Dopo la mappa sulle isole di calore e di freddo, questo lavoro si concentra sui prati permanenti, sui prati irrigui a scorrimento, sui seminativi convertibili e sulle aree agricole che possono contribuire a mantenere acqua nel paesaggio, raffrescare il territorio, aumentare la biodiversità e conservare carbonio nel suolo.
L’obiettivo è capire se e come alcune pratiche agricole possano essere riconosciute e remunerate come servizi ecosistemici, cioè come benefici prodotti dagli agricoltori a favore dell’intera comunità.
Ulteriore obiettivo è definire nuovi progetti da proporre Regione Lombardia - Contratto di fiume nella revisione del PSS Olona, Bozzente .
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I prati stabili e i prati irrigui sono elementi storici del paesaggio agricolo lombardo. Quando sono ben gestiti, possono svolgere molte funzioni contemporaneamente:
producono foraggio;
mantengono il suolo coperto per gran parte dell’anno;
riducono il rischio di suoli nudi e surriscaldati;
favoriscono infiltrazione e trattenimento dell’acqua;
sostengono insetti, uccelli e biodiversità agricola;
contribuiscono alla fertilità del suolo;
possono aiutare a conservare carbonio organico nel terreno;
creano aree più fresche durante le estati calde.
In un territorio sempre più esposto a siccità, ondate di calore ed eventi meteorologici estremi, il prato non è quindi solo una coltura agricola. Può diventare una piccola infrastruttura climatica diffusa.
Le analisi satellitari già avviate nel Parco dei Mulini mostrano che il territorio non si scalda tutto allo stesso modo.
Le superfici asfaltate, i piazzali, i tetti, i suoli nudi e le colture in forte stress idrico possono raggiungere temperature superficiali molto elevate. Al contrario, le aree con vegetazione attiva, suoli umidi, prati irrigui, boschi, rogge e zone umide possono comportarsi come isole di freddo.
Il nuovo simulatore nasce da questa osservazione: se alcune superfici agricole aiutano davvero a mantenere il territorio più fresco e resiliente, allora questo servizio può essere misurato, monitorato e, in prospettiva, riconosciuto economicamente.
I servizi ecosistemici sono benefici che un ambiente o una pratica di gestione producono per la collettività.
Nel caso dei prati e delle superfici agricole ben gestite, i servizi possono essere:
servizio climatico, perché il suolo coperto e umido si scalda meno;
servizio idrico, perché l’acqua viene trattenuta più a lungo nel paesaggio;
servizio ecologico, perché aumentano habitat, insetti utili e biodiversità;
servizio paesaggistico, perché si mantiene un’agricoltura viva e riconoscibile;
servizio agricolo, perché si riduce la vulnerabilità economica alle annate siccitose;
servizio di conservazione del suolo, perché si limita l’erosione e si favorisce la sostanza organica.
Il progetto propone di valutare questi servizi non in modo astratto, ma con dati satellitari, sopralluoghi, informazioni aziendali e monitoraggio nel tempo.
Una delle idee centrali della sperimentazione è il pagamento per servizi ecosistemici, o PES.
Nel caso dei prati irrigui e permanenti, il PES non va inteso come il “prezzo di un grado in meno” di temperatura. È invece uno strumento per riconoscere il valore pubblico di una gestione agricola che produce benefici ambientali.
In particolare, il PES può servire a riequilibrare il reddito del prato rispetto al mais, rendendo più conveniente per l’agricoltore mantenere o introdurre superfici erbacee permanenti, dove queste siano utili al sistema territoriale.
In altre parole: se un prato produce meno reddito diretto di una coltura più intensiva, ma genera benefici per acqua, clima, suolo e biodiversità, una parte di questi benefici può essere riconosciuta attraverso un accordo pubblico, territoriale o di bacino.
Il progetto considera anche il tema del carbon farming, cioè l’insieme di pratiche agricole e forestali che possono aumentare il carbonio immagazzinato nel suolo o nella biomassa, oppure ridurre le emissioni dei suoli.
