Tito Antonio Spagnol nacque a Vittorio Veneto (TV) il 13 maggio 1895, primogenito di una agiata famiglia della città: il padre Girolamo (1858-1923), infatti, era un bacologo e fu, tra l'altro, l'autore della "Guida pratica del coltivatore di bachi da seta" del 1897, uno dei primi testi di questo genere in Italia. Dei numerosi fratelli e sorelle di Tito A. possiamo ricordare Girolamo Giuseppe (laureato in Medicina a Padova nel 1922 e autore di diversi trattati scientifici medico-sperimentali, trasferitosi nel 1929, per motivi politici, in Argentina), Ottavio, disperso in Russia nel 1943, e Luigina, che visse con lui fino alla sua morte.
Un suo zio fu Luigi Spagnol (1853-1925), importante avvocato di Vittorio Veneto, noto come "avvocato dei poveri"; tentò anche una una carriera politica a livello nazionale e al quale è intitolata una strada di Vittorio Veneto.
Tito A. frequentò il liceo classico a Treviso dove strinse in particolare rapporti di amicizia con Giovanni Comisso e con il futuro scultore Arturo Martini.
Finito il liceo, aveva appena superato gli esami di ammissione all'Ecole des Hautes Etudes Economiques et Sociales di Bruxelles fino al 1914, quando dovette tornare in Italia per l'avventura militare, senza completare gli studi universitari.
Curiosità: presso la Parrocchia di Ceneda (Vittorio Veneto) sul registro dei battesimi è stato annotato come "Antonio Giuseppe Maria" mentre in quello dei defunti come "Antonio Tito". All'anagrafe comunale il nome riportato sugli atti di nascita e morte è solo Spagnol Antonio; il nome Tito non vi compare, ma in famiglia veniva chiamato così.
Nel 1914, su consiglio del padre, decise di arruolarsi come volontario per un anno per liberarsi dagli obblighi militari: nel novembre di quell'anno entrò così nel Corpo del Genio Telegrafisti a Firenze, ma nel 1915, a causa dell'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, fu costretto a rimanere nell'esercito fino alla fine del conflitto.
Tito A. venne così inserito nel Terzo Reggimento Genio Telegrafisti presso il Comando supremo a Udine (dove incontrò personalmente il Re di 'Italia, il Generale Luigi Cadorna e Gabriele D'Annunzio) e poi presso Campoformido, dove ebbe modo di ritrovare Giovanni Comisso ed il pilota Francesco Baracca.
Le esperienze di questo periodo sono state da lui narrate prima a puntate nel periodico "Il Mondo" (tra aprile 1959 e ottobre 1963), poi raccolte nel suo libro "Memoriette marziali e veneree", edito nel 1970.
Nel libro "Memorie del tempo di guerra (1915-1918)" a cura di Giacinta Moliterni per i tipi dell'ISREV di Vittorio Veneto, edito nel 2018, viene ripreso, arricchito con note e immagini dedicate, il periodo della Prima Guerra mondiale.
E' stato nominato Cavaliere di Vittorio Veneto e nel 1970, come altri reduci della Prima Guerra Mondiale residenti in cità, è stato anche nominato Cittadino Onorario di Vittorio Veneto.
Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, e dopo aver anche superato l' influenza "spagnola" Tito A. visse tra Firenze (dove scrisse i suoi primi articoli su "Il Nuovo Giornale di Firenze" diretto da Athos Gastone Banti) e Roma, dal 1920, dove lavorò a "Il Tempo" diretto da Filippo Naldi.
Nel 1922 Spagnol passò al "Serenissimo", settimanale di tipo satirico e poi, nel 1923, al "Sereno" fino al 1926, quando le testate giornalistiche furono chiuse dal regime fascista.
In quel periodo, Tito A. aveva anche avuto modo di stringere importanti rapporti con il crescente mondo del cinema, diventando addirittura direttore artistico della casa di produzione "Camagni Films" della diva del cinema muto di allora Bianca Virginia Camagni. Egli appare infatti come co-regista di due pellicole della Camagni: "La sconosciuta" del 1921 e "Fantasia" del 1922.
