Le collezioni scientifiche scolastiche, variamente costituite da minerali, piante, animali imbalsamati, reperti osteologici, modelli anatomici e strumenti scientifici, hanno sempre rappresentato un elemento fondamentale nell'educazione e nella formazione degli studenti, permettendo loro di esplorare e comprendere il mondo naturale in modo diretto e tangibile; esse, di fatto, possono costituire già il nucleo di un piccolo Museo naturalistico.
Un esempio notevole di tale ricchezza culturale e scientifica si trova presso l'Istituto tecnico agrario Giuseppe Scarabelli di Imola.
Nel 1883, nel momento della sua istituzione, i fondatori della scuola non avevano ancora il potenziale didattico, almeno stando alle fonti scritte. Dai verbali si evince che le preoccupazioni era centrate nel risolvere il tribolare burocratico per organizzare il nuovo corso della Scuola pratica di Agricoltura, come fissare le norme, regolare le ammissioni, scegliere il personale. Anche dalla lettura delle piante dei locali della scuola, situata allora in via Cavour a Imola, è evidente che la volontà didattica era essenzialmente pratica, la teorica era infatti relegata a pochissimi spazi: due aule e un gabinetto scientifico non meglio identificato, ma occorre anche tenere presente che agli inizi gli studenti erano davvero pochi.
L’occasione di migliorare l’insegnamento si coglie con il trasferimento della scuola nella nuova sede in via Ascari, nel 1904, ma è solo dopo la prima guerra mondiale che il materiale scientifico diventa più copioso, anche se la parte più notevole è rappresentata dalle dotazioni meccaniche utili per le lezioni pratiche, dall’apiario, dal capanno meteorico e dall'impianto del vigneto. Per le collezioni scientifiche le fonti ricordano solo quelle in dotazione del Gabinetto di Agraria, una serie di frutti conservati in liquido appropriato di glucosio, circa settata, una decina di pomodori, la raccolta dei frumenti, delle avene, di orzi, di piante di foraggio coltivate nella regione. Affiancano queste piccole raccolte un ricco erbario delle piante della regione e alcuni modelli e tavole per l’insegnamento della Botanica, presenti nel Gabinetto di Botanica, una serie di modelli in gesso per l’insegnamento dell’Anatomia comparata, alcuni animali imbalsamati, una collezione di insetti utili e dannosi all’agricoltura, che insieme a modelli per la bachicoltura, ai modelli di animali di razze rinomate e tavole di anatomia completano la dotazione del Gabinetto di Zoologia.
Alla fine del 1923 il Regio Decreto n. 3214 trasforma la Scuola pratica in Agricoltura in Scuola Agraria Media che diventa operativa dal 1° ottobre del 1924. Alle materie pratiche si affiancano altre cattedre specifiche come quelle di Scienze naturali e di patologia naturale, di Zootecnia, di Fisica, Agrimensura con elementi di costruzioni rurali, Chimica e industrie agrarie. Nel passaggio non solo i locali dovevano rispondere alle esigenze educative, ma anche le attrezzature. Il neo direttore, prof. Luigi Vivarelli, si profuse per ottenere un'adeguata sistemazione dei locali, il rinnovo degli arredi e l’arricchimento delle attrezzature scientifiche per i laboratori, ma le fonti non definiscono cosa entra di nuovo, specie nelle collezioni scientifiche.
Il secondo conflitto bellico danneggia pesantemente l’edificio, molti dei fabbricati vennero colpiti dai bombardamenti e la quasi totalità degli arredi andò distrutta o sperduta, così come l’abbondante e prezioso materiale didattico contenuto all'interno dei cinque laboratori scientifici, comprese le pregiate collezioni dei minerali e dei fossili donati a suo tempo dal senatore G. Scarabelli. Fu razziato invece tutto il patrimonio zootecnico e vennero danneggiate le colture arboree ed erbacee.
Alla fine della guerra, nel 1946 prese servizio come preside il prof. Luigi Puecher Passavalli che dedicò tempo, energia e risorse alla rinascita dell’Istituto che rischiava di essere trasferito. Già qualche anno dopo il suo insediamento, all’inizio dell’anno scolastico 1949-50 l’Istituto Scarabelli funzionava regolarmente nei locali ricostruiti e del tutto arredati. A partire da questa data le informazioni si fanno più chiare perché nel 1946 viene stilato un nuovo registro delle operazioni inventariali degli oggetti e dei materiali acquistati dalla Scuola; ciò permette di fare luce sulle grandi incognite relative alla formazione delle collezioni scientifiche.
Fulcro di questo lavoro è la collezione degli animali tassidermizzati, la cui presenza è attestata negli inventari a partire dal 1951.
