Siamo così arrivati a tempi a noi più vicini, in cui, a seguito di laboriose ricerche in archivio, é stato possibile risalire verso la metà del ‘400, epoca in cui la famiglia risiedeva nelle Marche, precisamente nell’area sede dell’antica civiltà Picena e, in particolare, nel villaggio di Appoiano, una delle “ville” del feudo di Castel San Pietro, una manciata di case da tempo abbandonate dai suoi abitanti ed ora in rovina. Da qui i Minissi si sono in seguito sparpagliati, in ordine cronologico, a Palmiano, Force, Rotella, Montedinove, Porchia e Macerata, per poi passare a Viterbo e da lì prendere il volo per tutto il mondo...
I Piceni erano un popolo di origine Illirica (gli Iapodes) venuti a contatto in età del ferro (IX sec. a.C.) con le preesistenti popolazioni Villanoviane. Nel V sec. a.C. sopraggiunsero genti Umbro-Sabine (i Pichentes), seguendo il sentiero che costeggiava i fiumi Velino e Tronto (e che in seguito diventerà la Via Salaria); il loro animale-totem era il picchio, inizialmente inserito nello stemma di Ascoli. Numerose altre popolazioni si sono poi succedute nel tempo, integrandosi: Etruschi, Galli, Romani, Normanni, etc... Tra gli abitanti del Contado potrebbero esserci state anche popolazioni rivierasche dell’Illiria e della Dalmazia sfuggite alle varie scorribande dei Saraceni, nel corso del Medioevo (in particolare all’invasione Ottomana dei Balcani del 1389), e integratesi con le etnie indigene. Secondo alcuni, la stessa famiglia di Papa Felice Peretti (Sisto V, 1585-90) di Montalto Marche, sarebbe di origine Croata.
Il primo dei Minissi (ante litteram) di cui si ha notizia documentale certa è Valente, nato verso il 1460 a Villa Appoiani, odierna Appoiano frazione del comune di Palmiano (AP). e morto intorno al 1525. Valente non aveva ancora un cognome; questo era una prerogativa delle famiglie importanti, che lo avevano derivato in genere dal patronimico, o dalla località di nascita, o dall’attività svolta o dalle caratteristiche somatiche. L’uso del “cognomen”, già in vigore al tempo dei Romani, si era perso nel corso del Medioevo; fu ripreso in Francia nel 1539 su prescrizione di Francesco I , e si estese all’Italia nel corso del ‘500.
Appoiano, paese in cui affondano le radici dei Minissi, è un minuscolo villaggio ora disabitato, posto nel comune di Palmiano, dominato dalla chiesuola diruta di S. Attanasio, adagiato su di un poggio nella valle del Chiaro in posizione bassa e difficile da raggiungere tramite una via sterrata, circondato da rilievi montuosi, fossi e vegetazione selvatica, i cui ruderi sono ora invasi da ortiche, rovi e profumatissime piante di camomilla e menta.
Alcune immagini della frazione Appoiano di Palmiano scattate nel novembre 2001
in cui compaiono Mario Minissi e Alberto Minissi con i figli Alessandro e Eleonora
Appoiano appare citato per la prima volta intorno al 1.000 in un documento dell’abbazia di Montecassino, col nome di ~“Opliano” e, in seguito, “Oppiani contrata di C. S. Pietro”; in un testo del 1570 figura anche come “Appogiano” , da non confondere mai con la vicina Appignano, ex Apponianum... Appoiano ed il capoluogo Palmiano erano due delle sette “ville” comprese nel “contado” di Castel San Pietro, un antichissimo feudo, dominato dal castello omonimo e un tempo circondato da poderose mura, che si erge su di un colle alto 796 metri, detto Belvedere. Passato sotto il controllo dei monaci benedettini farfensi dell’abate Beraldo II nel 1.096, a seguito di donazione da parte del longobardo Mainardo figlio di Brictulo, il feudo di Castel S. Pietro appartenne in seguito alla famiglia dei Saladini e nel 1301 fu acquisito dalla città di Ascoli, divenendone una delle quattro fortezze che circondavano la città. Ebbe un proprio statuto datato 1500 e raggiunse una popolazione di circa 300 abitanti.