Tra le pratiche potenzialmente interessanti ci sono:
conversione di seminativi vulnerabili in prati permanenti;
mantenimento di prati stabili;
gestione dei prati umidi;
introduzione di siepi e filari;
fasce tampone lungo rogge e reticolo idrico;
riduzione delle lavorazioni del suolo;
maggiore copertura vegetale;
incremento della sostanza organica.
È però importante essere chiari: il simulatore non genera crediti di carbonio certificati.
Per arrivare a eventuali crediti o unità certificate servono passaggi più rigorosi:
definizione di una baseline;
dimostrazione dell’addizionalità;
campionamenti del suolo;
monitoraggio pluriennale;
calcolo delle emissioni dirette e indirette;
verifica indipendente;
rispetto delle metodologie europee applicabili.
Il simulatore serve quindi come primo orientamento, non come certificazione.
Per rendere il lavoro più concreto, è stato sviluppato un simulatore sperimentale in Google Earth Engine.
Lo strumento permette a un agricoltore, a un tecnico o a un amministratore di selezionare un anno e cliccare su un prato o su un campo agricolo. Il simulatore restituisce alcuni indicatori utili per leggere lo stato dell’appezzamento.
L’idea è semplice: lo stesso prato può comportarsi in modo diverso da un anno all’altro. Un anno può essere irrigato e vegeto, un altro anno può essere asciutto o stressato. Il simulatore permette di confrontare queste situazioni.
Il simulatore integra diversi livelli informativi.
Sentinel-2 viene usato per osservare la vegetazione e l’umidità relativa.
Gli indicatori principali sono:
NDVI, che indica il vigore della vegetazione;
NDMI, che aiuta a leggere umidità e stress idrico;
MNDWI, utile come supporto per interpretare acqua e suoli umidi.
Sentinel-1 è un satellite radar. A differenza delle immagini ottiche, il radar può fornire indizi utili anche in condizioni in cui acqua, vegetazione e suolo umido sono difficili da distinguere.
Nel simulatore Sentinel-1 viene usato per costruire uno score prudenziale di umidità o possibile ristagno.
Questo dato va interpretato con attenzione: il radar non misura direttamente l’acqua disponibile né le emissioni del suolo. Il segnale dipende anche da rugosità, vegetazione, geometria di acquisizione e condizioni locali.
Il simulatore usa anche DUSAF 7, il dataset regionale di uso e copertura del suolo.
DUSAF serve per distinguere:
le superfici agricole in senso ampio;
le superfici più pertinenti per il progetto, come seminativi, prati e aree potenzialmente convertibili;
le aree non agricole, come urbano, boschi, acque e infrastrutture.
DUSAF non decide automaticamente se un terreno ha diritto a un pagamento. Serve come filtro iniziale, da verificare con sopralluoghi, fascicolo aziendale e conoscenza locale.
Il simulatore mostra più livelli cartografici.
Il layer verde mostra le superfici agricole secondo DUSAF.
Il layer giallo mostra le superfici più pertinenti per il progetto: seminativi, prati e superfici che potrebbero essere interessanti per una gestione a prato, una conversione o un monitoraggio carbon farming.
Il layer NDVI mostra il vigore vegetativo. Valori più alti indicano vegetazione più attiva.
Il layer NDMI mostra la componente idrica della vegetazione e del suolo. Valori più alti indicano una condizione generalmente più umida.
Il layer di rischio idromorfia segnala possibili condizioni di ristagno o eccesso di umidità. Non è una misura diretta delle emissioni, ma un’indicazione da verificare sul campo.
Il layer del potenziale carbon farming indica dove, in via preliminare, la combinazione tra copertura vegetale, umidità e gestione dichiarata può suggerire un maggiore interesse per approfondimenti MRV.
Cliccando su un punto della mappa, il simulatore restituisce un report sintetico.
Il report indica:
la classe DUSAF del punto;
se il punto è agricolo;
se il punto è una classe candidata per prati o seminativi convertibili;
NDVI, NDMI e MNDWI;
indicatori radar Sentinel-1;
rischio di ristagno;
potenziale preliminare di carbon farming;
valore economico simulato;
utile simulato per ettaro.
Questi valori servono a orientare il dialogo tra agricoltori, tecnici e amministratori.
