I
INNÒTTE: questa notte. Avv. Comp. nella notte. Innòtte ha piótu co' 'e mani e co' i piedi = questa notte è piovuto abbondantemente.
INPROVENZA: influenza, malanno. Sost. f. Non pòzzo venì, tèngo l'inprovènza = non posso venire, ho l'influenza.
INTRAFÒRE: incontrario, contrario. Sost. m. Pelle all'intrafòre = pelle all'incontrario. Sse no' 'a smitti tte metto 'a pelle all'intrafòre! = se non la smetti ti metto la pelle all'incontrario.
J
JÀCCIU: giaciglio, cuccia. Sost. m. Riferito a luoghi di riparo degli animali domestici. Da giacere. Tocca repulì 'u jacciu dde 'u pórcu = bisogna ripulire il giaciglio del maiale.
JÀCCULU: corda o cinghia con ganci per la legatura della sella da soma da mettere sulla groppa dell'asino o del mulo. Sost. m. Usato sempre al plurale. 'I jàcculi réggiu 'u mastu dde 'u somaru = la sella da soma (basto) si tiene con corde ed anelli.
JAMMIÉRU: Riferito a persona sofferente o malaticcia: straccio, larva. 'U cristianu paréa unu jammiéru = l'uomo sembrava una larva.
JANÀRU: chiasso, baccano, confusione. Sost. m. Termine forse derivante da janàre, ossia le fattucchiere napoletane. Sembra comunque far riferimento al chiasso dei raduni di streghe. É ora dde finilla co' ssu janàru! = è ora di smetterla con questo baccano!
Jàcculi dde 'u mastu
Jérgani
Jénca
JÉRGANI: strigoli. Sost. usato al plurale. Gli strigoli sono parte di un'erba selvatica poco conosciuta, dal sapore leggermente amarognolo. Si raccoglie principalmente in primavera inoltrata, quando è fiorita, con i caratteristici fiori bianchi o rosa a palloncino. Le parti commestibili degli stridoli sono i getti novelli, una vera e propria leccornia anche per i palati più raffinati. Si usano lessati come componenti delle mesticanze, alle quali conferiscono un tono particolare, ma principalmente vengono sbollentati in acqua. I contadini erano soliti consumarli a tavola come verdura fresca dal sapore, si diceva, simile a quello dei piselli appena colti. Mme so' magnatu 'o risu co' i jérgani = ho mangiato il riso con gli strigoli.
JÉNCA: giovenca, giovane mucca. Sost. f. Riferito generalmente alle cavalle giovani. Sin. juvénca. Il termine viene talvolta utilizzato per indicare, volgarmente, ragazze prosperose e appariscenti.
JÉRDE: parte della schiena in cui sono collocati i reni. Sost. usato sempre al plurale. Mme dòlu 'e jérde = mi fa male la schiena. Var. con rìni (reni): mme dolu i rìni.
JERDÓNE: insulso, insignificante, scostante. Agg. Riferito sia a persona senza coraggio, sia a persona poco socievole. Possibile derivazione da jérde per il fatto che la schiena è sede della colonna vertebrale in cui è situato il midollo spinale. Corr. gattamocióne, gnaulóne, lemetóne, pempelóne
JERDONÌ: ripiegarsi su sè stesso, raggomitolarsi, stare riverso. V. Rif. Stéa jerdonitu ppe' lli doluri = stava piegato su sé stesso per i dolori.
JÉRGA: chierica. Sost. f. Pari 'n frate co' essa jérga = sembri un frate con questa chierica. Der. jergóne = uomo con la chierica.
