E
'E: le. Art. det. f. pl. 'E tìgule = le tegole; 'e fregnàcce = le gregnacce.
ECÉNE: sasso liscio e rotondo usato dai contadini per simulare l'uovo e spingere le galline a deporre in un luogo preciso. Sost. m. 'A 'e galline jò missu l'ecéne ppe falle fedà sempre ne 'u pullaru = alle galline ho messo un sasso rotondo per spingerla a deporre le uova sempre dentro il pollaio.
ERBAMÈRICA: erba medica. Sost. f.
ERBÉTTA: prezzemolo. Sost. f. 'O sugu senza ll'erbetta non sa' dde còsa = il sugo senza prezzemolo non ha sapore.
Erbetta
ÈRENA: edera. Sost. f. L'èrena strozza 'e piante = l'edera soffoca le piante. Der. èrenaru: luogo invaso dall'edera.
ÈSSE: essere. V. intr. con funzione di ausiliare. Al presente: so' (sono), sì (sei), sémo (siamo), séte (siete), so' (sono loro).
F
FALALÀNU: operaio che lavora la lana (cardatura) per la filatura e tessitura. Sost. m. Trasformazione di fa la lana. Veniva chiamato falalànu anche chi, periodicamente, era pagato per ripulire ed ammorbidire la lana contenuta nei materassi.
FALASCÓNE: persona corpulenta ma caratterialmente poco determinata. Sost. m. accr. Il termina deriva probabilmente da falasca, erbaceo di palude poco resistente alle folate di vento. Tenéa 'n maritu falascóne = aveva un marito debole.
FÀLLARU: rapido, veloce. Sost. m. Viene utilizzato come termine di paragone: jéa come 'n fàllaru = andava veloce. Non è chiaro se il paragone riguardi un animale, come il falco ad esempio, noto per la vista acuta e la rapidità con cui piomba sulle prede, o una tipologia di persone. Qualche anziano degli anni '70 del XX sec. affermava che fàllaru derivasse da fallo (fallus), ossia il membro maschile della riproduzione.
FANTÉLLU: ragazzino, fanciullo. Sost. m. Forse derivato da fante (dim. piccolo fante). Questo fantel divino Dormir, quant'è villano (Dante).
FANTIJÒLE: convulsioni. Sost. f. usato sempre al plurale. Legato forse a fantéllu, in quanto le convulsioni possono essere associate a traumi dell'infanzia. No' jé dà picciu sotto l'ascella che jé vengu 'e fantijole = non fargli solletico sotto i piedi che può avere delle convulsioni.
FAÓRE: falò, grande fuoco. Sost. m. Sin. focaracciu = fuoco di legnaccia. 'U faóre era il fuoco acceso per l'Ascensione e per la festa di S. Vincenzo (compatrono della parrocchia di Contigliano) in varie parti del paese.
FIAMMULA: pianta parassita dei legumi. Sost. f. Il termine prende forse il nome dalla forma a fiamma della pianta.
FILARÈLLU: fuso. Sost. m. Strumento della filatura.
FINAZIÓNE: fine, termine. Sost. f. Vocabolo utilizzato in senso catastrofico. Allampàva e tonàva: paréa 'a finaziòne dde 'u munnu = Fulmini e tuoni: sembrava la fine del mondo.
FANTÈSCA: badante. Sost. f. 'A fantésca accudìa illu pòru sciancàtu = la badante si occupava di quel povero invalido.
Falalànu
Filaréllu
Faòre
Fiolèna
FINENTE: finché. Avverbio ormai completamente disusato. 'Ss'è 'ncaponitu finente che non s'è caùtu = si è intestardito finché non è caduto.
FIOLÈNA: fuliggine. Sost. f. Se tignéa i capilli co' 'a fiolèna dde 'u camminu = si tingeva i capelli con la fuliggine del camino. Corr. fiolìggine,
FIÓTTU: lamento. Sost. m. Il fiotto è fiato emesso con sofferenza. Derivato da fiottà = emettere fiato di continuo per lamentarsi.
