E' Spagnol stesso a spiegare in una sua lettera del 7/10/1975 inviata a Loris Rambelli, allora studente universitario alle prese con la sua tesi di laurea, poi diventata il nucleo base della prima "Storia del giallo italiano" (Garzanti, 1979) l'avvio di questo suo secondo lavoro: "....Mondadori pubblicò l'edizione italiana dell'Unghia del Leone, invitandomi a scrivere un poliziesco di ambiente italiano: cosa che feci con la Bambola Insanguinata, in cui il detective è un vecchio curato di campagna, che fu pure protagonista di Uno, Due, Tre. In seguito abbandonai il protagonista e l'ambienbte italiano, perchè da noi la procedura penale e il sistema inquisitorio difficilmente consentono di costruire un buon poliziesco secondo le regole classiche."
A Celso Rosati, medico romano, per una malattia non meglio precisata viene consigliato un periodo di convalescenza che egli decide di trascorrere a casa dello zio don Poldo Tormene, parroco di Formeniga, piccolo paese vicino a Vittorio Veneto, che ha anche la passione dell'entomologia.
Una notta viene chiamato dal maggiordomo della vicina villa della famiglia Da Camino dove l'anziana contessa Matilde è stata trovata in fin di vita. Il medico cerca di rianimarla, ma scopre una punta di pugnale nella schiena della donna che muore proprio mentre sta per indicare il nome del colpevole. Poco dopo viene trovato anche il figlio della contessa, Sivlio Da Camino, precipitato dalle scale. Alcuni indizi portano a pensare ad un duplice omicidio, mentre nella camera dell'uomo viene trovata una bambola con il vestitino sporco di sangue.
Don Poldo, anche agevolato dal fatto che è un sacerdote, si muove all'interno della villa, assieme alle forse di polizia, osservando ed analizzando ogni possibile segno. Dopo alcuni colpi di scena ed un primo arresto di una ragazza ospite della villa, don Poldo riesca a venire a capo dei due omicidi.
Il lieto fine è anche accresciuto dal fatto che la ragazza, Ida Solveni, si sposa con Celso Rosati, che tutta la vicenda ha narrato in prima persona.
E' opinione dell'Associazione, dopo l'analisi di lettere, articoli e altro materiale, che Tito A. Spagnol possa aver trasferito in don Poldo la personalità del padre Girolamo, noto imprenditore della lavorazione della seta nella Vittitrio Veneto tra la fine dell'800 ed i primi anni del '900. Forse per ricordarlo in modo particolare, visto che Girolamo Spagnol morì nel 1923, con Spagnol quindi relativamente giovane.
Arnoldo Mondadori, " I libri gialli, Milano, 1935
Alfred Ibach Verlag, "Die Verraterische Puppe", Vienna, 1938 (data stimata)
Arnoldo Mondadori, "Gialli Italiani Mondadori", Milano, 1977
Dario De Bastiani Editore, Vittorio Veneto, 1999
Roberto Bizzaro, Le crime stories di Tito A. Spagnol, tesi di laurea presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell'Università degli Studi di udine, Anno Accademico 1987-88, relatore prof. Claudio Milanini
Roberta Mochi, Quando i morti non fanno paura: il giallo italiano negli anni Trenta, Progetto Babele, n. 8, 2003