I giri di parole del dialetto contiglianese
Alliscià 'u cane pe llu padrone
ABBASSÀ 'E PUCHE: abbassare le penne, abbassare i toni (le puche sono gli aculei dell'istrice).
ACCUMMIÀSSE A CAZZU E COMMEDU: aggiustarsi le situazioni a proprio comodo (in maniera favorevole senza curarsi degli altri).
AGGRICCIÀ 'E CARNI: avere i brividi.
ÀJE 'N CULU 'A SORTE: avere la meglio sulla sorte avversa.
ALLISCIÀ 'U CANE PE' 'LLU PADRONE: coccolare il cane per avere la simpatia del suo padrone (farsi amici coloro che sono molto vicini a chi è potente per avere un vantaggio quando sarà il momento).
ANNÀ SEMPRE A MANI MANCA: andare sempre contromano (fare sempre il contrario, andare contro corrente).
ARRIÀ ATTELÀTU COME 'N TRENU: arrivare rapido come un treno (giungere di corsa, freneticamente, in un luogo o ad un appuntamento. Attelà = correre).
ATTONNÀ 'U PAJARU: arrotondare il covone di fieno (operazione effettuata con un una pertica ed un forcone attorno ad uno stipes).
AVÉNNE UNA: averne una (penare abbastanza, fare una brutta esperienza. N'hajo avuta una! = ho avuto una brutta esperienza!).
Attonnà 'u pajaru
BATTE 'A FAME CO' 'A PÈRTECA: battere la fame con un bastone (patire la miseria più nera).
CALÀ DA 'A MONTAGNA DE 'O SAPONE: mostrarsi sempre ingenuamente meravigliati (come se tutto scivolasse su una superficie saponata e ripida).
CAMMINÀ A CAPU RITTU COME 'LLA SERPE: camminare a testa alta come i serpenti (senza fare attenzione a dove si mettono i piedi).
CAMMINÀ PE' DRENTRO SU: addentrarsi (in un luogo, in un bosco).
CERCÀ 'A ROGNA E NON TROÀ CHI JE LLA RÀTTA: cercare di avere la rogna e poi non trovare chi sia disposto a grattargliela (chi va in cerca di guai non può pretendere che qualcuno lo salvi se le cose vanno male).
Dàje lla 'n faccia
DÀJE 'A RESÌBBULA: dare l'erisipela (dare una miseria). In sostanza, invece di concedere un beneficio si arreca un danno.
DÀJE A ROPPE E A REBBATTE: colpire in tutti i modi (presso i contadini e gli operai indica un modo di lavorare senza sosta e con forza).
DÀJE LLA 'N FACCIA: colpire al viso (menare, prendere a pugni).
DIVENTÀ 'NA MANNUCCIA 'E LENTA: diventare come le lenticchie secche raccolte in una mano (invecchiare rapidamente, slavarsi, diventare poca cosa).
DIVENTÀ 'N SANLÀZZARU: diventare come il Lazzaro del Vangelo (1. riempirsi di piaghe o di eritemi; 2. macchiarsi i vestiti in maniera diffusa, sporcarsi completamente).
ENTRACCE COME CAZZU LLÀ 'NNU PADRE NNÓSTRU: entrarci come il pene nella recita del Padre Nostro (non avere niente a che vedere con la situazione o l'argomento. In sintesi: non c'entra niente).
ENTRÀ MEJO LLA 'N CULU CHE LLA 'N CAPU: riferito a chi è lento ad apprendere o non capisce bene (per il quale è più facile recepire qualcosa attraverso il sedere anziché attraverso il cervello. Pe' culu je c'entra, pe' capu no).
ÈSSE BBRUTTU COME 'A SPRECCIATÙRA 'E BÓTTE: associato a chi è brutto a tal punto da essere considerato un rifiuto della natura (come la fèccia è la parte "brutta" del vino).
Sprecciatùra 'e bòtte
ÈSSE COCÌ TRÌSTU DDA PUZZÀ DDO' SE PASSA: essere cattivi cattivo a tal punto da emanare fetore in qualsiasi punto ci si trovi a passare (la cattiveria eccessiva può spesso diventare una sorta di pestilenza).