FÓNGU: marcio, putrefatto, andato a male, ammuffito. Agg. Usato quasi sempre al femminile: fònga. Der. da fungo. 'A pizza 'e caciu era tutta fònga= la pizza di formaggio era tutta marcia.
FÓRMA: 1. canale di scolo. Sost. f. Dim. formétta. Le fòrme erano e sono essenziali nella gestione dei terreni. La loro costante manutenzione costituisce la prevenzione di possibili inondazioni che rovinerebbero le coltivazioni. Ll'ommeni so' ìti jò nne 'a maése a repulì 'e fòrme = gli uomini sono andati nei terreni arati a ripulire i canali di scolo. 2. buca, voragine. Sost. f. Pòrti 'na suàta che lèate. Mancu stìssi a fa' 'na fòrma! = Sei talmente sudato che sembra tu stia scavando una buca profonda!
FORNÀCCHIA: forno in muratura. Sost. f. Durante la vendemmia nella fornàcchia si sistemava un grosso recipiente ('a callàra) nel quale l'uva veniva fatta bollire l'uva ('a sbullita).
FOTTÌU: sacco. Sost. m. Come avv.: tanto, tanti. Tenéa 'n fottìu dde sòrdi = aveva un sacco (oppure tanti) di soldi. Sin. frécu. Corr. soma.
FRAPPALÀ: 1. Riferito all'aspetto di una persona: troppo largo, eccessivo, molto ampio. Agg. Bocca a frappalà = bocca troppo larga. 2. Riferito ad un abito: ampio e sbalzato. Agg. Vestitu a frappalà = vestito ampio in basso.
FRASCARÉLLI: tempestina all'uovo (tipo di pasta adatta per lo svezzamento dei bambini). Sost. m. usato sempre al plurale. In passato si credeva che questo alimento aiutasse la produzione del latte materno.
Frocétta
Frollubbécu
FRÉCU: vedi fottìu.FRIGIDÈ: frigorifero. Sost. m. Termine introdotto nel vernacolo negli anni '50-'60 del XX sec., quando si diffusero gli elettrodomestici.
FRIGNU: oggetto, cosa. Sost. m. Termine usato per indicare qualcosa di cui non si conosce o non si ricorda il nome. Smorza ssu frignu! = spegni quel coso!
FRITTU: fegato. Sost. m. Termine del quale non è possibile stabilire la connessione con il vocabolo in lingua italiana. Mmì fàttu remagnà 'o frittu = mi hai fatto rimangiare il fegato.
FROCÉTTA: gancio apposto tra le narici dei bovini. Sost. f. Si noti la corrispondenza con il temine dialettale fròcia, cioè narice (pl. fròce).
FROLLÙBBECU: invaso di acqua piovana di montagna. Sost. m. Più precisamente 'u frullùbbecu è il fango maleodorante che resta nella pozza in estate, quando l'acqua viene consumata dagli animali o più spesso evapora. Dal termine deriva l'aggettivo frullubbecùsu, cioè mollaccioso, melmoso, squagliato. Gelatu frullubbecùsu = gelato squagliato.
FUNÀRU: operaio che intreccia funi (corde). Sost. m. La necessità di legare molte cose nel lavoro dei campi rendeva questo mestiere molto prezioso. Il funaro era abile e doveva essere in grado di "tarare" le funi in base all'uso, tenendo presente il rapporto tra tenuta e peso.
FUNÌCCHIU: fune di canapa multintrecciata, molto spessa e resistente. Sost. m. Veniva usata prevalentemente nei cantieri per sollevare materiali pesanti. 'U funìcchiu non se stùcca mancu se 'u rosecanu centu surgi = quella fune non si spezza nemmeno se la rodono cento topi.
FUNNÀTA: sottobosco. Sost. f. 'I porcini crìscu nne 'a funnata = i funghi porcini nascono nel sottobosco.
FUNNÀTU: che ha un fondamento, motivato. V. intr. al part. pass. Al femminile può confondersi con sottobosco. Chiacchiara funnàta = diceria fondata.
FUNNÈLLA: gomitolo. Sost. f. Funnèlla 'e spagu = gomitolo di spago.
