M
Maése
MACCHINÀ: trebbiare (il grano). V. tr. Émo macchinatu 'sta matina prestu = Abbiamo trebbiato il grano questa mattina presto.
MÀCERU: morbido. Agg. Lettu màceru = morbido letto.
MACIÀCCARU: intreccio approssimativo. Sost. m. In genere con il termine si indica un insieme di cuciture fatte l'una sull'altra.
MAÉSE: terreno arato. Sost. f. Il corrispondente italiano è maggese. Fa' 'a maése = arare il terreno.
MAGNAÓRA: mangiatoia, greppia. Sost. f. Disusato. Sim. magnatóra.
MAGNETIZZATA: chiromante. Sost. f. Di raro utilizzo. Derivante da magnetico, forse in relazione alle capacità divinatorie che si riteneva possedesse la donna che esercitava questo mestiere. Meglio: stróllaca o strólleca = astrologa.
MÀJU: robusto martello in legno, a due teste, usato per percuotere i cunei durante lo spacco del legno e i cerchi nel montaggio e sistemazione delle bótti. Sost. m. Corrispondente all'italiano maglio (lat. malleus = martello), termine con il quale, tuttavia, viene anche designato un macchinario munito di massa battente, utilizzato nella lavorazione della plastica o dei metalli. Dim. majìttu. 'A càula e 'u sugaru se 'nfilanu nne 'a botte cco' 'u majìttu = il rubinetto per la mescita ed il sughero per la chiusura vengono inseriti nella botte con un piccolo martello di legno.
Majìttu
Maleppeggio
MALEPPEGGIO (MALE E PEGGIO): piccozza, piccolo piccone da muratore. Sost. m. Composto. In realtà il termine non appartiene al dialetto di Contigliano, ma al gergo delle maestranze edili in generale (a partire forse dall'area lombarda). Si tratta di un arnese in cui la parte lavorante può avere da un lato una punta o una lama verticale, dall'altro una lama orizzontale. Viene usato per lavori di sgrossatura e forse a questo deve il suo nome (alla bene e meglio). In origine venne concepito come arma micidiale da usare con destrezza, facendo ruotare rapidamente il manico nel palmo della mano. Qualcuno ritiene che proprio quest'uso sia alla base dello strano nome (arma che da una parte fa male e dall'altra fa).
MÀNTACIU: mantice. Sost. m. Strumento utilizzato per areare il la brace del camino e agevolare la ripresa della fiamma. Sin. soffìttu (soffietto).
MARDÀ: riempire d'acqua. V. tr. Azione messa in atto nei tini e nelle botti per permettere a legno di aumentare di volume ed evitare perdite di mosto durante la vendemmia. Mardà 'e bùtti = riempire le botti di acqua.
MARRANA: stradina allagata. Sost. f. Riferito a strada sconnessa, senza manutenzione, che durante le piogge si trasforma in torrente.
MARRANU: zotico, zoticone. Sost. m. Persona grezza nei modi e nel linguaggio. Pure se 'ss'è repulitu è remastu un marranu = anche se ha curato l'aspetto è rimasto uno zotico. Il termine ha forse origine spagnola, corrispondente all'appellativo che veniva dato ai Mori convertiti.
MARROSSÌNU o MARRUSSÌNU: Antrace erisipelatoso (mal rossino). Sost. m. Malattia infettiva e contagiosa tipica dei suini, provocata da un batterio (erysipelatis suis). In condizioni particolari può colpire l'uomo, gli equini ed i bovini. 'U porcu tenéa 'u marrossìnu e mme ss'è mortu = il mio maiale aveva il mal rossino ed è morto.
MARTORÉLLU: martora. Sost. m. La martora è un mammifero carnivoro della famiglia dei mustelidi, della quale fanno parte la faìna e lo zibellino. Nell'ambiente contadino 'u martoréllu è particolarmente temuto, perché, come la volpe, può decimare un intero pollaio. Maleìttu martoréllu! Mma ccisu tutti i pulli = maledetta martora! m'ha ucciso tutti i polli.
MARZARÒLU: di marzo. Agg. Riferito ad aventi legati a marzo. Tra sòcera e nóra dura quantu 'a neve marzaròla = il rapporto tra la suocera e la nuora dura quanto la neve di marzo (cioè poco).
MÀSCARA: maschera. Sost. f.
MÀSCARU: impiastro, pasticcio. Sost. m. Riferito a lavoro venuti male, a scelte sbagliate nel trucco o nell'abbigliamento. ''U laùru jera 'enutu un màscaru = il lavoro risultava un pasticcio.
MASTÀRU: fabbricante di basti (selle). Sost. m. Vedi: mastu.