Un agricoltore può usare il simulatore in questo modo:
seleziona l’anno 2026;
clicca su un prato irrigato;
legge vigore vegetativo, umidità e potenziale preliminare;
seleziona un altro anno, per esempio 2022 o 2024;
clicca sullo stesso punto;
confronta come cambia il prato in anni diversi.
In questo modo è possibile capire se l’irrigazione, la copertura vegetale e la gestione del suolo hanno prodotto una differenza visibile anche da satellite.
Il simulatore può aiutare le aziende agricole a:
documentare la presenza di prati e superfici vegetate;
confrontare annate irrigate e non irrigate;
individuare campi vulnerabili allo stress idrico;
valutare la convenienza preliminare di una conversione a prato;
prepararsi a futuri sistemi di monitoraggio ambientale;
dialogare con enti pubblici su PES, accordi territoriali e servizi ecosistemici;
contribuire a un progetto condiviso di adattamento climatico.
Non sostituisce il tecnico agronomo, il fascicolo aziendale o le misure di campo. È però uno strumento utile per iniziare a leggere il territorio con dati oggettivi e aggiornabili.
Per i Comuni e per il Parco dei Mulini, il simulatore può diventare uno strumento di lavoro per:
individuare aree agricole strategiche per acqua e clima;
orientare accordi con agricoltori e proprietari;
costruire un fondo per servizi ecosistemici;
supportare la revisione del Programma strategico di sottobacino;
integrare agricoltura, biodiversità, reticolo idrico e adattamento climatico;
valutare il ruolo dei prati nel raffrescamento territoriale;
monitorare nel tempo gli effetti delle pratiche agricole.
Il progetto non propone di sostituire l’agricoltura con naturalizzazioni generalizzate. Propone invece di riconoscere l’agricoltura come parte attiva dell’infrastruttura verde-blu della Valle Olona.
Il simulatore è una versione sperimentale.
Per questo è importante ricordare che:
i valori sono indicativi;
il satellite non vede tutto;
gli indici non misurano direttamente il carbonio del suolo;
Sentinel-1 non misura direttamente emissioni o ristagno;
DUSAF è un filtro cartografico, non una prova amministrativa;
i costi e ricavi sono parametri di scenario;
i crediti carbonio richiedono metodologie, campionamenti e verifiche indipendenti;
il pagamento per servizi ecosistemici richiede accordi chiari tra enti, proprietari e conduttori.
La mappa serve a orientare domande e decisioni, non a sostituire sopralluoghi, dati aziendali e progettazione.
Il progetto è in fase sperimentale e potrà essere migliorato con il contributo di agricoltori, tecnici, Comuni, associazioni e cittadini.
I prossimi passi potranno includere:
verifica dei codici DUSAF più adatti;
taratura degli indicatori radar con sopralluoghi;
confronto con dati irrigui e gestionali;
raccolta di punti noti: prato irrigato, prato secco, mais stressato, campo arato, acqua libera, suolo umido;
campionamenti di carbonio organico nel suolo;
costruzione di una baseline territoriale;
studio di fattibilità MRV;
definizione di un fondo sperimentale per servizi ecosistemici;
accordi con agricoltori, proprietari e conduttori.
Il Parco dei Mulini vuole continuare a considerare il ruolo dell’agricoltura non solo come produttore di cibo ma anche di servizi ecosistemici.
I prati, le rogge, i suoli umidi e le superfici agricole ben gestite non sono solo elementi del paesaggio. Possono diventare strumenti concreti per affrontare caldo, siccità, perdita di biodiversità e fragilità economica delle aziende agricole.
Il simulatore non dà risposte definitive, ma aiuta a fare le domande giuste:
dove il prato funziona meglio?
dove la vegetazione resta attiva in estate?
dove il suolo mantiene più umidità?
quali aree potrebbero entrare in un progetto di servizi ecosistemici?
come riconoscere agli agricoltori il valore pubblico della loro gestione?
La sfida è costruire un patto territoriale in cui agricoltura, acqua, clima e biodiversità lavorino insieme per rendere la Valle Olona più resiliente, più vivibile e più capace di affrontare le estati del futuro.