I PARASSITI, capitolo 1:
IL TRAUMA DI TUTTA L'UMANITÀ.
"Nel cammin di nostra vita mi ritrovai in una biblioteca oscura e mi accorsi che la retta via mentale era smarrita…"
Così, molto probabilmente, si aprirà il capitolo sui traumi nella biografia di tutti coloro che, mentre stavano sfogliando dei libri in biblioteca, si sono imbattuti in un'enciclopedia sui parassiti.
Vediamo quali sono i più particolari ed orrendi simbionti che esistono.
La prima pagina del nostro libro è, sicuramente, dedicata ad alcune specie di funghi brasiliani che attaccano le formiche e ne prendono il controllo. Questi miceti, una volta entrati in un invertebrato che aveva mangiato le loro spore, prolungano i propri filamenti nel corpo dell'ospite per nutrirsi dei tessuti molli dell'insetto, fino a quando i prolungamenti non arriveranno al cervello dell'animale e cominceranno a controllarlo. A questo punto il fungo fa arrampicare la formica su un albero, per poi ucciderla facendo eruttare i suoi corpi fruttiferi dalla testa dell'invertebrato per far sì che le sue spore si diffondano.
Colpiti dall'orrore, giriamo pagina e proseguiamo nella lettura del nostro libro. Veniamo catapultati in America dove vivono delle mosche, i foridi, che iniettano nel torace delle formiche di fuoco le loro uova. Quando saranno nate, le larve del parassita, si faranno strada fino alla testa della loro vittima per nutrirsi del suo cervello. Alla fine la Mosca completamente formata uscirà dalla formica perforandole il cranio.
Adesso, per evitare ulteriori dettagli, giriamo nuovamente pagina e ci troviamo di fronte all'onisco. Lo storno, che è un uccello insettivoro, ha un parassita nel tratto intestinale che si diffonde grazie alle feci dell'animale. Gli escrementi di un volatile infetto, che quindi contengono le uova del simbionte, possono essere mangiati dall'onisco che è un insetto predato dal vertebrato. Nel tratto intestinale dell'ospite le larve del parassita si schiuderanno diventando larve, prenderanno il controllo del suo cervello e lo costringeranno ad andare all'aperto e a farsi mangiare da uno storno cosicché, il simbionte, possa tornare nell'intestino dell'uccello e possa far ricominciare il ciclo.
Ormai, non sapendo più quale sia il senso della vita, continuiamo a leggere il nostro libro degli orrori. Qui ci sono dei vermi che infestano le chiocciole, insediandosi nelle loro antenne, che si gonfieranno e diventeranno delle spirali pulsanti di colore molto intenso. Questi parassiti prendono poi il controllo dell'insetto, e lo costringono sia ad uscire allo scoperto che a farsi mangiare dagli uccelli. I vermi, una volta nel tratto intestinale del predatore, si riproducono e fanno diffondere le loro uova attraverso le feci del vertebrato. Le chiocciole mangeranno le uova di un uccello infetto e il ciclo ricomincerà.
A questo punto, diventati totalmente insofferenti, cominciamo a sfogliare le pagine passivamente. Qui troviamo degli altri vermi nematomorfi che attaccano gli ortotteri, come le cavallette, e si nutrono dei loro liquidi interni. Questi parassiti, una volta adulti, costringono il loro ospite ad annegarsi, cosicché possano uscire dall'insetto e possano riprodursi negli specchi d' acqua. Le uova dei vermi verranno deposte nelle larve della mosca che crescerà normalmente, fino a quando non verrà mangiata.
Giunti a questo momento, con un enorme sforzo, riusciamo a sfuggire dalla perversa attrazione esercitata dal libro degli orrori e a chiuderlo. A questo punto scappiamo dalla biblioteca e giuriamo di non tornare mai più in quel luogo oscuro. Ma la nostra sofferenza non è stata vana: ci ha aiutato a capire numerose cose. La nostra principale illuminazione, però, è la comprensione di una nozione fondamentale: i veri parassiti non sono le persone che ci sfruttano o che ci usano per puro diletto ma sono piccoli esseri, a volte perfino insulsi, che ci usano fisicamente e che ci causano enormi danni fisici e psicologici.
Mirco Righetti
I PARASSITI , capitolo 2:
GLI UNICI AMICI DI ADE
Un giorno, non meglio specificato, vengo svegliato da un dolore lancinante combinato ad un calore soffocante e ad un rumore orripilante. Quando apro gli occhi mi accorgo di essere in una landa desolata, quasi completamente lambita dalle fiamme, calpestata da innumerevoli figure ammantate. Con estremo orrore capisco di essere morto e di trovarmi nell'inferno. Questo luogo non è dissimile da quello descritto da Dante nella sua commedia, è solamente molto più caldo. In questo momento vengono a prelevarmi tre strane figure che dicono di essere le Erinni. Questi malefici esseri mi portano dal loro sommo e supremo comandante: Ade. Il Signore degli inferi, dopo avermi accolto, mi descrive la mia pena: leggere per l'eternità un libro che narra le vicende di alcuni suoi amici, quindi mi consegna un tomo quasi infinito intitolato: "i parassiti dell'uomo". A questo punto, decisamente distrutto, decido di cominciare a scontare la mia pena.
