R
RABBELÀ: ricoprire. V. tr. 1. riferito a cose: rabbelà 'u fócu = ricoprire con la cenere i carboni ancora accesi del focolare; rabbelà 'u léttu = rifare il letto (ricoprendo il materasso con lenzuola e coperte). 2. riferito a persone: rabbelà de sputi = ricoprire di sputi; rabbelà de 'njurie (o de 'nsurti) = ricoprire di ingiurie (o di insulti).
RACAFÀNU: cafone. Agg. Der. dal termine romanesco rafagàno = brutto, oppure paraculo. Si conosce un rafacane = avaro (dialetto canepinese). È ìtu a Roma e ss'è repulìtu. Ma racafànu era e racafànu è remastu = è andato a vivere a Roma e si è ripulito. Ma cafone era e cafone è rimasto. RACAGNÀ: questionare, discutere, avere a che dire. V. intr. Racagnàva co' tutti = questionava con tutti.
RÀCANU: ramarro. Sost. m. Voléa sfracchià un ràcanu ma illu ss'è revotàtu je ss'è attaccatu ne i carzùni = voleva schiacciare un ramarro ma quello si è rivoltato attaccandoglisi ai pantaloni.
RACCIÓLU: ramo, fronda. Sost. m. Tiravanu certe ventate ch'hau buttatu jò pure i raccióli dde 'e cèrque = Tiravano ventate così forti che sono caduti anche i rame delle querce.
Ràcanu
Racìna
RACCUMMIÀ: riparare, aggiustare. V. tr. Éa raccummiàtu 'u pullaru che je ll'éa spallàtu un revotànu = aveva riparato il pollaio che era stato danneggiato da un vortice di vento.
RACÌNA: inaridimento degli ortaggi dovuto all'eccessiva insolazione seguente una fugace pioggia estiva. Sost. f. 'A racìna ha scinicàtu ll'ortu = la bruciatura ha ridotto male l'orto. Der. arracinà = bruciare.
RADDÙSSE: ridursi. V. rif. S'era radduttu male = si era ridotto male.
RADICÀRU: terreno pieno di radici. Sost. m. J'ho dàtu dde sàppa ma ècco è tuttu 'n radicàru = ho zappato ma qui è pieno di radici. Nella provincia di Rieti, precisamente nel Cicolano, esiste una località denominata Radicaro.
RAGGRICCIÀ: rabbrividire. V. tr. Raggriccià pe 'o friddu = rabbrividire per il freddo. Je ss'eranu raggricciate 'e carni = aveva i brividi.
RAGNULISCA: grandine a grana fine. Sost. f. Forse il termine fa riferimento alla gragnola = precipitazione atmosferica intermedia tra la neve e la grandine. 'Venéa jó 'a ragnulisca = scendeva una grandine fine fine.
RAJERÀ: riunire, radunare, rimettere insieme, riprendere il controllo. V. tr. Presso gli allevatori il termine si usava in riferimento al bestiame. 'Marìtemu stà pe revenì: è ìtu a rajerà 'e pecore = mio marito sta per ritornare: è andato a radunare le pecore.
Ragnulisca
RAJÉRU: ritrovo, riunione. Sost. m. 1. riferito ad animali: rajéru dde mìci = ritrovo di gatti. 2. riferito a persone: rajéru dde matti = ritrovo di matti. Der. da rajerà.
RAMÀCCIA: gramigna, zizzania. Sost. f. Forse der. dal verbo ramificare. 1. con significato proprio: ll'ortu me ss'era rempìtu dde ramàccia = il mio orto si era riempito di gramigna. 2. con significato derivato: femmenàccia ramàccia = donna che semina zizzania con le sue maldicenze.
Ramàccia
RAMACCIÓNE: grosso ramo. Sost. m. alt. Il termine non è mai usato nel significato proprio. Viene associato alla parola acqua per indicare un temporale. Ramaccióne dde acqua = ramo d'acqua. Stéa pe arrià un ramaccióne dde acqua = stava arrivando un temporale.
RAMECÀ: raspare, raschiare, sarchiare, rimuovere superficialmente. V. tr. 1. riferito all'agricoltura: ramecà 'a terra co' 'a sappétta = sarchiare la terra con una piccola zappa. 2. riferito a persone: tèngo l'improvènza, me ràmeca 'a gola = ho l'influenza, la mia gola è irritata; me so' caùtu e me ss'è ramecàta 'a cìccia = sono caduto e mi sono procurato un abrasione (vedi sotto: ramecàta).
