Dei suddetti figli di Luca e Regina, solo Vincenzo I ha lasciato eredi, assicurando la sopravvivenza della stirpe. Vincenzo nacque a Viterbo il 9 maggio1806 e sappiamo che era “di professione cappellaro”, come risulta da un atto del 21.4.1866 (Not. C. Guerra, prot. 978) con il quale egli ottiene in prestito 100 Scudi per tre anni al tasso del 6,50% “in moneta metallica effettiva di argento o di oro di giusto peso e valore a pavoli dieci a scudo buona ed in corso”. Come garanzia per il prestito Vincenzo accende una ipoteca sulla quota degli immobili di via del Macel Gattesco, ereditati dal padre Luca. Vincenzo si era sposato ventenne con Carolina Galani, di Giuseppe, di Barbarano Romano (VT), la quale, il 18 feb. 1898, “annu aetatis 89 ex catarrhali febre occubuit”. Vincenzo morì a Viterbo il 13 settembre 1881 e nel suo atto di morte è scritto che “subito interiit domi” (sincope?).
Da Vincenzo e Carolina discendono ben dodici figli, battezzati anch'essi nella “Prioralis Ecclesia di S. Angiolo” o nella dipendente S. Giovanni :
- Maria III (VT 15.9. 1827-VT 1827?),
- Mariano (VT 16.12.1828-VT tra il 1865 e il 1878), vedi appresso
- Pietro IV (VT 14.9.1831-VT 2.1.1894), vedi appresso
- Luigi I (VT 10.4.1833-VT 1834 ca),
- Crescenziano (VT 1.5.1834-VT ante 1844),
- Luigi II (VT 4.4.1836-VT 10.7.1910), vedi appresso
- Nazzarena (VT 11.6.1838-VT 20.7.1912, sposata con M. Costantini), dalla loro unione nacque Almidoro (31.3.1884), tipico personaggio Viterbese, gobbo, più noto col nomignolo di "Armidoro" , oggetto di scherzi da parte dei burloni viterbesi ; morì per “broncopolmonite influenzale” il 4.3.1939.(V. "Clic Foto d'epoca n.3”, di M. Galeotti). Il 9.10.1878 Nazzarena (previa autorizzazione ed assistenza del marito e del padre) vende al fratello Pietro, per Lire 400, la quota parte degli stabili ereditati dallo zio Nicola II e argenteria varia (Prot.4551, Not. C. Guerra).
- Francesco (VT 19.10.1840-VT ante 1844),
- Gaetano II (VT 2.2.1843-VT 3.4.1848), “Cajetanus infantis annorum quinques obiit...”
- Luca II Silverio Raffaele (VT 7.5.1846-VT 13.3.1926), prende il nome del nonno,
- Valentino II (VT 5.2.1850-VT 19.8.1852, " cagionem infortunis infans triorum fere annorum obiit"),
- Giuseppe I (VT 31.10.1852-VT 18.5.1916).
Dei suddetti dodici figli di Vincenzo e Carolina solo Mariano, Pietro IV, Luigi II, Luca II e Giuseppe I hanno lasciato successori, essendo gli altri maschi morti prematuramente. Le discendenze di Mariano, Luca II e Giuseppe I si sono in seguito estinte. Dei due rami superstiti, quello di Pietro IV costituisce quindi la linea “primogenitale”, mentre i discendenti di Luigi II costituiscono la linea “cadetta”.
Ecco in dettaglio le discendenze di Mariano, Pietro IV, Luigi II, Luca II e Giuseppe I :
A)- Mariano (VT 16.12.1828-VT post 1865) secondo figlio di Vincenzo, cresimato il 29.5.1836, si sposa nel 1851, nella chiesa di S. Sisto, con Giacinta Fedeli della parrocchia di S. Andrea di Piano Scarano, da cui ha avuto due figli:
- a1) Gregorio III Francesco Serafino (VT 24.12.1851-VT 27.5.1913), cresimato il 7.6.1857, celibe (il fatto che ritorni il nome Francesco Serafino, ricorrente nell’onomastica dei parenti Piceni, lascia supporre che permanessero rapporti col ramo originario; erano infatti a conoscenza che intorno al 1850, era deceduto il cugino Francesco Serafino, a Macerata).