FÙRCU: spanna (unità di misura). Sost. m. Pòrta 'na nàsca lónga 'n fùrcu = Ha un naso lungo un spanna.
FURMINANTE: fiammifero. Sost. m. Appiccià 'u fócu co' i furminanti = accendere il fuoco con i fiammiferi. Der. da fùrminu o fùrmine = fulmine.
Funàru
Funnèlla 'e spagu
G
GAÉTTA: combriccola, comitiva, gruppo. Sost. f. In genere riferito a insieme di persone poco raccomandabili.
GALLÀ: fecondare. V. tr. Usato al part. passato gallatu. Termine del gergo contadino derivante da gallo, dunque riferito alle uova di gallina. Òva non gallàte = uova non fecondate (dal gallo).
GATTAMOCIÓNE: mieloso, cerimonioso, formale. Sost. m. f. Ss'è pijàtu illu gattamocióne = ha sposato un uomo mieloso. Corr. gnaulóne, jerdóne, lemetóne, pempelóne.
GHÉZZU: guercio. Agg. Occhiu ghézzu = occhio con poca vista. Sim. cecalinu, cécu.
GIACCÓME: come. Avv. Termine disusato.
GIRUNNULÀ: bighellonare, andare in giro. V. intr. Jéa girunnulànno a uffa = bighellonava senza concludere niente. Sim. girunzulà.
GNAULÓNE: 1. Riferito ad animale: che miagola con insistenza. Agg. Miciu gnaulóne = gatto miagolone. Riferito a persona: lamentoso, lagnoso. Agg. Moje gnaulóna = moglie lamentosa. Corr. gattamocióne, jerdóne, lemetóne, pempelóne.
GNEFRÌZIA: schifezza, porcheria. Sost. f. Var. gnifrìzia.
GNERDONÌ: impigrire, diventare apatico. V. intr. Usato prevalentemente al parti. passato: tte sì gnerdonìtu = ti sei impigrito.
GNIULIÀ: oliare, ungere. V. tr. Part. pass. gniuliàtu. S'era tuttu gniuliatu = Si era unto tutto.
Miciu gnerdonìtu
Grecìle
Grégne dde rànu
GRECÌLE: stomaco della gallina o del pollo. Sost. m. Leà 'o grecile dda 'u pollastru = togliere lo stomaco dal pollo. Coll. recàji = interiora quali cuore, fegato ecc. usati per fare il sugo. Del termine si conoscono due varianti: gricìle e rocìle.
GRÉGNA: covone. Sost. m. 'E gregne dde 'o granu se legano co' i varzi = i covoni di grano vengono legati con gli steli attorcigliati del grano stesso.
GNOMMÈLLA: donna di bassa statura. Sost. usato sempre al femminile. Der. da gnomo. Mamma e fija eranu ddu gnommèlle = madre e figlia erano basse.
GNOTTONÌ: diventare ghiotto, essere ghiottone. V. intr. Monellu gnottonìtu = bambino diventato ghiotto. Corr. jùttu.
GOBBÒRRO: individuo gobbo. Sost. Il termine è usato anche per indicare persone che cammina pendendo in avanti.
GOLÌZIA: ingordigia. Sost. f. Da gola. Magnà ppe golìzia = mangiare per ingordigia.
GRANÀRA: pietra dura. Sost. f. Derivato forse da una pietra rosso intenso chiamata granato, nota per la sua durezza. Sim. granàte.
GUARDAMÀCCHI: gambali in pelle per la protezione delle gambe. Sost. usato quasi sempre al plurale. I guardamàcchi venivano indossati dai pastori quando conducevano gli animali al pascolo montano.
GUARDATÙRU: gabbia per il controllo della chioccia durante la cova. Sost. m. Questo tipo di gabbia permetteva di controllare dall'alto 'a jòcca (la chioccia) durante la cova, impedendogli di allontanarsi, ma, al tempo stesso, dopo la schiusa, lasciava una certa libertà ai pucìni (pulcini).
GUAÌTTU: rete da pesca. Sost. m. Se nn'è ìtu a pescà co' 'u guaìttu = è andato a pescare con la rete.
Guaìttu