RAMECÀTA: abrasione. Sost. f. Vedi sopra: ramecà.
RAMMANNÌ: riordinare, riassestare. V. tr. Rammannì casa = riordinare la casa.
RAMMORÌ: morire. V. intr. Usato solo al part. passato rammórtu. 'U fócu s'è rammórtu = il fuoco si è spento.
Rammòrta
Rampàzzu
RAMMÒRTA: melissa. Sost. f. Der. da rammorì = morire. La melissa (melissa officinalis) è una pianta erbacea, della famiglia delle Labiateae, dalle proprietà antispasmodiche e antinfiammatorie. Le sue foglie sono molto simili a quelle delle ortiche ma non contengono sostanze irritanti, per questo la melissa viene considerata una sorta di ortica morta. Ce stèa 'na pratarìna de rammorta = c'era un prato di melissa.
RAMPÀZZU: grappolo. Sost. m. Rampàzzu dde uva = grappolo di uva. Corr. ciaccarèlla = piccolo grappolo, grappoletto.
RANCÀTA: bracciata. Sost. f. Éa pijàtu 'na rancàta dde fienu = aveva preso una bracciata di fieno.
RANCECÀ: graffiare. V. tr. 'U monéllu éa rancecàtu 'u muru = il bambino aveva graffiato il muro.
RANCECÀTA: graffiatura. Sost. 'A moje j'éa data 'na rancecàta llà 'n faccia = la moglie gli aveva procurato una graffiatura in faccia. Der. da rancecà = graffiare. Corr. ràncecu = graffio.
RÀNCECU: graffio. Sost. m. 'U mìciu j'ha fattu 'n ràncecu come 'na formetta = il gatto gli ha fatto un graffio lungo come un canale di scolo. Der. da rancecà = graffiare. Corr. rancecàta = graffiatura.
RÀNCICU: rancido. Agg. Vedi sotto: rànciu.
RÀNCIU: rancido. Agg. 'O lardu è rànciu = il lardo è rancido. Sin. rancìcu.
RANGOTTÀNU: orangutan o orangutango. Sost. m. Tra le scimmie più vicine all'uomo l'orangutan è senz'altro quella esteticamente meno aggraziata, per questo nel dialetto a questa scimmia vengono associate persone brutte. S'ha pijàtu un rangottànu = sposato un uomo brutto.
RANNUVELÀ: annuvolarsi. V. tr. 'U témpu se' rannùvela = stà per annuvolarsi. Der. da nùvelu = nuvoloso.
RAPACCIÓLA: rapa selvatica. Sost. f. Le rapaccióle sono erbacee che prolificano nei terreni incolti.
RAPAZZÓLA: rimessa per animali. Sost. f. Dormìa ne' una rapazzóla = dormiva in una rimessa per animali.
RAPPÀ: prendere a bòtte, menare. V. intr. Tra fratélli se rappàvanu sempre = tra fratelli si prendevano sempre a bòtte. La forma più usata è tuttavia rappàsse = prendersi a bòtte. Stéanu a rappàsse = si stavano prendendo a bòtte.
RAPPATOLLÀ: rientrare nel pollaio. V. intr. Der. da patùllu = pollaio. I pùlli rappatóllanu sempre quanno cala 'o sòle = i polli rientrano sempre nel pollaio quando tramonta il sole. Riferito a persone: rientrare a casa. 'A notte fàu i bagùrdi e rappatóllanu a la bonòra = la notte fanno stravizi e rientrano a casa al primo mattino.
RAPPETÌ: desiderare. V. tr. Forse der. da appetìre = sentire desiderio. Forme prevalentemente usate: rappète = desidera; rappétu = desiderano; rappetéa = desiderava; rappetéanu = desideravano. Se rappète sempre tuttu = desidera sempre tutto. Der. rappetùgnu = desideroso, voglioso, predisposto a.
RAPPETÙGNU: desideroso, voglioso, predisposto a. Agg. Der. da rappetì = desiderare. Può avere anche il significato di volenteroso. Me sènto rappetùgnu = sento che ho voglia di fare.
