Autore: Giorgio Vasari (1511 – 1574)
Data: 1533-1534
Ubicazione: Galleria degli Uffizi, Firenze
Tecnica: olio su tavola
Dimensioni: 90x72 cm
Il ritratto di Lorenzo il Magnifico, realizzato da Giorgio Vasari, fu commissionato da Ottaviano de’ Medici su richiesta del duca Alessandro con l’intento di commemorare il suo illustre antenato, legittimando al contempo il ritorno al potere della famiglia dopo la parentesi repubblicana.
Lo stesso Vasari, in una lettera al duca, dichiarò che nel raffigurare Lorenzo egli l’avrebbe circondato di tutti quegli “ornamenti” che potessero illustrare “le gran qualità di questo rarissimo e singolarissimo cittadino”. Questo ritratto del Magnifico fu concepito dal Vasari come pendant di quello di Cosimo il Vecchio del Pontormo, di cui riprende la posa in maniera speculare.
Lorenzo è raffigurato in abiti domestici, ma la pregiatezza dei tessuti indica l’elevata condizione sociale del personaggio. Egli si appoggia ad un pilastro di marmo ornato da un mascherone a rilievo. L’iscrizione latina ne rivela il significato: “Come i miei avi fecero con me, anch’io con la mia virtù illuminerò il cammino dei miei posteri”. Sopra il pilastro poggia una lucerna all’antica composta da una base di porfido che regge una maschera bizzarra. Vasari ne chiarisce il funzionamento: l’olio cade sulla fronte della maschera sgorgando dalle corna e alimenta lo stoppino di papiro che esce dalla sua bocca spalancata.
Egli spiega che, così come il papiro serve a far luce tutt’intorno, allo stesso modo l’eloquenza e la saggezza di Lorenzo hanno indicato il cammino ai suoi discendenti. Sulla destra compare un’altra base marmorea sulla quale si legge “La virtù sottomette i vizi”. Il vizio è simboleggiato dalla maschera mostruosa poggiata sopra il pilastro e schiacciata da un vaso finemente cesellato, identificato dall’iscrizione come “Il vaso di tutte le virtù”. Al beccuccio del vaso è appesa un’altra maschera che Vasari definisce “pulita e bellissima”, “il premio di tutte le virtù”. È dunque l’esercizio della virtù che ha permesso a Lorenzo di essere ricordato e lodato dai posteri come uno spirito eccellente e puro. La fiamma delle sue qualità, ereditata dai suoi antenati, si è tramandata ai suoi successori legittimandoli a diventare i signori di Firenze.
Autore: Domenico Ghirlandaio
Data: 1494 c.a.
Titolo: Presunto Ritratto di Clarice Orsini
Ubicazione: National Gallery of Ireland Dublino
Tecnica: Dipinto ad olio
Lo stile è quello tipo rinascimentale, che si evidenzia per l’uso della camera prospettica e per la trattazione cromatica del paesaggio di sfondo. Il viso, rappresentato in tre quarti, è intriso di severa autorità, l’espressione, condizionata con evidenza dallo sguardo rivolto verso destra, intende descrivere la spiccata intelligenza di Clarice, presumibilmente intenta a perscrutare l’animo di un eventuale astante. L’abbigliamento finemente rappresentato con tessuti in velluto rosso e dettagliate finiture di ricami, spicca per l’eleganza particolarmente riposta dal Ghirlandaio nel rappresentare l’elegante copricapo rinascimentale, intarsiato da elementi decorativi di particolare pregio.
Lo sfondo individua un ‘ambiente di difficile interpretazione, presumibilmente un palazzo nobiliare, la cui eleganza si evince dalla lavorazione della volta a tutto sesto che inquadra il soggetto, amplificando la prospettiva spaziale che rimanda ad un cannocchiale visivo di tre ambienti, culminante nella finestra posta a destra di Clarice. Malgrado il color vermiglio dell’elegante abito, toni predominanti sono freddi e austeri, volendo forse il Ghirlandaio sottolineare ulteriormente la personalità severa del soggetto anche mediante un intelligente uso delle cromie finalizzato alla descrizione psicologica del personaggio.
