Il giglio grigio
Una piccola storia triste
Un bel giorno, nel lontano ‘700, nel regno Sandelle ci fu il matrimonio del nuovo re e la nuova regina, accompagnato da un vasto banchetto di cibo per i futuri sposi. I matrimoni reali erano conosciuti per il loro banchetto speciale, con sfiziosità di ogni tipo. Dalla torta salata ricotta e spinaci alla frittata di agretti agli asparagi e uova. Dopo ogni banchetto di solito, nel pomeriggio, tutti gli abitanti del villaggio si organizzavano per consegnare dei doni di nozze alla coppia. Ognuno offriva diverse cose: chi dava del cibo, chi degli animali ma poi, dopo una lunga fila di regali, arrivò finalmente il turno della vecchia del villaggio, una strana donna che vagava per le case senza una meta. Aveva i capelli arruffati, coperti maggiormente da un velo nero, e dei vestiti stracciati. Si avvicinò e offrì loro un giglio rosso e luminoso.
“In onore al vostro matrimonio, un giglio rosso che rafforzerà il vostro amore...” mormorò a bassa voce la vecchia. I due osservarono questo giglio attentamente, trovandolo strano e diverso dagli altri regali. Mentre la vecchia piano piano avanzava verso il centro del villaggio con il suo consumato bastone marrone, i due si guardavano tra loro con degli occhi pieni di scintille. Il loro sì che era vero amore! La vecchia si allontanava e la regina corse da lei. Cosa c’era di speciale dentro questa pianta? Perché emetteva una luce così forte? La giovane aveva mille domande dentro la sua testa, una diversa dall’altra. Eppure la vecchia capì subito i pensieri della donna dalla sua espressione. Con un sorriso malinconico, come se vedesse lei stessa giovane, le prese le mani dicendo: “Il vostro è destino...”. Ancora confusa, la giovane si avvicinò. “Questo giglio è fisicamente debole, eppure contiene una magia così forte. Conservatelo, e non fatelo toccare a nessuno” e la vecchia sparì.
Passarono anni ed anni, e il giglio era ancora perfetto. Era conservato dentro una piccola cupola di vetro in una stanza segreta nascosti dagli scaffali di libreria. I due erano ancora molto innamorati, infatti ebbero una preziosa figlia chiamata Alexandra. Lei nacque durante una giornata tenebrosa, la grandine cadeva e la regina era distrutta. Nonostante fosse nata sana, i popolani del villaggio pensavano che le circostanze in cui era venuta al mondo fossero un segno di sfortuna per il regno. Alexandra aveva dei capelli lunghi fino alle spalle e lisci come la seta, di un colore arancione che si avvicinava al rosso, che splendevano proprio come il giglio. I suoi occhi erano azzurri come il profondo del mare e la sua faccia era coperta da lentiggini. Ad undici anni, però, iniziò a ribellarsi ai genitori. Era stanca di dover sempre pensare al suo futuro da regina, della prospettiva di regnare su tutti, avere il peso di tutto il paese su di lei e di trovare il vero amore.
“Mamma sono stanca!”, urlò ad alta voce Alexandra.
“Bimba mia, mancano ancora tre ore di latino! Dovresti essere grata di poter imparare questa fantastica lingua così che tu riesca a regnare meglio!”, ribatté la regina forzandola a stare seduta.
“MA IO NON VOGLIO REGNARE SU QUESTO MISERO PAESE”
La mamma era allibita ed era sul punto di piangere. Il re sentì le urla e si avvicinò alla regina per sostenerla. Entrambi la mandarono in camera e lei, in lacrime, corse dentro la sua stanza. Poi pensò di intrufolarsi dentro la libreria più piccola del castello, che era proprio vicino la sua camera. Sapeva che nessuno sarebbe entrato lì dentro siccome la libreria principale era più comoda da usare. A piccoli passi quieti ella entrò dentro la stanza e la chiuse a chiave, così nessuno poteva disturbarla. Iniziò a scrivere una pagina del suo diario:
Caro Diario, oggi mamma mi ha sgridata ed io...
Non riuscì nemmeno a finire la frase e all’improvviso inciampò sui suoi piedi e sbatté contro uno scaffale pieno di libri. Si attivò una leva e cadde dentro un corridoio misterioso. Camminò piano piano e si trovò una stanza buia davanti ai suoi occhi. C’era una cosa che brillava però, un ambiguo giglio rosso coperto da vetro. “Nessuno mi ha mai accennato a questa stanza”, pensò. Si avvicinò con lentezza e prese quella piccola cupola di vetro, la posizionò per terra e osservò per bene il fiore. Ad un certo punto provò a toccarlo e notò che questo giglio stava diventando grigio mentre lo sfiorava. Allontanò le sue mani dalla piccola pianta, e rimise la cupola dov’era. Uscì da quella stanza e tornò nella sua camera. Il giorno dopo, si alzò come sempre alle cinque di mattina, per le sue lezioni di eleganza. Scese tutte le scale e si avviò in cucina per fare colazione con i suoi genitori. Stranamente, loro non c’erano. Chiese al maggiordomo il motivo della loro assenza e lui rispose che stavano parlando nel giardino. Alexandra andò silenziosamente nel giardino e si nascose dietro un muretto. I suoi genitori stavano litigando. Era strano, non avevano mai litigato fra loro.
Questa non fu nemmeno l’unica volta, ogni giorno i loro litigi peggiorarono e ogni giorno in cui Alexandra visitava il giglio, esso diventava più grigio. La sua luminosità stava svanendo. Non solo però i suoi genitori stavano peggiorando, ma anche tutto il regno stava diventando pessimista. Più persone morivano per malattie gravi e le tempeste erano più frequenti, e questo portava a campi abbandonati e a tanta fame tra la gente.
Attraverso ricerche e ricerche, scoprì che quel giglio era un dono di nozze che rappresentava l’amore e la buona fortuna per i suoi genitori da parta di una vecchia maga di quindici anni prima.
Durante una notte nebbiosa, Alexandra scappò dal castello per trovare questa maga e sistemare tutto. Seguì una mappa ben precisa e finalmente la trovò. Questa vecchia donna aveva già centotrentadue anni ed era al punto di morte.
“Signora, come faccio a sistemare tutto?”, chiese la ragazzina, preoccupata per il futuro del popolo.
“Beh, è difficile spiegarlo. Dormi, te lo dirò domani”, aggiunse la vecchia.
Purtroppo poi, la ragazzina si svegliò e trovò la donna stesa per terra, morta.
Non sapeva cosa pensare … doveva sistemare tutto ma...
Continua ...
FORSE!
Z.P., M.C., C.S.