RAPPONGÀ: rammendare, ricucire. V. tr. Stéa sempre a rappongà i carzùni sgarrati dde i monélli = rammendava di continuo i pantaloni lacerati dei bambini. Der. rappùngu = rammendo. RAPPÙNGU: rammendo. Sost. m. Illu pàru 'e carzuni era tuttu 'n rappùngu = qul paio di pantaloni era tutto rammendato.
RAPÙNZULU: rapa selvatica. Sost. m. 'A 'nsalàta co' i rapùnzuli = l'insalata con le rape selvatiche. La rapa selvatica, come altre erbe spontanee raccolte nei campi incolti, costituivano alimenti preziosi, soprattutto quando le annate dei raccolti non erano favorevoli.
RASÉTTA: piccolo riquadro (porzione) di terreno. Sost. f. Forse der. da rasare. Non si esclude un collegamento all'operazione di livellare il terreno prima della semina. 'Na rasétta 'e 'nsalàta = un riquadro di terreno coltivato a insalata.
RÀSPU: 1. graspo. Sost. m. Grappolo senza acini d'uva, residuo della spremitura. In genere viene usato per indicare il grappolo d'uva nel suo insieme. In tal senso vedi: ciaccarèlla = grappoletto d'uva; rampàzzu = grappolo d'uva. 2. dermatite simile alla scabbia. Sost. m. Rreto 'i cargàgni portava 'u ràspu come 'u pórcu = dietro le calcagna portava una dermatite simile a quella che colpisce i maiali. 'O ràspu era la conseguenza di cattive condizioni igieniche. Colpiva soprattutto i talloni dei bambini che la povertà diffusa costringeva molte volte a rimanere scalzi.
RATTÀ: grattare. V. tr. 1. riferito a cose: rattàva 'o càciu = grattava il formaggio. 2. riferito a persone: ràtta 'a schjna a 'u maritu = gratta la schiena al marito. Usato spesso la forma rattàsse = grattarsi. Tutti i vecchi 'e ll'età méa se so' mmorti: tòcca rattàsse i cojùni! = tutti i vecchi della mia età sono morti: bisogna fare gli scongiuri (grattarsi i testicoli)! Der. rattacàciu = gratta-formaggio.
RÀTTA: rete intrecciata con budello animale (generalmente del maiale). Sost. f. Da non confondere con ràtta, voce del verbo rattà = grattare. La ràtta viene tutt'ora usata per avvolgere il fegato del maiale da arrostire allo spiedo con foglie di alloro.
Rappùngu
Ràspu
Fegatelli co' 'a ràtta
RATTATTÙJA: disordine, confusione. Sost. f. Termine tipico del dialetto reatino. Meglio ruttuttù. Era tutta 'na rattattùja = c'era una gran confusione.
RATTRAÌ: concludere, tirare fuori. V. tr. Der. forse dal latino tradére = consegnare. Co' illu non ce sse rattràe cósa = con quello non si può concludere niente.
RAZZINNÀ: portare al seno. V. tr. Der. da zìnna = mammella. Riferito quasi sempre all'allattamento degli animali da stalla: razzinnà 'u vitellu = portare il vitello all'allattamento.
RÀZZU: scroscio. Sost. m. Unito sempre ad acqua per definire un acquazzone: ràzzu de acqua = scroscio d'acqua.
REBBUTTÀ: germogliare di nuovo. V. tr. 'U ceppecóne ch'era remàstu ha rebbuttàtu = il pezzo di tronco rimasto è germogliato di nuovo. Corr. ceppecóne = residuo del tronco d'albero dopo il taglio; pùnpulu = bocciòlo.
Recàji
RECACCIÀ: 1. tirare fuori. V. tr. Recaccià 'a léna co' i muli = tirare fuori (dal bosco) la legna con i muli; recaccià i panni = fare il cambio di stagione. 2. soprannominare, chiamare. V. tr. J'éanu recaccciàtu Rejèjene perché jéa de traversu = lo avevano soprannominato Rejéjene perché camminava incurvato e zoppicava. Vedi sotto: rejèjene.
RECACÌ: essere frastornato, andare fuori giri. V. intr. Non ce recacìa pe lla contentezza = era frastornata per la contentezza. Qualcuno usava recacìcce = non capirci nulla. Stàjo assettàtu ècco a recacìcce = sto' seduto qui a non capirci nulla.