Da protocollo le operazioni inventariali vengono svolte alla fine di ogni anno solare e solo dal 1951 compare per la prima volta, nelle pagine dei registri, la voce che attesti la presenza di esemplari tassidermizzati: nel 1951 si registrano ventiquattro animali appartenenti a specie diverse, mammiferi, uccelli, e porzioni degli stessi; tra le voci più curiose una pelle di Varano (n. inv. 1518), un esemplare di Aquila nana (n. inv.1538), una testa di equino ( n. inv. 1540), un Capriolo (n.i nv 1537), una grande Spugna del Mediterraneo (n. inv. 1523) e molti uccelli della zona. Per ogni oggetto si specifica la quantità, il valore d’acquisto e il Gabinetto di riferimento, che nel nostro caso è quasi sempre il Laboratorio di Scienze, a volte il Gabinetto di Zootecnia e pochissime volte l’armadio di Farmacologia.
Dal 1951 e fino al 1962 i registri attestano annualmente ingressi di esemplari tassidermizzati, tra le specie più diverse.
Il 1955 è l’anno più generoso perché nella scuola arriva la grande collezione di Giovanni Cillario, 358 esemplari il cui valore stimato sui registri inventariali si aggira intorno alle 415.000 lire. Una nota a mano sullo stesso registro segnala, per una cospicua parte della collezione, essere esemplari di animali nazionali rari, a volte rarissimi e un piccolo gruppo viene registrato come "animali esotici." Non tutta la collezione è però rimasta perché alcune voci sono state cancellate, segno che l'incedere del tempo o la cupidigia di altri cacciatori collezionisti ha preso il sopravvento.
Dal 1962 in poi l’interesse all’acquisto di materiale didattico-scientifico va in altre direzioni, vengono interessate altre discipline e altri Laboratori tecnici. Per la collezione faunistica solo nel 1985 c’è un ultimo ingresso cospicuo: è la donazione della collezione Tampieri, circa 80 esemplari appartenente all’Istituto commerciale Tampieri di Imola che chiude i battenti.
Molte sono le curiosità che si aprono ad una ricerca storica. A parte le due grandi donazioni che pervengono alla scuola , tutti gli altri esemplari sembrano essere acquistati a giudicare dal valore d'acquisto posto accanto al numero di inventario, alla identificazione e alla quantità. Il loro numero è considerevole, ben 258 esemplari tra gli animali tassidermizzati e i modelli per lo studio della zootecnia.
A questo punto sarebbe interessante conoscere il criterio didattico-scientifico che ha dettato la sua formulazione, capire cioè se gli esemplari venivano scelti per specie, o se esisteva un qualche criterio naturalistico, ad esempio legato all’acquisizione di esemplari tipici degli ambienti naturali e agricoli dell’Emilia orientale e della Romagna, zona di riferimento dell’Istituto Scarabelli. Le scarse fonti scritte non esaudiscono il desiderio, anzi confondono molto le idee.
Gli oggetti registrati sembrano evidenziare una scelta operata più per favorire una curiosità faunista, come la volontà di comprare nel 1953 un Grifone (n. inv.2302), un Camaleonte (n.inv. 2370), una Tartaruga terrestre americana (n.inv. 2375), fanoni di Balena (n. inv. 2381-82). Nel 1955 si opta per una Tartaruga marina colorata (n. inv. 2868), una Scimmia africana (n. 2875), un’Iguana brasiliana (n. inv. 2881) un Orco marino (n. 2882), un Coccodrillo (n. 2883); nel 1956 l’Istituto compra uno scheletro di Pitone africano (n.inv. 3386); nel 1962 la provenienza degli esemplari è solo Sudamericana: l’inventario riporta l'ingresso di un Pinguino della Patagonia (n.inv. 4745),un Fenicottero, una Bandurria, una Pavanella, tutti esemplari provenienti dall’Argentina (n. inv. 4775-4777) e un Armadillo della Terra del Fuoco (n. inv. 4778), molti di questi esemplari non sono più presenti nelle collezioni scolastiche ma le fotografie attestano la loro presenza.
La gran parte della collezione di animali tassidermizzati presenti nella scuola sono però uccelli della regione, molti dell’Italia del Nord ma, anche qui, non mancano le peculiarità, un certo numero di esemplari presenta di uccelli albini e alcuni uccelli esotici, quasi tutti provenienti dalla Collezione Giovanni Cillario.
Chi sia questo Cillario resta al momento un mistero. Il registro cartaceo riporta traccia di un timbro realizzato apposito: “Collezione G. Cillario”, ma le informazioni sono evanescenti. Come sia riuscita ad arrivare qui la sua collezione rimane un nodo ancora da sbrogliare, anche se un debole filo c’è, ma forse un po’ troppo tirato per essere considerato valido.
fonti:
A.DEL GAUDIO, I 125 anni della Scuola agraria di Imola 1883-2008, Imola, Giuseppe Scarabelli Editore, p. 65-66.
I Cento anni di vita dell’Istituto tecnico agrario statale “G. Scarabelli” Imola.1883-1983, a cura di L. Puecher Passavalli e M. Vivarelli, Imola, Galeati, 1883, pp.17-18 e p 37.