Forse a causa della decadenza economica di Appoiano, anche per le frequenti scorribande dei briganti, Filominisso nel 1575 circa abbandonò il villaggio natio con la famiglia per trasferirsi nella vicina Force, più sicura e fiorente.
E’ infatti in questo periodo che il feroce bandito Pietrangelo da Montecalvo scese coi suoi accoliti in Appoiano, terrorizzando le 25 famiglie che vi risiedevano eappropriandosi in modo violento di ogni derrata alimentare a portata di mano (cfr. “Flash” n. 194 di L. Girolami). Il problema del brigantaggio era molto sentito nel Piceno, tanto che nel 1585, il Papa nato localmente Felice Peretti (Sisto V) promulga una Bolla con cui dichiara guerra ai “latronibus, viarum grassatoribus, raptoribus, incendiariis, sicariis, aliique similibus notoriis delinquentibus et facinorosis hominibus...” prevedendo pene severe “etiam ultimi supplicii”. Si dovette ricorrere ai soldati mercenari Corsi per fronteggiare il fenomeno del banditismo, ma con scarsi risultati. Un duro colpo fu inferto ai briganti su idea dello stesso Sisto V, facendo loro catturare un carico di derrate alimentari avvelenate. Le spese di Polizia per i soldati Corsi (Birri di campagna) prevedevano per il pernottamento una diaria di bajocchi 12 e mezzo per il birro e di 5 per il cavallo; ad essi gli osti dovevano somministrare “utensili” consistenti in “olio, aceto e sale per l’insalata, un lume per la notte e pagliericcio per dormire”. Nel corso della carestia il rimborso per gli osti fu elevato a baj. 17 e mezzo.
L’individuazione del ramo Forcense dei Minissi, che ha poi permesso di risalire all’origine di Appoiano, è stata possibile grazie al fortuito ritrovamento di un rogito del Notaio “itinerante” di Vitorchiano (VT) Nicola De Policibus ( datato lì 2 de 8bre 1739), conservato presso l’Archivio di Stato di Viterbo, dal quale risulta che “Giuseppe Cimìca impone un censo di scudi sette in un pezzo di terra a favore dell’eredità Menisse da Force”. I notai cosiddetti itineranti si spostavano periodicamente a dorso di mulo nei vari paesini sprovvisti di ufficio notarile, per rogare gli atti in loco.
I due atti dell' ottobre 1581 che seguono, relativi allo scambio di abitazioni tra Filominisso e Pomilio Conti, sugellano il definitivo abbandono di Appoiano e l’insediamento a Force di Filominisso e della sua famiglia :
(C.337). “Filominisso di Angelo vende a Pomilio Conti una sua casa posita in Villa Appoiani, confinante con un’altra sua casa, per fiorini 55”.
(C. 338) “Pomilio Conti conviene di vendere a Filominisso una casa in Force, per fiorini 30, da pagarsi nel prossimo triennio futuro”.
Presso una frazione di Force, denominata Montecchio, esiste tuttora la Contrada Menisse, toponimo probabilmente attribuito a causa della presenza in loco di alcune delle loro numerose proprietà terriere.
Numero civico di abitazione in Contrada Menisse a Montecchio di Force
Tre dei cinque figli di Filominisso, Paolo I, Felice I e Angelo II, si trasferirono col padre a Force e lì restarono a vivere, mentre Pietrangelo e Cesare forse andarono a Force ma successivamente tornarono a vivere a Palmiano, ove morirono.
Negli atti che seguono appare chiaro che anche Paolo I, figlio primogenito di Filominisso, a seguito del trasloco a Force, tende a liberarsi delle terre della natia Appoiano in cambio di altre più vicine.
In data 9 marzo 1587, Not. C. Colombini (Vol 95, C. 103): “Paulus Filominissi de Castro Sancti Petri (viene qui citato il centro principale da cui Appoiano dipendeva) et Domina Lucentia sua uxor (filia quondam Felice Santoni), eleggono come loro procuratore il notaio Giovanni Marocchi che dovrà trattare tutti i loro affari, liti e controversie. Actum in terrae Forcis, territorio Sancti Pauli”.