- a2) Valentino III (VT 3.4.1853-VT ante 1871), morto giovane (non figura nelle Liste di Leva), prende il nome del cugino pittore, anch’egli da poco deceduto.
B)- Pietro IV (VT 14.9.1831-VT 2.1.1894), terzo figlio di Vincenzo, cresimato il 28.7.1839, si sposa con Benilde Cecconi di G. Battista, di Perugia. Nel Catasto Pontificio dei fabbricati, i locali del vicolo Macel Gattesco n.1/2 di cui curava la gestione come osteria e locanda (essendo succeduto al nonno Luca, dal quale sembra avere ereditato anche la dote dell’intraprendenza), figurano con un reddito imponibile di Lire 780 (Partita 1353, Mappa 32/2377). Tali locali, com’è noto, erano stati lasciati in eredità da Luca I ai figli Vincenzo e Nicola (e usufruttuaria la moglie). Nicola aveva poi lasciato la sua quota ai figli del fratello Vincenzo : Mariano, Pietro IV, Luca II, Luigi II, Giuseppe e Nazzarena (V. relativo testamento), i quali, nel 1870, “livellano” (danno in enfitèusi) detti locali a Pietro IV, che continuerà a gestirli come osteria mantenendo il nome di “Tre Re”, tuttora esistente. Successivamente (27.8.1879) Pietro acquista detti beni, per Lire 1.200 (Rep. 4531, Not. Guerra).
Il 10 marzo 1869 il padre Vincenzo lo aveva “solennemente emancipato dalla patria potestà” (Rep. 1558, Not. C. Guerra), sebbene questi fosse già maggiorenne, “onde essere annoverato tra i padri di famiglia e acquistare la facoltà di testare e di potere liberamente contrattare con ogni sorta di persona come uomo di suo pieno diritto, e rimuovere ogni dubbiezza fatta dai giuristi tra l’emancipazione tacita, e l’espressa...”. Pertanto dopo aver “pigliato tra le sue le mani giunte del proprio figlio innanzi a lui genuflesso ed aver pronunciato queste solenni parole - figlio io ti emancipo e ti sciolgo dalla patria potestà - ... lo rialzò da terra benedicendolo ed augurandogli dal Cielo ogni maggiore vantaggio... il figlio riconoscente promette pertanto ogni riverenza e rispetto all'ottimo suo genitore.”
Subito dopo (30.7.1869) Pietro, “solennemente emancipato”, ne approfitta per acquisire il “diretto dominio” sopra quattro stanze ubicate in piazza delle Erbe (forse la locanda dell’Angelo).
Queste erano gravate da un canone di Scudi 8 e baj. 90 a favore del Monastero di San Domenico, che Pietro rileva offrendo il prezzo di “Romani scudi quattrocento pari a Lire 2.150”, che la Superiora accetta ritenendo l’offerta “oltremodo vantaggiosa”.
E’ interessante notare come lo Scudo venisse qui ufficiosamente quotato Lire 5,37, a fronte della quotazione ufficiale di Lire 5. In effetti la moneta di 5 Lire era formata da 25 grammi d’argento, contro i 26,4 dello Scudo; questo spiegherebbe la maggiore fiducia accordata allo Scudo.
Il 1 marzo 1872 il Sindaco di Viterbo gli impone di alloggiare per tre notti un militare di passaggio. Infatti, nello “Stato delle anime” del 1879, Pietro figura di professione “trattore”. Il certificato di morte di Pietro IV dice che “..ex angina pectoris subito interiit”, mentre la vedova Benilde il 3 feb. 1898 “..annorum aetatis 62 ex cancro uterino obiit”.
Dalla loro unione sono nati sette figli:
- b1) Regina Nicolina Vincenza, detta Gina (VT 23.9.1859-RM 19.12.1952). In un sol colpo prende il nome della bisnonna, del prozio e del nonno. Madrina al battesimo fu la cugina Rita, figlia di Luca. Figura quale "modista" nel suddetto "Stato delle anime" di S. Angelo del 1879 (come pure la madre). Sposa a S. Angelo il 29.5.1888 “Alfridum Mazza quondam Hieronymi, bonomiensis militem Romae degentum”, senza avere figli. Rimasta vedova, tornò a vivere a Roma col nipote Pietro VI. E' sepolta al Verano.