Palmiano è un piccolo paesino che giace appollaiato su di uno sperone (mt 541) che si protende nell’impervia vallata del torrente Cinante; il suo antico nome era Palumbianum (v. Catasto Ascolano del 4.8.1381). Dell’antico splendore rimangono i resti del castello fondato dai Benedettini Farfensi. Nel palazzo comunale è conservato lo Statuto del 1612. Attualmente è abitato da pochi anziani che si dedicano al lavoro dei campi. Presso la chiesa Parrocchiale di “S. Maria delle Grazie” sono stati reperiti i soli libri dei battesimi (1580-1651) e dei matrimoni (1569-1742).
Cliccando sui Link a fondo pagina è possibile scaricare due pagine dedicate alla storia di Palmiano, tratte dal libro di Luigi Girolami "Enciclopedia picena" .
Castel San Pietro è anch'essa oggi una frazione del comune di Palmiano. Della sua parte antica non resta che la chiesa, poche case e le vestigia delle mura del Castello, sgretolate dal tempo. I suoi archivi furono purtroppo distrutti dai soldati napoleonici nel 1799 (secondo altri dai briganti o dai contadini in rivolta) quando misero a ferro e fuoco il borgo, per cui non è possibile risalire, per questa via, al padre del capostipite attuale Valente , anche tenuto conto del fatto che non aveva un cognome. Dall’esame dell'unico libro catastale pervenuto - il n.17- di Castel S. Pietro e terre dipendenti, che decorre dal 1458 e che riporta solo alcune variazioni ed i proprietari “forenses” - non residenti, non sono emersi elementi che permettano di individuare gli antenati di Valente, i quali, probabilmente, non erano ancora proprietari terrieri.
Ecco quindi le informazioni ad oggi conosciute su questi progenitori.
Dal capostipite Valente è nato verso il 1495 Angelo I, che risulta deceduto prima del 1560.
Da Angelo I discendono tre figli, tutti nati tra il 1525-35 circa :
- Filominisso (dictus Minisso), che si traferirà a Force e sarà il continuatore della stirpe
- Costanzo,
- Valente II, che prende il nome del nonno.
Filominisso è un nome proprio, forse di origine Bizantino-Longobarda, abbastanza diffuso nel medioevo, derivante dalla radice philo (tema di phileo=amore), come Filomarino, Filomena etc...; è il suo soprannome (Minisso) che prenderà la connotazione di cognome della casata. A proposito del nome Filominisso, a conferma del fatto che fosse comunemente usato in quell’epoca, c’è da riportare le seguenti citazioni (che per un attimo avevano fatto supporre origini meno plebee...). Nel volume n. 60 (che va dal 1540 al 1543) dei “Consilia” di Ascoli, alla data del 21 dic. 1540 è riportata la nomina a Vicario (ossia Podestà) di Castel S. Pietro e Comunanza, certo Filo-Minissus Ludovici Amatuczij. Nello stesso volume, al 22 dic. 1541 (le nomine erano annuali) risulta eletto in una carica analoga certo Minissus Francisci, che chiaramente nulla avevano a che fare col “nostro”. Inoltre il notaio Gabriele Ferrari (Vol. 378-bis, C.51, Arch. Amandola), il giorno 14 gen. 1556 riporta: “Marconus Filminissus (sic) et Benedictus Johannis alias Lavigna et Thomaso Paridis omnes de Castro Comunanza, constituti coram me notarus...”
Risulta, infine, l’esistenza di un Pietro Filominisso da questi due atti del notaio di Force Antonio Sersanti. Il primo è del 14 ago. 1565 (V.282) che recita: “Petrus Filominissi et Occorsus de Luca de Cristofano de Castro Quinzani come erede di detto Cristofano e consenso e volontà...” e il secondo, stessa data, in cui è ribadito “Petrus Filminissi (sic) et Occursio Luci q. Cristofani eredi del sopraddeto Cristofano...”. Da notare che ad Atene esiste la Via Minissikleous.
Nonostante vari tentativi non mi è stato possibile conoscere l’etimologia del nome Filo-minisso. L’unico possibile nesso individuato potrebbe essere il futuro del verbo greco menio = menisso: “nutrire ira e odio profondo” o il vocabolo meniso: “denuncia, indicazione”. In merito al latino, abbiamo invece il verbo meminisse: “ricordare”.
