Regista cinematografico, teatrale e lirico, nato a Milano il 2 novembre 1903 e morto a Roma il 17 marzo 1976. Con la sua attività, intensa fino alla morte, comprendente 96 titoli, con 3 regie coreografiche, 18 cinematografiche, 21 liriche, 45 di prosa, fu il massimo uomo di spettacolo italiano del primo trentennio postbellico. La sua produzione appare profondamente divisa tra una prima fase (in cui il mondo oggettivo riesce a prevalere sulla vena soggettiva, tutta intenta alla sconfitta, alla distruzione, al destino e alla morte) e una seconda (dove le grandi tematiche del decadentismo e crepuscolarismo di un mondo intento a commuoversi della propria agonia hanno il sopravvento sulle urgenze della Storia, dell'ideologia e della politica). Negli anni della società italiana in ricostruzione, pieni di furori e di speranze, il contrasto fra le due 'anime' di V. apparve come una feconda dialettica; negli anni del 'miracolo economico' e della 'grande bonaccia' politica quel contrasto rischiò di apparire soltanto come una irrisolta contraddizione. L'ultimo V. l'avrebbe superata cessando di combatterla. Nel corso della sua carriera tra gli altri riconoscimenti ottenne alla Mostra del cinema di Venezia il Leone d'argento nel 1957 per Le notti bianche, e il Leone d'oro nel 1965 per Vaghe stelle dell'Orsa, nel 1963 la Palma d'oro al Festival di Cannes per Il Gattopardo, e quattro volte il Nastro d'argento come miglior regista (per Rocco e i suoi fratelli, 1960; La caduta degli dei, 1969; Morte a Venezia, 1973; Gruppo di famiglia in un interno, 1974).