Autore: è incerto tra Sandro Botticelli e Raffaellino del Garbo
Data: XV secolo
Il soggetto dell’opera è Lucrezia Maria Romola de’ Medici, realizzata dall’artista Sandro Botticelli. In questo ritratto viene rappresentata di profilo con lo sguardo che volge a sinistra, come tutto il corpo. Il volto e la posizione sono rilassati, non trasmettono dinamicità. L’abito rosso con inserti neri spicca sullo sfondo monocromatico, completamente nero. Lucrezia indossa una collana con un piccolo ciondolo e i suoi lunghi capelli biondi sono raccolti in un’acconciatura.
Autore: Domenico Ghirlandaio (1448 – 1494)
Data: 1494
Ubicazione: Biblioteca Nazionale, Napoli
Tecnica: tempera su pergamena
Il soggetto del ritratto è Piero di Lorenzo de’ Medici, realizzato da Domenico Ghirlandaio ed attualmente conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Nella rappresentazione il soggetto ha probabilmente 22 anni. Il corpo è stato rappresentato lievemente diretto a sinistra, ma lo sguardo volge dritto e fissa l’osservatore dell’opera. Il personaggio indossa un abito rosso con sotto una camicia bianca e sopra i capelli biondi un copricapo nero. Lo sfondo è completamente azzurro e presenta dei danneggiamenti. La tecnica utilizzata è tempera su pergamena.
Autore: Parmigianino (1503 – 1540)
Data: 1524
Ubicazione: Statens Museum for Kunst, Copenhagen
Tecnica: olio su tavola
Dimensioni: 126x104 cm
La figura di Lorenzo è ritratta eretta, tagliata alle gambe, vicino a un paggio che gli regge la spada su cui Lorenzo poggia la mano destra, mentre la mano sinistra si trova sulla fiasca da militare che ha legata alla cintura. Indossa un abito elegante decorato da tagli, secondo la moda più esuberante del tempo, e un cappello vermiglio con piuma. Ha la barba lunga, i capelli corti e uno sguardo intenso e diretto verso lo spettatore.
Davanti a lui, il paggio regge i guanti e un vassoio su cui si trovano due medaglie bronzee e un dado, che è probabilmente un’allusione al “gioco del destino”. Dietro di lui si trova una balaustra oltre la quale si trova un fittissimo fogliame.
Del “ritratto di Maddalena de’ Medici” non si conosce l’artista, né si sa dove si trovi. Maddalena è ritratta di profilo, il volto e la sua postura sono rilassati, non trasmettono dinamicità. Indossa una collana con un ciondolo dorato e i suoi lunghi capelli biondi sono raccolti in un’acconciatura. L’abito verde si confonde sullo sfondo monocromatico.
Autore: Angnolo Bronzino
Data: 1555–1565
Ubicazione: Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
Tecnica: olio su stagno
Dimensioni: 15×12 cm
Autore: Sandro Botticelli (1445 - 1510)
Data: 1482-1483 circa
Ubicazione: Galleria degli Uffizi, Firenze
Tecnica: tempera su tela
Dimensioni: 207x148 cm
Per il suo matrimonio fu forse realizzato il grande dipinto “Pallade e il centauro” di Sandro Botticelli.
Nel dipinto sono rappresentati due personaggi: Pallade e un centauro. Sulla destra è rappresentata Pallade (o Minerva), essa è la protagonista del dipinto. Per il suo volto si ipotizza si sia presa ispirazione dal giovane viso di Luisa de’ Medici, è vestita con una stoffa trasparente decorata con serti di ulivo e con dei ricami di tre anelli di diamante incrociati, quest’ultimi rappresentano l’emblema di Lorenzo il Magnifico, compare anche il motto “Deo amante” che si traduce in italiano come “A Dio devoto”. Motto ed emblema furono assunti da Cosimo il Vecchio e in seguito dagli eredi tra i quali il nipote Lorenzo il Magnifico, dal quale fu probabilmente commissionata la tela. Pallade è armata con una grande alabarda e tiene con una mano per i capelli il centauro, il quale sembra appoggiarsi ad uno steccato e che seppur sia armato con un arco da caccia e la faretra per le frecce, davanti al tocco della dea, sembra essere docile ed inoffensivo.
Alle loro spalle è rappresentato un paesaggio naturale, sulla sinistra è dipinta in dettaglio una rupe frastagliata che parte dal basso e prosegue oltre il bordo del dipinto, sul fondo si apre un paesaggio lacustre e sul lago infine si intravede una imbarcazione e sulle sponde a destra della vegetazione. Lo sguardo di Pallade è rivolto verso il centauro, come il suo corpo, ed il suo viso è ritratto a tre quarti. A livello compositivo, i movimenti dei due protagonisti donano grande equilibrio alla scena; la linea che contorna Pallade ed il Centauro, piuttosto che privilegiare il movimento e la fisicità delle figure, sembra quasi essere un mezzo per indagare l’aspetto interiore dei protagonisti.
