Un aspetto molto importante del powerlifting, come di qualsiasi sport, è il recupero: gesti atletici ripetuti per anni, decenni, specie senza particolari accorgimenti, possono portare a infiammazioni delle articolazioni e dei muscoli, specie i più piccoli, che costituiscono l’anello debole tra tutti quelli che interessano il movimento multi articolare che andiamo ad eseguire.
Tali problemucci se sottovalutati, possono diventare cronici e costituire un vero problema per l’atleta, facendo saltare intere periodizzazioni o preparazioni per gare.
Rimanendo in ambito di powerlifting, quali potrebbero essere gli inconvenienti riscontrati?
Proviamo ad analizzarli:
Squat: Fatela come volete, ma con uno squat con le ginocchia avanti, oltre la punta del piede, il ginocchio viene molto sollecitato. Non è raro durante o dopo schede ad alto volume sentire di atleti che hanno male alle ginocchia..
Altro punto dolente è sicuramente la schiena: la posizione fissa, se non seguita da un potete stretching a fine seduta porta a un irrigidimento dei paravertebrali.. nel migliore dei casi ci si limita a una contrattura, a uno sticking point, spesso localizzato sulla parte dorsale, ma il perdurare di tale situazione potrebbe portare a una iperlordosizzazione con conseguente diminuizione dello spazio vertebrale sulla bassa schiena.. insomma problemi.
Lo stacco presenta gli stessi identici problemi per la schiena.
Sul sumo poi è facile incontrare atleti con la famosa sindrone del piriforme, che per caratteristiche e sintomi sembra una normale sciatalgia ma è invece tutt’altra cosa.
Panca: tale esercizio, interessando muscoli più piccoli e quindi più delicati, e usualmente più allenata, ha dato luogo a molteplici problemi: dolori alle spalle, alla cuffia dei rotatori, infiammazioni dell’epicondilo, dei gomiti, ai polsi..
Spesso tali problemi sono dovuti a cattivi bilanciamenti articolari o a posizioni non corrette.. ma sono dovute spessissimo anche a eccessivo allenamento, % alte, poco lavoro di recupero.. e il corpo prima o poi presenta il conto.
Come ovviare a questi problemi?? Come risolvere nel meno tempo possibile i problemi legati a quanto sopra detto e riprendere gli allenamenti?
Gli elettromedicali possono darci una mano!
Analizziamoli:
TENS
Il TENS ( acronimo di Transcutaneous Electrical Nerve Stimulator, in italiano "stimolatore elettrico transcutaneo dei nervi") è uno strumento che produce scariche elettriche usate per stimolare i nervi attraverso la cute.
Il nome fu coniato da Charles Burton. In genere lo stimolatore viene collegato alla cute tramite due o più elettrodi.
I TENS vengono utilizzati nella terapia del dolore, ad esempio nella dorsopatia, e ha molti sostenitori.
Una metanalisi condotta nel 2007 su diversi studi indica l'uso del TENS come una valida terapia per il trattattamento del dolore cronico muscolo-scheletrico.
Indicato per: dolori articolari (gomiti, ginocchia, spalle) – lombalgie – lombo sciatalgie
ULTRASUONI
Gli ultrasuoni sono vibrazioni acustiche ad alta frequenza non percepibili dall'orecchio umano. In campo terapeutico gli ultrasuoni sono ottenuti in modo artificialmente sfruttando la proprietà di alcuni cristalli minerali sottoposti all'azione di un campo elettrico di corrente alternata di dilatarsi e comprimersi emettendo in questo modo vibrazioni.
L'irradiazione ultrasonica genera, quindi, un micromassaggio di notevole intensità agendo in profondità nei tessuti. Da questa vibrazione, urto e frizione delle strutture cellulari e intracellulari viene generato del calore, infatti oltre che un effetto meccanico gli ultrasuoni esercitano anche un effetto termico conseguente inoltre, gli ultrasuoni possono essere anche usati in immersione; la testina viene immersa in acqua insieme alla zona da trattare.
Gli effetti terapeutici della terapia con ultrasuono sono di effetto antalgico, rilassamenti dei muscoli contratti, azione fibrotica ed effetto trofico.
La ultrasuonterapia è indicata per: morbo di Dupuytren, epicondiliti, sciatalgie e nevriti in genere, periartriti scapolo-omerali (anche se sono presenti calcificazioni) ed è controidicata nei casi di presenza di neolplasie, in vicinanza dell'area cardiaca o di organi sessuali, osteoporosi, flebiti in fase acuta.
