Il Surrealismo è un movimento culturale sorto a Parigi dopo la Prima guerra mondiale. Nato come corrente letteraria, riguarda principalmente la poesia. In seguito, si estende alle arti visive, influenzando la pittura, la scultura, il cinema. Si presenta come un movimento rivoluzionario. Contesta i valori della società borghese e la cultura che li sostiene. Per questo, propone una nuova concezione della realtà e una nuova idea di bellezza. Il Surrealismo intende esprimere ciò che va oltre la realtà tangibile. Si propone di rappresentare la dimensione del sogno, i turbamenti dell’inconscio, le libere associazioni del pensiero. Per fare questo, è necessario oltrepassare i limiti della ragione e accantonare il buon senso comune, dando libero sfogo all’immaginazione.
Secondo questa concezione, la bellezza di un’opera risiede nella sua forza visionaria, nella sua capacità evocativa, nell’effetto straniante che suscita. Un’arte visionaria, in grado di esprimere la dimensione irrazionale, esiste da sempre. Lo testimoniano le figurazioni fantastiche del Medioevo, le invenzioni di Hyeronimus Bosch, le visioni di Francisco Goya. Anche nei primi decenni del Novecento, diversi artisti europei sviluppano autonomamente una poetica che si avvicina a queste istanze. I loro percorsi si incrociano con la fondazione del movimento surrealista.
Il Manifesto del Surrealismo è pubblicato a Parigi nel 1924. Lo redige il teorico del movimento, André Breton. Breton è approdato alla critica d’arte dopo aver studiato medicina. Interessato alle teorie di Sigmund Freud sul funzionamento della mente, sostiene che l’arte possa porsi come sintesi fra la sfera della veglia e quella del sogno. Breton è la figura centrale del Surrealismo. Organizza le mostre collettive, fonda e dirige le riviste del movimento, e scrive interventi critici. È vicino all’ideologia comunista, così come lo sono anche gli altri artisti che aderiscono al surrealismo. I suoi giudizi, spesso inflessibili, determinano l’ingresso o l’uscita dei singoli artisti dal gruppo. La disciplina imposta da Breton contrasta, dunque, con i propositi del movimento e con la libertà che la creazione artistica richiede.
Tuttavia, gli artisti che partecipano alle mostre del gruppo sviluppano i propri percorsi a prescindere da queste direttive. Tra gli esponenti più noti del Surrealismo esistono alcune affinità, ma non esiste uno stile condiviso. Il catalano Juan Miró dipinge mondi paralleli, popolati da forme colorate che evocano la vitalità della natura. Il francese André Masson dipinge immagini in costante metamorfosi. Il tedesco Max Ernst inventa opere visionarie, evocative, sperimentando tecniche inedite. Il francese Yves Tanguy crea paesaggi irreali, lividi, sospesi in una dimensione senza tempo.
Il catalano Salvador Dalí dipinge immagini stranianti, giocando sull’illusione ottica e sul carattere inconsueto degli accostamenti. Il belga René Magritte si concentra sul rapporto tra la realtà, la pittura e il linguaggio. L’americano Man Ray sperimenta nuove tecniche fotografiche. Inoltre, come il francese Marcel Duchamp, crea sculture composte da oggetti di uso comune, i quali perdono la loro funzione ordinaria per assumere valenze poetiche. La storia del Surrealismo si svolge tra le due guerre mondiali, sullo sfondo di eventi drammatici come l’ascesa dei totalitarismi e la guerra civile spagnola.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, molti surrealisti europei emigrano negli Stati Uniti. Qui, influenzano le giovani generazioni di artisti che danno vita alle avanguardie del secondo dopoguerra. Per questo, si può affermare che l’eredità del Surrealismo perdura ben oltre lo scioglimento del gruppo. Ancora oggi alcune creazioni delle arti visive e del cinema sono influenzate dai suoi princìpi. Opere surrealiste si possono ammirare nei principali musei di arte contemporanea, come la Tate Gallery di Londra e il Museum of Modern Art di New York.
La persistenza della memoria è una delle opere più celebri di Salvador Dalì. È un dipinto a olio su tela (24×33 cm) realizzato nel 1931 e collocato nel Museum of Modern Art di New York.
Il titolo originario è Gli orologi molli. Fu il gallerista Julien Levy, che acquistò il dipinto nel 1932, a intitolarlo La persistenza della memoria. Nel 1934 il quadro di Dalì fu poi acquistato dal Museum of Modern Art di New York, dov’è attualmente esposto.
Sullo sfondo di un aspro paesaggio marittimo (la Baia di Cadaqués, in Catalogna, uno dei luoghi favoriti dall’artista) compaiono in primo piano quattro orologi da taschino, tre dei quali sono “orologi molli”. Gli orologi molli sono simili a fette di Camembert, formaggio francese a pasta molle, che l’artista racconta di aver mangiato a cena, poco prima di dipingere il quadro. Sono come i ricordi che si deformano col passare del tempo nella nostra memoria.
Ciascun orologio ha un proprio supporto: il ramo secco di un albero; la superficie di uno strano essere (forse un animale marino, o piuttosto il profilo del volto di Dalì); il bordo di un volume squadrato, in primo piano a sinistra; un quarto orologio, che diversamente dagli altri è chiuso e mantiene la sua forma tradizionale, è assalito da un gruppo di formiche brulicanti, insetti per i quali l’artista nutre una fobia che risale all’infanzia.
Gli orologi sono sottratti al loro uso quotidiano. Non vi è traccia di presenza umana. Intorno tutto è immobile, inanimato e silenzioso. La luce chiara e limpida del paesaggio sullo sfondo illumina la superficie del mare e i profili delle rocce.
La tecnica accurata e l’estremo realismo dei dettagli evidenziano l’assurdità dell’immagine e l’incongruenza degli oggettti raffigurati. Il risultato è una visione allucinata e distorta, simile a quella di un sogno un po’ inquietante.