Nel portare avanti questa impegnativa ricerca genealogica, mi sono più volte chiesto: “Perché vado in cerca di tutto ciò?”.
Non certo per mera curiosità e neppure per la semplice ambizione di “collezionare” delle conoscenze.
Quale esigenza avevo, dunque, seguito?
Piano piano ho cercato di fare chiarezza dentro di me. Pensai alle logore pietre che lastricano i vicoli della natia Viterbo e su cui amo camminare, pensai ai peperini sbrecciati dei suoi antichi palazzi e fontane, e alla struggente attrazione che provo per tutto ciò.
Sentivo che chi mi aveva preceduto aveva consumato coi suoi passi quelle pietre, aveva ammirato quegli stessi monumenti, che mi aveva trasmesso, insomma, una eredità virtuale che trasuda da quelle pietre e che è parte di me e che mi imponeva di conoscere, quanto meno, i loro nomi e, per quanto possibile, la loro storia, per meglio sentire la loro vibrante presenza e trarre dal loro esempio nell’aspra battaglia quotidiana per la vita il coraggio per tirare avanti, e colmare, in parte, l’opprimente solitudine spirituale in cui ciascuno di noi trascorre la propria esistenza.
E’ dunque questo innato desiderio di conoscere le proprie radici la principale esigenza che mi ha spinto a intraprendere questa ricerca sugli antenati, un desiderio peraltro acuito dall'incipiente senescenza.
Infatti, le inquietanti riflessioni che questa età induce a fare sul proprio futuro, trovano un parziale sollievo nel constatare che un'infinità di persone ci ha preceduti in questa avventura terrena (l'aver compagno al duol scema la pena), in particolare se nostri consanguinei.
Provando, però, a richiamarli alla mente, mi sono reso conto che di questi antenati ne conoscevo ben pochi: quando mai mi ero preoccupato di andarli a ricercare, al di là della ristretta cerchia familiare?.
Da giovane si hanno ben altre cose cui pensare, e dei racconti dei parenti più anziani mi restavano solo vaghi ricordi di alcuni nomi appesi nel vuoto, e qualche vecchia foto color seppia, che spesso non sapevo neanche collegare esattamente tra di loro.
Mi sono pertanto accinto a questa ricerca genealogica con rispetto e titubanza mentre, con l'andar del tempo, si è invece dimostrata un’affascinante esperienza, che mi ha coinvolto in pieno, facendomi "conoscere" inaspettate schiere di parenti.
In oltre cinque anni di paziente e dispendioso impegno e con l'aiuto di persone più esperte e disponibili, ho quindi ripescato, dal buio pozzo del passato, le sparse tessere di questo mosaico fatto di nomi, di date e di accadimenti per ricomporle, dapprima con qualche incertezza, nella dovuta forma piramidale.
Nel silenzio degli archivi ho sfogliato innumerevoli volumi sbiaditi e polverosi, ho messo a confronto le memorie dei parenti più anziani per chiarire un dato discordante, all'ombra dei cipressi ho grattato il muschio dalle lapidi per avere conferma di una data, nel gelo delle sacrestie odorose d'incenso (una volta blanditi i parroci diffidenti e scalpitanti) ho fatto appello alle scarse reminiscenze di latino per decifrare una frase, e, come premio, ho più volte provato l'emozione di scoprire un nuovo antenato, la sua provenienza, i suoi legami... sovente, però, amareggiato nel constatare quanti di questi morissero in tenera età.
Mi sono anche imbattuto in parenti col mio stesso nome, di cui ignoravo la passata esistenza, cosa che mi ha dapprima turbato, salvo, poi, inspiegabilmente, confortarmi.
Ho ingaggiato, in pratica, una specie di lotta contro il Tempo, per avvicinare ciò che è distante, e fermarlo un attimo nella sua inesorabile opera demolitrice, che sconvolge e cancella le testimonianze del passato e i ricordi della gente comune, e che un giorno li avrebbe del tutto sepolti sotto la coltre dell'oblio, sottraendoli per sempre alla conoscenza dei posteri.