- b2) Imperatrice (VT 30.12.1861-VT 11.02.1863), che " puella ex morbillis brevem vitam finivit",
- b3) Nicola III (VT 31.1.1864-VT 29.6.1926). Dalla lista di leva (n.284) figura quale impiegato
postale, ma in seguito diventerà Direttore. Alto cm. 176, capelli castani lisci, rimandato per deficienza toracica (cm 83); verrà poi fatto abile ma assegnato alla 3° categoria (quale primogenito). Abitante in Via Annio, si sposò in tarda età (1925) con Filomena Bernardini fu Domenico di anni 32, nata a La Quercia -VT. Nel 1925 fu nominato Cavaliere della Corona del Regno d'Italia.
Nicola Minissi, la moglie e la figlia Maddalena
Nicola muore per tumore alla prostata sei mesi prima della nascita della figlia Maddalena (VT 26.1.1927 - VT 03.05.2007), nubile, ex assistente sociale a Civitavecchia, residente a VT.
- b4) Riccardo I (VT 26.9.1866-VT 9.11.1869, per madrina di nuovo Rita, ora sposa di Tosoni, “...brevem vitam cum aeterna commutavit ex infantiglioli” (convulsioni).
- b5) Cesarina (VT 17.10.1870- VT 1871?)
- b6) Augusta (VT x.x.1871-VT 22.2.1879). “...aetatis anno fere decimo, spontanea, ut ajunt, cangraena, animam Deo reddidit”.
- b7) Sebastiano Maria Angelo Augusto detto Bastiano (VT 12.2.1875-RM 10.3.1936), madrina la sorella Regina e lo spagnolo Sebastiano Barrera (da cui prende il nome). Cresimato (come gli altri) a S. Angelo, il 4.6.1882. Alla visita di Leva (n.128) viene dichiarato “inabile per ernia inguinale sinistra”. Si trasferisce a Roma all'inizio del secolo, dopo aver collaborato col padre Pietro nel gestire la trattoria avita. Qui si dedica a varie attività commerciali : dapprima apre un negozio di pelletteria in Via Rattazzi (approvvigionandosi per il cuoio dal cugino Vincenzo II), poi di antiquariato, ma con scarso successo. Si sposa nella chiesa di S. Eusebio il 24.4.1915, dopo la nascita del figlio Pietro, con Eufrasia Galassi di Loreto, figlia di Efrem. E’ deceduto per incidente stradale al Quadraro (indennizzo Lit.19.000), investito mentre attendeva il tram. Con Bastiano ha inizio il ramo romano della famiglia (cui seguiranno Ettore e Alberto I).
Sebastiano ebbe tre figli:
-1) Pietro VI (nato a RM il 9.3. ma registrato il 12.3.1912 - RM 18.07.2002). Prende il nome del nonno. Da ragazzo canta con il coro della Cappella Sistina, anche in Francia e Belgio. Macchinista delle ferrovie e ciclista sportivo, viene arruolato nel 1933 in artiglieria pesante (a Riva del Garda) ma dopo due mesi viene esonerato per svolgere il lavoro di ferroviere. Si sposa il 14.12.1940 con Augusta Cipullo (RM 24.5.1918 - RM 22.12.2015), nella chiesa di M. Immacolata al Tiburtino. Esperto gastronomo ed enologo, amministratore condominiale, era alto mt 1,82 e pesante kg 107, era detto “il gigante buono”.
Da Pietro VI ed Augusta sono nati 2 figli :
- Sebastiano ll Ulderico detto Nino ( RM 20.10.1941). Come d’uso prende il nome del nonno ; anch’egli manovratore nelle ferroviere, effettua il servizio militare quale carrista a Civitavecchia. Si sposa il 27 apr. 1969 con Anna Coccagna di Roma.
- Anna Maria Rita (RM 30.4.1946), impiegata nella compagnia di assicurazioni S.I.A.C., che sposa Alfonso Iacovacci il 16.9.1972. Vive con i genitori, in Via delle Cave 91, insieme alla figlia Daniela.