Nelle prime pagine incontro un nematode: il verme di Guinea. Questo parassita viene contratto bevendo acqua non filtrata o pesce infetto poco cotto. I vermi raggiungono lo stomaco o l'intestino, cominciano a vagare per il corpo e, se incontrano un altro individuo, si riproducono. Il maschio alla fine di questo processo muore e la femmina lo assorbe. In seguito il parassita gravido continua a crescere e a riempirsi di larve. Dopo circa un anno, il verme sarà maturo ed avrà raggiunto una lunghezza di circa un metro, anche se alcuni esemplari record sono arrivati ad un metro e mezzo. In questo tempo il parassita si sposta fino a raggiungere le estremità del corpo della sua vittima. A questo punto fa venire una dolorosa vescica al suo ospite che lo spingerà ad andare in acqua. Una volta raggiunto, per esempio, un fiume il parassita sbucherà è rilascerà le larve. Giro pagina, anche se vorrei già tornare a morire e trovo l'anisakis, un parassita del pesce crudo. Questo essere è un nematode. Le larve del parassita si trovano in mare e vengono mangiate da piccoli crostacei, poi consumati da alcuni pesci a loro volta apprezzati sia da mammiferi marini che dall'uomo. L'essere umano lo può contrarre mangiando pesce infetto crudo e non abbattuto. Il parassita può causare numerosi sintomi tra cui: dolori addominali, nausea, dissenteria, febbre e, in alcuni casi, perforazione intestinale. Altri vermi che infestano l'uomo sono gli ossiuri. Questi parassiti si contraggono tramite feci infette e infestano la parte terminale del colon, prevalentemente nei bambini. Un altro verme parassita è la tenia. Il verme solitario entra nel corpo della sua vittima tramite l'ingestione di carne cruda infetta e non abbattuta. Questo parassita si attacca al nostro duodeno tramite ganci o ventose. Le tenie si nutrono principalmente per osmosi assorbendo i nutrienti dagli organi della loro vittima. Questi vermi sono costituiti da numerosi segmenti, normalmente si aggirano tra i 1000 e i 4000, di un centimetro o un centimetro e mezzo chiamati proglottidi. Le tenie solitamente sono lunghe dai 2 ai 10 metri, anche se ne è stata trovata una di 22. Le proglottidi sono ermafrodite, quindi ognuna di loro si riproduce singolarmente, per questo in una tenia matura ci sono circa 100.000 uova. Ad un certo punto alcuni segmenti si staccano e finiscono nelle feci.
Se un animale dovesse mangiare gli escrementi o il materiale su cui si trovavano questi ultimi il ciclo ricomincerebbe. Le tenie causano numerosi sintomi, a volte contrastanti, come per esempio: dissenteria, stitichezza, vomito e nausea ma soprattutto una fame perenne. Se dovessimo mangiare le larve della tenia contrarremmo la cisticercosi. In questo caso la larva, scambiandoci per un ospite intermedio, formerà una cisti in un nostro tessuto e aspetterà che un predatore ci mangi. Nei casi peggiori, quelli di neurocisticercosi, la larva forma la cisti nel nostro cervello causando molti danni che possono portare alla morte. Sono demoralizzato perché capisco che la mia pena sarà molto più difficile del previsto da scontare però, con enorme stoicismo, continuo nella mia lettura. Adesso incontro il torsalo. Questo parassita, diffuso principalmente in Sudamerica e in Messico, colpisce sia esseri umani che animali. In realtà il torsalo è una Mosca, però noi veniamo parassitati dalle sue larve. Le sue uova ci vengono trasmesse da altri insetti, tra cui ditteri e zanzare, su cui il parassita adulto le aveva incollate. Una volta sul nostro corpo le larve si staccano dal loro ospite e entrano nel nostro organismo. Questo parassita si nutre dei nostri tessuti. La larva lascia la sua estremità più sottile, quella con cui respira, all'esterno. La parte interna è dotata di uncini retroversi che la rendono particolarmente difficile da estrarre. Una volta mature le larve usciranno e si impuperanno. Da adulte non mangeranno mai, la loro unica attività sarà riprodursi. Distrutto capisco che l'unico modo per sopravvivere a cotanto orrore è continuare a leggere senza assolutamente prestare attenzione al testo. Per questo sono costretto a smettere di pensare.
Mirco Righetti
I PARASSITI, capitolo 3:
Le vespe e il parassitismo
Femmina di xenos vesparum che sporge dal suo ospite
Sono poche le cose che accomunano tutta l'umanità, ma, una di queste è sicuramente l'odio universale per due specie di insetti: le zanzare e le vespe. Oggi incrementeremo al massimo tutti i sentimenti negativi che proviamo nei confronti degli invertebrati comunemente gialli e neri, scoprendo alcuni degli animali da loro torturati.
