Il secondo episodio delle Baccanti comprende una sticomitìa di circa trenta versi (460-488). Essa si configura come un vero e proprio interrogatorio di Penteo allo "Straniero" che verte sui seguenti temi:
Qual è la stirpe dello Straniero?
Perché introduce i riti bacchici a Tebe (in Grecia)?
In che modo il dio ha ordinato allo Straniero di fare quello che fa?
Che carattere hanno questi riti?
Che utilità hanno per chi li celebra?
Che aspetto aveva il dio?
Perché propria a Tebe per prima?
Sono riti celebrati di giorno o di notte?
Le domande sono incalzanti, e le risposte elusive.
Dal v 489 Penteo decide di passare ai fatti, minaccia lo straniero e lo fa arrestare.