L’antico paese di Rotella si erge su di un promontorio di 395 metri, creatosi alla confluenza del torrente Oste con il fiume Tesino, tipica formazione geologica detta localmente “rota”, da cui il nome del paese (cfr. Archeopiceno n.1/1993 di E. Vagnetti).
I ripidi calanchi argillosi formati da questi corsi d’acqua garantivano una certa sicurezza dagli assalti dei nemici, ma non dalle frane; infatti nel 1775 il mai sazio torrente Oste scavò talmente sotto l’abitato da provocare un grosso smottamento che fece crollare la chiesa farfense di S. Maria sovrastante la sua alta sponda, e di cui resta il solo campanile. Fu costruita, in sua vece, la chiesa dei S.S. Maria e Lorenzo.
Un sentiero impervio, percorribile a dorso di mulo (ora sostituito da una strada su terrapieno), metteva in comunicazione Rotella con il vicino capoluogo Diocesano di Montalto della Marca e con le frazioni di Poggio Canoso e Capradosso. Nel sec. XI anche Rotella era passata sotto il controllo dei monaci Benedettini di Farfa, ma nel 1318 entra nel dominio della città di Ascoli, la quale aveva riconosciuto al Cardinale Albornoz la sottomissione al Pontefice.
A proposito dei monaci di Farfa (provenienti dalla storica abbazia di Fara Sabina -RI- e insediatisi inizialmente -sec. X- a S.Vittoria di Matenano-AP) c’è da dire che la loro solerte attività fu determinante per lo sviluppo della civiltà, della cultura e dell’economia del Piceno nell’età medioevale, e i cui benefici si risentono tuttora; essi fondarono e fortificarono molti paesi, fornirono una istruzione di base alle genti incolte, insegnarono alle stesse le tecniche del lavoro agricolo affidando (per lo più in enfiteusi) ai coloni la coltivazione delle loro terre.
Va anche rammentato che l’uomo medioevale e rinascimentale era intriso di religiosità. Il bassissimo livello culturale, la vita stagnante e tribolata, per via di malattie e carestie, ne facevano una facile preda del clero: per propiziarsi il miracolo e il paradiso non avevano altra risorsa che levarsi il pane di bocca per portarlo al monastero, in cambio d’indulgenze e messe di suffragio.
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