Il sesto figlio di Vincenzo Minissi e Carolina Galani è Luigi II (VT 4.4.1836-VT 10.7.1910). Nello "Stato delle Anime del 1874" delle vie Bottalone/Vetulonia presso la Parrocchia di S. Sisto, figura di professione "bottegaio" (tabaccaio in Piazza delle Erbe); in precedenza era stato bidello nella scuola elementare in Via Campoboio e anche guardiano in un Club; era anche custode della "macchina" di S. Rosa, conservata nella chiesa di S. Maria della Pace (Piazza L. Concetti).
Lo “stato delle anime” era una sorta di censimento, all'epoca demandato al clero. Nel 1861, mentre si celebrava l’unificazione del Regno d’Italia, Luigi si sposò con Vittoria Angelini di Luigi, nata nel 1837 e deceduta a 38 anni (VT 16.3.1875) essendo "thisi tracheali affecta" . Da lei Luigi ebbe in 14 anni di matrimonio ben nove figli.
Nello stesso anno in cui rimase vedovo (1875), Luigi a 39 anni si risposò con Giacinta Braconcini, di Viterbo, nata nel 1850 ca, da cui ebbe altri tre figli.
Luigi dovrebbe essere riportato nel "Guinness dei Primati" quale primo viterbese (se non addirittura italiano) a rimanere vittima di un incidente automobilistico. Venne infatti investito da un autovettura SPA domenica 10 luglio 1910 alle 18.30, mentre passeggiava a Viterbo lungo il Viale della Quercia (oggi Viale Trieste) insieme al figlio Evaristo, alla nuora Linda ed al nipote Mario di 10 anni. Evaristo e Linda rimasero illesi, Luigi morì sul colpo, Mario riportò purtroppo gravi conseguenze (vedi capitolo seguente). Cliccando su questo link è possibile vedere il luogo dell'incidente come è oggi.
Vari quotidiani italiani riportarono nei giorni seguenti la notizia del tragico fatto, sostenendo la tesi che l'autovettura avesse investito la famiglia Minissi nel tentativo di evitare una carrozza che aveva invaso la sua corsia di marcia.
Il Messaggero, nella rubrica Provincia Romana, pubblicò (vedi articolo qui sotto a sinistra) una drammatica cronaca del "Raccapricciante incidente automobilistico sul Viale della Quercia a Viterbo" , scrivendo a proposito della carrozza che "...l'automedonte andava tardo e lento" e che "...nell'enorme trambusto si alternavano grida di esecrazione contro le automobili e parole di commiserazione per le povere vittime. Sembrava che una corrente di terrore avesse invasa Viterbo". Il quotidiano "La Stampa" di Torino (articolo al centro) sotto il titolo "Un vecchio ed un bambino stritolati" scrisse che "Il nonno del bambino, vedendo imminente il pericolo, si gettò addosso a lui per tirarlo a sé, ma troppo tardi, perché l'automobile schiacciava sotto le poderose sue ruote ambedue gli sventurati". Anche il "Corriere della Sera" di Milano, nell'edizione del 12 luglio 1910, pubblicò un articolo dal titolo "Un vecchio signore ucciso da un'automobile mentre tentava di salvare il nipote" .
La sentenza del processo, che si svolse al Tribunale Penale di Viterbo nel marzo del 1911, smentì la tesi riportata dagli organi di stampa della carrozza che aveva invaso la corsia opposta e stabilì invece che la causa dell'incidente era stata esclusivamente la elevata velocità dell'automobile, che non era riuscita a fermarsi mentre Luigi e Mario Minissi attraversavano il Viale della Quercia. L'autista Butera Ezio ed il proprietario dell'auto Marigo Giovanni vennero condannati, con sentenza successivamente confermata in appello.
Il testo integrale della sentenza, che ricostruisce nei dettagli il tragico evento, è stato recentemente ritrovato all'Archivio di Stato di Viterbo e può essere scaricato cliccando sul link in fondo a questa pagina.