Nelle nostre ricerche abbiamo trovato anche il libro "Trabisonda", attribuito a Francesco Tromba da Gualdo di Nocera e pubblicato per la prima volta a Bologna nel 1483. Francesco Tromba era uno poeta cavalleresco umbro, attivo nella prima metà del XVI secolo, vissuto a Gualdo Tadino tra il 1460 ed il 1530. Imitatore dell'Ariosto e coevo del Pulci e del Boiardo, insieme al fratello Girolamo e a Pietro Durante formò un gruppo di letterati che diedero un ricco contributo all'epoca romanzesca dei secoli XV e XVI. Scrisse diverse opere in rima, tra le quali il poema "Trabisonda", in ottava rima a sedici canti, che racconta "...di nobilissime battaglie, con la vita, e morte di Rinaldo". Tra i tanti personaggi che animano il poema troviamo anche più volte citato (vedi sopra) un cavaliere di nome Filominisso, "...greco nato" , che combatte al fianco di Rinaldo in numerose battaglie. Le opere di Francesco Tromba si trovano oggi conservate presso le più autorevoli biblioteche italiane quali l'Augusta di Perugia, la Trivulziana di Milano, la Classense di Ravenna e la Comunale di Macerata; l'edizione di Bologna del 1483 è conservata presso la biblioteca Riccardiana di Firenze.
Il primo documento da cui si ha avuta notizia di questi primi Minissi è un atto del notaio “itinerante” Luca Papa di Appignano (AP), rogato ad Appoiano in data 9 ottobre 1560, (Volume 1536, Arch. Stato di AP) in cui è scritto:
“Constituti personaliter coram me Notaro et testibus infrascriptis Filominissus et Constantius fratres, et filij quondam Angeli Valentis de Villa Appiani (sic) Castri Sancti Petri, Comitatus Asculi, qui de rato promiserunt pro Valente eorum fratre ... unam pectiam terrae laborativa et prativa in loco que dicitur ”le Pagliare” confinante etc... spontaneamente permutata con un pezzo di terra in loco que dicitur ”lo Vallone”... di proprietà di Jo. Maria Jacobi ...”.
da cui si rileva che Angelo, figlio di Valente, ha avuto per figli Filominisso, Costanzo e Valente II. Per quanto concerne il “pro” Valente, questo può significare sia “a favore di” quanto “per conto di”; questa seconda ipotesi starebbe ad indicare che Valente II, ultimogenito, era ancora minorenne.
Subito dopo, alla stessa data, Filominisso e Costanzo “...dettero e vendettero a Sando Macini di Castro Pontella (?) un pezzo di terra confinante con la via pubblica e con un corso d’acqua (forse il torrente Chiaro) per fiorini marchigiani 10 ...”
L’atto si conclude dicendo che è stato rogato in casa di Ciatto Chicchi alla presenza di Valente di Angelo. Chi era costui?. Si tratta di un errore (anziché Angelo di Valente, ma in questo caso doveva essere “quondam = fu”), oppure del padre di Valente non ancora deceduto (che in questo caso sarebbe il nuovo capostipite?), o un semplice caso di omonimia?. Mistero!.
Mentre non risultano discendenti da parte di Costanzo e Valente II, dal primogenito di Angelo Filominisso si ha notizia della nascita di cinque figli:
- Paolo I, nato ad Appoiano nel 1545 circa, muore a Force prima del 1609. Questo nome è stato certamente ispirato da quello dei Papi omonimi all’epoca succedutisi. Ha sposato Lucenzia Santoni Mazzoni. Del matrimonio tra Paolo e Lucentia non c’è traccia nel “Liber Matrimoniorum” della chiesa di S. Paolo di Force, sebbene Filominisso vi si fosse trasferito, per cui si presume che sia stato celebrato nella stessa Appoiano, nella chiesetta di S. Attanasio, parrocchia di Lucenzia.
- Pietrangelo, n. ad Appoiano nel 1546 c.a-m. Palmiano 1610 c.a, sposato con Venetia.
- Cesare, nato ad Appoiano nel 1547 c.a-m Palmiano 1625 c.a, sposato con Santa.
- Felice I, nato ad Appoiano nel 1548 c.a, sposato con Livia, morto a Force l’11 ott. 1623. E’ da lui che prosegue la stirpe.
- Angelo II, nato anche lui ad Appoiano nel 1550 circa, sposato con Nora. Prende il nome del nonno.
La progenie dei cinque figli di Filominisso è trattata nel capitolo seguente.
