A
'A: la l'. Art. det. f. s. 'A sargìccia = la salsiccia; 'a récchia = l'orecchia (orecchio).
ABBERÀ: far bere, abbeverare. V. tr. In genere usato in ambito contadino per indicare l'azione di abbeverare gli animali allevati. Abberà 'e bbestie = abbeverare gli animali. Un abberàtu è generalmente un uomo spinto ad ubriacarsi o a bere qualcosa ritenuto inebriante.
ABBIATU: iniziato (participio passato). V. intr. È utilizzato insieme al verbo avere (al passato eo, ivi, ea, ... emo). éa abbiatu = aveva iniziato.
ABBRANCÀ: abbracciare. V. tr. Generalmente usato in riferimento ad oggetti e non a persone.
ACCECALÀ: impigrire, poltrire. V. intr. Da cecàla = cicàla, animale proverbialmente imprevidente. Ss'era accecalatu e non facéa ppiù ccósa = si era impigrito e non aveva più voglia di fare niente.
Acchiesa
ACCHIESA o ACCHIESIA: chiesa. Sost. f. Esempio di fusione tra il sostantivo e l'articolo (troncato) che lo precede.
ACCIA: tipo di canapa grezza di poco pregio. Sost. f. Accompagna, con funzione di aggettivo, un altro sostantivo per sottolineane lo scarso valore (vit'accia = vita accia).
ACCICCIÀ: diventare del colore della carne cruda (da ciccia). V. intr. Associato, in forma di aggettivo, al termine cocommaru ne indica la mancanza di sapore (cocommaru accicciàtu).
ACCIUCCIÀ: dare il latte, allattare. V. tr. Riferito a donna che allatta: acciucca 'u fiju llà 'n pettu ('a sinna) = allatta il figlio al seno.
ACCORMONÀ: colmare, riempire al massimo. V. tr. Utilizzato per indicare recipienti riempiti al limite della capienza. Picchiere accormonatu = bicchiere troppo pieno.
ACCORNETTÀ: potare (le viti). V. tr. Il verbo fa riferimento ad un sistema potatura delle viti a corna.
ACCOTÀ: affilare, arrotare usando la cote, pietra abrasiva naturale ricca di silice. V. tr. Si accotanu la falce (fargia) e il falcetto (serricchiu) strofinando le loro lame sulla cote (còta) bagnata. Per mantenere umida la cote i contadini la tenevano immersa in un contenitore pieno d'acqua (acquale), appeso alla cintola, ottenuto utilizzando un corno bovino.
ACCÓTU: infetto, infettato, purulento. V. tr. Riferito a lesione non curata: ferita accóta.
ACCUCCHIÀ: affastellare, mettere insieme alla meglio. V. tr. Si accucchiano discorsi per far fronte a situazioni imbarazzanti. Si accucchia che ccósa per scusarsi o accontentare qualcuno.
ACQUACCIA: guazza, rugiada. Sost. f. In genere si fa riferimento ad una guazza copiosa.
ACQUALE: contenitore con acqua. Sost. m. Le corna delle mucche venivano usate dagli agricoltori come recipienti per immergervi la cote (còta), una pietra abrasiva naturale ricca di silice, ideale per affilare le lame della falce (fargia), del falcetto (serricchiu) e della roncola (runciu). L'acquale si teneva appeso alla cintura, generalmente nella parte posteriore.
ACQUARIÓLU: portatore di acqua, di pioggia. Agg. Di norma è il vento o il cambiamento di aria che sono acquariólu e accquariòla. Tira 'n ventu acquariólu = spira un vento che porta pioggia.
Vite accornettàta
Acquaccia
Acquale (e còta)
Monèlla affiescenata
Ainèlle
ADDIMANNU: richiesta di matrimonio. Sost. m. Rituale seguito dai giovani ragazzi per chiedere in sposa la fanciulla ai suoi genitori. Di norma il richiedente veniva accompagnato dalla madre.
ADDOBBIASSE: appisolarsi, provare sonnolenza oppure farsi abbindolare. V. int. Addobbiatu sopre 'a cùccuma = addormentato sul piatto (scodella). Addobbiatu dda 'u pilu = Abbindolato dalle provocazioni erotiche di una donna.
ADDORGÀ: ridurre al silenzio, mettere a tacere, addolcire. V. tr. Il termine viene utilizzato in riferimento a modi poco gentili usati per ridurre a buoni consigli qualche riluttante interlocutore. Addorgatu co' du sampate 'lla 'n culu = Convinto con due calci nel sedere.
AÉ (AVÉ): avere. V. tr. con funzione di ausiliare. Al presente: hàio (ho), hi (hai), émo (abbiamo), éte (avete), hau (hanno). All'imperfetto: éo (avevo), ìvi (avevi), éa (aveva), eàmo (avevamo), eàte (avevate), éanu (avevano). Part. pass. aùtu o avùtu. Forma comune al fut. e al cond. pres.: avràu (avranno).
