Il processo contro Galilei si tiene il 22 giugno del 1633 presso il Sant' Uffizio di Roma, con l'accusa di ritenere vera la "falsa dottrina"( il copernicanesimo) secondo la quale il Sole sta immobile e al centro dell' universo mentre la Terra ruota attorno ad esso.
Galileo era stato già richiamato dalla Chiesa per alcuni precetti divulgati precedentemente, ma avendo lo scienziato promesso di "ubbidire" era stato in un primo momento congedato.
Nel 1632 era stata pubblicata l'opera "Dialogo di Galileo Galilei sopra i due Massimi Sistemi del mondo", che aveva scosso gli animi delle autorità ecclesiastiche che avevano trovato in essa un'esplicita trasgressione all'ordine che era stato impartito allo scienziato.
Nello scritto infatti Galileo aveva preso le difese della teoria (copernicana) già condannata. Benché nel libro l'autore si impegnasse a lasciar sussistere le sue teorie come ipotesi ancora da provare, la Chiesa lo accusò ugualmente e questa volta non vi saranno nè avvertimenti nè scappatoie: il processo si conclude con una condanna definitiva.
Infatti non solo viene vietata la divulgazione del libro, ma Galilei è condannato al carcere formale dal Sant'Uffizio e, come penitenza per la salute dell'anima, gli viene imposto di recitare per i successivi tre anni una volta la settimana i sette Salmi penitenziali, riservando agli ecclesiastici la facoltà di moderare, cambiare, togliere del tutto o in parte le pene e penitenze suddette.
TESTO ORIGINALE DELLA SENTENZA
Attinà Cristina
Fonte:
"I testi della condanna e dell'abiura di Galileo Galilei, 1633"
http://www.minerva.unito.it/Storia/GalileoTesti/GalileoSentenzaOriginale.htm