Nicola Francesco Antonio (n. Rotella il 10 sett. 1734 e m. a Porchia il 21 mag. 1808) era il sesto ed ultimo figlio di Gregorio e Olimpia. Il nome Nicola ricorre di frequente nell’onomastica dei Minissi, in particolare a Force, tra cui il canonico, poco prima deceduto; evidentemente erano rimasti buoni rapporti col ramo di provenienza.
E’ con Nicola che prosegue la stirpe dei Minissi.
Nicola viene avviato agli studi giuridici, ottenendo il titolo di Notaio a Montalto il 6 feb. 1762 : "Juris Utriusque Doctor" (dottore in ambe le leggi: Diritto Civile e Canonico); vedi Prot. Not. C. Cruciani, alla data, C.148, in cui è riportato:
“... diligenti et rigoroso esamine super rebus ad officina Notariatus spectantis, factaque professione fidei, flexis genitus... dictum Don Nicolaum Minissi idoneum reperitum aliaque requisita habentem juxta formam Decreti emanati de anno 1679 in Sacra Congregatione super reformatione Tribunalium urbis, Notarium Tabelionemque publicum ac judicem...creavit et instituit..”.
Nel 1764 (alla morte del padre Gregorio II) Nicola si sposa e si trasferisce dalla natia Rotella alla vicina Montedinove, dove risiede fino al 1775, ottenendo anche l’incarico di Segretario Priorale del Comune.
Il paese di Montedinove prende il nome dall’antica Novana. Anch’esso è ubicato su di un colle, alto 636 metri, da cui si vede Force. Attualmente conta circa 600 abitanti. La deliziosa piazzetta è dominata dalle chiese di S. Lorenzo e S. Maria de’ Cellis.
Presso l'archivio storico del vicino Comune di Montalto della “Marca” sono conservati ben 42 volumi contenenti gli atti da lui rogati (istromenti) nel corso dei 46 anni di attività. Il timbro usato da Nicola (vedi sotto) riporta le seguenti iniziali: N.M.N.P. (Nicolaus Minissi Notarus Publicus) la cui prima N risulta apposta manualmente; ciò fa supporre che avesse ereditato il sigillo dal padre Gregorio (anche lui notaio?) ed avesse eraso la G per sostituirla con la N. Purtroppo l’archivio notarile di Rotella, come detto, è andato in gran parte disperso e non è possibile un riscontro.
La sua firma per esteso era: “Franciscus Nicolaus Minissi Rotellensis, Incola Montis de Novem, Not(aru).s Publ(icu).s Rogavit”.
La firma ed il timbro del notaio Nicola Minissi su rogito autografo
“Ser” Nicola ebbe due mogli: nel 1764 si era sposato, come detto, con la compaesana Rita Silveria Francesca Cinti (n. Rot. 17 nov.1739- m. Monte di Nove 16 feb. 1774) figlia di Cesare e di Clara De Angelis ( Clara era cugina di Olimpia De Angelis, moglie di Gregorio II, come chiaritomi dal Barone De Angelis, conosciuto presso l’archivio di Ascoli mentre effettuava una ricerca genealogica sulla sua famiglia).
Rita muore all’età di 34 anni (sepolta nel convento di S. Tommaso Becket, al Borgo), dopo aver dato alla luce quattro figli. Trascorsi solo tre mesi di vedovanza, Ser Nicola, ormai affermato professionista, si risposa il 4 giugno 1774 (nella chiesa di S. Maria de’ Cellis, Montedinove)
con la più giovane Cecilia Alberti figlia di Gaetano, notabile del luogo, da cui ebbe undici figli.
L'anno dopo Ser Nicola con Cecilia si trasferisce a Porchia, oggi frazione di Montalto Marche (AP).
Il territorio di Porchia è abitato fin dall’antichità, esistendo testimonianza della presenza di necropoli sia picene sia romane. La fondazione vera e propria risale però al IV secolo, durante le invasioni barbariche. Il borgo prende il nome di Porcia. Il castello porchiese sorge all’epoca delle incursioni saracene, intorno al IX secolo. Nel 1291 il papa ascolano Niccolò IV attribuisce al castello la prima forma di autonomia, ammettendolo all’elezione del podestà. Di lì a poco Porchia entra a far parte dei castelli di Ascoli, come baluardo nordorientale della città. Ascoli offre a sua volta aiuto militare al castello (1319-1321). Di questo status la frazione reca tuttora traccia, con la partecipazione della sua rappresentanza alla Quintana di Ascoli Piceno.