Ogni volta che pensavo di aver battuto tutte le strade e stavo per arrendermi, saltava fuori una fonte documentale insperata che mi dava nuove informazioni e nuova lena per continuare questo viaggio a ritroso nel tempo.
Sono così riuscito a risalire per diciassette generazioni, nell’arco di oltre cinque secoli, scoprendo l’origine del cognome nonché un'insospettata provenienza geografica della famiglia, rintracciando centinaia di nominativi tra parenti ed affini, e rendendomi anche conto di come mantenere i legami col passato, conoscendo i propri avi, aiuti a capire noi stessi e a non perdere la propria identità.
Vorrei fare un salto nel passato per incontrarli tutti di persona, studiare le loro fisionomie alla ricerca di somiglianze, ascoltare le loro storie, farmi confidare i desideri e le ansie che hanno fatto palpitare il loro cuore, per raffrontarli coi miei... sapere perché Luca ha lasciato la natia terra Picena, dove Nicola ha compiuto i suoi studi da notaio, quali mestieri svolgevano Valente e Luzio, come hanno conosciuto e corteggiato le future consorti, in che modo passavano il loro tempo libero senza macchine né televisione, etc... etc...
Questo desiderio di ritrovarsi un giorno tutti insieme coi propri cari credo che abbia generato in molti la speranza (più o meno segreta) di una vita ultraterrena.
Purtroppo l'ingiusta legge della genealogia privilegia la discendenza patrilineare e vuole che si tenga scarso conto delle antenate.
Penso con rammarico a quante mamme hanno affettuosamente accudito i numerosi figli, magari trasmettendo nei loro cromosomi più "geni dominanti" che non i rispettivi padri, senza che di esse si sia tramandato il cognome: è a Loro che dedico questa ricerca.
Alla memoria di tutte le Madri, che ci hanno raccolti appena nati, cullati e lavati, nutriti, accarezzati e protetti, che hanno conservato i nostri ricordi; che con le loro mani esili e operose hanno ricamato, cucinato e stirato, che in ogni gesto, in ogni momento della giornata, anche nelle mansioni più umili ed ingrate, compivano un rito d’amore.
Con quelle mani che posandosi sulla fronte infuocata pareva avessero il potere di spegnere la febbre e vincere il dolore e che, troppo spesso, come ultimo dono d’amore, hanno accarezzato i loro cari prima che scomparissero dal mondo.
La presente ricerca è composta da una parte iniziale (che va dalla preistoria al medioevo) la quale, pur essendo fantasiosa e scherzosa, prende lo spunto da rigorosi eventi storici, e da una seconda parte, riguardante direttamente i singoli Minissi a partire dalla seconda metà del 1400, che è supportata da documentazione ufficiale, e che temo non sarà possibile ampliare ulteriormente.
Mi piace pensare che un giorno un futuro nipote, frugando in soffitta, s'imbatta, tra le ragnatele, in una copia di questo scritto e continui ad aggiornarlo ... per i propri nipoti.
Mario Minissi
mario.minissi@gmail.com
Aderendo all'auspicio dello zio Mario, ho proseguito lo sviluppo e l'aggiornamento della ricerca, lavorando sino ad oggi in particolare sulla veste grafica, l'inserimento di fotografie e documenti e la creazione di nuovi capitoli dedicati agli antenati di Grotte S.Stefano, ai cimeli del bisnonno Evaristo, al Minissi Garibaldino, agli effetti del terremoto nelle nostre terre d'origine, ai bombardamenti su Viterbo nella seconda guerra mondiale e alle ricette della cucina picena e viterbese. Credo fermamente nel valore di questa ricerca, per continuare a sviluppare la conoscenza della storia della famiglia Minissi, seguendo il percorso indicato dallo zio.
Alberto Minissi
minissi@yahoo.it