RECÀJU: parte delle interiora del pollo (polmoni, cuore, fegato, reni e testicoli). Sost. m. Usato sempre al plurale recàji. No' 'i buttà i recàji che i' mèschio nne 'o sugu = non buttare le interiora del pollo che li utilizzo per fare il sugo. Coll. grecìle = stomaco del pollo o della gallina.
RECÒJE: 1. raccogliere. V. tr. Non viene usato nel significato proprio della lingua italiana, ma nel senso di trasmettere o contrarre. 'U monéllu s'ha recòta 'a 'nprovènza = il bambino ha contratto l'influenza.
REFÓTE: rifòlta (sistema di chiuse destinato a regolarizzare il flusso d'acqua utilizzato dai mulini o, più recentemente le industrie). Sost. f. Termine disusato.
REFRÌDDU: inetto, senza iniziativa. Agg. É un cristiànu refrìddu = è una persona senza iniziativa.
REGNÌCULU: vento che spira da est. Sost. m. Der. da regno, in riferimento al Regno delle Due Sicilie che aveva il confine ad est verso Cittaducale. Tirava un regnìculu cocì friddu che te facéa sbatte i dénti = spirava un vento così freddo che faceva battere i denti.
REJÈJENE: persona incurvata e claudicante. Sost. m. Termine tipico del dialetto reatino. Cammenàva come un rejèjene = camminava curvo e zoppicante.
RELLUCIÀ: luccicare, brillare. V. intr. Si usa prevalentemente nelle forme rellùce (brilla), rellùciu (brillano), rellucéa (brillava), rellucéanu (brillavano). Rellùce come ll'oro = brilla come l'oro. L'éa cocì repulitu che rellucéa = l'aveva pulito a tal punto che brillava.
REMÉSSA: 1. rimessa, ripostiglio. Sost. f. Tenéa tuttu ammucchiàtu nne 'a reméssa = aveva tutto accatastato nella rimessa. 2. perdita. mancato guadagno. Sost. f. 'Stu laùru è statu 'na reméssa = questo lavoro è stato senza guadagno. Si dice: c'ha remìssu = non ci ha guadagnato.
REMONNÀ: scorticare. V. tr. Der. da mondare di nuovo, ovvero ripulire. Te remónno 'u capu come 'na ranòcchia = ti scortico la testa come la pelle di una rana. Spìcciate a retirà i panni 'ché ll'acqua ce remónna 'e recchie = sbrigati a ritirare i panni stesi perché l'acquazzone ci scorticherà le orecchie.
RENCACÀTU: uomo di cacca. Agg. Riferito a persone di basso livello, ignoranti e rozze. Non te cce confónne co illu rencacàtu = non avere a che fare con quell'ignorante.
RENCIMÀSSE: salire in cima, appollaiarsi. V. rif. S'è rencimàtu sópre 'a cerècia = era salito in cima al ciliegio.
RENGRILLETTÀSSE: agghindarsi, imbellettarsi. V. rif. Ppe jì dda 'a sòcera s'era ringrillettata ma j'era remastu 'u cóllu sùciu = per andare dalla suocera si era agghindata ma aveva ancora il collo sporco.
RENNÀCCIU: rammendo, ricucitura. Sost. m. 'A moje j'éa fattu un rennàcciu nne i carzùni che non se potéa vedé = la moglie gli aveva fatto un orrendo rammendo nei calzoni. Sin. rappùngu.
RENVISITÀ: resuscitare, risorgere oppure portare allegria. V. tr. 'Esto vinu te fa renvisità = questo vino ti fa resuscitare. Si usa anche remmisità.
REPIULÀ: continuare a parlare in modo fastidioso. V. intr. Lett. ripigolare da pigolare = verso del pulcino. Si usa per apostrofare persone che parlano sempre con tono lamentoso o di rimprovero. Mo' repìuli? = Ancora continui a parlare?
RÉPPA: 1. zolla di terra. Sost. f. Haio leàtu 'na réppa che facéa 'na sóma = ho estirpato una zolla di terra che pesava quanto il carico di un mulo. 2. tratto scosceso di un terreno. Sost. f. S'è sciufulàtu jò ppe lla reppa = è scivolato lungo il terreno scosceso. Alt. reppecóne = tratto lungo e molto scosceso di bosco.