Presso l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno sono stati reperiti numerosi documenti riguardanti la vita di questi antichi padri, uno dei quali si trova in una “filzetta” del Notaio Cesare Colombini, in data 8 febbraio 1581 (Volume 12, Carta 92). In esso è scritto:
“ Paulus Filominissi Angeli de Villa Appoiani, districtus Castri Sancti Petri, Comitatus Ascoli, maritus Donnae Lucentia filia quondam Felicis Santoni Mazzoni de Castro Conaliorum (?)... la quale col consenso del suocero Filominisso e il di lui padre (Angelo), dichiara di aver ricevuto dall’avuncolo (zio materno) Pietro Caroto la somma di fiorini 15 per dote. Viene inoltre specificato che Lucentia abitava nella casa accanto a quella di Filominisso (forse ad Appoiano)”. Da questo atto si rileva che Paolo era figlio di Filominisso, e si ha la conferma che questi era figlio di Angelo.
Nel prosieguo dell’ atto, stessa data (Carta 95), si legge che: “Donna Lucentia, figlia del quondam F. Santoni, moglie di Paolo di Filominisso di Angelo di Villa Appoiani promise, con l’approvazione del suocero (che si surrogava al padre deceduto) di non rivendicare nessuna altra proprietà oltre la dote assegnatale”.
Sempre in relazione alle nozze di Paolo, l’atto si conclude (Carta 97) così:
“Filominisso di Angelo di Villa Appoiani, distretto di Ascoli, abitante a Force, di sua spontanea volontà (sua sponte) a titolo di donazione irrevocabile per innumerevoli benefici ricevuti da Paolo suo figlio e per tutti i favori che spera di ricevere in futuro (gli dona) panni di lino (pannos lineos) stimati fiorini 16 e altre cose da darsi da Pietro Caroto avuncolo di Donna Lucentia, moglie di detto Paolo, come è solito farsi in detta terra (dote). Gli altri figli non molesteranno Paolo per questi beni dati”. Sembra di capire che Filominisso avesse una particolare predilezione per questo figlio primogenito, mentre in realtà si tratta di una formula consueta.
In data 20 ottobre 1581, si susseguono altri cinque rogiti, tutti alla stessa data (Eisdem Millesimo, Indizione Pontificato, Die, Mense, Loco) dai quali si evince che i Minissi erano nel frattempo divenuti dei benestanti, proprietari di terreni e di immobili nonché, ovviamente, agricoltori:
(C. 336). “Pomilio Conti vende a Filominisso dicto Minisso, figlio di Angelo al presente abitante a Force, un pezzo di terra vineata e alberata in contrada del Tribio, detta della Chiusa, e un altro pezzo di terra lavorativa e alberata in contrada Moricchi, per il prezzo di fiorini 67, con patto di non retrovendendo”. E’ interessante notare come Filominisso, per un fenomeno di aféresi, venisse già comunemente soprannominato Minisso, come verrà ufficializzato in seguito.
(C. 339-40). “Filominisso di Angelo consegnò a Felice suo figlio un pezzo di terra arborativa e lavorativa posta nella contrada del Campo. Detto Filominisso di Angelo concede come cosa giusta (bona fide recognescere) ai suoi figli (eius filiorum) Paolo e Angelo un altro pezzo di terra in contrada Lo Campo di Appoiano, senza dover essere molestati o turbati in alcun modo da Felice”.
(C. 341). “Filominisso di Angelo e Paolo suo figlio ipotecano la dote della moglie di Paolo Lucentia per fiorini 35; in caso di scioglimento del matrimonio, che Dio non voglia (quem Deus avertat!), la dote andrà restituita”.
(C. 342). “Pietro Caroto è debitore verso Paolo di Filominisso di Angelo di fiorini 68, che Paolo riscuote (cessatum fuit)”.
In data 21 sett. 1583, sempre col notaio di famiglia Cesare Colombini (Vol.12, C.246/v), viene rogato il presente atto:
“Filominisso di Angelo e Paolo suo figlio di Villa Appoiani, districtus Castri Sancti Petri, Comitatus Ascoli, personalmente costituiti, confessano di aver ricevuto da P. Caroto di Force fiorini 135 in dote di Donna Lucentia, uxor di Paolo. Il detto Pietro aveva dati fiorini 67 il 27 ott. 1581 a Filominisso e Paolo a seguito di ipoteca su di un pezzo di terra vineata e arborata in contrada Trebbio (sive della Chiusa), da restituire in caso di matrimonio soluto”. (Con quest’ultima cifra Filominisso aveva acquistato probabilmente gli appezzamenti di cui a Carta 336).
Donna Lucentia era orfana e questo suo zio materno (avuncolo) si era sostituito al padre per contribuire generosamente alla costituzione della dote; il buon Paolo non si fa scrupolo di attingere a piene mani dalla dote della ricca consorte, per alimentare la sua sapiente politica patrimoniale.