Beato tra le leggende
Il campione rossocrociato Beat Feuz ha scritto la parola fine sulla sua carriera sciistica
Immagine di letemps.ch
Il campione rossocrociato Beat Feuz ha scritto la parola fine sulla sua carriera sciistica
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Un oro irridato, nel 2017 a Sankt Moritz, e un oro olimpico, nel 2022 a Pechino; solo per accennare un frammento del palmares che, senza dubbio, è tra i migliori di sempre. E poi, 4 coppe di discesa consecutive a cavallo della pandemia, 16 vittorie in Coppa del Mondo e molto, molto altro ancora. Stiamo parlando della carriera straordinaria di Beat Feuz che, all’età di 35 anni e sulle pendici della mitica Streif, è conclusa qualche giorno fa quando, il bernese, ha appeso scarponi e sci al chiodo.
Più forte degli infortuni
Nato l’11 febbraio 1987, a pochi chilometri dal Lauberhorn di Wengen e dal Chuenisbärgli di Adelboden, dove ogni anno vengono messe in scena gare della Coppa del Mondo maschile, fa l’esordio nel circuito professionistico internazionale poco più di 16 anni fa, dove guadagna i primi punti a Lenzerheide 3 mesi dopo. Dopo essere stato ai box per un’intera stagione a causa della rottura del crociato, nel 2011 conquista la prima vittoria in discesa libera in Norvegia, che da il la ad una stagione 2011-12 da sogno, condita da quattro vittorie e tredici podi. L’entusiasmo putroppo dura poco e la stagione successiva per Beatone ci sono solo interventi chirurgici, fisioterapia e dolore a causa del ginocchio, che rischia di compremettere prima la carriera e poi addirittura la possibilità di camminare. Ma un campione lo si riconosce dalla determinazione e dalla voglia di tornare più forte di prima e allora, ecco che dopo enormi sacrifici l’allora 26enne rimette gli adorati sci sotto i piedi e inizia la scalata verso i vertici del palcosceno mondiale. Tra il 2016 e il 2022 doma per ben 2 volte il Lauberhorn “di casa sua” e altrettante le discese di Lake Luise e Sankt Moritz, lasciando vuota la crocetta della Streif, ma nessun problema: tra il 2021 e il 2022 la conquista ben 3 volte, entrando così tra le leggende dello sci. Da qui, senza dubbio, la decisione di chiudere la carriera proprio sulle nevi austriache, dove ha chiuso il cerchio correndo la 217° gara di Coppa del Mondo e concludendo l’ultima gara con un sedicesimo posto di tutto rispetto.
Tante, troppe volte secondo
Certo, 16 vittorie e 59 podi in CdM, 4 coppette di specialità e 6 medaglie tra mondiali e olimpiadi sono numeri da sballo, ma guardando meglio le statistiche il boccone risulta un pizzico amaro: nel 2012 il pluricampione manca la vittoria della classifica generale di soli 25 piccolissimi punti, a vantaggio di Marcel Hirscher e, nello stesso anno, accarezza la coppa di discesa, che viene però sollevata al cielo da Klaus Kröll per 7 punticini. Ma le delusioni – sempre permesso che così si possano definire – non sono finite: nella scorsa stagione vede sfumare il sogno di sollevare la quinta coppa di discesa questa volta per opera di Kilde e per 13 punti e, da non dimenticare, la lunga sequenza di secondi posti, nelle stagioni a ridosso del 2020, dove, per una manciata di centesimi, ha raccolto “solo” 6 vittorie su 22 podi.
Odermatt e Kilde da una parte, Shiffrin dall’altra
Nella stagione corrente, nel frattempo, a meno di dieci giorni dalla rassegna irridata a Courchevel/Méribel, i possibili vincitori della generale di coppa del mondo sono già appuntati sui quadernetti dei giornalisti: in campo maschile, come da pronostico, i riflettori sono su Marco Odermatt e Alexander Aamodt Kilde, con il gioiellino rossocrociato che sembrava aver scavato un divario incolmabile, ma che invece si è visto il 30enne norvegese riportarsi a meno di 150 punti a causa di un infortunio occorso al nidwaldese a Kitzbühel e tuttora non superato al 100%. In campo femminile invece – salvo clamorosi imprevisti - i giochi sono tutt’altro che aperti: ad essere padrona è infatti Mikaela Shiffrin, che, oltre a essere migliorata a vista d’occhio anche nelle discipline veloci, ha appena stralciato il record di vittorie di Lindsey Vonn, ferma a 82, arrivando a 84 a soli 27 anni e con ancora almeno cinque stagioni abbondanti di fronte. Lo spettacolo, insomma, non è ancora terminato.
26.01.2023 - 20.46 Mario Socchi