Questi sono i dodici figli di Luigi :
Da Vittoria:
e1)- Vincenza (VT 17.7.1862-VT 20.7.1862). Le viene imposto il nome del nonno paterno, sebbene ancora vivente; muore dopo tre giorni di vita.
e2)- Adele (VT 13.8.1863-RM 3.7.1947), nubile, traslata a Viterbo dove riposa col fratello Adolfo,
e3)- Ettore I (VT 9.4.1865-VT 4.9.1882 ), “annorum septem decim ex phthysi pulmonari diu decumbens..”, evidentemente contagiato dalla madre,
e4)- Livia (VT 16.2.1867-VT ante 1871),
e5)- Giuseppe II Camillo Andrea (VT 5.2.1868-VT 10.10.1910, celibe). Nella Lista di Leva n.246 del 19.4.1888 risulta essere anch’egli “scrivano”, alto cm. 170, con occhi scuri, capelli lisci, di dentatura sana, ma viene “rimandato alla leva successiva” per deficienza del perimetro toracico (cm 80).
La sorella Adele lo ricordava come “un poco di buono, implicato politicamente...”. Riposa nel cimitero di Viterbo con una sorella della madre Vittoria e con il nipote Mario (vedi anche capitolo seguente).
La tomba di Giuseppe nel cimitero di Viterbo
e6)- Adolfo (VT 12.2.1870-VT 29.4.1937), vedi appresso,
e7)- Mario I (VT X.4.1872-VT 18.7.1874),
e8)- Maria IV (VT 4.2.1875-VT 7.2.1875) Il Parroco di S. Sisto ha scritto che "ad coelum advolavit". La madre Vittoria morirà il mese successivo.
Secondo la memoria di una parente (Vera), Luigi avrebbe avuto dalla prima moglie Vittoria anche un decimo figlio, Emanuele, morto giovane dopo essere stato messo in collegio dalla matrigna, ma nessuna registrazione anagrafica confermerebbe questa circostanza. Tale evento sarebbe comunque ed a malapena ipotizzabile negli anni 1864 o 1866, in cui si è avuto il maggiore intervallo temporale tra i parti : 20 mesi). Non meraviglia, in ogni caso, che Vittoria sia morta prematuramente di tisi, se non di crepacuore, per i numerosi figli deceduti in tenera età.
Da Giacinta:
e10)- Evaristo (VT 9.5.1877-VT 8.8.1929)
e11)- Ugo I (VT 2.1.1880-VT 25.10.1907)
e12)- Ettore II (VT 13.1.1885- RM 3.3.1959)
e13)- Mario II (VT x.novembre 1887 - VT 31.8.1890) che riposa con il fratello Giuseppe (vedi sopra) morto due mesi dopo.
Dopo la morte di Luigi, avvenuta nel 1910, la seconda moglie Giacinta Braconcini andò a vivere a Roma presso il figlio Ettore II, aiutandolo a gestire la bottiglieria di via Crescenzio (vedi appresso). In tarda età tornò a Viterbo, ove morì a 87 anni l'11 maggio 1937 nell'Ospedale di S. Simone.
La città di Viterbo, nel frattempo, si andava modernizzando. Già alla fine dell’800 le vie principali erano illuminate a gas, mentre, agli inizi del ‘900 verrà allacciata la corrente elettrica alle abitazioni, fornita dalla Società Volsinia. Nel 1927 Viterbo viene nominata capoluogo di provincia ; verranno costruiti vari edifici pubblici e sarà coperto il Rio Urcionio, mentre il sovrastante ponte Tremoli sarà demolito, insieme all’attiguo cimitero della chiesa di S. Giovanni Battista (dove riposava Luca) per far posto a via Marconi e al Sacrario dei Caduti. Dalla originaria Parrocchia di S. Angelo, i Minissi si sparpagliano per le varie Parrocchie: S. Faustino, S. Sisto, S. Maria del Poggio (detta Crocetta), S. Maria Novella, Ellera, Cappuccini.... Numerosi quartieri vengono edificati al di fuori delle mura. I viterbesi passano le vacanze estive facendo gite a Monte Pizzo o frequentando Prato Giardino, ma non tutti.... dato che il Regolamento del 1874 precludeva l’accesso : “...agli accattoni, agli ubbriachi, alla gente male in arnese ed ai ragazzi che non abbiano chi ne possa rispondere, ai cani che non siano legati, ai carrozzini con un cavallo se non sono decenti, agli scozzoni con cavalli a sella e alle vetture tirate da puledri”; era altresì proibito “cogliere fiori, schiantare rami e piante come pure d’intorbidare le acque delle fontane e di pescarvi i pesci che vi risiedono”.