ÈSSE FARZU COME 'NA CAMPANA ROTTA: non essere corretti e coerenti pur apparendo persone per bene (la campana rotta appare ancora integra esternamente ma emette un brutto suono).
ÈSSE 'N PEPPE 'E FIÈCCIA: essere una persona senza coraggio, senza spina dorsale. Oppure: essere sciatto e superficiale (riferimento alla fèccia che si deposita nel fondo dei recipienti).
ÈSSE PEGGIO DELL'ASPRU SURDU: essere più insidioso dell'aspide (vipera, ritenuta erroneamente sorda).
E rulle dde 'u fòcu
FA' 'E RULLE: fare scintille (quando una persona si arrabbia platealmente, quando piove a dirotto, quando il camino brucia legna verde).
FA' 'A CARRIERA DE 'A CÓA DDE 'U PÓRCU: fare una carriera breve (corta come la coda del maiale).
FA' 'A MOLA: rovesciarsi (nella traduzione letterale la mola è sinonimo di mulino ed indica la ruota smerigliatrice).
FA' DE 'NA PAJÙCA 'N PAJÀRU: ingigantire tutto (fare di una pagliuzza un pagliaio).
FA' 'E CECAROLE: guardare nascostamente, spiare non visti (come fare capolino).
FA' 'E SCAFETTE LLÀ 'N FACCIA: dare pizzicotti sulle guance.
FALLA PASSÀ DA CAPPUCCINU: far passare un brutto momento (come i frati trattati male quando bussavano nelle case per l'elemosina).
FA' 'O MATTU PE CÉNTU: andare completamente fuori di testa (ed apparire matto come cento persone messe insieme).
FA' RÌZZA E CÓRGA: coricarsi e sdraiarsi in continuazione.
FA' UN CÉNTU: sguazzarci dentro, essere felice (fare cento, cioè il massimo).
FASSE L'IGNIZZIONI LLA 'N FACCIA: assumere la faccia tosta e non vergognarsi di niente (come se la faccia venisse trasformata da una serie di iniezioni).
FASSE 'N BON NOME E DORMÌCCE: farsi un buon nome e dormire tranquillo (una buona reputazione garantisce stima e rispetto).
FASSE RETIRÀ 'A CARZETTA: farsi pregare.
FASSE VENÌ 'A SCIÒTA: farsi venire fretta (come se si avesse un attacco di scìòta, cioè di diarrea).
FA' TRIPPA E SACCÒCCIA: riempire la pancia e anche la borsa (quando, invitati a pranzo, ci si sazia e si riporta a casa qualche avanzo).
GUARDÀ CO' 'U SCUDU: proteggersi dall'eccessiva bruttezza di una persona (Ce vo' 'u scudu pe' guardallu!).
JÌ A MANI MANCA: andare in senso contrario, fare il contrario.
JÌ A NANNÀ: camminare dondolando (come il bambino che viene nannato).
JÌ CERCANNO ELLO CHE NON CE SS'È PERSU: andare in cerca di guai.
JÌ FACENNO 'A LAMPETA: non sapere cosa fare ed andare a destra e a manca (come una luce lampeggiante. Sim. Jì facenno dde qua e dde llà).
JÌ SEMPRE A BELANCINU: andare sempre a rimorchio, essere uno scroccone.
LASCIÀ A GRAZZIA 'N CORPU A MAMMA: essere sgraziato e volgare (perché prima della nascita la gentilezza è rimasta nel ventre materno).
Cotiche morte 'ne i faciòli (Faciòli co 'e cotiche)
MAGNÀ 'A MMERDA DDE 'A CIUÉTTA: prevedere l'accadimento di un fatto. Giro di parole usato generalmente come risposta ad un rimprovero per qualcosa che è andato di traverso. Prende spunto da un'antica credenza, secondo la quale cibandosi degli escrementi della civetta (ciuétta) si acquisiscano doti di preveggenza.