Pur soggetta al comune di Ascoli, tuttavia, Porchia appartiene alla diocesi di Fermo, nella quale resterà fino al 1571, quando sarà aggregata alla diocesi di Ripatransone; nel 1586 poi il montaltese papa Peretti, Sisto V, elevando a sede vescovile la sua città, ne ricaverà il territorio appunto dalla diocesi ripana, scorporandone anche Porchia (14 novembre). Il primo vescovo di Montalto, Paolo Emilio Giovannini, è nativo del castello, e i fornaciai porchiesi forniscono i mattoni per la costruzione della nuova cattedrale. Il comune di Porchia cessa di esistere nel 1861, sopraggiunta l’Unità d’Italia, allorché un decreto piemontese lo accorpa definitivamente a Montalto delle Marche.
Nel 1807, avendo Nicola commessa “una mera inavvertenza nel rogare un’Istromento di cenzo negli anni addietro”, gli viene interdetto l'esercizio della professione, ma verrà prontamente riabilitato a seguito della sua accorata richiesta di perdono poiché “essendo questo l’unico mezzo d’onde ricava il sostentamento anche della sua numerosa famiglia non sa più come andare avanti, ed è quasi ridotto all’ultima disperazione...”.
Registrazione della morte di Nicola Minissi
Ser Nicola muore a Porchia il 21 maggio 1808, all’età di 74 anni, a causa della caduta in una scarpata, come si può leggere nella registrazione ritrovata nel 1995 nella chiesa di S.Lucia : "...heri, circa horam decimam septimam, a rupe in via Illuminati sive Viminati in praeceps dirutus statim obijt...". Non è da scartare l’ipotesi del malore o del suicidio, forse stressato dalla recente vicenda della condanna. Fu sepolto nella stessa chiesa di S. Lucia. Le ultime volontà “del fù Minissi” risultano raccolte dal collega notaio Natale Guidotti, ma non reperite (Peccato! Sarebbe certamente stato un saggio impeccabile!).
Via Viminato a Porchia al giorno d'oggi
Chiesa di S. Lucia a Porchia
Ser Nicola con i suoi due matrimoni ebbe ben 15 figli, di cui parliamo nella pagina successiva.
La seconda moglie Cecilia Alberti, rimasta vedova di Nicola, il giorno 19 dic. 1818 fu costretta a “vendere un terreno posto in territorio di Porchia (in località Fonteaccoppio) di qualità arativo ed alberativo, di modioli 2 e canne 39, per 35 scudi” che Cecilia aveva acquistato il 17 dic. 1790 coi suoi denari dotali. Tale terreno viene ceduto al genero F. Marchetti, marito della figlia Olimpia, che già possedeva un terreno confinante e verso il quale Cecilia aveva appunto un debito di sc. 35, come risulta dagli atti notarili di Ottavio Melis, conservati presso l'archivio comunale di Montalto delle Marche. Cecilia morirà vedova a Macerata, dove si era trasferita presso altri due figli, Serafino e Maria Matilda.
Anche Cecilia si firma con una croce. E’ singolare notare come alcune figlie, la moglie e le nipoti di un notaio si firmassero, nei suddetti contratti, con una croce, essendo analfabete.
Infatti ancora nel 1861 (unificazione d’Italia) il 75% della popolazione era analfabeta (soprattutto donne); nel clima di diritto pubblico creato dalla Rivoluzione Francese, con Legge 19 Dic. 1793 si stabiliva, in Francia, come obbligatoria e gratuita l’istruzione primaria. Questa legge fu imitata in Italia solo il 15 luglio 1877 ( con la legge Coppino); in precedenza l’istruzione primaria era in gran parte affidata all’iniziativa privata, al clero, ai comuni.
Con Porchia terminano le proprietà terriere dei Minissi, che divengono “cittadini”: “Happy the man whose wish and care to a few paternal acres is bound!” (J. Milton).