MASTITURA: imbastitura (di un vestito). Sost. f. Éa fattu 'na mastitura appecionàta = aveva fatto un'imbastitura approssimativa (imprecisa, alla meglio).
MASSÉRA: questa sera. Avv. Esempio di fusione del sost. all'aggettivo, come jerséra = ieri sera. Masséra scàppo = questa sera esco.
MASTU: basto, sella da soma per asini e muli. Sost. m. Il basto (dal greco βαστάζω = portare) è di legno con finiture in cuoio. Attualmente viene utilizzato per sellare i muli nel trasporto di legna dai boschi impervi a valle. Der. mastàru (vedi)
MÀTTERA o MÀTTARA: madia. Sost. f. Nella màttera si riponeva il pane che era stato da poco cotto nel forno a legna.
Màntaciu
Marràna
Martoréllu
MAZZAPICCHU: rif. impasto duro. Sost. m.
MAZZÒCCU: pannocchia di granturco. Sost. m. Nell'area abruzzese è d'uso mazzòcca. Èa abbrustulitu i mazzòcchi sopre 'a bratìcula = aveva arrostito le pannocchie sulla graticola.
'MBOTTÀ: mettere attraverso l'imbuto. V. tr. Da in bótte = mettere il vino nella botte, ovviamente mediante l'imbuto. 1. 'mbottà e sargicce = riempire il budello di carne di maiale con un imbuto, per ottenere delle salsicce. 2. 'mbottà 'a trebbia = inserire i covoni nell'imboccatura della trebbiatrice.
'MBROFFÀ: sporcarsi completamente di fango. V. tr. Nel senso di sporcare se stesso: 'mbroffasse. Part. pass.: 'mbroffàtu. Derivato da 'mbròffa. Sim. 'npraffalà = insozzare, sporcare.
'MBROFFA: fanghiglia, melma. Sost. f. 'U pullaru è pienu dde 'mbròffa = il pollaio è pieno di fanghiglia.
MENÀ: 1. Riferito a persone: picchiare, percuotere. V. intr. J'éa menatu dde santa raggione = lo aveva picchiato con veemenza. 2. Riferito alle piante: portare frutti. V. tr. Ella cerècia ména 'n anno scì e 'n anno no = quel ciliegio dà frutti un anno sì e uno no.
MENTUÀ: ricordare. V. tr. Dal latino mementum = ricordo. Je ll'haio mentuàtu ierséra = Gliel'ho ricordato ieri sera.
MERCÀ: fare segni, marcare. V. tr. Der. da mercu. 1. Riferito ad animali: segnare a ferro il bestiame per specificarne la proprietà. 'E pecore stéanu tutte mercàte: le pecore erano tutte marchiate. 2. Riferito a persone: segnare in conseguenza di percosse. 'A mamma prima ll'ha mercàtu e ppo ll'ha mannatu a lettu = la mamma prima l'ha picchiato e poi l'ha mandato a dormire.
MÈRCELE: muco, mocciolo. Sost. m. Tené 'e fròce piene dde mèrcele = avere le narici piene di muco. Der. mercelusu. Al plurale era in uso anche micchèli: va sempre giranno co' i micchéli appiccàti = va sempre in giro con i moccioli penzolanti dal naso.
Mazzóccu
'Mbròffa
MÈRFELE: pisellino, pene di bambino. Sost. m. Fijetu jiea 'ngiro a mèrfele de fòri = tuo figlio andava in giro con il pisellino di fuori.
MÈRCU: segno da percossa. Sost. m. Da marcare, marchiare = segnare. 'Mm'ha fattu 'n mercu llà ppe lle còste = mi ha lasciato un segno all'altezza delle costole. Der. mercà.
MIGNATTA: sanguisuga. Sost. f. Il termine si usa per indicare persone fastidiose ed impiccione che non si rendono conto di essere inopportune. Mess'era attaccata come 'na mignatta = si era appiccicata a me come una sanguisuga.
MONTÓ: montone. Sost. m. Forma troncata tipica dei dialetti del centro Italia.
MÓRGA: posa, deposito di scorie nel fondo dei recipienti. Sost. f. 'A mórga de ll'óju = la posa dell'olio.
MORTACCÌNA: scadente, di bassa qualità. Agg. Der. da morto. Lana mortaccìna = lana scadente.
MOTTATÙRU: imbuto. Sost. m. 'Mbuttijà co' 'u mottaturu= imbottigliare con l'imbuto.
'MPANTASIMÀTU: immobile, fermo, statico. Agg. Der. da pantasima = pupazzo di carta pesta e stracci bruciato durante le feste paesane. So' remastu 'mpantasimàtu: non saccio che ffa = Sono rimasto fermo: non so' che fare.
