È incredibile quello che riesce a fare al giorno d’oggi la tecnologia, non trovate? Pensare ad un'automobile che si guida completamente da sola sembra ancora fantascienza, invece non è così. Infatti auto del genere sono quasi già realtà. L’agenzia nazionale di polizia giapponese ha da poco revocato il divieto che impediva ai veicoli autonomi di livello 4 (ovvero che non hanno bisogno dell’intervento umano per funzionare e che si fermano in caso di guasto) di circolare sulle strade del Paese. La decisione entrerà in vigore ad aprile 2023 e consentirà ai veicoli autonomi di circolare, anche se per il momento, con capacità limitata. Delle navette autonome, specifiche per le strade del Giappone, sono già state sviluppate grazie alle collaborazioni tra società automobilistiche autoctone ed Auve Tech, uno sviluppatore estone di navette autonome. I veicoli “autosufficienti” di massa dovrebbero essere messi in funzione entro la fine dell’anno 2023. Alcune società giapponesi hanno una vasta esperienza in questo campo, in quanto hanno già condotto più di 120 progetti pilota in Giappone e continuano a gestire navette parzialmente autonome in due località del Paese.
Grazie a questa nuova legge anche altre aziende nipponiche cominciano a pianificare implementazioni simili nello stato del Sol Levante. Questo interesse porta il Giappone a sperare di poter offrire servizi che utilizzino veicoli autonomi di livello 4 entro il 2025, in 40 aree del paese, e entro il 2030, in più di 100 aree. Questi servizi, probabilmente, includeranno veicoli autonomi utilizzati per le consegne o autobus turistici su percorsi poco impegnativi su aree molto popolate. Prima di catapultarci nel futuro, però, dobbiamo capire cosa sono questi veicoli innovativi. Le auto a guida autonoma sono tecnologie avanzate, la cui concezione risale al 1920, in grado di spostarsi da una destinazione all’altra, senza l’intervento umano.
La prima idea di auto autonoma, nacque negli Stati Uniti dopo il lancio di una macchina in grado di recepire gli impulsi inviati da un operatore su un altro veicolo. Queste autovetture sono capaci di scannerizzare il territorio circostante, attraverso radar, lidar (strumento che decreta la distanza di un oggetto), GNSS (Sistema Satellitare Globale di Navigazione) e una visione artificiale. A quale scopo? La macchina impara a orientarsi nei vari ambienti e a muoversi in relazione alla morfologia del territorio e tenendo in considerazione gli eventi atmosferici. La SAE International (ente di normazione nel campo dell'industria automobilistica e aerospaziale) ha stilato una lista in cui elenca i vari livelli di guida autonoma, basati sul livello di intervento del guidatore nelle varie operazioni del veicolo. I livelli partono da zero (il guidatore si deve occupare di ogni aspetto della guida) fino ad arrivare al livello cinque, non ancora raggiunto, in cui l’autovettura è completamente in grado di svolgere ogni sua funzione automaticamente. Ci sono anche dei veicoli non completamente autonomi, dotati di guida assistita. La guida assistita aiuta il guidatore frenando se avverte un ostacolo davanti a sé, oppure rallentando se avverte l’auto che la precede rallentare.
Sebbene gli esperimenti riguardo queste tecnologie all’avanguardia stiano procedendo anche in Italia, non bisogna dimenticare che si tratta comunque di macchine senza una vita o un pensiero proprio, e che quindi potrebbero risultare ancora pericolose per l’uomo. Un esempio? Il famoso caso di Elaine Herzberg, investita da un Uber a guida autonoma, il 18 marzo del 2018, in Arizona.
Chissà dove porteranno in futuro questi studi. L’unica cosa certa è che, un giorno, le auto a guida autonoma si diffonderanno in tutto il mondo e che, probabilmente, molti di noi saranno lì quando ciò accadrà.
Mirco Righetti ed Ilenia Sambri