Secondo episodio
Il secondo episodio inizia con una rhesis di tipo particolare.
La rhesis è un discoros lungo pronunciato da uno dei personaggi; serve a riferire e integrare nell'azione scenica le azioni avvenute fuori dalla scena.
Essa può comprendere al suo interno frammenti di dialogo riportato, per spezzare la possibile monotonia di un racconto lungo, ed essere articolata in momento introduttivo, con apostrofe all'interlocutore e annuncio del tema, parte centrale di argomentazione, sintesi finale con richiesta di azione.
La sua funzione è quella di caratterizzare il personaggio, illuminandone il carattere.
In Sofocle e in Euripide, si presenta talora un modulo specifico, in cui una rhesis riflessiva segna l'approdo del personaggio ad una razionalizzazione dei propri sentimenti tumultuosi, espressi in precedenza con un pezzo lirico.
Quando assume forme monologiche, cioè in assenza di altri interlocutori o in presenza di interlocutori muti, la rhesis esprime lo scollamento del personaggio dalla situazione, a causa di un'acuta tensione che lo isola dal mondo. Il monologo allora esprime l'isolamento morale, l'espressione di un io orgogliosamente rivendicato e a volte non compreso dagli altri (da qui l'impossibilità del dialogo).
Quando è pronunciata da un messaggero è un ἀγγελικὸς λόγος, cioè una narrazione di quanto è avvenuto fuori scena. Molti episodi erano infatti impossibili da rappresentare, non tanto per impossibilità tecnica, quanto perché gli eventi erano intrinsecamente irrappresentabili, osceni (da ob-scaena, fuori dalla scena) perché violenti o tali che la loro importanza consiste nella reazione che provocano nei personaggi in scena, più che nell'evento stesso.
Il personaggio di Penteo in questo secondo episodio subisce un'evoluzione determinata dal contatto con lo Straniero, presente sulla scena: lo scontro si realizza sotto forma di sticomitìa, una gara di parole da cui lo Straniero esce dialetticamente vincitore, grazie alla sua capacità ludica, di inganno e cambiamento.
La sticomitia è un dialogo molto serrato, in cui i personaggi recitano battute di un solo verso; il termine è usato però anche per indicare dialoghi in cui le battute siano di due o tre versi (la sticomitia monostichica è detta anche 'severa', le altre 'libere' o 'miste').
Questo tipo di dialogo conferisce vivacità all'andamento dell'azione drammatica e sottolinea gli stati d'animo di ansia, sorpresa, ira, sdegno, sarcasmo degli interlocutori. Ma può servire anche per prolungare e amplificare la tensione drammatica ritardando la catastrofe.
In Euripide, la sticomitia è spesso usata per informare un personaggio con una rapida sequenza di domande e risposte, nelle scene di riconoscimento o di inganno; si tinge a volte di toni comici o sarcastici, manca spesso di naturalezza.
Rhesis e sticomitia sono tipologie di dialogo recitato; ma il dialogo può essere anche lirico, cioè cantato (amebeo): interamente lirico (kommos) o lirico-epirrematico, quando un interlocutore canta e l'altro risponde recitando (in trimetri giambici o in anapesti = 'epirremi').
Alcuni aspetti della personalità di Dioniso emergono dal λόγος ἀγγελικός.
Il primo è legato al carattere particolare che nel culto di Dioniso aveva l'epifania del dio, il modo in cui il dio si manifestava ai mortali. Secondo Walter Otto: "Dioniso fa la sua comparsa nel mondo in maniera diversa da come solitamente si racconta degli dèi, e incontra anche gli uomini in modo molto particolare. In entrambi i casi il suo apparire è sorprendente, inquietante e vio- lento, e come tutto ciò che è violento suscita resistenza e contrasto (...) la rivelazione del dio divenuto adulto suscita eccitazione selvaggia, indignazione e contrasto tra gli esseri umani (...) Il re Penteo si oppone e non vuole permettere alle donne di spezzare i lacci del pudore per danzare con il dio furioso" Dioniso è un dio sia vittorioso e dominatore, che sofferente e morente, la sua essenza è duplice e contraddittoria.
il secondo aspetto che emerge è il carattere di "liberatore" di Dioniso.
Baccante che allatta un cucciolo, da un affresco della Villa dei Misteri a Pompei