AFFIESCENÀ: bagnare da capo a piedi. V. tr. Il verbo è usato prevalentemente al participio passato: affiescenatu (affiescenatu tuttu = completamente bagnato, fradicio). Con il passare del tempo il termine è stato sempre più sostituito da appescinà, con ovvio riferimento a piscina.
AINÀ: sbrigare. V. intr. Meglio ainàsse = sbrigarsi. Part. pass. ainàtu. Aìnate ché tèngo fame! = sbrigati che ho fame!
AINÈLLA: carruba. Sost. f.
ALLAINASSE: smagrire, sciuparsi. V. int. Al participio passato: allainìtu = sciupato, dimagrito, smunto. In riferimento a persona che ha cambiato aspetto a causa di una malattia, di problemi psicologici o di altre avverse circostanze. Muccu allainìtu = viso sciupato, emaciato.
ALLAMPÀ: 1. accecare con eccessiva luce. V, tr. 2. lampeggiare di fulmini. V. imp. Chiudi i scuri che allampa = chiudi le imposte che ci sono fulmini.
ALLANCÀ: voler fare qualcosa nel miglior modo possibile. V. Al participio passato: laòrà allancatu = lavorare con impegno e costanza.
ALLUCCÀ: stordire, far perdere lucidità. V. tr. Al participio passato: alluccatu dda 'u sòle = stordito dal sole.
ALLUCCIATA: spiraglio di luce (in genere di sole). Sost. f.
ALLUMÀ: fare luce. V. tr. In senso proprio: allumà all'oscuru = illuminare un ambiente buio. In senso figurato: stea sempre a allumà = cercava sempre di scoprire qualcosa.
AMMAMMOCCIÀ: sistemare in modo approssimativo, affastellare. V. tr. Il legame è con la parola mammòcci, i fantocci (spaventapasseri) che venivano allestiti nei campi con materiali di scarto ed avevano scopo di allontanare gli uccelli. Vedi anche: accruccà.
AMMANNÀ: indurire. V. Usato prevalentemente al participio passato. Riferito in genere ai frutti poco maturi all'interno: ficora ammannàta = fichi troppo duri. Da non confondere con ammantatu (coperto) e con ammannìtu (preparato. Ammannì 'n pezzittu = preparare una situazione per dire a qualcuno quel che si merita).
AMMARVÀTU: poco limpido, offuscato. Agg. Sòle ammarvatu = sole offuscato.
ANGONIA: agonia. Sost. f. Termine disusato.
ANGUENÀJA: ghiandola dell'inguine. Sost. f. Più precisamente le anguenaje sono i linfonodi della zona pelvica ed inguinale.
APPAIZZÀ: tirare su. V. tr. Appaizzà alla mejo = tirare su alla meglio.
APPECIONÀ: compiere un'azione in maniera sbrigativa, imprecisa ed approssimativa. V. tr. Éa fattu un laùru appecionàtu = aveva fatto un lavoro approssimativo.
APPENNETÓRA: paiuolo. Sost. f. Indicato così in quanto sospeso sul fuoco del camino mediante una catena. Sin. cotturu, callaru.
APPENNAZZÀSSE: assopirsi, appisolarsi. V. rif. Più precisamente: avere le palpebre abbassate. Stéa appennazzàtu sópre 'u taulìnu = Si era appisolato sul tavolino. Der. da pennàzza = palpebra.
APPEOCCHIÀ: appiccicare a qualcosa, anche appendere. V. tr. Si fa riferimento a peócchiu, pidocchio, che viene schiacciato. Appeocchià che ccósa llà nnu muru = appendere malamente qualcosa al muro.
APPESCINÀ: bagnare da capo a piedi. V. tr. usato in forma riflessiva. Da piscina. S'era tuttu appescinàtu = si era completamente bagnato. Vedi: affiescenàtu.
APPETTÀTA: salita ripida. Sost. f. Il riferimento è a pettu, petto, che tende a curvarsi quando un'ascesa è ripida.
Appennatòra
APPIGGIONÀ: affittare, dare in affitto. V. tr. Da pigióne cioè canone d'affitto.
APPOMMÉTTE: collocare, piazzare. V. tr. In genere riferito ad una ragazza da maritare: appommétte 'a bardascia = trovare marito alla ragazza.
APPRONÀ: avvicinarsi troppo. V. rif. In genere avvicinarsi troppo al ciglio scosceso di una strada.
APPRONCÀ: sbattere, attaccare, appiccicare. V. tr. Il verbo si utilizza in forma di minaccia: te appronco llà nnu muru = ti sbatto (o appiccico) al muro.
APPUNPULÀ: mettere le gemme. Riferito alle piante.
ARBUCCIU: pioppo. Sost. m.
