Immensa, colori sgargianti e fauna rigogliosa: questa è la Grande barriera corallina, un insieme di isole di coralli che si estende per 348.700 chilometri quadrati tra Australia e Nuova Zelanda. In tanti ne avranno sentito parlare, molti avranno ammirato i colori dello splendido paesaggio marino in qualche documentario, qualcuno avrà potuto osservarla da vicino in vacanza: infatti la Barriera, la più grande estensione di corallo del mondo, rappresenta una delle più grandi attrazioni turistiche dell'Oceania.
Quello che invece non tutti sanno è che la Grande barriera corallina, tra poco tempo, potrebbe essere inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo. Infatti questo ambiente marino è stato vittima dei cambiamenti climatici degli ultimi anni, in particolare dell’aumento della temperatura esterna e dell’acqua. Inoltre si è dovuto fare i conti con l’aumento dei rifiuti nei mari. Tutto questo ha portato ad una scarsa qualità di vita sia della fauna, sia della flora della Grande barriera corallina: migliaia di specie di pesci, tartarughe marine, balene e delfini, coralli e alghe sono estremamente stressati dai cambiamenti e dal peggioramento degli ambienti che li ospita.
Molti sono stati gli sforzi per limitare i danni da parte dell'Australia, il Paese che governa l'area della barriera. Questi però hanno contribuito solo in parte alla preservazione del sito. Infatti si può affermare che tante strategie messe in atto non sono bastate.
Un esempio? L’Australia qualche anno fa promulgò leggi che limitavano la pesca nei mari. Questo per evitare che gli strumenti della pesca (in particolare di quella intensiva) contribuissero al danneggiamento dei mari e della flora marina. In questo modo si sarebbero preservate anche le migliaia di specie di pesci che popolano quelle acque.
Purtroppo queste misure non hanno dato i risultati sperati: le autorità infatti non sono riuscite a controllare adeguatamente che le regole venissero rispettate e i pescatori non hanno seguito le limitazioni che erano state loro imposte.
Nei mesi estivi del 2023 si terrà la prossima riunione del Comitato Unesco (l'agenzia che si occupa di preservare e promuovere l'Educazione, la Scienza e la Cultura) in cui si deciderà come migliorare le condizioni della Grande barriera. Speriamo che questa non venga classificata ufficialmente tra le aree a rischio: significherebbe che la situazione è in via di miglioramento.
Intanto il governo australiano sta investendo 1.2 miliardi di dollari per potenziare le attività di protezione e di controllo, nella speranza di salvaguardare con misure efficaci il paradiso degli oceani.
Gli sforzi dovranno comunque aumentare nel futuro perché la perdita, o il deterioramento della Grande barriera corallina significa la perdita di buona parte della flora e della fauna marina mondiale.
Cesare Bertini e Alessio Righi