In data 15 aprile 1587 (Vol. 95, C.164/v-166): “Paulus Filominissi de Villa Appoiani districtus Castri Sancti Petri, ipotecavit alcuni beni: un pezzo di terra della moglie Lucenzia per fiorini 130, vineata e arborata posta nella pertinenza di questa Villa, in contrada del Trebbio e una pagliara (domum paleariam) per fiorini 110, che depositano presso il notaio Giovanni Marocchi, e un’altro pezzo di terra lavorativa con casa, in contrada Pallone per fiorini 59, e compra un pezzo di terra lavorativa e arborata in contrada Anicali, ossia (seu) S. Martino di Force, da Rufino Cicconi per fiorini 90. In ogni caso tutto verrà restituito se il matrimonio venisse sciolto (quem Deus avertat!). Donna Lucentia è assente e presenzia il suo avuncolo Pietro”.
La citata casa in contrada (fosso) Pallone, toponimo tuttora esistente, la incontreremo più volte, essendo una delle residenze dei Minissi nell’agro forcense; trattasi di una fertile valle che si trova alle pendici meridionali dell’abitato. Per “pagliara” s’intende invece un rudimentale tipo di abitazione agreste dalle pareti di paglia impastata col fango argilloso, presente in abbondanza sui calanchi del posto.
In data 25 sett. 1588 (Vol.95, C.299/v): “Paulus Filominissi de Castro Sancti Petri, habitator terrae Forcis, constitutus sua sponte... dà a Sigismondo Malatesta di Force per lui e suoi eredi fiorini 23 che gli erano dovuti (ei debebat) come da atti del notaio Carissimi di Amatrice e Sacripanti Giovanni di Force”.
In data 18 nov. 1589 (Vol. 262, C.204): “Paulus Filominissi vende un pezzo di terra prativa della dote della moglie Lucenzia a Ovidio Bonanno per fiorini 20 -cum pactum de non retrovendendum- e con quietanza da fare entro un biennio”.
Il precedente atto è importante perché, nel contesto del rogito, Paolo I è citato come Filominissi (genitivo), mentre nella “rubricella” del volume, compilata a posteriori, viene citato col nomignolo di Minissi. Pertanto è a questa data che viene ufficialmente attribuito l’attuale cognome. Se la cosa fosse avvenuta qualche anno prima o dopo, la casata si chiamerebbe Valenti o Angeli o D’angelo, Felici o De Felice, etc.....
In data 27 nov. 1590 (Vol. 269, C.67/R-68): “Indizione III, Sede Vacante di Sisto V (Felice Peretti, nato localmente). Paulus Filominissi (rispunta la vecchia dizione) de Sancti Petri, vendidit a Ovidio Bonanno unam pectiam terrae lavorativa sita in territorio di Force, contrada Plata, che confina in alto coi beni (a capita cum bona) di Felice Filominissi e in basso (a pede cum bona venditoris) coi beni dello stesso venditore Il contratto prevede la clausola seguente per il Bonanno: pactum de non restituendum nec retrovendendum nisi elapso anno”.
- Il 4 gen. 1591 (Not. G. Marocchi Vol. 253, Carta 70/v): “Felice Minissi, di Villa Appoiani, acquista da Giovanni Benedetto Josus un pezzo di terra (pectiam terrae) alberata sita in località lo Pallone al prezzo di Fiorini 15”.
Il Fiorino era una moneta d’oro di grammi 3,50 circa, coniata a Firenze fino al 1533, ma che continuava a circolare (o a essere citata nominalmente) per il suo valore intrinseco; prima della carestia di fine secolo, con 5 fiorini si acquistava una soma di grano, con 18 un bue. Tale moneta verrà imitata dapprima da Venezia e poi da altri stati italiani sotto vari nomi: ducato, zecchino....
I dati fin qui esposti sono stati desunti da atti notarili. Il primo dato “anagrafico” relativo ai Minissi risale al 1577 e si riferisce alla nascita di Giulia, figlia di Angelo II.