MOSCIARÈLLA: castagna essiccata. Sost. f. Mójema ha compratu 'e mosciarelle = mia moglie ha comprato le castagne essiccate.
'MPANUNTÀ: ungere. V. tr. Der. da pane unto, di olio o di grasso. Te sì 'mpanuntatu 'u vestitu = hai il vestito unto.
'MPASTORÀ: legare le zampe anteriori di un animale. Questa operazione veniva effettuata per limitare i movimenti di quel bestiame un po' irrequieto. Ea 'mpastoratu 'u somaru pe non fallu jì via = aveva legato le gambe anteriore dell'asino per non farlo scappare.
'MPIZZÀ: 1. riferito ad uccello: alimentare i piccoli inserendo il cibo nel becco. V. tr. 'U piccione 'mpizzava i piccioncilli = mamma piccione dava il cibo ai piccoli piccioni. 2. Riferito a persone: suggerire, dare indicazioni. V. intr. 'U 'mpizzava se nnò non roprìa bocca = gli dava suggerimenti altrimenti non parlava. Der. impizzata.
'MPIZZÀTA: 1. imbeccata (vedi 'impizzà). Sost. f. 2. sindrome da raffreddamento. Ho pijàtu 'na bella 'mpizzàta = ho preso un bel raffreddore.
'MPRENÀ: mettere incinta. V. tr. Der. da préna = piena (pregna). Originariamente il termine si riferiva agli animali; in seguito è passato ad indicare lo stato di gravidanza di una donna. L'éa ìmprenata e jè l'hau fatta pijà pe fforza = l'aveva messa incinta l'hanno costretto a sposarla.
'MPRONTA: importanza. Sost. f. Si dice in genere: gente dde 'na certa ''mpronta = gente di una certa importanza.
Mignàtta
Montò
Mottatùru
Mosciarèlle
'MPÙRZU: 1. In senso proprio: individuo di salute cagionevole, malaticcio. Agg. 'Omo 'mpùrzu = uomo malaticcio. 2. In senso traslato: incapace. Sost. m. e f. Ma sì 'mpùrzu! = ma non sai fare niente!
MÙCCHIA: accatastamento di covoni di grano a forma di capanna. Sost. f. Der. Mucchiarèlla = mucchi di grano. Nella mùcchia il tetto a spiovente reca le spighe verso l'interno, il corpo le ha rivolte verso l'interno.
MUCCHÌLE: che riguarda la faccia. Agg. Der da mùccu = faccia, viso.
MUCCULÀ: curiosare, impicciarsi. V. intr. Jéa sempre mucculànno dda ppertuttu = andava sempre curiosando a destra e a manca.
MUJULÀ: lamentarsi. V. rif. J'éa sempre mujulànno e facéa venì ll'ùrtu nervusu = Si lamentava in continuazione e faceva venire il nervoso. Sin. fiottà = buttare continuamente fiato per lamentarsi. Der. mùjulu = lamento. Sost. m. Mettéa 'n mùjulu che accorava pure i morti = si lamentava a tal punto da infastidire anche i morti.
MULA: budello dell'appendice del maiale. Sost. f. Da non confondere con mula femminile di mulu = mulo. 'A mula veniva riempita con la carne più pregiata del maiale per ricavarne salami.
MUNCULIÀ: compiere azioni senza senso, essere fuori di senno. V. tr. Illu póru papà l'urtimi tempi munculiàva = il povero papà era fuori di senno nel periodo precedente la morte. Der. da mùncu = mutilato, privo fisicamente di qualcosa. 'Ntoniu era mùncu ma sappàva come 'na ruspa = Antonio era privo di una mano ma zappava come una ruspa. Sin. sbarellà.
MUNNULÀ: girare attorno, gironzolare. V. intr. Jéa sempre munnulànno dde qua e dde llà = andava sempre gironzolando di qua e di là. Der. mùnnulu. Sin. pempelà.
Muscijóne
MUNNULÓNE: gironzolone. Agg. Che cce fai co' illu munnulóne? = cosa ci fai con quel gironzolone? Der. da mùnnulu.
MÙNNULU: scopetto di ramoscelli verdi usato per la pulizia del forno a legna prima della cottura del pane. Sost. m. Der. da munnulà. 'U mùnnulu veniva in genere costruito utilizzando un manico di ulivo ed un fascio di pungitopo, resistenti al calore. Il Pungitopo, a sua volta, garantiva pulizia con le sue foglie spinose. Corr. rischiàru = pungitopo.
MURFÀ: rovistare. V. intr. Jéa sempre murfànno ddappertuttu = andava sempre rovistando dappertutto.
MUSCIJÓNE: moscone. Sost. m. Me so' iti i muscijùni llà nne 'u presuttu = sono andati dei mosconi nel prosciutto.