METTE A SÌCCHIU: costringere persone a fare qualcosa che di loro iniziativa non avrebbero mai fatto (come la mucca costretta a mettere nel secchio il latte).
MIRÀ PE NON CÒJE: fare qualcosa a malincuore, sperando che le cose vadano diversamente.
MOCCECÀ PE LLA FAME: avere una grande fame. Riferito agli animali può accedere che arrivino ad attaccare le persone se sono molto affamate.
MORÌ COME 'E COTICHE NNE I FACIÓLI: morire serenamente ed in maniera indolore (come le cotiche del maiale che hanno la naturale "morte" in una zuppa di fagioli).
MORÌ DE DOLOR CÒRICI: morire di mal di pancia (còrici = colici, da colon. Morire di coliche).
NASCE CO' 'U FIORE 'N CULU COME LLA COCÓCCIA: nascere fortunato come una zucchina in fiore (la zucchina acquista colore quando fiorisce).
NO' MOVESE DE PEZZU: non muoversi di un passo (rimanere immobile).
NON GUADAGNASSE MANCU 'A CORDA: non guadagnare nemmeno ciò che basta ad acquistare la corda per impiccarsi (lavorare per ottenere appena il necessario per vivere).
NON CE LLA PO': non ce la può fare (in genere unito a niciùnu = nessuno. Non ce lla po' niciùnu = non ce la può fare nessuno).
NON SAPENNE NE CÒCCA NE NOCE: non ricordare nulla (di un fatto accaduto o di una persona).
NON TAJÀ MANCU I PECCATI: utilizzare strumenti da taglio inadatti, poco affilati o ormai inutilizzabili.
NON VOLÉ NÉ RÈGGE NÉ SCRTECÀ: non decidersi mai sul da farsi (riferimento alla lavorazione del maiale, nella qualcuno tiene l'animale e l'altro scortica).
PASSÀ 'E SCÒRZE: dare le botte. Picchiare fino a lasciare i segni sulla pelle (con riferimento alle scorze della frutta)
PIJÀ 'NNANZI E BUTTÀ 'RRETO: lasciarsi sempre alle spalle le difficoltà e le preoccupazioni.
PIJÀ 'O PÓCU E LL'ASSAI: prendere quello che capita (quando si riceve un'eredità)..
PIJÀ PE' COPERCHIU: ricoprire, nascondere (così si dice generalmente quando ad un uomo semplice o poco sveglio viene fatta sposare una ragazza al fine di nascondere il fatto che sia incinta o che abbia dei trascorsi movimentati).
PIJASSE 'A VACCA CO' TUTTU 'U VITÉLLU: sposare una donna incinta.
PIJÀ TANTE BÒTTE QUANTU 'N SOMARU CHE VVA A CARBONE: essere bastonato come gli asini da soma.
PORTÀ 'A CAPOCCIA CHE PURE 'U PORCU 'A SPUTA: essere senza cervello, avere una testa (cervello) talmente insipida che anche il maiale rifiuterebbe di mangiarla, sebbene mangi di tutto.
PORTÀ DDU ÒRRE PPE FRÒCE: avere due narici molto grandi, come gli anelli (òrre) in cui passa l'asta (jùvella) collegata all'aratro (pertecàra).
PORTÀ 'E CIANCHI A CONÒCCHIA: avere le gambe arcuate (come la rocca per filare).
PORTÀ DDU RÉCCHIE CHE FAU PROVINCIA: portare le orecchie sproporzionate rispetto al capo (come l'ampiezza territoriale di una provincia amministrativa, quindi enormi. Si dice anche: portà un nasu che fa provincia).
PORTÀ 'E RÉCCHIE A MOTTATÙRU: avere le orecchie a sventola come se fossero imbuti (mottatùri).
PORTÀ 'E SACCÒCCE A CIOMMANICA: essere così tirchio da non riuscire a tirare niente fuori dalle tasche (come se queste fossero tortuose come il guscio di una lumaca).