Sebastiano e Anna hanno avuto un figlio, Fabio (RM 14.3.1970) laureato alla Sapienza di Roma, effettua il servizio militare in fanteria. Dal 2010 lavora in Apple.
- 2) Enzo (RM 8.7.1918- RM 6.5.1980), effettuò il servizio militare in fanteria. Impiegato al Poligrafico, sposò il 4.8.1952 Clara Volpe di Roma. Muore per infarto.
Da loro è nato: Riccardo II (RM 15.2.1958), esentato dal servizio militare, Ingegnere Informatico, scrittore e poeta, celibe.
- 3) Maria Benilde, detta Nilde (RM 23.9.1926 - RM 20.11.2017), prende il nome della nonna. Di professione sarta, sposa E. Raffa nel 1949 e F. Lisarelli nel 1985.
C) - Luigi II (VT 4.4.1836-VT 10.7.1910) sesto figlio di Vincenzo, vedi capitolo successivo.
D)- Luca ll Silverio Raffaele (VT 7.5.1846-VT 13.3.1926), decimo figlio di Vincenzo, prende il nome del nonno, da poco deceduto, madrina la zia Teresa, moglie di Nicola II e padrino lo zio Giovanni Galani. Impiegato Statale e poi rilegatore, si sposa in età matura ( a 47 anni, il 15 sett.1893) nella chiesa di S. Maria Nuova con Letizia Salcini, di Salvatore, vedova di Melchiade Fraticelli; hanno avuto un unico figlio:
- d1) Salvatore Agostino Francesco (VT 28.8.1894-GE 29.6.1961). Prende il nome del nonno materno. Dall’atto di battesimo risulta regolarmente registrato mentre, stranamente, nella lista di Leva figura di madre ignota, successivamente legittimato da Letizia Salcini. Da detta lista risulta altresì di professione “calzolaio”, alto cm 162, capelli biondi lisci, naso greco e con un neo sulla guancia sinistra. Viene dichiarato abile ma di terza categoria, quale figlio unico, legalmente legittimato, di padre 65enne. Soldato effettivo al 231° Reggimento Fanteria, venne decorato di medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione :
"Sotto violento ed intenso tiro avversario, con esemplare serenità, disimpegnava lodevolmente il servizio di ciclista attraversando spesso ed audacemente il fuoco di sbarramento dell'artiglieria nemica e recapitando sempre, senza frapporre alcun indugio, gli ordini di cui era latore. Scolo Palumbo, Fossalta di Piave, 15-22 giugno 1918".
Trasferitosi a Genova , Salvatore diventò Guardia Regia e poi portinaio dello stabile di Via Maragliano 10. Si sposò con Rosa De Primi, piemontese, da cui ebbe una figlia, Valeria, nata a Genova il 28.2.1924, coniugata con l’Ing. Luigi Calonaci, nato a Venezia il 13.10.1901. La coppia non ebbe figli ed abitò a Genova in via Righetti 10 e poi in via S. Giuliano 2/6 . Valeria morì il 9.5.2000, senza testamento ed avendo già ereditato dal marito premorto il 26.4.1999. La ricca eredità andò ai nipoti della madre (Repetto e Ravà) essendo parenti di IV grado, mentre i Minissi lo erano di V (Gino e Elda).
E)- Giuseppe I (VT 31.10.1852-VT 18.5.1916). Dodicesimo ed ultimo figlio di Vincenzo, prende il nome del nonno materno. Cresimato il 19.6.1859. Nella Lista di Leva n.148 del 4 novembre 1872, risulta di professione “scrivano”, altocm 162 ed abile all’arruolamento. Intraprende poi l'attività di commerciante di pellami, ma l'11 aprile 1905 il Corriere della Sera ne annuncia il fallimento. L'attività venne probabilmente proseguita dal figlio Vincenzo (vedi sotto).