ARCHÉMMUNSE; alchermes. Sost. m. Questo liquore è usato nei dolci.
Arbucciu
Ariòla
ARIÒLA: apertura presente nelle botti per arieggiarle dopo lo svuotamento (da aria). Sost. f. Ha lo scopo è evitare la formazione di muffe all'interno del recipiente.
ARRACINÀ: bruciare. V. tr. Da racìna, ossia il surriscaldamento di gocce d'acqua di una breve pioggia ad opera di un sole rovente comparso subito dopo. Questo processo brucia le foglie delle piante durante l'estate. Ortu arracinàtu = orto bruciato dal sole.
ARRENNE: farsi mungere. V. Termine utilizzato in riferimento alla mungitura della mucche. 'A vacca non s'arrenne = la mucca non si fa mungere (ossia non rilascia latte).
ARRÓNE: palo di legno (in genere usato per tenere ferme le piante che ancora non hanno un fusto resistente). Sost. m.
ASCÌE: sedersi. V. rif. Ascìe sopre 'u murittu = sedersi sul muretto. Al participio passato ascìsu (stea ascìsu ppe terra = stava seduto a terra). All'imperativo: ascìtte (ascìtte èsso = siediti qui). Sostituito da assettàsse (assettàtu, assèttate): assettàte llà = siediti lì.
ASSECRÀ: 1. fare moine, cercare di addolcire, arruffianarsi. V. int. Non t'assecrà, che non te cce nne càe gnente = Non fare moine perché non otterrai niente Sin. allisciasse. 2. strofinarsi. V. r. Ss'è assecràtu llà ne 'u muru = si strofinato nel muro.
ASSICARÀ: arrotolare come un sigaro. V. tr. Relativo alle foglie: foje assicaràte = foglie arrotolate a sigaro (in genere a causa dei pidocchi).
ATTÀCCIU: versaccio, gesto inusuale o incontrollato. Sost. m.
ATTAFICCIAMÉNTU: affastellamento, approssimazione, disorganizzazione. Sost. m. Ecco è tuttu 'n attaficciaméntu! = Qui è tutto affastellato!
AUSULÀ: obbedire. V. int. Der. forse da audire. Riferito ai comportamenti delle persone: 'stu monellu no aùsula mancu se ll'appicchi = questo bambino non obbedisce neanche se lo appendi.
AÙZZU: attivo, volenteroso. Agg. Riferito a persona: omittu aùzzu = ometto volenteroso.
AZZICULÀ: assestare, sistemare. V. tr. Al riflessivo: azziculasse = sistemarsi, aggiustarsi. Riferito all'aspetto delle persone quotidianamente disordinate: azziculàsse alla mejo = sistemarsi alla meglio.
AZZIMMÀTU: assennato, per bene, presentabile. Agg. Riferito a persona: cristianucciu azzimmàtu = persona assennata.
B
Barbàja
BARBÀJA: guanciale di maiale. Sost. f.
BARELLU: cesto rotondo in vimini, usato per il trasporto di paglia dal fienile alla stalla. Sost. m. Sin. cajólu.
BATTILÓNTA: tagliere. Sost. f. Da battere. Riferito all'azione di battere il lardo sul tagliere per spezzarlo o ridurlo in poltiglia (vedi battùtu). Batte 'o lardu co' a mannara sopre 'a battilónta = battere sul tagliere il lardo con la mannaia.
BATTITÓRA: battitore per grano. Sost. f. Attrezzo per la battitura del grano nell'aia, composto di legno e funi.
BATTOCCHIÒNA: donna di chiesa che si batte il petto in maniera formale e non sostanziale. Sost. f. Riferimento a comportamento ipocrita.
BATTÙTU: lardo sminuzzato e ridotto a poltiglia. Sost. m. Vedi: battilònta.
BAVELLA: filamento prodotto dai bachi da seta per ancorare i bozzoli. Sost. f. Da bava.
BELANCÌNU: maledizione. Sost. m. Tirà belancìni = inviare maledizioni. Con altro significato: rimorchio, traino. Jì a belancìnu = andare a rimorchio.
BENGÀLLU: persona sciocca. Sost. m. Da bengala, fuoco d'artificio poco esplosivo.
BERÓNE: farinello sciolto nell'acqua. Sost. m. Si prepara per i vitelli divezzati.
BISÉCULU: bisegolo (attrezzo utilizzato dal calzolaio per limare e rendere liscia la risuolatura). Sost. m.
BOATTÀRU: persona estremamente bugiarda. Agg. Stracce dde boàttaru! = Grandissimo bugiardo!
BOCCOLÀRU: collo della bottiglia. Sost. m.
BURIÀNA: litigata, acceso diverbio, discussione animata. Sost. f. Forse da furia.
BÙTTARU: contadino. Sost. m. Deformazione di buttero, pastore a cavallo della Maremma.
Battilónta
Battitóra
Biséculu