JÌ: andare. V. intr. Dal latino ire. Part. passato: jìtu. Al presente indicativo le prime tre persone singolari mantengono la forma italiana: vado, vai, va (con forme derivanti da altri dialetti: vàjo). Le prime due persone plurali hanno rispettivamente jiémo (andiamo) e jiéte (andate). La terza persona plurale ha la forma vàu (vanno). Fome al futuro: jerò (andrò), jerai (andrai), jerà (andrà), jerémo (andremo), jeréte (andrete), jeràu (andranno). Forme all'imperfetto: jéo, jìvi, jéa, jeàmo, jeàte, jèanu. Forme al passato remoto: jìtti (andai), jìsti (andasti), jétte (andò), jémmo (andammo), jéste (andaste), jétteru o jérru (andarono). Forme al congiuntivo: jìssi (andassi), jésse (andasse), jésseru (andassero). Rara: jéssimo. Forme al condizionale: jerìa (andrei), jerìsti (andresti). In forma quasi imperativa: jìttene (andartene), jémocene (andiamocene), jétevene = andatevene. Con significato di togliti di mezzo: vàmmettene. Si usa una forma ulteriormente contratta: ì. Tocca ì a casa = bisogna andare a casa. Part. passato: ìtu.
JÒ: giù. Avv. Càla jó! = scendi giù!; è ìtu jó = è andato giù; jó ppe llà = laggiù.
JÒCCA: chioccia. Var. biocca. Da cui abbioccàsse = perdere vigore.
JOCCULÀ: richiamare della chioccia verso i pulcini. V. intr. Da jòcca. 'A jòcca jocculàva ppe rejamà i pucìni = la chioccia emetteva il suo verso per richiamare i pulcini.
JOJÌNU: persona o animale con ginocchia e piedi rivolti verso l'interno. Sost. e agg. Il termine si riferisce a soggetti con ginocchia o piedi valghi, cioè che non hanno tibia e femore perfettamente allineanti ma tali da formare un angolo ottuso (gambe ad X). 'U monellu era natu jojjìnu = il bambino era nato con le gambe ad X.
JÒMMERU: gomitolo. Sost. m. Il termine viene usato nel senso di raggomitolato, piegato su se stesso quando si riferisce a persona dolorante o curvata per i reumatismi o per l'età. Se nn'era fattu unu jòmmeru = si era tutto raggomitolato. Sin. funnèlla.
JÓNTA: grande quantità. Sost. f. 'Aio fargiatu 'na jónta 'e ranu = ho tagliato una grande quantità di grano. Nel linguaggio contadino: jónta = giunta. Sost. f. Ss'è vennuto du' jónte 'e terra = ha venduto due giunte di terra. Sim. sóma.
JUMMÈLLA: quantità che si può contenere nelle mani unite a ciotola. Sost. f. Relativo a misurazioni effettuate in cucina: iummèlla dde sùccaru, dde farina, dde sale.
JÙU: giogo. Sost. m. Strumento sagomato (arcuato) che veniva posto sulla schiena di una coppia di buoi o di mucche e collegato all'aratro (pertecàra) attraverso un'asta (juvèlla). A metà del giogo, tra le due curvatura, si trovava un anello (òrra) che permetteva all'asta di svolgere la funzione di timone.
JUVÈLLA: asta del timone dell'aratro. Sost. f. Veniva infilata nell'anello (òrra) posto al centro del giogo (jùu).
Jùu
L
LAMÀTU: franato. V. tr. part. pass. Ss'è lamàtu 'u lémete = è franato l'argine. Usato come sostantivo: 'u lamatu = la parte franata. Riferito a tessuti lógori: rovinato, sfibrato. Agg. 'A vesta lamàta = la veste logora.
LAMA: laghetto formato dalla tracimazione di sorgenti. 'E lame sono presenti in alcune zone pianeggianti del territorio di Contigliano (ad esempio nella zona di Terria, nei terreni sottostanti l'abbazia di S. Pastore).
LÀPPA: 1. pianta rampicante dalle foglie ed i semi tondeggianti spinosi. Sost. f. Rampicante molto appiccicoso. Il termine è usato per indicare persone da cui non si riesce a staccarsi. 'St'omo è pèjo de 'a lappa = quest'uomo è appiccicoso. 2. sensazione di disgusto per cibi insapore. Sost. f. Der. lappùsu = disgustoso, mezzo appiccicoso. Agg. Sùgu lappùsu = sugo senza sapore.
