God save the King!
Roger Federer alza bandiera bianca: la Laver Cup di settimana prossima sarà la sua ultima apparizione nel circuito – “Tennis, ti amo e non ti lascerò mai”
Immagine di olympics,com
Roger Federer alza bandiera bianca: la Laver Cup di settimana prossima sarà la sua ultima apparizione nel circuito – “Tennis, ti amo e non ti lascerò mai”
Immagine di olympics,com
4 minuti e 43 secondi. Il tempo necessario per salutare amici, avversari e tifosi. Un messaggio che prima o poi sarebbe dovuto arrivare, ma che tutto il mondo, sportivo ma non solo, avrebbe preferito non sentire. Nella sua lettera, parole che fanno commuovere e che resteranno ricordi indelebili in ogni tifoso: “Mi considero una delle persone più fortunate sulla Terra. Mi è stato dato un talento speciale per giocare a tennis, e l'ho fatto a un livello che non avrei mai immaginato, per molto più tempo di quanto pensassi possibile.”
Una carriera incredibile, iniziata 24 anni fa e segnata a partire dal 2001, quando il maestro basilese allora 19enne sconfisse Boutter in tre set a Milano e conquistò per la prima volta un torneo ATP. L’esame di maturità avvenne pochi mesi dopo, quando sbattè fuori dai riflettori di Wimbledon il blasonato Pete Sampras agli ottavi dello slam londinese e, sempre nel giardino britannico, due anni dopo si consacrò definitivamente vincendo il suo primo grande Slam.
Si trattò dell’inizio di un dominio perentorio durato fino al 2016, quando dovette fermarsi per un infortunio al ginocchio: in questo periodo, la bellezza di 17 slam, una medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra 2012, una medaglia d’oro nel doppio con Stan Wawrinka a Pechino 2008, 6 trionfi nelle ATP Finals e 24 Masters 1000 messi in bacheca; senza dimenticare le oltre 200 settimane passate in vetta alla classifica ATP e il trionfo, due anni prima dell’infortunio, con la nazionale Svizzera in Coppa Davis. Poi, come anticipato, lo spiacevole evento, mentre era intento a fare il bagno alle figlie.
In quei mesi, le testate giornalistiche iniziano a parlare di ritiro, ma, un campione come il King non molla mai e, allora, nel 2017 torna ancor più maturo e con la giusta mentalità: al rientro vince gli Australian Open e l’anno successivo, sempre nel Nuovo continente, conquista il ventesimo slam, seguito dopo pochi giorni dal ritorno in testa alla classifica ATP con il record di giocatore più anziano a riuscire nell’impresa. Tra i due trionfi, uno ancora più importante nel “suo” giardino londinese, con la conquista dell’ottavo – ennesimo record – Wimbledon.
Nel 2019 a Dubai conquista il 100° torneo in carriera, scrive il numero 10 nella casellina dei trionfi agli Swiss indoor ma non riesce a conquistare il ventunesimo slam, perdendo in finale a Londra per mano di Djokovic in una delle partite più dolorose per i suoi fan.
Londra resterà sempre la seconda casa di Roger, dove gioca l’ultima partita del circuito nel 2021 prima delle operazioni al ginocchio e dove giocherà, la settimana successiva, in occasione della Laver Cup.
Una storia magnifica, quella di un Campione che è riuscito a dare una definizione diversa al gioco del tennis; quella di un Maestro che ha insegnato l’eleganza e la gentilezza durante ogni incontro e quella di un Uomo, che resterà per sempre nei cuori di miliardi di tifosi, e non solo.
18.09.2022 - 19.16 Mario Socchi