Nel 1924 circa Spagnol si spostò a Parigi dove svolse attività di agente librario e dove venne assunto come freelance presso il giornale "Paris Presse".
Premiato per le sue capacità di scrittura e per la sua esperienza nella cinematografia italiana, nel 1930 venne mandato come inviato in California, a Los Angeles e Hollywood partendo da Le Havre il 19/4/1930.
A Los Angeles Spagnol entrò nella redazione del giornale "L'italo-americano", il quotidiano della comunità italiana della California.
Si trovò poi a lavorare nel mondo del cinema americano e collaborò con il regista Frank Capra nella sceneggiatura del film "Il dirigibile", conoscendo anche personaggi importanti del cinema americano come Greta Garbo e Charlie Chaplin.
Scrisse molto sul cinema americano, sia su riviste specializzate dell'epoca che su altri periodici: alcuni reportage redatti da Spagnol sono stati raccolti in un unico volume, "Hollywood Boulevard", a cura di Orio Caldiron ed edito nel 2005.
Scaduto il lasciapassare, si spostò in Messico dove si dedicò a vari mestieri prima di rientrare in Europa.
L'esperienza americana fu per lui particolarmente intensa ed avventurosa e gli fornì le conoscenze per scrivere articoli sulla vita americana e spunti per i successivi romanzi e racconti.
Tra il 1931 e il 1942 Spagnol alternò le collaborazioni con le principali testate italiane (Corriere della Sera, Il Secolo Illustrato, Oggi, Cinema, Novella, L'Italiano, Omnibus) alla scrittura di romanzi.
Pubblicò sei "gialli," tra cui "L'unghia del leone" e "La bambola insanguinata" che gli resero un notevole successo anche a livello internazionale, tre romanzi (prevalentemente di ambientazione americana) e un volume di racconti ("Bassa marea").
Si trovò anche a dirigere la rivista "Tessili nuovi" della SNIA-Viscosa su incarico del concittadino Franco Marinotti.
Sempre in questo periodo tradusse dal francese, talora assieme ad altri curatori, opere come "Esculapio in Cina" (1934) e l'antologia "Scrittori sovietici" del 1935.
A causa dei bombardamenti su Milano e la distruzione dell'abitazione, Spagnol tornò definitivamente a Vittorio Veneto, partecipando attivamente alla Resistenza: si unì al Comitato di Liberazione Nazionale e fu di stanza come partigiano in Cansiglio.
Arrestato dai nazifascisti e spedito nel carcere di Venezia, venne successivamente liberato e visse in prima persona la Liberazione.
Il periodo della Seconda Guerra Mondiale, ricordato da Spagnol nel già citato libro autobiografico "Memoriette marziali e veneree" (1970), è stato rieditato nel 2005 dall'ISREV (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea del Vittoriese), a cura del prof. Pier Paolo Brescacin, con il titolo di "Memoriette del tempo nero", assieme ad un efficace apparato fotografico e documentaristico.
Conclusa la guerra, Spagnol collaborò soprattutto con giornali nazionali e locali (Corriere d'informazione di Milano, Il Mattino di Napoli, Il Mattino del Popolo di Venezia).
Per vent'anni (dal 1/4/1947 al 31/12/1966) fu il direttore de "L'Illustrazione del Medico", periodico dell'industria farmaceutica Maestretti, ed entrò in contatto con scrittori ed intellettuali del periodo, come il già citato Comisso, Pavese, Pannunzio,...
Si dedicò anche alla traduzione dal francese di alcuni libri del periodo tra cui "Gerusalemme! Gerusalemme!" di Dominique Lapierre e Larry Collins, "Addio alla Tortuga" di Roger Riou o, ancora, la traduzione e l'adattamento di due libri sulle erbe e sui frutti selvatici di Pierre Leutaghi.
Nel 1970 la casa editrice Mario Spagnol pubblicò la sua ultima opera, le "Memoriette marziali e veneree", candidata anche al "Campiello".
Si spense a Vittorio Veneto il 22 novembre 1979.