IONOFORESI
Per ionoforesi (iòno-phòresis = trasporto di ioni) si intende l’introduzione di un farmaco nell’organismo attraverso l'epidermide (somministrazione per via transcutanea), utilizzando una corrente continua (corrente galvanica), prodotta da un apposito generatore. Sostanzialmente si potrebbe definire un'iniezione "senza ago". I vantaggi della somministrazione di farmaci con questa modalità sono essenzialmente:
Evitare la somministrazione per via sistemica (orale, intramuscolare, endovenosa);
Applicare il farmaco direttamente nella sede corporea interessata dalla patologia;
Permettere l’introduzione del solo principio attivo, senza veicolanti (eccipienti);
Permettere agli ioni di legarsi a determinate proteine protoplasmatiche;
Iperpolarizzare le terminazioni nervose.
Per quanto riguarda la via di somministrazione, è utile ricordare che la via sistemica presenta diverse controindicazioni; infatti, la totalità dei farmaci presenta il rischio, più o meno marcato, di effetti collaterali a danno di vari organi e sistemi anatomici. Questo perché, per garantire una valida azione terapeutica, il farmaco deve necessariamente raggiungere una concentrazione ematica (percentuale di farmaco circolante nel sangue), tale da poter garantire una valida azione terapeutica. Tutto questo determina la presenza nel circolo vascolare, oltre che del farmaco, anche di metaboliti dello stesso, prodotti dal fegato, i quali devono essere “smaltiti” dall’organismo per varie vie, prima fra tutte la via renale. A ciò si aggiunge il danno indiretto provocato dal farmaco ad altri organi, dovuto all'alterazione delle condizioni in cui questo normalmente opera, come nel caso dell’apparato digestivo, in cui alcuni farmaci alterano l'equilibrio acido-base, con conseguenze anche gravi (ad es. gastriti e gastroduodeniti causati dall'assunzione di FANS – Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei). Il secondo vantaggio è quello di poter applicare il farmaco direttamente nella zona da curare, riducendo così i tempi terapeutici, con conseguente regressione dei sintomi in un tempo minore. Affezioni dolorose (algie) dell’apparato muscolo-scheletrico, derivanti da artrite, artrosi, sciatica, lombalgia, cervicale, strappi muscolari, ecc., vengono quindi curate circoscrivendo l'effetto terapeutico solo alla zona interessata. Il terzo è la possibilità di introdurre il solo principio attivo del farmaco, in forma ionica, senza gli eccipienti, i quali, spesso, sono fonte di reazioni più o meno avverse. Al quarto punto dobbiamo considerare che il farmaco in forma ionica, si lega a proteine protoplasmatiche specifiche, aumentandone il tempo di permanenza nelle sedi anatomiche interessate (emivita), potendo quindi diminuire le quantità di farmaco utilizzate per la stessa patologia rispetto ad altre vie di somministrazione. È stato possibile misurare che questo sistema terapeutico ha la capacità di far assorbire alla regione ammalata una quantità di farmaco fino a 100 volte maggiore di quella assorbita, ad esempio, per via orale. In ultimo, l’applicazione di correnti continue a bassa intensità ha il risultato non secondario di iperpolarizzare le terminazioni nervose, determinandone un elevamento della soglia di eccitabilità, ottenendo quindi un effetto antalgico elevato (effetto TENS). Tutto questo è possibile perché tutti i farmaci presentano la caratteristica della presenza di ioni positivi, negativi, o entrambi (bipolari) - carichi quindi elettricamente - e, sfruttando quindi il principio fisico della migrazione ionica da un polo elettrico all’altro, otteniamo una somministrazione transcutanea, che sfrutta cioè la pelle come via di somministrazione. Dal punto di vista strettamente elettronico un generatore per ionoforesi è essenzialmente un generatore di corrente costante a bassa intensità (generalmente vengono usate correnti tra i 5 milliampere e i 10 milliampere), che eroga cioè una corrente continua stabile nel tempo, corredato da vari sistemi di controllo e temporizzazione, in modo da consentire la creazione di un campo elettrico il quale viene applicato, tramite due elettrodi, uno positivo e l’altro negativo, costituiti da placche in gomma conduttrice ricoperte da una superficie assorbente, posti sulla cute del soggetto in prossimità della zona da trattare.
CONCLUSIONI:
Questo articolo vuole essere semplicemente una breve guida su quelli che possono essere gli ausili, utilizzati spesso in altri sport, per l’atleta che vuole recuperare e/o scongiurare il cronicizzarsi di infortuni.
Il riposo è sempre la cosa migliore, ma a volte il tempo di recupero del corpo, soprattutto per uno sportivo, non è compatibile con le necessità dell’individuo.. Quindi perché non provare?
Per informazioni su centri ove effettuare terapie in Sicilia, contatteci.