LÀVARU: alloro. Sost. m. Sìeta ha arrustitu i fegatelli cco 'o lauru = tua zia ha arrostito i fegatelli con l'alloro. Sin. làuru.
LEÀCCIA: 1. fascetta elasticizzata usata dalle donne come reggicalze. Sost. f. 2. grande quantità, tanti. Sost. f. Tenéa 'na leàccia 'e fiji = aveva una grande quantità di figli.
LEÀME: ramo sottile di salice usato come frustino. Sost. m. Te faccio 'u culu ruscio co' 'u leàme = ti faccio il sedere rosso con il frustino.
LECCAFÀRRU: ceffone, schiaffone. Sost. m. Forse composto (lecca v. + farro sost.). 'A mamma 'j'ha allentatu un leccfàrru = la mamma gli dato un ceffone.
LÈFANU: sciocco, stupido. Agg. 'A mamma è più lèfana de 'a fija = la mamma è più stupida della figlia. Usato per indicare persone superficiali e poco riflessivi nelle esternazioni. Sin. léciu.
LÉMETE: argine, termine. Sost. m. Ss'è scifulàtu jò ppe 'llu lémete dde 'a scarracciàta = É scivolato lungo l'argine della strada sconnessa. Forse der. da limite, ossia da ciò che determina il confine di un fiume, di una strada, di un terreno.
LEMETÓNE: inattivo, senza iniziativa, passivo. Agg. Der. da lémete. Riferito a persona statica come gli argini di un fiume e di una strada. E móvite! Ssì propriu 'n lemtóne! = E muoviti! Sei proprio senza iniziativa!
LÈNTA: lenticchia. Sost. f. Mìtti a bbagnu 'na cuccuma de lènta = immergi nell'acqua una scodella di lenticchia.
Làvaru
Lémete
Lenta
LÈPORE: lepre. Sost. m. Termine spesso usato per sostituire l'aggettivo velocissimo. Corre quantu 'n lèpore = corre come una lepre, cioè corre velocissimo. Usato con ironia per indicare mancanza di rapidità nel comprendere le situazioni: che lèpore! = che svelto!
LEQUÀ: 1. dileguare, far sparire. V. tr. Ss'è lequàto = è sparito. 2. liquefare. V. int. Riferito in genere a persona con problemi intestinali. 'A cacarella l'ha lequàtu = la diarrea lo ha sfinito.
LÉSCA: pezzo di terra, appezzamento. Sost. f. Ha somentatu 'na lésca 'e ranu = ha seminato a grano un appezzamento.
LESCÌA: liscivia. Sost. f. Polvere di cenere diluita in acqua bollente usata come detergente prima dell'avvento dei detersivi. Nonna Maria sbiancava i panni co' 'a lescìa = nonna Maria puliva i panni con cenere e acqua bollente.
LIRÉTTA: ghiro. Sost. f.
LÒFFA: peto, loffia. Sost. f. Sin. coréja.
LÒFFIU: persona voltagabbana, viscida, subdola. Agg. Non te fidà dde ella. È 'na lòffia = non fidarti di quella donna: è subdola. Der. forse da lòffa, cioè peto, per il fatto che la persona subdola frontalmente appare disponibile, ma dietro nasconde l'insidia.
Lèpore
Lirétta
Lucìgnula
LUCÌGNULA: orbettino. Sost. f. L'orbettino, piccolo rettile innocuo, veniva scambiato per l'ultimo nato della vipera e ritenuto erroneamente cieco. Der. da luce.
LUNGARELLA: sentiero che costeggia i fossati scavati dall'acqua tra due costoni. Sost. f. Der. da lungo. Resalì 'a lungarella = risalire il sentiero. I sentieri posti tra le insenature dei monti sabini sono molto impervi e percorrerli è faticoso. Queste caratteristiche li rendo a volte interminabili.