Giuseppe sposa a S. Angelo il 21.4.1884 Matilde Pallotta di Felice, Viterbese; da loro discendono 5 figli :
- Ida (VT 23.3.1885-VT 28.1.1979), cresimata insieme alla sorella Bianca il 12.6.1892. Abitava in Piazza delle Erbe e si sposò con un tale Perugi, pastaio, avendo come testimoni Adele e Nicola III. Dopo il matrimonio andò ad abitare in Via Vetulonia 32. Ebbe una figlia di nome Bianca (VT 11.7.1921 - 16.7.1991). Bianca si sposò con Gino Rapinesi di Viterbo ed ebbe due figli, Antonio e Rosa Rita. Antonio vive a Viterbo ed assiste il Prof. Nullo (vedi sotto) nella vita quotidiana.
e2)- Bianca Caterina Carmela (VT 4.8.1887-VT 6.10.1918), ebbe come madrina Anna Costantini, figlia della zia Nazzarena Minissi. Si sposò con F.Cerocchi e morì incinta..."rapita da crudele morbo alle prime gioie della maternità... dorme il sonno della pace eterna" , pare per l'epidemia di spagnola.riposa col fratello Vincenzo.
e3)- Vincenzo II Umberto Felice Gioacchino Anselmo (nato a VT il 3.3. ma erroneamente registrato il 31.3.1890- m. VT 9.7.1956) cresimato il 5.6.1898. Prende il nome del nonno paterno. Dalla lista di Leva (n. 295 del 23.4.1910) risulta renitente; in seguito fu dichiarato rivedibile per deficienza toracica (cm 79) e poi riformato l’8.2.1917. Alto cm 168,5 con capelli castani lisci. Come risulta da un rogito, in cui figura come giovane testimone, era garzone presso i fratelli Vanni, grossisti di tessuti.
In seguito diviene commerciante in “cuoia, pelli grezze e pelliccerie” con negozio in Via Saffi 7. Di fede massone, si riuniva con altri adepti della Loggia nella sua abitazione di Piazza S. Simeone; si sposa con Giordana Bruna Parenti, Toscana. Nel feb. 1922 vende a N. Guidi un tinello con osteria posto in Via Calabresi, attuale "Trattoria Quattro Stagioni".
Loro unico figlio è Nullo (VT 8.8.1921 - VT 27.01.2024), per molti anni decano della famiglia.
Laureato in Filologia slava nel 1948, nel 1958 è divenuto professore ordinario di Filologia slava all’Orientale, e ha optato nel 1968 per lo stato di professore a tempo pieno, interrompendo la precedente parallela attività pubblicistica.
In congedo dal 1998, è stato nominato Professore emerito di Filologia slava e Lingue ugro-finniche su designazione unanime della Facoltà di lettere e filosofia dell’Orientale, dove è stato per un triennio (1978-1981) Rettore, e a lungo direttore dell'Istituto/Dipartimento di Studi sull'Europa Orientale. Nel 1969 ha fatto parte del Comitato costitutivo dell’Association internationale des études du Sud-Est Européen, voluto dall’UNESCO, e nel 1970 della Kommission für Sprachfragen der Europaischen Einigung, che nel 1971 ha fondato l’Institut für Linguistische Probleme der Europaischen Integration di Amburgo.
È stato membro di numerose accademie scientifiche, e particolarmente dal 1963 dell'Accademia Kalevalaseura di Helsinki, dal 1980 dell'Accademia delle Scienze e delle Arti della Repubblica di Macedonia, e dal 1999 dell'Accademia Polacca delle Arti e delle Scienze di Cracovia. Dottore honoris causa dell’Università di Sofia nel 1981, dell’Università della Slesia nel 1993, dell’Università di Skopje nel 1998. Oltre ad aver firmato numerosi articoli in periodici e miscellanee, è stato autore di varie pubblicazioni monografiche di filologia, tra cui la serie di fascicoli Eurasiatica (Napoli, dal 1970); Per un’interpretazione funzionale del “Kalevala” (Napoli, Bibliopolis, 1986); E l’uomo scelse la parola (Roma, Herder editrice e libreria, 1996), e anche di carattere tecnico-linguistico, come il Dizionario di fonologia (con W. Belardi, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1962), The phonetics of Macedonian (con N. Kitanovski e U. Cinque, Napoli, Bibliopolis, 1982) La scrittura fonetica. Guida per intendere e applicare i sistemi di trascrizione (Roma, La nuova Italia scientifica, 1990).
