Eu vi O rei
Pelé, uno dei più grandi calciatori di sempre, è morto all’età di 82 anni
Immagine di corriere.it
Pelé, uno dei più grandi calciatori di sempre, è morto all’età di 82 anni
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Il mondo del calcio, o meglio il mondo dello sport, è in lutto. Edson Arantes do Nascimento, conosciuto da tutti come Pelé, la sera del 29 dicembre è volato in cielo dopo aver lottato a lungo contro un tumore al colon. Il re del calcio, capace di vincere 3 mondiali con la maglia numero 10 del Brasile e per lungo tempo paragonato a Diego Maradona, era ricoverato da oltre un mese all'ospedale Albert Einstein di San Paolo, dove aveva seguito i mondiali in Qatar sostenendo sui social il suo Paese prima e congratulandosi con Messi successivamente.
L’esordio in Svezia e la numero 10
Nato il 23 ottobre del 1940, Pelé inizia la sua carriera calcistica all’età di 5 anni, quando comincia a seguire le orme del padre – anch’egli calciatore – giocando con un mango o con degli stracci legati insieme a causa della povertà che affligge la sua famiglia. Dopo aver giocato per alcuni anni in una squadra dilettantistica locale, a 15 anni viene chiamato per un provino dal Santos, club che lo avrebbe portato in cima al mondo. Dopo meno di due anni, quando ormai milita nella prima squadra del club bianconero, viene chiamato a debuttare con la Nazionale contro l’Argentina: in quell’occasione la squadra verdeoro esce sconfitta per 2-1, ma la rete viene messa a segno proprio dal fenomeno di San Paolo. L’incredibile talento è sotto gli occhi di tutti, tant’è che nel 1958 viene convocato per i mondiali in Svezia quando è ancora minorenne. Lì gli viene assegnata, forse per caso o forse per errore, la maglia numero 10, che fino a quegli anni era una maglia come un’altra.
Tre mondiali vinti in 12 anni e decine di record frantumati
I mondiali in terra scandinava si tramutano in consacrazione per il Re: con soli 17 anni diventa il calciatore più giovane a giocare la fase finale di un mondiale, così come il più giovane a segnare dapprima un gol, poi una doppietta e infine una tripletta nella storia della Coppa del Mondo. Il 29 giugno 1958 alza al cielo la prima coppa d’oro, sconfiggendo i padroni di casa grazie alle sue prodezze e mettendo a segno due gol incredibili, ricordati tra i migliori gol di sempre.
Quattro anni dopo, ai Mondiali di Cile 62, Pelé si infortuna nel corso della seconda partita ed è costretto a seguire da fuori il trionfo della Selecão, dopo aver messo a segno un gol e un assist all’esordio. I mondiali in Inghilterra nel 1966 non sono migliori per il fenomeno brasiliano: a causa di un calcio rude e quasi violento la sua squadra viene eliminata alla fase a gironi e lui stesso esce frustrato e malconcio, tanto da dichiarare che non avrebbe più giocato nemmeno una partita della Coppa del Mondo. Nel 1970 però, Pelé viene convocato da Zagallo, suo compagno di squadra nei mondiali vinti precedentemente, e risponde positivamente alla chiamata: nel suo ultimo mondiale mette a segno quattro reti, di cui una nella finale contro l’Italia – partita terminata per 4-1 per la selezione verdeoro –, concludendo al meglio la sua esperienza in nazionale.
Il ritiro del campione, sul campo e fuori
Il 1 ottobre 1977, in un Giants Stadium tutto esaurito, O Rei gioca la sua ultima partita durante un amichevole tra Cosmos e Santos, le sue due squadre durante la carriera. Per l’occasione gioca il primo tempo con la maglia della squadra statunitense e il secondo con la squadra che lo ha fatto crescere, prima di essere trasportato in trionfo dopo il triplice fischio finale.
La Fifa, dopo averlo riconosciuto miglior marcatore della storia del calcio con 1281 reti segnate in 1363 partite giocate – amichevoli comprese –, gli assegna nel 2000 il titolo di miglior calciatore del XX secolo, cavalcando l’onda del Comitato Olimpico Internazionale, che pochi mesi prima gli aveva consegnato, insieme ad altri otto atleti, il titolo di “atleta del secolo”, pur non avendo mai partecipato alle Olimpiadi.
Dopo la morte di Maradona due anni e mezzo fa, il calcio perde un altro Maestro: la “10”, diventata la maglia più importante, i dribbling ubriacanti e le straordinarie doti atletiche sono solo poche briciole di ricordi. Di un ragazzino, diventato Campione; di un campione, diventato Re; di un re, pochi giorni fa diventato Leggenda, eterna.
02.01.2023 - 18.03 Mario Socchi