Récchie a mottatùru
Carzuni a zumpa fossu
PORTÀ I CARZUNI A ZUMPA FOSSU: portare pantaloni troppo corti (come quelli tirati arrotolati alla tibia per attraversare un ruscello).
PORTÀ LL'ACQUA CO' 'E RÉCCHIE: essere disponibile fino all'inverosimile (al punto di usare le orecchie come recipiente per il trasporto dell'acqua).
PORTÀ 'NA SCÙCCHIA COME 'NA VANGA: avere il mento prominente e sproporzionato (a forma di vanga).
PORTÀ 'O PIÀGNE LLÀ NNE 'A SACCÒCCIA: commuoversi facilmente (piangere con tale frequenza da far pensare che il pianto venga tenuto in tasca).
PORTÀ PE' BOCCA: criticare, additare (chi non rimette un debito, chi veste in maniera succinta, chi vive fuori dagli schemi ed in maniera disinvolta, che è sospettato di essere adultero, chi non rispetta un impegno. 'A portanu pe' bocca perché mette 'e corna a 'u maritu).
PORTÀ 'U CARRITTU NE' 'A MAÉSE 'NFÓSSA: imbarcarsi in un'avventura poco chiara e non essere in grado di uscirne (come un carro che rimarrebbe impantanato se venisse condotto nella maése, cioè nel terreno arato, subito dopo un temporale).
PORTÀ 'U CERVELLU ALL'AMMASSU: riporre il cervello, non usare il cervello, essere privi di cervello (parallelo con il grano riposto nel deposito dopo la mietitura).
PUZZÀ DE PESCÌGNU: mandare cattivo odore di pesce.
PUZZÀ PIÙ DDA VIVU CHE DDA MORTU: essere una persona indegna (tale da emanare un fetore peggiore di quello di un cadavere).
RACCOMMANNÀ 'E PECORE A 'U LUPU: affidare un compito ad una persona ben sapendo che non lo porterà a termine (come mettere a guardia delle pecore il lupo sapendo che le mangerà).
RAPPICCIÀ 'U FÓCU CO' 'E BUCÌE: essere talmente bugiardo da poter usare le bugie come combustibile.
REMAGNASSE 'A MMERDA CHE SSE CÀCA: essere talmente avari da rimanere attaccati anche anche cose più stupide (addirittura arrivare a privarsi del cibo).
REMAGNASSE 'NA PENNA 'E FRITTU: ammalarsi di fegato per i tanti dispiaceri (penna 'e frittu = parte di fegato).
REFÀ 'O PANE CO' CRISTU: fare di nuovo guai (Non è dato sapere cosa c'entri Cristo!)
RENTRÀ PURE 'NDO NON CE SSE CACE: impicciarsi sempre, anche quando non si è chiamati in causa.
REVOTÀ A SÒLE E A PACINU A FORZA DDE CURBI: investire pesantemente una persona di insulti e maledizioni.
SCORTECÀ 'U PEÓCCHIU: essere tirchi fino all'inverosimile (cioè di scorticare un pidocchio!).
SCURIZZÀ COME 'NA SOMÀRA CHE VVA CATTÌA: sculettare come un'asina in calore (ancheggiare, sollevando il sedere).
Scucchia a còlli e valli
TENÉ 'A SCUCCHIA A CÒLLI E VALLI: avere una bocca con dentatura storta e rovinata.
TENÉ 'U STOMMACU ABBOJATU: avere lo stomaco sottosopra.
TIRÀ A RILLI E COJE A CELLITTI: non avere idee chiare, dire una cosa e farne un'altra.
TIRÀ CO' 'A FIÓNNA: dare rapidamente qualcosa di cui ci si vuol disfare (la fionda velocizza il lancio del sasso).
TENÉ CRISTU A MÈTE E 'A MADONNA A FFA I VÀRZI: trovarsi in una situazione favorevole per un evento fortunato improvviso (come l'evento impossibile che Cristo e la Madonna si prestino ad intervenire nel lavoro dei campi).
TENÉ 'U CAPU STÙRNU: avere le vertigini. (Forse in riferimento al girare vertiginosamente i gruppi di storni).