Nullo venne degradato due volte durante la guerra perché antifascista. Tra il 1947 e il 1950 ha collaborato con riviste di cultura generale come Realtà politica, Lo stato moderno, Civiltà moderna, Il bollettino dell'emigrazione (a cura di Riccardo Bauer), Belfagor (la sua rivista preferita). Nel 1950, convinto che gli ideali della Resistenza fossero andati perduti, “andò in esilio” (secondo la sua stessa definizione) nel campo della linguistica e della filologia, continuando a intervenire particolarmente sui temi connessi alla convergenza europea e alla politica universitaria (si veda ad es. Il tirocinio di Mariastella, Belfagor, Vol. 64, No. 2 [31 marzo 2009], pp. 221-225, e Il Rettore di Lovanio. Lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in Belfagor, Vol. 66, No. 2 [31 marzo 2011], pp. ii-iii). In tempi più recenti, non cessando il suo impegno civile e la sua passione politica, è stato co-fondatore e direttore scientifico della Fondazione Mediterraneo (Napoli), organizzando numerosi incontri scientifici con Predrag Matvejević e altri intellettuali est-europei.
Nullo si era sposato il 30 dicembre 1953 con Angela Giannitrapani, nata a Marsala nel 1925 e morta a Viterbo nel 2009. Non hanno avuto figli. Angela è stata docente di Letteratura angloamericana in varie università italiane (Viterbo e Messina) e straniere (Reading e Los Angeles) . Nullo è stato autore di numerose pubblicazioni di filologia, molte delle quali figurano anche in Internet.
L'intera biblioteca di Nullo Minissi e Angela Giannitrapani, composta da circa 10.000 volumi, è stata donata nel 2024 all'Università della Tuscia che sta procedendo alla sua catalogazione. Ad oggi sono stati catalogati, grazie ad un contributo della Fondazione Carivit, 3800 volumi e si procede alla catalogazione di altri 3300 volumi. Il fondo Minissi-Giannitrapani si presenta come una doppia biblioteca d'autoreche costituisce un vero e proprio unicum nel territorio della Tuscia. Il suo valore storico, particolarmente evidente nell'ambito delle letterature angloamericane, dell'italianistica, della slavistica e della glottologia, si spinge ben al di là della mera dimensione locale, a testimonianza dell'attività letteraria e di ricerca di due figure di livello internazionale che hanno offerto un contributo ben distinto nella scena culturale del secondo Novecento e dell'inizio del nuovo millennio.
Prof. Nullo Minissi
Nullo risiedeva a Viterbo in Piazzale Antonio Gramsci 15; negli ultimi anni della sua vita era ospite della R.S.A. Domus La Quercia in Via Fiume 122 Viterbo, amorevolmente assistito dai nipoti Antonio e Rita Rapinesi.
e4)- Pietro V Maria Italo (VT 28.1.1895-VT 10.12.1977). Cresimato il 15.5.1903. Dalla lista di Leva (n.127) figura di professione “fattorino-chauffeur”, alto cm 171, torace cm 79, capelli lisci, naso aquilino, mento sporgente, cicatrice alla fronte e “mandato rivedibile per debole costituzione”.
Il Garage V.A.G.O. nel 1937
Pietro divenne gestore del Garage V.A.G.O. (Viterbese Auto Garage Officina) in Piazza della Rocca, in società con tale Ferrazzani. Il Garage aveva anche la pompa di benzina. Pietro abitava in una villa in viale Trieste 50 ( La Quercia), che porta ancor oggi sul cancello di ingresso il suo monogramma PM. Egli si sposò nel 1939 con Antonia Biagioli, senza avere figli; riposa col padre Giuseppe e le rispettive consorti.
e5)- Carolina Angela Anna (VT 18.7.1901- VT 18.7.1902), prende il nome della nonna, da poco deceduta, madrina la sorella Ida. Esattamente ad un anno dalla nascita, Carolina “..ex ecclampsia animam Deo reddidit”, (dopo due settimane morirà la cugina Eleonora, anch’essa ad un anno di età).