata sportiva ha registrato sempre maggior numero di appassionati.
Baseball/Softball
Dei cinque nuovi sport, il baseball maschile e il softball femminile sono gli unici a non essere una novitá.
Il baseball ha figurato tra gli sport olimpici dai Giochi di Barcellona 1992 fino a quelli di Pechino 2008. Nel luglio 2005 però il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ne aveva stabilito l'esclusione dall'Olimpiade di Londra 2012. Dopo l'assenza anche da Rio '16, il CIO ha deciso di far rientrare il baseball nelle discipline olimpiche per i Giochi Tokyo 2020.
Ma oltre alle competizioni vere e proprie, ci sono molte curiosità che su queste olimpiadi che vorremmo condividere con voi.
I podi “riciclati”
Ebbene sì, i podi delle Olimpiadi di Tokyo 2020 sono “riciclati”.
Per sensibilizzare alla sostenibilità, il podio olimpico è stato fatto di plastica riciclata. L’idea è stata del designer Asao Tokolo. Sul sito ufficiale delle Olimpiadi di Tokyo 2020 il comitato organizzatore ha affermato di voler creare un esempio per una società sostenibile.
Il progetto è stato avviato da associazioni di volontariato che hanno raccolto imballaggi o confezioni lasciate in strade, parchi, spiagge e molti altri luoghi.
Il logo
Per ufficializzare il logo di Tokyo 2020 è stato indetto un concorso tra artisti, che ha visto vincere, come già detto in precedenza, Asao Tokolo.
Il logo si chiama, in italiano, emblema armonizzato a scacchi. Il disegno dovrebbe rappresentare l’armonia che deve esistere tra i vari paesi.
Le medaglie
Le medaglie sono realizzate con materiale proveniente da cellulari riciclati e altri dispositivi elettronici.
Sul retro delle medaglie è presente il marchio di Tokyo 2020, mentre la parte davanti raffigura il volto di Nike, la dea greca della vittoria.
Finalmente l‘uguaglianza di genere!
Tokyo 2020 ha compiuto un passo avanti rispetto alle precedenti edizioni: i Giochi Olimpici giapponesi hanno visto una maggiore partecipazione di atlete donne, corrispondente al 48,8%.
Atleti dopati
Durante le Olimpiadi di Tokyo 2020 si è scoperto che alcuni atleti hanno commesso infrazioni relative al doping durante le gare.
Tre di questi atleti sono stati sospesi provvisoriamente durante i Giochi.
Si tratta di:
1.Sadik Mikhou (Bahrein) - 1500m
2.Benik Abramyan (Georgia) - getto del peso
3.Mark Otieno Odhiambo (Kenya) - 100m
La Russia non ha partecipato alle Olimpiadi
La Russia é stata esclusa da qualsiasi competizione internazionale a partire dal 9 dicembre 2019.
Dopo la scoperta di alcuni test antidoping falsificati dalla Russia, l'agenzia mondiale antidoping (WADA), aveva permesso agli atleti russi non responsabili di doping di partecipare sotto una bandiera di atleti neutrali, e così è successo.
Gli atleti di cittadinanza russa partecipanti ai Giochi olimpici non hanno rappresentano formalmente il loro Paese, bensì il Comitato Olimpico Russo con la sigla ROC (in inglese Russian Olympic Committee).
Chi ha indossato la divisa azzurra
Gli atleti italiani che alle Olimpiadi di Tokyo 2020 hanno indossato la divisa azzurra sono stati 334 e hanno gareggiato in 34 sport diversi.
I portabandiera sono stati Elia Viviani e Jessica Rossi, rispettivamente del tiro al volo e del ciclismo su strada.
Questa è stata la prima volta da Londra 1908, edizione in cui fu introdotto il portabandiera, che l'Italia ha affidato il compito a due atleti invece di uno.
Nel 2020 l’Italia ha portato a casa 40 medaglie: 10 d’oro 10 d’argento e 20 di bronzo.
Quindi, dalla nascita della competizione, la squadra azzurra ha conquistato in tutto 580 medaglie, 207 delle quali d’oro. E lo sport nel quale l’Italia ha conquistato il maggior numero di podi è la scherma.
Alessandra Esposito ed Emanuele Vecchi
Calcio (27 studenti); Basket (10); Nuoto (13); Pallavolo (12); Danza (8); Tennis (7); Altri sport (31); Nessuno sport (37)
Calcio (26 studenti); Basket (10); Nuoto (15); Pallavolo (5); Danza (5); Tennis (8); Altri sport (12); Nessuno sport (31)
Calcio (18 studenti); Basket (11); Nuoto (9); Pallavolo (3); Danza (4); Tennis (4); Altri sport (31); Nessuno sport (37)
Consultando i vari grafici si può notare che con l'avanzare degli anni i ragazzi che non fanno sport aumentano ( dal 23% dei ragazzi che non praticano sport in prima media, si arriva al 33% della terza).
Le ragioni per stare a letto sono tante e la forza di tirarsi su non è cosa da tutti. Ma è solo la pigrizia che porta a lasciare l'attività sportiva? Secondo noi giornalisti di GGNews, una delle cause che fanno sì che i ragazzi stiano chiusi in casa si può ritrovare nell'uso di apparecchi elettronici che fanno passare la voglia ai ragazzi di uscire.
Ma potrebbero esserci altri fattori: ad esempio, crescendo lo sport diventa più agonistico e il suo livello di difficoltà aumenta. Proprio per questo molti ragazzi potrebbero sentirsi inadeguati e quindi mollare tutto. Inoltre con il passare degli anni il carico di studio aumenta e molti studenti decidono di abbandonare lo sport per dedicarsi completamente alla scuola. Noi pensiamo che con un po' di organizzazione si possa fare sport e andare bene a scuola.
Analizzando gli altri dati è evidente come il calcio sia lo sport più diffuso tra gli studenti, ma anche basket e nuoto sono attività molto apprezzate nella nostra scuola.
Vi salutiamo con un consiglio...fate sport, anche non a livello agonistico: meglio del divano!!