Carlo Dal Dosso, Davide Leoni e Alessio Angelo Prati (4^E)
Di origini siciliane, per il lavoro del padre la sua famiglia si trasferisce prima in Veneto e poi in Toscana, a Pistoia, quando il futuro giudice ha appena tre anni.
Partecipa al Secondo conflitto mondiale combattendo in Africa e da questa terribile esperienza matura l'avversione per la guerra, di cui è testimonianza una lettera all'amico Vittorio, morto in battaglia.
Iniziarono così cinque anni di trincea e di soddisfazioni professionali.
Arrivato a Palermo, si mise immediatamente alla guida di un gruppo di magistrati che aveva il compito di occuparsi esclusivamente della lotta alla mafia.
Il pool, che vide la partecipazione di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Gioacchino Natoli, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, istruì il primo grande processo contro la mafia.
Per Pool antimafia di Palermo si intende solitamente il gruppo di magistrati impegnati contro la mafia in Sicilia, che portò all'istruzione del Maxiprocesso di Palermo. Nato da un'idea di Rocco Chinnici, dopo la sua morte venne sviluppato e reso operativo da Antonino Caponnetto.
Prima dell'istituzione del Pool antimafia, non vi era alcun coordinamento sulle indagini di mafia: ogni giudice dell'Ufficio Istruzione lavorava in solitaria sui processi che gli venivano affidati, senza condividere le informazioni eventualmente utili ad altre indagini con i colleghi.
Alla fine della prima riunione che tenne con gli uomini del suo ufficio, Caponnetto chiarì subito l'intenzione di confermare la linea inaugurata da Rocco Chinnici, annunciando però che sarebbe andato oltre, costituendo uno stabile gruppo di giudici istruttori destinati esclusivamente a occuparsi di processi di mafia, senza riempire le loro scrivanie di “processetti”, come aveva tentato di imporre a Rocco Chinnici il procuratore generale.
Il Pool era solito riunirsi quasi ogni sera nell'ufficio di Caponnetto, consuetudine che fu poi spostata, per ragioni di sicurezza, nel bunker di Falcone, fornito di telecamere a circuito chiuso e porte blindate; il materiale processuale era conservato invece nelle casseforti di Falcone e Borsellino.
Al seguito di queste parole, la Sicilia si trova sconsolata ed abbattuta: la luce di speranza del popolo siciliano si sta spegnendo.
Caponnetto, rendendosi conto del peso delle parole da lui pronunciate, si riprende e ritorna ad incitare, con ancora più forza, alla lotta contro il fenomeno mafioso.
Conclusa la sua carriera nel 1990, da pensionato iniziò instancabilmente un viaggio per le scuole e le piazze di tutta Italia per raccontare, soprattutto ai giovani, chi fossero Falcone e Borsellino e il lavoro compiuto da lui e dai colleghi contro il fenomeno mafioso.
Nel 1993 fu candidato per La Rete alle elezioni amministrative di Palermo, divenendo così presidente del consiglio comunale. Divenne Cittadino onorario di Palermo, Catania, Grammichele, Monteveglio, e per ben tre volte è stato candidato per la nomina a senatore a vita.
Dopo la sua morte, la moglie Elisabetta, insieme a Salvatore Calleri e altri amici, ha fatto nascere nel giugno 2003 la Fondazione Antonino Caponnetto.
La Fondazione Antonino Caponnetto è una fondazione italiana finalizzata alla lotta contro la mafia e la criminalità organizzata attraverso lo studio e la pubblicazione di report sulle infiltrazioni della criminalità in Italia ed in altri Paesi.
Ha sede legale a Firenze e sede operativa a Grassina, frazione del comune di Bagno a Ripoli.
Alla figura di Caponnetto sono state inoltre intitolate la nuova mensa del Polo delle Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Firenze, oltre a numerose strade e piazze in tutta Italia, tra cui anche l'Istituto Comprensivo di Monsummano Terme, in provincia di Pistoia.