Questo lavoro di Botticelli mostra notevoli influenze dei concetti dell’Accademia Neoplatonica, permettendo di identificare diversi livelli di lettura della scena: secondo alcune ipotesi, Pallade potrebbe rappresentare l’Allegoria della Ragione, la quale domina il selvaggio istinto, rappresentato dal Centauro; secondo altre letture, potrebbe trattarsi anche di un contrasto tra altrettanti valori, come Castità e Lussuria o anche Umiltà e Superbia. I colori sono tersi e contrastanti, come in molte opere di Sandro Botticelli, accentuando la plasticità delle figure e l'espressionismo delle scene. Dal contrasto tra i toni scuri del primo piano e i toni freddi e cristallini del paesaggio emerge infatti un’atmosfera sospesa e antica.
In primo piano il terreno, il corpo animale del Centauro e il manto di Pallade creano ampie zone scure che mettono in forte evidenza l’abito chiaro della dea e gli incarnati dei personaggi. In secondo piano, a sinistra, la struttura rocciosa crea una quinta neutra che predispone alla lettura del paesaggio a destra. Il lago e il terreno sono poi frutto di delicati toni verdi. Il cielo è di un azzurro molto intenso e crea un efficace contrasto di luminosità con il primo piano. I due personaggi occupano interamente il primo piano e ne determinano la lettura spaziale frontale con l’imponenza dei loro fisici.
Secondo gli storici il dipinto è parte di una serie di opere a carattere mitologico che Botticelli dipinse al ritorno da Roma. Gli altri dipinti sono Primavera, Nascita di Venere, Venere e Marte.
Autore: Michelangelo Buonarroti (1475-1564) e Giovanni Angelo Montorsoli (1507-1563)
Data: 1526-1534 circa
Ubicazione: Sagrestia Nuova, Firenze
Tecnica: Scultura (marmo)
Dimensioni: 168x80 cm
Il Ritratto di Giuliano de' Medici duca di Nemours fa parte della decorazione della Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze. È la statua centrale della tomba di Giuliano, che non riproduce le fattezze del defunto, ma è un'elaborazione ideale ed eroica della sua figura. L'opera, inserita in una nicchia, mostra il giovane duca seduto, che richiama la postura del profeta Gioele sulla volta della Cappella Sistina e quella del Mosè, vestito come un antico generale romano e in atteggiamento di fierezza. Tale atteggiamento è stato letto come metafora della "vita attiva" della dottrina neoplatonica, come personificazione della vigilanza, o della calma delle anime trapassate o del temperamento collericosanguigno della teoria umorale. Letture politiche vi hanno letto l'idea del despota volitivo e violento.
La corazza aderisce al corpo e rivela il busto muscoloso, così come i calzari alti scompaiono lungo lo stinco per far vedere i piedi nudi. Il duca tiene in mano il bastone del comando, emblema di potere sebbene egli non fu mai capitano della Chiesa, e due monete: queste sono state lette come un richiamo alla Liberalitas o all'obolo che i defunti dovevano pagare nel regno dell'Oltretomba secondo la mitologia antica. Al Montorsoli sono stati attribuiti i rilievi dell'armatura e il dettaglio del piede sporgente dalla base per aumentare la tridimensionalità.
Autore: Tiziano Vecellio (1488-1576)
Data: 1532-1534 circa
Ubicazione: Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze
Tecnica: Olio su tavola
Dimensioni: 139x107 cm
Il ritratto di Ippolito Medici fu dipinto da Tiziano Vecellio a Bologna nel 1533. Ippolito è raffigurato con la veste guerresca all'ungherese, in ricordo delle sue imprese a Vienna, durante l'assedio ottomano, e durante la liberazione dell'Ungheria, al comando di quattromila moschettieri. Ippolito si trova su uno sfondo scuro, i rossi cupi, il viola e l’amaranto sono legati fra loro ed evidenziano il volto perfettamente illuminato, con un’espressione sicura e crudele. Con la mano destra regge il bastone del comando, mentre con la sinistra si poggia sull'elsa della spada. Dopo la morte di Ippolito nel 1535 all’età di 24 anni, il suo ritratto fu trasferito nelle collezioni fiorentine dei Medici nel Palazzo Pitti.