Phylum: Chordata
Classe: Aves
Ordine: Pelecaniformes
Famiglia: Ardeidae
Genere e specie: Botaurus stellaris (Linnaeus, 1758)
Eventuali sinonimi: Ardea stellaris Linnaeus, 1758
Nome italiano: Tarabuso
Questa specie fu descritta per la prima volta come Ardea asteria sive stellaris già nel 1603 da Ulisse Aldrovandi nella sua Ornithologiae. Nel 1660 l'ornitologo Thomas Browne la chiamò Ardea stellaris botaurus e quindi il naturalista svedese Linneo nell'edizione del 1758 del suo Systema Naturae la descrizze dormanalete chiamandola Ardea stellaris. Nel 1819 il naturalista inglese James Francis Stephens introduzze il nuovo genere Botaurus, nel quale la specie fu spostata.
L'epiteto generico deriva dal latino medievale botaurus ("tarabuso"), combinazione di bos ("bue") e taurus ("toro") per la somiglianza del verso della specie con il muggito di un toro. Questa etimologia viene esposta già da Plinio, ma nel 2010 James Jobling la ritene fantasiosa e fornisce una diversa origine dal termine medio-inglese botor, nome dell'uccello. L'epiteto specifico deriva dal latino stellaris ("stellato") e si riferisce al piumaggio maculato.
Sono riconosciute due sottospecie:
B. s. stellaris (Linnaeus, 1758) - la sottospecie nominale ha una distribuzione paleartica e si trova in un'ampia fascia di Europa, Nord Africa e Asia.
B. s. capensis (Schlegel, 1863)- si trova solo nell'Africa meridionale.
In Italia è presente la sottospecie nominale.
Lista Rossa GLOBALE: Least Concern (LC)
Lista Rossa Europa: Least Concern (LC)
Lista Rossa Italia 2022: In Pericolo (EN)
Convenzione sulle Specie Migratrici (CMS): Specie compresa nella Convenzione.
Accordo AEWA: Specie compresa nell’accordo.
Piano d'azione AEMLAP: Specie non compresa nel piano di azione.
Convenzione sul commercio internazionale di specie minacciate (CITES): Specie non CITES.
Direttiva 147/2009/CE ("Uccelli") – Allegato I: Specie in Allegato I.
Allegato I: Specie che devono essere oggetto di misure speciali di conservazione relative al loro habitat, al fine di garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area di distribuzione. Gli Stati membri classificano i territori come zone di protezione speciale per la conservazione di tali specie.
L 157/92 - Art. 2 Specie rigorosamente protette: Specie elencata nell’Articolo 2
Airone dalle grandi dimensioni, tozzo con collo grosso solitamente ripiegato.
Specie priva di dimorfismo sessuale. Adulti con parti superiori color marrone dorato, parte sommitale del capo scura, chiazze e strie scure su collo e corpo. Nei giovani la colorazione complessiva è più pallida e le striature meno evidenti, sopratturro nelle parti inferiori.
Airone poco più piccolo rispetto ad Ardea cinerea ma più tozzo con collo tenuto spesso ripiegato su se stesso; possibile confusione con il giovane di Nycticorax nycticorax che però risulta più grigiastro e con macchiettatura bianca piuttosto evidente.
Lunghezza totale 70-80 cm; apertura alare 125-135 cm; peso M 910-1.360 g, F 585-950 g.
Specie a distribuzione cosmopolita, presente nel Paleartico occidentale con la sottospecie nominale.
L’areale riproduttivo in Europa è molto frammentato e si estende dalla Scandinavia meridionale alla Spagna.
I quartieri di svernamento della popolazione europea sono nell’Europa centro-meridionale, dove le zone umide ghiacciano raramente o comunque solo per un breve periodo, e nel Maghreb.
La popolazione nidificante in Europa può essere stimata di 34.000-54.000 coppie di cui 13.000-25.000 in Russia, 10.000-15.000 in Ucraina, 4.100-4.800 in Polonia e popolazioni di circa 1.000 coppie in Bielorussia, Lituania, Romania e Ungheria. Nell’Europa occidentale e centrale è diminuito nel corso dell’ultimo secolo fino quasi all’estinzione a causa della persecuzione umana e della rarefazione dei vasti canneti adatti alla riproduzione.