Al primo posto troviamo, per l'appunto, una vespa che depone le uova nelle coccinelle con un rapporto di 1 a 1. La larva del parassita, una volta nata, comincia a nutrirsi degli organi interni del suo ospite. Quando sarà pronto il piccolo parassita uscirà dall'insetto e farà un bozzolo, che sarà protetto dalla coccinella lasciata appositamente viva. Quando il bozzolo si aprirà ne uscirà una vespa adulta e l'ex parassitato, se sopravvissuto, riprenderà la sua normale vita. Proseguendo incontriamo delle vespe che, con estrema sadicità, iniettano decine di uova in un bruco contemporaneamente, assieme ad un virus che ne modifica il metabolismo impedendogli di eseguire metamorfosi. Il parassitato mangerà sempre di più per nutrire le larve. Ad un certo punto le piccole vespe usciranno dal bruco e faranno sì che contribuisca alla costruzione del loro bozzolo. Continuando troviamo vespe che attaccano gli aracnidi. La vespa Reclinervellus Nielseni, per esempio, depone le sue uova nell'addome di un ragno e si nutre di lui succhiandogli l'emolinfa. Ad un certo punto la larva prende il controllo del cervello della sua vittima e gli fa costruire una ragnatela speciale, molto più forte del solito, dalla forma insolita ma incapace di catturare gli insetti. La vespa farà mettere l'aracnide al centro della sua costruzione. Dopo un po' di tempo il parassita comincerà a mangiare il ragno dall'interno fin quando non emergerà. Una volta consumato il suo pasto la larva si farà un bozzolo nel centro della ragnatela e, dopo circa 10 giorni, ne emergerà come vespa adulta. Un altro di questi esseri ripugnanti, che stavolta attacca gli scarafaggi, è l' Ampulex Compressa della savana. Questo parassita, una volta trovata la sua vittima, la punge 2 volte: la prima per paralizzargli le zampe frontali mentre, la seconda, per iniettargli un veleno direttamente nel cervello che disattiva la zona adibita al movimento. In seguito la vespa gli taglia le antenne e lo porta nella sua tana. Una volta giunto nel covile il parassita inietta un uovo nell'addome del suo ospite, e lo chiude nel rifugio. Quando la larva sarà nata troverà lo scarafaggio ancora vivo e comincerà a nutrirsene. Per far sì che la sua dispensa non muoia e non si decomponga, evita gli organi vitali della vittima e secerne un liquido disinfettante. Dopo un mese la vespa adulta emergerà è volerà a popolare gli incubi di migliaia di persone. A questo punto il nostro odio per esseri così insopportabili, se non infimi, è arrivato ad un livello talmente elevato che, esasperati, decidiamo di diventare noi i sadici e di cercare alcuni degli esseri temuti ed odiati da questi insetti. La prima "vittima" che incontriamo è la vespa cartonaia. Questi insetti sono parassitati dagli xenos vesparum. In primavera le larve dei parassiti entrano in un nido di vespe e si installano nell'addome della progenie dei loro ospiti, cominciando a nutrirsi della loro emolinfa. Una volta che entrambi gli insetti saranno adulti ci sarà un cambiamento nel comportamento dei simbionti dettato dal sesso di questi ultimi. Se il parassita dovesse essere un maschio uscirebbe dalla vespa sfondandole l' addome e uccidendola, se invece lo xenos vesparum fosse una femmina farebbe isolare il suo ospite dalla colonia e lo farebbe unire ad altre parassitate. La femmina del simbionte non uscirà mai dalla vespa ma farà sporgere solamente la sua parte anteriore. A questo punto arriveranno i maschi che, con una perforazione ipodermica, sfonderanno l'esoscheletro della loro controparte femminile e vi si accoppieranno. La vespa parassitata comincerà a prendere peso per sopravvivere all'inverno. In primavera la femmina del parassita, utilizzando il suo ospite, visiterà delle colonie e deporrà le sue uova. Un altro caso è quello della vespa Euderus set che parassitizza un'altra vespa che a sua volta è un parassita delle querce, in cui depone le sue larve. Il parassita dell'animale inietta le sue uova in una galla, un "bozzolo" di legno, in cui era già presente una larva dell'altro insetto. Il piccolo dell' Euderos set, una volta nato, comincerà a scavare nella progenie del parassitato fino a quando non ne raggiungerà il cervello. A questo punto il parassita comincerà a controllare l'altra vespa e le farà scavare un buco verso l'esterno. Questa uscita però sarà troppo stretta per il parassitato, che riuscirà a far uscire solo la testa. Il parassita uscirà dalla quercia perforando il cranio della vespa incastrata. A questo punto siamo profondamente disgustati da esseri così schifosi che decidiamo di smettere di cercare qualunque cosa li riguardi. Scioccati è traumatizzati che quasi cominciano a compatire le vespe… però ci accorgiamo subito di essere in errore e capiamo che, in fondo al nostro cuore, desideriamo solamente vederle bruciare.
Mirco Righetti