Giorni fa, gettando un'occhiata distratta all'albero del pepe, vidi una tortora sul ramo.
Conversavo con un amico e la scena non aveva nulla di speciale; di tortore ne vengono tante nel mio giardino.
Lanciai un'altra occhiata e vidi che era stranamente immobile, con la testina abbassata.
Poi arrivò volando un'altra tortora che si appollaiò accanto alla prima sbattendo le ali.
A questo punto, incuriosito, richiamai l'attenzione dell'amico e ambedue fissammo la coppia con maggior attenzione.
Ci rendemmo conto che la prima tortora era morta, rimasta artigliata al ramo. Aveva scelto il mio giardino e il mio albero come luogo di fine della sua esistenza.
Tentai di tirarla giù con un bastone ma non ci riuscii; le sue zampine non ne volevano sapere di mollare il ramo.
La seconda tortora rimaneva in osservazione, non scappava, non cambiava di ramo: sembrava stesse a controllare il mio lavoro.
Alla fine riuscii ad agganciarla con una scopa e la morticina venne giù.
La presi.
Non pesava nulla: i 21 grammi della sua anima mancavano all'appello.
La misi in una busta di plastica e l'amico, che se ne stava andando, la prese per darle sepoltura nel cassonetto dell'immondizia.
La seconda tortora rimase ancora un poco sul ramo, e poi volò via.
Il suo compagno o la sua compagna era morta, la vita per lei continuava.
Ma in seguito sarebbe tornata per appollaiarsi sullo stesso ramo, riposare mezz'ora e poi volare via.
E questo per un certo tempo che non ricordo, forse alcuni mesi.
Poi scomparve per sempre.