Col Concilio di Trento era stato imposto ai parroci di fungere da Ufficio Anagrafico, registrando battesimi, morti, matrimoni e censimenti (stati delle anime). La Chiesa di S. Paolo di Force si era prontamente adeguata.
Nel Liber baptizatorum n. 2, in data 15 dicembre 1577, è infatti riportata questa nascita della famiglia Minissi, di recente trasferitisi da Appoiano: “ Fu batizzata Giulia figliola de Angelo de Menisse da Castello* ... Appoiano, laboratore de Ser Scoppitio Bonanno, sua commara Donna Lara, per mano de Don Vittorio Mechetto de Force, Cappellano de Monasterio”. * La parola Castello (S. Pietro) risulta cancellata con un frego e sostituita da Appoiano. E’ interessante notare che Angelo II, forse in quanto ultimogenito, non era ancora proprietario terriero, ma “laboratore” subalterno, forse mezzadro: ci penseranno i suoi eredi, come visto, a trovarsi ricche consorti...
Dei cinque figli di Filominisso (Paolo I, Pietrangelo, Cesare, Felice e Angelo II), grazie ai dati anagrafici conservati nelle Chiese, sappiamo soltanto che di Paolo I non è stato reperito l’atto di morte, ma risulta già deceduto in un rogito del 1609 e che un nipote prenderà il suo nome nel 1613. Di Pietrangelo e Cesare sappiamo dei loro matrimoni a Palmiano. In un primo momento la paternità di Pietrangelo e Cesare era stata attribuita a Felice, in quanto il parroco aveva scritto “figlio di Fil. Minissi...”. Una successiva analisi delle rispettive date di nascita e la scoperta dell’esistenza di Fil(o)minisso, ha invece consentito l’esatta attribuzione della paternità (...pur in assenza del DNA). Il fatto che questi due figli non figurino nei precedenti rogiti lascia forse intendere che fosse sorto un dissidio con la famiglia, connesso al loro trasferimento a Palmiano, come pure, in estrema ipotesi, che il Filominisso da cui discendono sia un altro. Felice I muore l’11 ottobre 1623: il Parroco scrisse laconicamente: “Felice Minisse morse c’è sepolto nella chiesa di S. Francesco”. Non viene indicata la paternità, che invece avveniva per i nativi di Force.
Dell'ultimo figlio di Filominisso, Angelo II, sappiamo della sua esistenza da alcuni rogiti e dalla nascita di due figlie, tra cui la suddetta Giulia.
Per quanto concerne la discendenza dei cinque fratelli (Paolo I, Pietrangelo, Cesare, Felice I e Angelo II), per Angelo II e Felice I risultano due figli, Pietrangelo ne ebbe sei, Cesare uno. Queste discendenze sono tutte trattate in un capitolo seguente.
Paolo I, sposatosi a Palmiano nel 1581 circa con la vicina di casa Lucentia Santoni, come descritto nel capitolo precedente, generò quattro figli :
- Elisabetta (n. 1582 c.a), sposata con Sante Bartolomei.
- Laurenzio (n. 1584 c.a - morto a Force 30.4.1657), si sposa il 16.4.1606 con Elisabetta Cicconi (o come è anche detta in alcuni atti, Lisabetta e Sabetta). Dalla loro unione sono nati nove figli, tutti battezzati a Force (vedi capitolo seguente).
- Urania, (n. 1587 c.a - m. post 1615) sposata con Simone Lepori, di Baldassare, nel 1607.
- Sulpicio, (n. 1600 c.a - m. post 1649-ante 1653), sposato con Olimpia Peroni da cui sono nati due figli : Alcinia (n. 1630 c.a-m. Force 4.3.1687 per “ morte improvvisa ma comunicata il 27 marzo”) e Felice IV (n. 1640 c.a- m. Force 29.7.1695).