Dei suddetti dodici (o tredici?) figli di Luigi II, solo quattro hanno lasciato eredi : Adolfo, Evaristo, Ugo ed Ettore.
- Adolfo (VT 12.2.1870-VT 29.4.1937). Nasce nell’anno in cui Roma viene conquistata ed annessa all’Italia e viene cresciuto dalla matrigna Giacinta. Dalla lista di Leva (n.154) figura “commesso di negozio”, alto cm 160, capelli neri lisci e “rimandato alla leva ventura per deficienza toracica” (cm 78). Studia alla scuola serale e svolge attività di assicuratore con la R.A.S., (con ufficio in Piazza delle Erbe) battendo la provincia a dorso di mulo, fino a diventare capo agenzia e poi ispettore. Molto religioso, in età matura conobbe (in circostanze non riferibili) Italia Di Marco, di Volterra, di 16 anni più giovane (m.3.12.1971), da cui ebbe una figlia, Elda.
A causa di contrasti familiari, Adolfo si sposò però solo nel 1920, a Vignano, vicino Volterra; cerimonia officiata da Padre Giusto Vieri, cugino di Elda. In seguito gestì una libreria UTET all'EUR, che la figlia Elda diede in affitto dopo la morte del padre, che avvenne nel 1937 per tumore all’esofago.
Elda (VT 3.2.1916 - RM 15.08.2003, foto a lato) conseguì il diploma di pianista a S. Cecilia. Nel 1935 a Roma sposò, a soli 19 anni, G. Pierotti col quale ebbe un figlio (Giorgio), ma rimase vedova a 21 anni. Trovò impiego alla R.A.S. e, nel ’41, sposò A. Cucinella di Marcianise (CE) col quale ebbe un figlio (Adolfo). Abitava all’EUR, in Viale Europa.
Il 25 novembre 1994 Elda Minissi assurse agli onori della cronaca del "Corriere della Sera" (vedi articolo a lato) per aver telefonato al centralino di Palazzo Chigi allo scopo di manifestare la sua solidarietà al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, raggiunto da un avviso di garanzia.
- Evaristo (VT 9.5.1877-VT 8.8.1929), vedere capitolo seguente
- Ugo I Telesforo Ercole (VT 2.1.1880-VT 25.10.1907)
Padrino al battesimo fu il fratellastro Ettore I. Di professione calzaturiere, si sposò con Anna Gatti. Abitava a VT in P.zza San Francesco 4 e scomparve prematuramente per occlusione intestinale, in viterbese "torcibudella". E' sepolto nel Cimitero di Viterbo insieme al padre Luigi. Dal suo matrimonio con Anna Gatti nacque un solo figlio, Bruno, rimasto orfano di padre ad un anno.
Bruno (VT 2.8.1906-VT 13.11.1985) fu Brigadiere dei Vigili del Fuoco a VT, ed è deceduto per problemi cardiocircolatori. Sposatosi con Clara Costantini, da loro discendono:
b1)- Mirella, nata a VT l’8.3. ma registrata il 9.3.1932, morta a VT il 20.02.14, coniugata con Arnaldo Lupi, con due figlie: Paola e Carla
b2)- Rossana, nata a VT 22.7.1934, vedova di A. Calbi, anche lei con due figlie: Brunella e M. Letizia. E' morta a VT il 9.1.2022.
b3)- Ugo II (VT 25.7.1938, prende il nome del nonno), parte a 17 anni per frequentare la scuola allievi sottufficiali di Foligno e diviene Maresciallo Paracadutista, nella Divisione Folgore, da cui si congeda nel 1994. Risiede ad Antignano, quartiere di Livorno, dove si è sposato il 27.5.1964 con Elena Paoli (Fiorentina).