In Italia è presente in zone umide interne e costiere della Pianura Padana, in Toscana, Umbria, Puglia e Sardegna.
È una specie molto elusiva per la quale è difficile raccogliere dati e prove certe di nidificazione e per la quale la valutazione di 20-30 coppie per l’Italia alla fine degli anni ’80 era sicuramente sottostimata in considerazione delle successive informazioni raccolte dalla seconda metà degli anni ‘90 per la sola Toscana (35-40 individui in canto in 10-13 siti), per la palude di Colfiorito (PG) (8-10 maschi in canto) e per le risaie tra Lombardia e Piemonte.
La consistenza della popolazione nidificante italiana è stimata in 120-140 coppie/nidi nel 2002-2003 con un trend della popolazione fluttuante.
In Italia è parzialmente sedentario e svernante, con numeri relativamente consistenti di individui provenienti dall’Est europeo e paesi del Centro e Nord Europa. I movimenti migratori coprono un periodo considerevole tra agosto e dicembre e febbraio-inizio maggio.
Sulla base dei censimenti degli uccelli acquatici svernanti coordinati dall’ISPRA, la consistenza della popolazione presente in gennaio in Italia è stata stimata di 200-400 individui per il periodo 1991-2000; per la Regione mediterranea si ritengono presenti 5.800-6.700 svernanti.
Nidifica in zone umide d’acqua dolce, comprese le risaie, anche di modeste dimensioni, con canneti diversificati nella struttura e nell’età e provvisti di chiari e zone emergenti.
Durante la migrazione e lo svernamento frequenta anche corsi d’acqua e piccoli stagni e zone umide con acque debolmente salmastre.
Le risaie in cui i maschi in canto sono stati rilevati con frequenza crescente dal 2000 in varie regioni dell’Italia settentrionale potrebbero rappresentare attualmente anche in Emilia-Romagna un importante ambiente di nidificazione.
Specie nidificante in Italia. Nidifica nei canneti. La deposizione avviene fra metà marzo e inizio maggio. Le uova, 5-6 (3-7), sono di color marrone olivastro. Periodo di incubazione di 25-26 giorni.
La longevità massima registrata risulta di 11 anni e 3 mesi.
L’alimentazione è molto variabile in rapporto al luogo ed alla stagione.
Si nutre prevalentemente di pesci appartenenti ad una grande varietà di specie diverse (Ciprinidi, Esox lucius, Lepomis gibbosus), di anfibi (Rana esculenta), di insetti (adulti e larve), di ragni, crostacei e molluschi. Può catturare anche serpenti, lucertole, nidiacei di uccelli (Rallus aquaticus, Tachybaptus ruficollis) ed addirittura piccoli mammiferi (Neomys fodiens). In minime quantità consuma anche resti vegetali (Typha).
Caccia da solo, prevalentemente al crepuscolo o nella notte, in corpi d'acqua ricchi di vegetazione tra cui nascondersi. Per catturare le prede cammina lentamente nelle acque poco profonde sostando per lunghi periodi in attesa di avvistare la propria preda.
In volo emette un singolo o ripetuto, profondo "graoh". Il canto del ♂ è peculiare, udibile molto lontano (fino a 5 km), molto basso, come una sirena nella nebbia "vuum", ripetuto 3-5 volte.
Specie solitaria, tendenzialmente notturna ed elusiva. Quando si nasconde tra la vegetazione acquatica assume una particolare posizione, con il collo allungato ed il becco rivolto verso l'alto. Volo a battute rapide, con collo parzialmente disteso, becco leggermente rivolto verso l’alto, zampe abbastanza visibili.
La specie ha un comportamento elusivo in quanto attività alimentare e riposo notturno avvengono per lo più nel folto di canneti e in quanto nel periodo di svernamento non emette praticamente vocalizzazioni, che sono invece l’unico metodo di censimento possibile durante la nidificazione. È rilevabile ai margini di specchi d’acqua aperti, durante gli spostamenti al crepuscolo tra siti di alimentazione e zone per il riposo notturno, lungo corsi d’acqua con lembi di canneto sulle sponde. Diventa di necessità meno elusiva quando le superfici gelano negli inverni più rigidi.