Un atto rogato dal Not. Ruffo Ruffi (Vol. 9, C.32) del 22.3.1653, riguarda i figli di Sulpicio:
“Di fronte a me... Felix et Alcinia fili quondam Sulpicij Minissi, che interrogati da me esposero e narrarono che essendo trascorsi e non soluti i frutti del censo di Fiorini 25 su di un pezzo di terra in Piano Castellano, confinante coi beni di Laurenzio M. e dello stesso Sulpicio... per poterlo pagare vendono una porzione di detto pezzo di terra e di una casa con cella vinaria in contrada delle Case, col consenso dei parenti...”.
Nessuna nascita dei figli di Paolo e Lucenzia risulta registrata a Force; forse erano nati nella natia Appoiano.
Il 28 mag. 1607, con atto rogato da G. Sacripanti (Vol.278, C.22) i due fratelli di Urania subentrano al padre deceduto per costituirle la dote:
“Simone di Baldassare riceve dai (cognati) Laurentius et Sulpicius Minissi figli del q. Pauli Minissi, in pagamento di dote della uxoris del detto Simone, Urania, e sorella di Laurentius e Sulpicius Fiorini 30 in questo modo: 17 in biancheria e 13 in denari. A tal fine ipotecano un pezzo di terra posta in Force contrada S. Giovanni”.
Vediamo ora il testamento nuncupativo di Donna Lucenzia, rogato dal notaio S. Ciavattoni (vol 92, C45) l'8 ottobre 1623 :
"Lucentia Santoni de Force, honesta et prudens mulier, filia q. Felicis et relicta (uxor) q. Pauli Minissi de Appoiano Status Ascoli, sana di mente e di testa, videlicet corpore languens... vuole essere sepolta presso la chiesa di S. Francesco. Lascia i soliti legati al Vescovo, Chiese, Confraternite.. e a Donna Sabella, moglie di Laurenzio e nuora della detta testatrice pro eius beneditione, fiorini 10 per i servizi che le ha resi e che spera di ricevere in futuro (morirà il giorno dopo...) e a Paolo, figlio di Lorenzo e nipote una casa sita in Force, contrada Pallone (seu Ciccone); lascia a Sulpicio suo figlio 5 giuli per benevolenza e lo nomina erede universale (dei beni del marito premorto) senza poter nulla pretendere della di lei dote come da (legge) "Profalcina Trabelionique", poiché nessun aiuto ha dato alla madre, che va al figlio Laurenzio per gli aiuti che spera di ricevere in futuro; testimoni Luzio e Mandolino".
In precedenza, il 31 dicembre 1615, Lucentia aveva già fatto un primo testamento, stavolta col Notaio Onorio Venturati (Vol. 77, C.12), in cui era scritto:
“Lucentia Santoni (uxor) relicta q. Pauli Minissi de Villa Appoiani, Incola Terrae Forcis, sana.. etc.. chiede di essere sepolta nella chiesa di S. Francesco.. legavit Paulo pupillo (due anni) dilecto nepoti, filio Laurentij, figlio della stessa testatrice, pro amore filiale, la domum sita in territorio Palloni dove ora abita col detto Laurenzio suo figlio e la sua famiglia, col peso di dare a Donna Urania, moglie di Simone Lepori, e a Elisabetta, moglie di Sante Bartolomeo e figlie della stessa testatrice, bolognini 10 ciascuna, nonché a Sulpicio, diletto figlio suo e di Paulo eius viro. Nel caso dicta domus cada in ruina e venga demolita, al nipotino andranno lapides, cuppos et legnamina et omnia alia. Item lascia a Sulpicio, eius dilecto filio, mezzo pezzo di terra arborativa con olmi e querce in contrada S. Martino, che non potrà né vendere né permutare; nel caso di morte venga devoluta a Laurenzio, altro suo figlio e fratello di Sulpicio. Per tutto il resto nomina erede universale il figlio diletto Laurenzio, legittimo e naturale figlio di Paolo, germano di Sulpizio”.
Lucenzia morì il 9 ottobre 1623, dopo una quindicina d’anni di vedovanza. Il Parroco scrisse laconicamente: “morse la madre di Laurentio...” .
Col successivo testamento, come visto, erano nel frattempo cambiati i suoi sentimenti nei confronti del figlio Sulpicio.