Non so se sia una malattia.
Se sia solo un’innocua mania o qualcosa di più preoccupante.
O se, semplicemente, non sia nulla.
Me ne infischio, a me piace ascoltare la mia voce. A volume alto.
Parlo con me stesso perché le parole escono dalla mia bocca dopo aver risalito tutto il corpo esaltando il mio pensiero.
Perché se mi pongo domande col sonoro esse acquistano incisività e le risposte che mi fornisco giungono chiare alle mie orecchie consentendomi una percezione limpida dei termini della questione. E se la risposta non è convincente, posso iniziare ad assediare il problema, attaccandolo da diverse angolazioni, usando sillogismi e concatenazioni di pensieri per riproporre la stessa domanda in altri termini, sottolineando col tono e col volume della voce i passaggi critici di una discussione che non di rado deborda nell’alterco.
Riesco benissimo nell’operazione di dissociazione del mio pensiero, separando informazioni e concetti in due domìni distinti ed antagonisti, in due masse identiche ma di polarità opposta che con la reciproca attrazione generano un flusso cerebrale costante e virtualmente infinito. Nessun diaframma s’interpone, non ci sono difficoltà d’espressione. I tempi di decifrazione dei concetti sono indicizzati con esponenti negativi ed il messaggio verbale può essere dimensionato in tempo reale, comprimendolo o espandendolo a seconda della velocità di pensiero senza che queste operazioni impongano la notifica al destinatario dell’algoritmo di decodifica.
Con chi parlo ?
Con la mia coscienza…col mio Io…col vento.
Non lo so e non credo che abbia qualche importanza. E’ una faccenda che non riguarda altri che me e sulla quale nessun potere al mondo può esercitare alcuna pressione. Anche se quando sento il bisogno di farlo mi sorprendo a sbirciare di lato, avanti e indietro per esser certo di non avere nessuno a portata se non d’occhio almeno d’orecchio.
E’ vero che con l’avvento dei cellulari con auricolare chiunque può permettersi di agitarsi e di urlare a sè stesso senza essere ritenuto un pazzo.
Potrei confondermi agevolmente tra questi replicanti ma un pudore interno me lo impedisce, voglio la riservatezza, esigo l’esclusiva di trasmissione e d’ascolto.
Schizofrenia ? Non esageriamo…
Per questo e per altri motivi oggi, primo lunedì di Ottobre, mi trovo su questa stretta deserta striscia d'asfalto bersagliata dal sole con alle spalle la frontiera algerina
Da solo, naturalmente.