Dalla regia assieme a Bianca Maria Camagni fino alla collaborazione con Frank Capra.
Già nel 1921, poco dopo l'assunzione come giornalista al "Tempo" di Roma, Spagnol si trovò a collaborare con Bianca Virginia Camagni, attrice-regista-produttrice non tanto fortunata per le sue opere, ma sicuramente da ricordare come una delle prime donne a cimentarsi nel mondo del cinema muto.
Spagnol figura come regista in due film della Camagni,: "La sconosciuta" (del 1921) e "Fantasia" (1922). Egli ricorderà più avanti questo periodo nell'articolo "Facciamo un film?" (pubblicato sulla rivista "Cinema" nel novembre del 1939) evidenziando come "Sconosciuta sia stato il primo film immaginato, interpretato e diretto da una donna, e gli storici del cinema possono prenderne appunto."
Le schede dei film sopra segnalate sono tratte dal testo di Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano, 1905-1931 - CSC-Nuova ERI, Roma-Torino, 1991-1996
Il film "La sconosciuta" venne rappresentato per la prima volta il 7/7/1921. Registi: Bianca Virginia Camagni e Tito Spagnol; attori principali: la Camagni, Alberto Collo, Teresita Reiter, Adele Sanvittore, Ubaldo Maria del Colle. Dramma passionale e romantico in cui un giovane povero si innamora di una giovane che, in realtà, è una principessa in incognito. Le ragioni del cuore però non prevalgono su quelle dinastiche con finale tragico.
"Fantasia" venne proiettato per la prima volta, sempre a Roma, il 23/6/1922. Registi: la Camagni e Spagnol; attori principali: la Camagni, Lina Munari, Amleo Novelli, Maria Ricciardi e Isabel de Lizaso. "Pierrot è innamorato di Colombina, che lo fa impazzire con la sua indifferenza. Il tutto però finisce in una tragedia." Si tratta di una riedizione, molto manipolata, di "Fantasia Bianca" del 1919, diretta da Severo Pozzati (Sepo), uno scultore, cartellonista e pittore il quale, dopo aver realizzato il film, fu costretto a non poterne curare il montaggio e l'edizione definitiva.
Un autore ignoto recensì il film "Fantasia" messo in scena da Spagnol in questo modo: "Ha dimostrato in questa sua nuova fatica la sua personalità e la sua genialità, che gli creano un posto a parte fra tutti i direttori italiani, quantunque egli sia tra i più giovani e tra gli ultimi venuti. Si sente che egli è un attento osservatore della tecnica americana e che sa usarla."
Nonostante lo scarso gradimento dei film da parte del pubblico e della critica, e dopo la fine della Camagni Films a causa di un incendio che distrusse tutti i locali della casa di produzione, Spagnol, che intanto si era spostato verso Parigi come giornalista, non demorde elaborando delle sceneggiature.
Nel suo archivio personale si trovano così due elaborati, datati 1928:
Il M. Casciani coautore è Mario, quello che si incontra più volte nelle Memoriette e collega al giornale di Firenze. . Strano che il nome non sia citato per esteso, come è invece per Tito. Il sottotitolo spiega il senso del lavoro che in alcuni passaggi è “frettoloso”: intreccio di scenario cinematografico”. Il lavoro è stato stampato a Vittorio Veneto nel 1928 presso la Tipografia “Longo e Zoppelli” sita nei pressi della casa degli Spagnol, in zona via Lioni. I due autori si riservano i diritti d’autore, come da trafiletto nella prima facciata, “per tutti i paesi, inclusavi la U.R.S.S.”. La storia prima è stata proposta ad uno studio cinematografico di Hollywood che però la rifiuta (lettera di Robert Wyler del 21/7/1930), poi è diventata il romanzo “La notte d’Amburgo”. Si tratta comunque di un “soggetto”, come spesso Spagnol chiamava l’idea scritta alla base del successo o meno di un film, come più volte scritto nei suoi articoli sul cinema.
Lavoro solo di Spagnol, senza l’intervento di Casciani.
Anche in questo caso il sottotitolo spiega il contenuto a volte frettoloso e non ben dettagliato: “Trama per scenario cinematografico”.
Scenario è un termine che Spagnol usa spesso nei suoi articoli sul cinema e deve intendersi come sinonimo di scneggiatura.
Interessanti i passaggi in cui Spagnol, ad esempio, descrive lo stato d’animo di Tomas quando si accorge che Maud esce con Jeffrey e non corrisponde quindi al suo amore.
Simpatica la nota dell’ultima pagina:
“Non essendo strettamente necessari alla comprensione della vicenda, sono stati omessi dal presente sunto due episodi: la preparazione e la consumazione del furto da parte di Hagghins, e l’odissea di Maud da quando fugge con Hagghins a quando Holy la ritrova”.
Peccato, sono proprio due passaggi importanti e decisivi.
Lo stile è quello di un’idea da sviluppare meglio. Se l’affare Rumbold è diventato poi un romanzo, questa storia si è fermata qui. Ogni tanto nelle storie di Spagnol torna il momento della rapina. E’ c’è una traccia, nella scoperta di Holy dal giornale che Jeffrey ha mentito, di un colpo di scena.
Si potrebbe tentare l’esperimento di un concorso per chiedere di “completare” il racconto: come è andata la rapina? Cosa è successo a Maud e Hagghins nell’anno di silenzio della storia?
Sono quegli anche gli anni in cui fece amicizia con diversi personaggi del mondo del cinema. Su tutte, con l'attrice Ida Gasperini (che userà nella corrispondenza con lui il diminutivo Idina) che per anni continuerà a scrivergli, soprattutto sulla sua incertezza tra il mondo del cinema e quello del teatro, dove nel tempo avrà maggior successo.
Spagnol nel 1929, a Parigi presso "Paris Presse" , accettò ben volentieri l'invito del giornale di recarsi a Hollywood per alcuni servizi sul crescente mondo del cinema americano. Prima trovò lavoro presso il giornale "L'Italo Americano", il quotidiano in lingua italiana di Los Angeles; poi, forse non proprio secondo le modalità da lui narrate nel racconto "Avventura americana", iniziò a collaborare con Frank Capra.
Con Capra, in particolare con la Columbia Pictures, Spagnol collaborò nella realizzazione del film "Dirigibile". Alla fine delle riprese, per problemi legati alla durata del visto di soggiorno in America, Spagnol dovrà lasciare Los Angeles, con grande dispiacere proprio da parte del regista italo americano:
Il 21/7/1930 la Universal Pictures Corporation gli risponde, seppur in modo garbato, del mancato interesse per una sceneggiatura scritta da Spagnol per un film nell'ambito dell'era napoleonica (probabilmente si tratta di "L'affare Rumbold").
Da queste esperienze, Spagnol trasse numerosi spunti per diversi articoli e racconti dedicati o ambientati nel mondo del cinema e riportati nella sezione "Spagnol e il cinema "scritto" di questo sito.