Dalla loro unione sono nati:
- Alessandro I (LI 7.6.1965), diplomato ragioniere all'ITC A.VESPUCCI di Livorno, celibe, ha gestito vari ristoranti tra cui il ristorante “In Piazzetta” in Piazza Gianpaolo Bartolomei 1 ad Antignano - Livorno. Svolge attualmente la professione di agente di commercio (foto a lato);
- Enrico (LI 26.6.1973), Sergente Maggiore incursore nella Brigata paracadutisti Col Moschin, ha prestato servizio in Bosnia, ha un figlio Tommaso, nato a Livorno il 23 ottobre 2004, che è quindi il più giovane dei Minissi viventi, essendo nato un anno dopo Giorgio, figlio di Guido (vedi capitolo seguente).
- Ettore II (VT 13.1.1885- RM 3.3.1959). Alla visita di Leva del 1905 viene dichiarato renitente. Dal 1909 al 1916 svolge a Viterbo la professione di Tipografo, prima in proprio e poi in società con tale Borghesi. Stampa molti libri e pubblica a Viterbo L'Azione Democratica e La Parola Repubblicana, giornali politici. Richiamato alle armi, partecipa alla grande guerra come “vivandiere”. ù
Terminata la guerra, venne estromesso da un impiego statale per la sua fede socialista ed ebbe problemi con i fascisti. Si cimentò in varie attività infruttifere, stabilendosi per un anno a Vicenza, ove si dedicò al commercio dei vini. Nel 1920 si trasferisce a Roma con la famiglia ed apre una bottiglieria in Via Crescenzio, insieme al compaesano Spanata, dove è aiutato dalla madre Giacinta.
Si era sposato nel 1911 con Lucia Mercati di Viterbo, con cui ebbe i quattro figli. In seguito, rimasto vedovo, si sposò con Maria Bertolazzi, di Massa Carrara, benestante, cominciando a trascurare i figli avuti con la prima moglie. Muore a Roma in via Crescenzio 9 ed è sepolto al Cimitero del Verano.
Dal matrimonio di Ettore con Lucia Mercati discendono i seguenti quattro figli:
Vera Minissi Marcella Minissi Franco Minissi
c1)- Vera (VT 27.3.1912, RM 9.12.1998) sposata con C. Bachini Albi,
c2)- Gabriella (VT 8.3.1914, RM 24.11.11) sposata con A. Batocchi,
c3)- Marcella (VT 11.1.1917-RM 6.5.1988) sposata con G. Tinello e deceduta a seguito di incidente stradale, e
c4)- Franco I (VT 12.3.1919-RM 25.8.1996). Da giovane si dedica allo studio dell’arte orafa, in seguito, anche grazie all’aiuto economico delle sorelle, si iscrive all’università e si laurea in Architettura nel 1941. Diventa architetto e docente ordinario di allestimento e museografia all’Università La Sapienza di Roma. Si sposa con Lidia Grazzini di Roma e poi il 19 agosto 1971 con Odoarda Baschieri, detta Edy, nata a Modena il 15.5.1924. Esperto dell'UNESCO, si devono a lui tra le tante opere la ristrutturazione del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, dei musei archeologici di Agrigento, Siracusa, Gela, Lecce, Cervèteri, Trapani, Viterbo, Tarquinia, Crotone, Comacchio, Civitavecchia, Ancona, Lecce, Aidone, Barletta, Paternò, Himera, Centuripe, Enna, della sistemazione della “barca solare” del Faraone Cheops a Gizah. A Siracusa lavorò alle dipendenze del sovrintendente Luigi Bernabò Brea e a Gela e in Puglia con l'omologo Dino Adamesteanu.
L' opera per la quale è più noto è però la struttura di copertura dei mosaici romani della Villa del Casale di Piazza Armerina (En). Muore per infarto nella sua villa di Bracciano (RM), dove è sepolto. La città di Roma gli ha intitolato una strada nel Municipio Roma XII. In fondo a questa pagina è possibile scaricare il testo di una tesi di laurea sulla sua vita e la sua opera.
Dal matrimonio con Odoarda Baschieri è nato:
- Matteo (Saint Julien on Genevois, Alta Savoia, Francia 15.4.1961), archeofilo cineasta, titolare della Greenfilm s.a.s. , collabora con la RAI a varie trasmissioni. Sposato con Serena Perrone-Capano, dalla loro unione è nata Margherita (RM, 29 settembre 1995).