Caratteristiche
Il leccio (Quercus ilex), detto anche elce o, nel nostro territorio lucino, è una robusta quercia sempreverde diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, prevalentemente nelle aree mene fredde. In Italia è diffuso soprattutto nelle isone e lungo le coste liguri, tirreniche e ioniche.
Può arrivare a un'altezza di circa 20 metri. In ambienti rupestri può assumere portamento arbustivo. È molto longevo e ha una crescita molto lenta.
Quando la pianta è giovane, la corteccia è liscia e grigia. Con la crescita tende a screpolarsi in piccole placche. Le foglie sono semplici, pittosto coriacee a margine intero o dentato. Sulle piante giovani o sui rami più bassi, le foglie del leccio presentano margini spinosi simili a quelli dell'agrifoglio (Ilex aquifolium, da cui il nome scientifico Quercus ilex). Questo è un meccanismo di difesa per evitare di essere mangiate dagli animali al pascolo; sui rami alti, ormai fuori portata, le foglie crescono con margini del tutto lisci.
Le radici sono robuste e possono penetrare per diversi metri nel terreno, conferendo alla pianta una notevole resistenza alla siccità, il che consente al leccio di vivere anche in ambienti secchi.
In Italia ci sono molti lecci monumentali, con tronchi di circonferenza fra i 4 e i 5 metri. Uno di questi è il cosiddetto Ilici di Carrinu (leccio di Carlino) nel territorio di Zafferana Etnea (25 metri di altezza, 30 metri di circonferenza della fronda, circa 700 anni di età).
Utilizzo da parte dell'uomo
Il leccio è uno degli alberi più versatili ed ecologicamente importanti dell'area mediterranea. Fin dall'antichità, ogni sua parte (legno, ghiande, corteccia e chioma) è stata utilizzata in molteplici settori, come combustibile d'eccellenza (il legno di leccio è molto duro, denso e pesante, con un altissimo potere calorifico, da sempre considerato uno dei migliori legni da ardere, capace di produrre una brace intensa e duratura.
Storicamente è stato il legname preferito per la produzione di carbone di legna di prima qualità.
Le ghiande del leccio sono ricche di carboidrati e grassi. Sono fondamentali nell'allevamento estensivo del maiale (come nelle dehesas spagnole e nei boschi della Sardegna e dell'Italia centrale), donando alla carne e ai salumi un sapore caratteristico.
Alimentazione umana (storica). Le ghiande del leccio sono meno amare di quelle di altre querce (contengono meno tannini). In periodi di carestia venivano tostate e macinate per ricavarne farina da miscelare al pane o usate come surrogato del caffè.
Tartuficoltura: Il leccio è una delle principali piante simbiotiche per la crescita di tartufi di pregio, tra cui il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum) e il tartufo estivo/scorzone (Tuber aestivum).
Estrazione di tannini. La corteccia e le cupole delle ghiande sono ricchissime di tannini, utilizzati storicamente nell'industria conciaria per la lavorazione e la conservazione delle pelli.
Proprietà fitoterapiche. Estratti di corteccia e foglie, per la presenza dei tannini, hanno proprietà astringenti, antinfiammatorie ed emostatiche (usati in decotti per gargarismi o per trattare infiammazioni cutanee).
Simbologia del leccio
Forza, rifiuto della decadenza. A differenza delle querce caducifoglie, il leccio mantiene le sue foglie scure e lucide anche durante l'inverno. Per questo motivo è considerato un simbolo di resistenza, forza incrollabile, immortalità della vita e vittoria sul freddo e sulla morte.
Dualità tra Luce e Ombra (Sacro e Profano). Nella mitologia e nel folklore mediterraneo, il leccio è un albero dai due volti. Il suo verde scuro e la sua ombra fitta e fresca lo hanno legato sia alla protezione sia ai misteri del mondo sotterraneo o ctonio.
Tradizione greco-romana: consacrato a Zeus/Giove per la sua maestosità, era spesso associato alla chiaroveggenza e all'oracolo (con le sue fronde si intrecciavano corone per sacerdoti e vincitori).
Simbologia cristiana. La tradizione cristiana ha rielaborato il simbolo del leccio in chiave di devozione e sacrificio. Una nota leggenda popolare narra che, quando il legno doveva essere tagliato per costruire la croce di Cristo, tutti gli alberi del bosco si spezzarono per rifiutarsi, tranne il leccio che accettò di essere abbattuto per compiere il destino della redenzione; da allora divenne simbolo di forza spirituale e di croce.
In contesti francescani, il leccio è legato anche al silenzio, alla contemplazione e al riparo dei santi.
Radicamento ed Eleganza Silenziosa. Nelle tradizioni popolari rappresenta la perseveranza, la fermezza di carattere e la virtù che resiste alle avversità senza ostentazione.
Curiosità
L'albero sopra la torre a Lucca. Uno dei lecci più famosi d'Italia cresce sulla sommità della Torre Guinigi a Lucca. Nel XV secolo la famiglia Guinigi fece allestire un giardino pensile in cima alla torre medievale piantando sette lecci, che ancora oggi domina lo skyline della città come simbolo di rinascita.
Il segreto del Jamón Ibérico. In Spagna, nelle distese della dehesa, i maiali di razza iberica si nutrono quasi esclusivamente delle ghiande di leccio (bellotas) durante l'ultimo periodo d'ingrasso. L'elevato contenuto di acido oleico presente nelle ghiande è il responsabile scientifico del grasso venato, morbido e saporito del celebre Jamón Ibérico de Bellota.
Un "falso" sempreverde. Sebbene sia classificato come sempreverde, il leccio non conserva le stesse foglie per sempre. Ogni singola foglia ha una vita media di circa 2-3 anni; il ricambio avviene gradualmente in tarda primavera, permettendo all'albero di non restare mai spoglio.
Nel romanzo Il barone rampante di Italo Calvino, il protagonista Cosimo Piovasco di Rondò decide di salire su un elce (leccio) e di non scenderne più a terra.