RESCIÒJE: lett. risciogliere. V. tr. É tuttavia usato con il significato di cercare di nuovo. Che tte ss'è resciòtu? = cosa va cercando di nuovo? Il legame con il verbo risciogliere potrebbe risiedere nel parallelo tra le continue variazioni di umore di una persona e la condizione del ghiaccio che, solo apparentemente, rappresenta una situazione consolidata in quanto soggetta agli "umori" della temperatura e dunque al cambiamento di stato.
RESENTÌ: riempire d'acqua. V. tr. Verbo utilizzato solo in relazione ai recipienti di legno usati per la vendemmia (tini, botti e bigonce). Ho missu a resentì 'u tinu = ho riempito d'acqua il tino. L'acqua dilata il legno delle doghe, le quali, aderendo, impediscono ai liquidi di fuoriuscire dal recipiente. Sin. mardà.
RESÌBBULA: erisìpela (infezione della pelle). Sost. f. L'erisipela è un'infiammazione batterica provocata dallo streptococco del gruppo A, che talvolta si manifesta con vescicole e bolle. Mamma méa che mùccu rùsciu che pórti! Che tte' 'a resìbbula! = mamma mia che viso rosso che hai! Ma cos'hai l'erisipela!
Réppa
Resìbbula
REVÒTANU: vortice di vento, turbine. Sost. m. Der. da revotà = rivoltare, ribaltare. S'è arzàtu un revótanu e ss'è 'ncollàtu i vasi dde 'fiùri = si è levato un vortice di vento ed ha fatto cadere i vasi dei fiori.
RÌJULU: rimasuglio, rimanenza. Sost. m. Forse der. da rìvolo = ruscelletto, che è ciò che rimane, a valle, di un corso d'acqua più grande. Rìjulu de pasta = rimasuglio di pasta; rìjulu de terra = rimanenza di terra (in un vaso).
RÌLLU: grillo. Sost. m. Zompà come 'n rìllu = saltare come un grillo; cantà come 'rìllu = cantare come un grillo. Esempio di trasformazione del termine italiano mediante elisione dell'iniziale.
RISCHIÀRU: pungitopo. Sost. m. Dir. forse da raschiare a motivo della spinosità delle foglie della pianta. Co' i raschiari ce sse fa 'u mùnnulu dde 'u fùrnu = con i pungitopo si fa lo scopetto per pulire il forno a legna. Corr. mùnnulu = scopetto composto da un lungo manico di ulivo e una legatura di frasche.
RÌSSA: eclissi. Sost. f. Termine disusato. Le eclissi, in periodo di scarse conoscenze scientifiche, erano considerate tentativi del demonio di distruggere l'umanità.
ROCÌLE: stomaco del pollo o della galline. Sost. m. Vedi: grecìle. Corr. recàju = interiore del pollame.
ROSECARÉLLU: parte callosa di tessuto connettivo posta tra le giunture delle ossa del pollo (in particolare delle zampe). Sost. m. Der. da rosecà = rosicchiare. Al pari della pelle, i rosecarélli erano la parte sfiziosa del pollo.
ROSTÈLLA: crosticina. Sost. f. Je piacéa rosecàsse 'na rostèlla 'e pane = gli piaceva rosicchiare una crosticina di pane. Il termine è un esempio di trasformazione dell'italiano crosta mediante elisione dell'iniziale.
RÙLLA: scintilla. Sost. f. No' mannà 'e rulle su ppe 'u cammìnu che pìja fócu = non far salire le scintille lungo il camino che può incendiarsi.
RUMÀ: ruminare. V. tr. 1. riferito ai bovini: quantu rùmanu sse vàcchi! = quanto ruminano quelle mucche! 2. riferito a persone: stéa sempre a rumà = sgranocchiava sempre qualcosa.
RÙMACIU: rozzo, grezzo. Agg. Quantu sì rùmaciu! = quanto sei rozzo!
RUTTUTTÙ: disordine, confusione. Sost. m. So' ìtu all'ospitale e era un ruttuttù = sono andato all'ospedale e c'era una grande confusione. Sin. rattatùja.
Rìllu
Rischiàru
Rìssa